sabato 6 maggio 2017

Il mito del cuneo fiscale

Domanda: “quali sono le tasse che colpiscono il lavoro?”
Risposta semplificata: “tutte”.
Risposta accurata: “praticamente tutte”.
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Si sente dire in giro che bisogna abbassare le tasse sul lavoro (cuneo fiscale), tutti sembrano d’ accordo su questa priorità.
Ebbene, qui vorrei mostrare che non esiste cosa più facile al mondo.
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Partiamo dalla premessa che mi sembra d’ obbligo, esistono solo due tipi di tasse:
1. Tasse sul lavoro e
2. Tasse sulla natura (o sulla fortuna).
Le tasse sulla natura sono rare, talmente rare che mi sembra non ce ne sia in vigore neanche una.
In teoria è facile concepirle: Esisti? Sì? Ti tasso. Ecco una tassa sulla “natura”: poll tax.
Un’ altra tassa sulla natura è la tassa sull’ altezza del contribuente.
Quando non si tassa la natura, si tassa la ricchezza, e la ricchezza è sempre prodotta grazie al lavoro. Tassare la ricchezza e tassare il lavoro è la stessa cosa. Vuoi incentivare il lavoro? Abbassa le tasse. Una tassa qualsiasi va bene.
Le tasse sulla natura sono le più efficienti perché non producono disincentivi: se ti tasso per il solo fatto di esistere o perché sei più alto di un metro e ottanta, come potresti mai eludere la tassazione che ti impongo?
Le tasse sul lavoro invece si possono eludere facilmente: basta lavorare meno
Una società in cui si lavora poco per paura delle tasse è una società inefficiente.
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Poiché in teoria esistono solo due tipi di tasse – quelle sul lavoro e quelle sulla natura – e il secondo tipo di tassa non esiste in pratica, non c’ è cosa più semplice che abbassare le tasse sul lavoro: basta abbassare una tassa qualsiasi. 
Compresa la tanto vituperata IMU.
Ma perché allora molti  insistono nel distinguere le tasse sul lavoro da quelle sul patrimonio?
Per mere ragioni politiche.
Immaginatevi questo progetto di vita: Giovanni intende lavorare duro per comprarsi la casa dei suoi sogni. Poi si accorge della tassazione confiscatoria sugli immobili e cambia piani: lavorerà meno rinunciando alla casa.
La storiella è perfettamente coerente con quanto dicevamo: tutte le tasse colpiscono il lavoro e inevitabilmente lo disincentivano. CVD.
Ma in questo caso le decisioni rettificate si sviluppano sul lungo termine ("progetto di vita") mentre il politico ha le sue elezioni - e pretende risultati - per l'anno prossimo.
Il politico scaltro quindi cosa fa? Tassa le case oggi esistenti, ovvero il lavoro passato, qualcosa che non si puo' più "ritirare", ormai è stato svolto. Un comportamento vigliacco ma che i più cinici comprenderanno.
E dei disincentivi al lavoro futuro chi si preoccupa? Non certo il nostro politico "furbone" ma i suoi colleghi politici a venire. Auguri!
Distinguere tra tasse sul lavoro e tasse sul patrimonio ha quindi senso, ma lo ha esclusivamente per i politici "furboni" che coltivano la loro carriera sulla pelle del nostro futuro. 
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In realtà anche le tasse sul lavoro si possono dividere in due gruppi:
1. Tasse sul lavoro, e
2. Sovrattasse sul lavoro.
Le seconde rappresentano una “doppia tassazione”.
Le tasse sul capitale o sulle rendite finanziarie, per esempio, non sono altro che “sovrattasse sul lavoro”.
Anche l’ IMU è da classificare come “sovrattassa” sul lavoro.
Poiché le “sovrattasse” sono ancora peggio delle “tasse”, qualsiasi economista consiglia di tenerle particolarmente basse.
C’ è anche un problema etico: perché certi cittadini devono pagare due volte ed altri una volta sola?
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Cerchiamo di capire meglio il concetto di “sovrattassa”: se Giovanni compra una casa pagherà l’ IMU.
