LA RAZIONALITÀ È SOGGETTIVA
Se qualcosa ti appare vero, disponi già di una giustificazione iniziale per crederlo tale. La conoscenza percettiva poggia su fondamenta che non necessitano di ulteriori prove. Ciò vale persino quando gli argomenti addotti sono errati o inesistenti: la giustificazione razionale nasce dall’apparenza, non dalla qualità del ragionamento. Il principio di non contraddizione, per esempio, mi appare vero; dunque lo assumo provvisoriamente come tale. Ciascuno deve credere a ciò che, dopo un esame onesto, gli appare vero. L’irrazionalità interviene soltanto quando crediamo contro ciò che ci appare evidente, come accade nell’autoinganno o nella fede accolta per mera autorità.
Questo non significa che, seguendo le nostre intuizioni, l’errore sia escluso. Spesso, meditando sulla questione in oggetto, la riconsideriamo da una prospettiva differente e ci accorgiamo che l’intuizione iniziale ci ha condotti a conclusioni in conflitto con la catena di ragionamenti innescata da altre intuizioni altrettanto fondamentali. A quel punto, per risolvere la questione, dobbiamo gerarchizzare le nostre intuizioni e trarne le conseguenze.
Il disaccordo si ricompone lentamente modificando ciò che appare plausibile ai soggetti, spesso attraverso discussioni e aggiornamenti bayesiani. Partendo da intuizioni fondamentali e applicando una logica convalidata dalla nostra stessa intuizione, potremmo giungere anche a conclusioni altamente controintuitive — come insegnano i casi dell’economia o della psicologia evoluzionista e in altre scienze umane —, ma ciò non è rilevante, poiché l’intuizione è un fondamento, non una conclusione.
Una critica a questa razionalità “internalista” sostiene che la nostra introspezione sia inaffidabile; un’altra afferma che essa rischi di produrre derive dogmatiche. Tuttavia, le due critiche si elidono: noi non abbiamo altro che intuizioni ed esaminando la nostra introspezione, abbiamo molte possibilità di rinvenire errori e correggerci.