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martedì 23 giugno 2020

NON CHIEDERTI COSA FA LA SOCIETA' PER TE, CHIEDITI COSA FAI TU PER LA SOCIETA'.


Un lavoratore dipendente paga in media 5.300 euro di IRPEF, un professionista 18.600 e un micro-imprenditore 6.900. Non parliamo dei macro.

Le partite IVA sembrerebbero creare in media molta più ricchezza dei lavoratori dipendenti, e, quanto più evadono, tanto più il differenziale non puo' che aumentare a tutto danno di questi ultimi.

Il valore morale dell'accusa di evasione, poi, mi sembra nullo: i dipendenti "non possono evadere", ed è quindi come se i delinquenti in carcere si lamentassero che i delinquenti a piede libero delinquono. Ci facciamo tutti una risata.

Ma anche dal punto di vista pratico l'accusa è quanto meno opinabile. Si possono infatti ipotizzare due modalità per contribuire al benessere sociale: 1) pagare le tasse e 2) creare ricchezza. Per quanto riguarda la seconda via non c'è partita, gli autonomi vincono. Per quanto la prima, secondo me, non c'è nemmeno la "via": stornare la ricchezza dalle tasse e dirottarla altrove, se non fosse fuori legge, diminuirebbe gli sprechi e le spese dissennate accrescendo il benessere complessivo.

giovedì 10 ottobre 2019

EVASIONE: DIPENDENTI VS AUTONOMI

EVASIONE: DIPENDENTI VS AUTONOMI
Perché un lavoratore dipendente, anziché lamentarsi dell’evasione altrui, non si mette in proprio cogliendo i frutti di questa scelta?
Forse per ragioni morali? Non penso, i lavoratori dipendenti, nel momento in cui esercitano magari part time un lavoro autonomo dimostrano un’inclinazione ad evadere anche maggiore degli autonomi abituali.
Perché sono abitudinari e cambiare è difficile? Forse, ma solo in parte, specie quando si parte non ci sono abitudini che condizionano.
La mia idea è che l’evasione degli autonomi si redistribuisca già oggi a loro favore. In questo caso cambiare non avrebbe senso.
Faccio un esempio. Poniamo che la ditta X debba decidere se assumere un dipendente o esternalizzate ad un autonomo una certa mansione. Il compenso che intende pagare è pari a 100. Il lavoratore pagherà tasse per 20 incassando 80. Ma l’autonomo evaderà 10 incassando 90. A questo punto, se per sue ragioni la ditta X deciderà di assumere un dipendente dovrà pagarlo almeno 112.5, in modo che il netto in busta sia pari a 90.

L’ipotesi è che il dipendente trasformato in autonomo non coglierebbe i frutti della sua evasione. Ovvero, li coglie già da dipendente grazie alla redistribuzione dell’evasione.

lunedì 20 novembre 2017

Gli statali pagano le tasse?

Gli statali pagano le tasse?

Nella sempiterna guerra sul fisco i lavoratori “dipendenti” fanno da sempre notare quanto siano integerrimi: non potendo evadere pagano tutto fino all’ultima lira, per questo vanno considerati come i maggiori contribuenti del paese!
Tra loro però c’è una categoria che probabilmente non paga un bel nulla: gli statali.
Si tratta di “evasori” totali. Legalizzati, ovviamente.
Per capirlo, ricordiamoci innanzitutto che “versare” e “pagare” sono cose ben diverse: se io “verso” delle tasse con soldi che non sono miei non sto “pagando” delle tasse.
Entriamo nel merito. Sì, so bene che nella busta paga degli statali compare una ritenuta, ma si tratta di un mero formalismo: le tasse che pagano sono in realtà un ristorno a favore del loro datore di lavoro.
Il meccanismo si presenta quindi molto diverso rispetto a quello del settore privato in cui la trattenuta in busta paga non va al datore di lavoro ma a un terzo soggetto estraneo al rapporto tra le parti.
Un esempio può chiarire meglio le cose. Ammettiamo che un certo servizio sia valutato 100 dal  datore di lavoro e che le tasse dovute sullo stipendio di chi lo fornisce siano pari al 20%.
Qualora il datore di lavoro fosse un privato offrirebbe al potenziale lavoratore uno stipendio lordo di 100, e il lavoratore si ritroverebbe in tasca 80.
Per contro, il datore di lavoro pubblico potrebbe offrire uno stipendio lordo di 125 sapendo che 25 tornerebbero comunque nelle sue casse attraverso la tassazione. In questo modo il lavoratore incasserebbe un netto di 100 (che è praticamente lo stipendio esentasse del lavoratore privato).
In altri termini, nel settore pubblico il datore di lavoro ha un esborso di 100 con il  lavoratore che riceve 100 mentre nel settore privato l’esborso del datore è di 100 con il lavoratore riceve 80.
Questa considerazione ci fa capire che le tasse sono doppiamente distorsive: 1) colpendo il lavoro lo disincentivano, e questa è la distorsione classica denunciata da sempre da tutti. Ma 2) distorcono anche la composizionedella forza lavoro poiché l’impiego statale spiazza quello privato.
Come rimediare?
Proposta: togliere il diritto di voto agli “statali”.
Si coglierebbero due piccioni con una fava. Oltre a compensare la distorsione di cui sopra si sanerebbe un patente conflitto d’interesse: è chiaro che uno statale vota privilegiando il buon datore di lavoro al buon governante.
Risultati immagini per www.thisiscolossal.com bureaucracy

mercoledì 1 febbraio 2017

Dipendenti evasori

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/05/evasione-fiscale-italia-cgia-mestre_PRN.shtml

Le aree di evasione/elusione fiscale individuate sono 4: l'economia sommersa; l'economia criminale; l'evasione/elusione delle grandi imprese e quella dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese.

Vediamo nel dettaglio queste 4 aree. La prima è la più diffusa e riguarda l'economia sommersa che, secondo l'Istat, sottrae al fisco italiano un imponibile di circa 200 miliardi di euro l'anno. L'esercito di lavoratori in nero è composto da circa 3 milioni di unità di lavoro standard. Di questi 2.300.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro.