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mercoledì 6 febbraio 2019

COMMENTO. Tre domande sulla nostra economia per costruirsi una bussola

Stando sull’economia mi pongo tre domande: 1) perché apparteniamo al 5% più ricco della terra e la gente migra per venire da noi? 2) perché nel gruppo dei ricchissimi arranchiamo? 3) Perché nemmeno l’europa è messa così bene? 4) Che prospettive ha questo governo di cambiare la situazione?

Le mie risposte:

1) Perché facciamo parte del mondo capitalista (c’è andata bene). Questo qualcuno se lo scorda, magari sognando "locomotive" che puntano dritte al terzo mondo.

2) Perché per decenni, anziché mettere a punto un libero mercato degno di questo nome, siamo ricorsi a trucchetti e “aiutini” quali inflazione e debito. Ora i nodi vengono al pettine.

3) Dopo la guerra l’Europa ha cominciato la sua rincorsa agganciando gli USA negli anni 70. Poi, con la presidenza Reagan, ci siamo staccati di nuovo perdendo colpi: noi europei abbiamo scelto welfare massicci, loro detassazione e deregolamentazione. In poche parole: la condizione economica cronicamente fragile dell’Europa è una scelta: la scelta di puntare sulla spesa pubblica penalizzando inevitabilmente il lavoro.

3) La mia fiducia è scarsissima: il M5S – vero pericolo a mio avviso - ripropone una visione meridionalita-assistenzial-statalista che in passato ha già spacciato metà del paese riducendolo a zavorra (una lezione mai imparata). La Lega – qui la paura è più contenuta - simpatizza un po’ troppo con il “nanismo” dell’apparato produttivo, un nostro vecchio difetto.

sabato 29 settembre 2018

LA CURVA DI LAFFER

https://www.econlib.org/a-laffer-curve-for-government-spending/

Riccardo Mariani

Adesso
LA CURVA DI LAFFER
Ve la ricordate? E’ quel meccanismo perverso per cui il governo aumenta le tasse ma incassa di meno.
Non vale solo per le tasse, vale anche per la spesa pubblica: il governo decide di spendere di più per i suoi cittadini ma di fatto spenderà meno.
Con le tasse il meccanismo è noto: aumentando le aliquote oltre un certo livello la gente rinuncia a lavorare e lo stato incassa meno tasse.
Con la spesa il meccanismo è meno noto, anche se noi italiani siamo in una posizione di privilegio per comprenderlo: decidi di aumentare la spesa ma gli interessi che devi pagare per farlo superano la spesa che hai messo in programma. Esempio: decido di spendere 100 in più e per farlo pago 120 di interessi in più rispetto a prima.
L’Italia ha un debito del 132% e il suo governo spende già il 50% della ricchezza prodotta. Ieri il governo populista ha deciso di indebitarsi ulteriormente per spendere ancora di più. Poiché non governa la sua moneta, decisioni del genere fanno aumentare il rischio di fallimento con conseguente aumento dei tassi. La spesa per interessi non compare immediatamente ma il rischio di finire sulla curva di Laffer della spesa esiste.


INFORMAZIONEFISCALE.IT
La curva di Laffer mette in relazione la pressione fiscale con il gettito. Cos’è e cosa significa l’equazione elaborata dall’economista Arthur (...)

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giovedì 4 gennaio 2018

Illusione fiscale

L'illusione fiscale è un errore che i politici sfruttano per ottenere i loro obiettivi.

Consiste nel finanziare la spesa pubblica attraverso l'inflazione o il debito anziché l'aumento delle tasse.

Attraverso l'illusione fiscale che in Italia la spesa pubblica è arrivata al 50% e il debito pubblico al 133%