Ma Giovanni comprerà la sua casa con un reddito di lavoro già tassato.
Il fatto che Giovanni metta lì il suo reddito di lavoro già tassato fa sì che Giovanni, sempre su quel reddito, debba scontare un’ altra tassa, il che si traduce in una sovrattassa sul lavoro.
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Ma le tasse sul lavoro, diversamente da quelle sulla natura, hanno un grave difetto: producono disincentivi.
Di fronte a tasse e sovrattasse Giovanni lavorerà meno e acquisterà un’ abitazione più modesta, oppure acquisterà case solo a prezzi ridotti.
Una domanda di case più contenuta implicherà delle riduzioni nello stipendio del maguttino Giuseppe. Giovanni è riuscito almeno in parte a trasferire le tasse che gravano (e graveranno) sul suo lavoro  (IRPEF e IMU) su quello del maguttino Giuseppe.
Ai nostri fini non cambia molto: sia Giovanni che Giuseppe sono lavoratori e a noi interessava capire che con IRPEF e IMU si colpisce (e si ricolpisce) il lavoro.
D’ altronde è ovvio che sia così: visto che né IRPEF né IMU sono Tasse sulla Natura, non possono essere che Tasse sul Lavoro.
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Spesso si dice: “bisogna detassare i lavoratori, non i proprietari di casa”, “bisogna abbattere il cuneo fiscale, non l’ IMU”.
Alla luce di quanto appena detto sembrano assurdità: l’ IMU non solo è una tassa sul lavoro ma è addirittura una sovrattassa sul lavoro!
Eppure un fondo di verità esiste, pensateci bene.
L’ IMU colpisce due tipi di lavoro: quello pregresso di Giovanni, nonché quello attuale di Giuseppe.
Mentre per noi qualsiasi lavoro ha pari dignità, per il tassatore non tutto il lavoro è uguale. Il tassatore anela a colpire il lavoro pregresso, ed è facile capire perché.
Le tasse sul lavoro pregresso sono particolarmente efficienti poiché il lavoro pregresso non puo’ essere disincentivato: Giovanni ha già lavorato e non puo’ certo decidere oggi di lavorare di meno.
Colpendo il lavoro pregresso il tassatore puo’ contare sull’ effetto sorpresa: il lavoro pregresso (quello di Giovanni) puo’ essere colpito a tradimento mentre il lavoro attuale (quello di Giuseppe) puo’ essere colpito solo frontalmente “guardandolo negli occhi”.
Colpire il lavoro pregresso è moralmente odioso (Giovanni a suo tempo fece le sue scelte e oggi qualcuno gli ha cambiato le carte in tavola) ma è anche più efficiente (Giovanni non puo’ tornare indietro ed eludere la tassazione o trasferirla su terzi).
L’ IMU per molti è una tassa odiosa, il motivo è facile da capire: 1. è una tassa che, almeno al momento dell’ introduzione, si basa su un tradimento e 2. non è solo una tassa ma addirittura è una sovrattassa sul lavoro.
Detto questo l’ IMU è una tassa che non disincentiva il lavoro atuale quanto il cuneo fiscale, almeno finché non passa un certo periodo dalla sua introduzione.
L’ IMU piace a chi vuole risultati subito qui ed ora. Tra costoro ci sono anche i politici miopi.
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Naturalmente, una tassa che colpisce il lavoro pregresso (es. IMU), man mano che passano gli anni vedrà sempre più scemare i vantaggi in termini di efficienza poiché non potrà più contare sull’ “effetto tradimento”.
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Sintetizziamo allora così: 1. l’ IMU colpisce sia il lavoro attuale che quello pregresso, 2. Il cuneo fiscale si concentra invece sul lavoro attuale 3. Le tasse che colpiscono il lavoro pregresso sono moralmente odiose ma, introdotte di fresco, sono anche particolarmente efficienti visto che il lavoro pregresso non puo’ essere disincentivato 4. Man mano che passano gli anni gli effetti della tassazione IMU e quelli del cuneo fiscale tendono a convergere fino ad essere quasi indistinguibili.