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sabato 17 febbraio 2018

Hacker russi e falsificazione delle preferenze

A quanto pare siamo riluttanti ad esprimere una posizione ideologica, se collocati in un contesto ostile dove siamo minoranza e rischiamo lo stigma sociale; ce la teniamo per noi occupandoci d’altro. In casi estremi ricorriamo ad alcuni singolari meccanismi psicologici in grado di occultarla anche a noi stessi.
Il fenomeno ha un nome ben preciso, si chiama “falsificazione delle preferenze”. Spiega molte cose, per esempio l’imprevedibilità delle rivoluzioni, la cui dinamica ricorre: accade sempre qualcosa di minimo che innesca poi un effetto domino nel corso del quale le preferenze a lungo falsificate dalla popolazione si disvelano via via.
Penso ora alla propaganda degli hacker russi, poniamo si siano limitati ad inondare la rete con messaggi estremisti postati sotto falso nome. Ebbene, così facendo avrebbero condizionato l’opinione pubblica, ma, e qui sta il bello, nel senso di renderla più autentica: l’ elettore estremista – ingannato - si sarebbe sentito meno solo e quindi in condizione di non “falsificare” più la sua preferenza ma di esprimerla in modo sincero.
Naturalmente questo puo’ essere un male, e io penso che lo sia, ma lo penso poiché penso che la democrazia stessa – nella sua forma più autentica -sia deleteria per noi.

The Social Consequences of Preference Falsification
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