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lunedì 8 giugno 2020

PERCHE' NON MI FIDO DELLA SCIENZA.

Perché la scienza non parla, solo gli scienziati parlano. Ultimamente, poi, parlano sempre al microfono. Parlano con tutta la loro retorica, i loro bias, le loro ideologie e le loro idiosincrasie. Noi abbiamo con loro, e loro hanno con noi, una relazione sommamente anti-scientifica, per questo non mi fido. Quando sento l'espressione "comunità scientifica" metto mano alla pistola. Mi spiego meglio nella nota che segue.
Gli uomini hanno sempre avuto molte fonti possibili per formarsi delle credenze sul mondo fisico: l'intuizione, le sacre scritture, le tradizioni ereditate, le storie dei viaggiatori, le esperienze indotte dalla droga e le convinzioni degli esperti all'interno di varie professioni. Per molto tempo il prestigio è stato l'indicatore vincente: di fronte all'alto status dell'interlocutore sospendevamo il nostro scetticismo. Cio' ha incoraggiato la creduloneria, abbiamo creduto a molte stranezze solo perché approvate da sciamani, grandi sacerdoti, imperatori, mistici... insomma, persone molto rispettabili.
Con il tempo la capacità predittiva verificabile comincio' a rimpiazzare il prestigio. Lo scetticismo si dimostrò l'arma vincente per compiere questo passo che generò la scienza che generò la rivoluzione industriale. Tuttavia, come effetto collaterale di questo sommovimento, si accrebbe il prestigio dello Scienziato, un effetto alquanto ambiguo visto che i due grandi antagonisti di questa storia sono proprio Prestigio e Scienza.
Tesi: questo stesso scetticismo che ha generato la scienza, se esteso alle nostre relazioni sociali, può consentire una salutare prosecuzione della rivoluzione scientifica rendendo la nostra società più ricca ed efficiente. Perché, per esempio, non spostare l'ammirazione dallo Scienziato prestigioso e titolato all'individuo che vince le sue scommesse sul futuro?
Nella vita di tutti i giorni facciamo affidamento su moltissimi esperti che ci consigliano e agiscono per nostro conto: idraulici, cuochi, banchieri, gestori di fondi, produttori, politici, imprenditori, giornalisti, insegnanti, ricercatori, poliziotti, politici, regolatori, sacerdoti, medici, avvocati, scienziati, infermieri e così via. Tutti dichiarano di lavorare al meglio nel nostro interesse, ma se ti permetti di dubitare di tali affermazioni incontrerai una forte disapprovazione se non lo stigma sociale. Lo scetticismo, padre delle scienze, non è ben visto in certi ambienti. Alla fine non ingaggiamo direttamente esperti come i medici o gli avvocati sulla base dei loro risultati passati raccolti su un registro facilmente consultabile, li ingaggiamo per il loro prestigio, esattamente come i nostri antenati si facevano spiegare dallo stregone i misteri del cosmo. Ci viene detto che, a parte qualche mela marcia, possiamo fidarci di loro, e noi, anziché essere scettici, ci crediamo, addirittura ci schieriamo con loro per sentirci un po' Scienziati anche noi. Un istinto atavico ci spinge all'amicizia con il potente riverito.
Il prestigio è in tali ambiti molto più forte dello scetticismo. Questa gente ha frequentato le scuole giuste, le università più rispettabili, è affiliata con istituzioni riconosciute e ha superato con profitto esami esigenti. Conclusione, dobbiamo fidarci. Dobbiamo farlo anche se il prestigio non porta l'avvocato a vincere la mia causa o il dottore a migliorare la mia salute. Devo fidarmi punto e basta. Ma questa è il tipico atteggiamento pre-scientifico! Proprio come i nostri lontani antenati erano troppo creduloni riguardo alle loro fonti di conoscenza sul mondo fisico che li circonda, oggi siamo troppo creduloni nei confronti dei molti esperti accreditati che parlano, parlano, parlano.
Sì, non è facile sviluppare modi migliori per sostituire il risultato al titolo, la scommessa accademica vinta sul campo all'accreditamento, il track record al curriculum, ma senza un adeguato scetticismo non ci arriveremo mai.
https://twitter.com/sullydish/status/1268315812009594882