venerdì 16 giugno 2017

Il golpe degli intellettuali

Conati golpisti e nuove bombe: il piano Solo - I nemici della Repubblica: Storia degli anni di piombo (Italian Edition) di Vladimiro Satta
Golpismo e stragismo: due fenomeni da distinguere
lo stragismo, specie se indiscriminato, può essere funzionale a un pronunciamento militare successivo, però può anche servire a minare l’odiato e altrimenti invincibile potere in carica prima ancora di avere un piano preciso per sostituirlo, come si evince dall’opera di Freda.
Note:STRAGISMO SCOLLEGATO DAL GOLPISMO
I fascisti presidiavano alcune zone delle città rendendole infrequentabili da parte di chi era di sinistra o, semplicemente, poteva sembrarlo a causa del suo abbigliamento. L’ambiente di piazza San Babila a Milano, che era famigerato per episodi di questo genere, per ammissione di chi lo frequentava fu anche l’incubatrice delle Squadre di azione Mussolini (Sam), autrici dal 1971 al gennaio 1974 di numerosi piccoli attentati dinamitardi – rivendicati con volantini – contro sedi di partiti e associazioni di sinistra.
Note:ZONA FASCISTA
A destra, l’eversione era concepita in maniera più verticistica che a sinistra. I golpisti speravano nei militari, non nelle masse operaie e studentesche; i Freda e i Ventura, pur vagheggiando una destra di popolo, nel 1969 avevano inteso accelerare la distruzione del vecchio ordine più che iniziare a costruire il nuovo e, come sappiamo, non credevano nel metodo della lunga successione di attacchi adottato invece dai gruppi armati di sinistra.
Note:GOLPISTI DISINTERESSATI AI MICROCONFLITTI
Un controverso precedente degli anni Sessanta
La primogenitura spetterebbe, secondo alcuni, al piano di emergenza per l’ordine pubblico passato alla storia sotto il nome di «Piano Solo» che fu approntato nel 1964 dal comandante generale dei carabinieri Giovanni de Lorenzo.
Note:PRIMOGENITURA DEL GOLPISMO… SECONDO MOLTI
Si può prendere a campione di tale indirizzo storiografico l’opera di Guido Crainz, il quale individua nel Piano Solo la prima espressione eversiva dell’anticomunismo, ravvisa l’esistenza già da allora di un intrico comprendente sia militari che neofascisti in abito borghese e traccia una linea di continuità tra il tentativo autoritario del 1964 e gli attentati degli anni 1969 e seguenti, la quale a suo avviso passa anche attraverso il convegno presso l’Istituto Pollio del 1965. Lo schema di Crainz, quindi, tende a unificare golpismo e stragismo…. Negli anni 1969 e seguenti, i registi della strategia della tensione sarebbero stati costretti a defilarsi e a delegare le fasi esecutive alla manovalanza neofascista esterna a causa delle scoperte sul Piano Solo fatte dalla stampa di sinistra
Note:VULGATA: STRAGISMO E GOLPISMO UNITI NELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE
Non tutti, però, condividono la suddetta lettura del progetto di de Lorenzo. Coloro che la criticano considerano il Piano Solo una risposta alle apprensioni del presidente della Repubblica Antonio Segni circa la capacità delle forze di polizia di tenere sotto controllo la piazza in caso di uscita del Psi dal governo, ancorché «smodata e indubbiamente fuori della legalità» (Giovanni Sabbatucci)3 in quanto non spettava al Quirinale disporre dei carabinieri per la gestione dell’ordine pubblico (Mimmo Franzinelli).
Note:UNA VERSIONE ALTERNATIVA
non fu «un vero progetto di colpo di Stato – intendendo con questo termine un piano volto alla conquista del potere per vie illegali – ma piuttosto una minaccia, uno spauracchio» agitato nel corso di una crisi di governo (Sabbatucci). In questo senso il Piano Solo funzionò, poiché Pietro Nenni, udito «rumore di sciabole», decise di proseguire con la formula di centro-sinistra invece di troncare la collaborazione con la Dc come avrebbero voluto altri esponenti del suo partito, e Aldo Moro poté formare un nuovo governo
Note:NON FU UN PROGETTO DI GOLPE E RAFFORZÒ IL CENTROSINISTRA
Non è detto, poi, che la crisi dell’estate 1964 fosse destinata a chiudersi diversamente se il Piano Solo non fosse mai esistito. È vero che la Dc non era pronta a formare un nuovo governo senza i socialisti, ma neppure questi ultimi erano pronti a isolarsi o tanto meno a tornare al frontismo con il Pci.
Note:E COMUNQUE LE COSE NON SAREBBERO CAMBIATE
Fino alle inchieste sulla crisi del 1964 nessuno aveva mai tacciato de Lorenzo di simpatie fasciste. Nel 1978, cinque anni dopo la morte del generale, Moro anzi rivelerà nel proprio memoriale che de Lorenzo aveva collaborato con lui nel 1960 «per fare rientrare nei binari della legalità la situazione incandescente creatasi con la costituzione del governo Tambroni», il che rappresentava semmai un intervento di dubbia correttezza ai danni della destra.6 È stato scritto di recente (Franzinelli) che qualora de Lorenzo avesse concluso la propria carriera per limiti di età a fine 1966, «gli storici lo ricorderebbero oggi come il “militare di sinistra”, protagonista della Resistenza, schedato nel dopoguerra per filocomunismo, paladino dell’apoliticità dell’esercito e modernizzatore dell’Arma dei carabinieri».
Note:DE LORENZO FASCISTA?
de Lorenzo, dopo la caduta, si sentì osteggiato dalle sinistre e abbandonato dal centro. Si schierò a destra perché quest’ultima invece lo difese e lo candidò in Parlamento.
Note:A DESTRA SOLO DOPO L'EMARGINAZIONE
In ogni caso, il Piano Solo si differenzia nettamente dai conati golpisti degli anni Settanta i quali, come vedremo, puntavano direttamente ed esclusivamente all’instaurazione di un regime autoritario al posto delle istituzioni democratiche
Note:DIFFERENZA CON I GOLPE ANNI 70
si rileva una contraddizione latente in quelle interpretazioni secondo cui stragismo e golpismo, considerati strumenti per fermare la contestazione studentesca e operaia, sarebbero stati forgiati nella prima metà degli anni Sessanta, vale a dire quando i fenomeni da combattere non erano ancora neanche spuntati all’orizzonte.
Note:CONTRADDIZIONI TEMPORALI NELLE TESI DI CRAINZ
Gli intellettuali, golpe e stragi. Un caso tipico: la presunzione di Pasolini
Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato «golpe» (e che in realtà è una serie di «golpe» istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna111 dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del «vertice» che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di «golpe», sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli «ignoti» autori materiali delle stragi più recenti.
Note:L'INIZIO DELL'ARTICOLO DI PASOLINI
Di regola, chi formula accuse senza avere prove né indizi non sa: presume.
Note:PRECISAZIONE
“Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.”
Note:LA FONTE DELLA CONOSCENZA PASOLINIANA
Le obiezioni da muovere alle asserzioni di Pasolini sarebbero tante. In particolare, definire anticomunista la strage di Piazza Fontana è improprio; chiamare antifasciste le bombe di Brescia e di San Benedetto Val di Sambro è addirittura aberrante, o forse semplicemente il risultato paradossale di un ragionamento talmente confuso e forzato in chiave polemica contro il potere da scambiare la repressione statale nei confronti degli eversori neofascisti con gli attentati mortali compiuti da questi ultimi.
LE OBIEZIONI A PASOLINI
L’articolo del 14 novembre 1974, invero, costituisce il peggio dell’opera di Pasolini, non un’espressione del grande talento artistico di cui egli era dotato e che gli va riconosciuto nonostante l’infelice pagina qui in oggetto.
Note:IL PEGGIO DI PASOLINI
Il suo intervento, oggi, è importante non per i suoi contenuti di bassissima qualità, bensì perché la versione e l’impostazione pasoliniana godono tuttora di una certa popolarità. Dopo di lui, sono fioccati gli «Io so, ma non ho le prove»
Note:MA PASOLINI VIVE
I seguaci e gli emuli dell’«Io so» di Pasolini sono, malgrado il valore dell’autore cui si richiamano, non dei coraggiosi eretici ma i continuatori di un intreccio tra il sospetto eretto a metodo, la presunzione e il dogmatismo che, casomai, ha qualcosa di inquisitorio...
IL TRISTE CORTEO DEI SEGUACI

lunedì 21 marzo 2016

1.4 A sinistra del Pci e a destra del Msi - I nemici della Repubblica: Storia degli anni di piombo (Italian Edition) by Vladimiro Satta

4.1 A sinistra del Pci e a destra del Msi - I nemici della Repubblica: Storia degli anni di piombo (Italian Edition) by Vladimiro Satta - bromurodellelegginedispesa lacinaèvicina scissionaricronici scioperiagattoselvaggio militariecivile climaefatti aloiavsdelorenzo nulladiconcreto

A sinistra del Pci e a destra del MsiRead more at location 333
Note: 14@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ Edit
Si registra qui un’asimmetria, nel senso che, mentre i «rossi» furono precursori dell’ideologia rivoluzionaria la quale avrebbe ispirato il terrorismo di sinistra ma nella maggioranza dei casi non furono essi stessi protagonisti della nuova fase, le sigle e i personaggi neofascisti che si incontrano negli anni Sessanta sono invece più spesso gli stessi che faranno tristemente parlare di sé al tempo delle stragi e delle trame golpiste.Read more at location 336
Note: ASIMMETRIA Edit
Sinistra: i marxisti-leninisti e gli operaistiRead more at location 342
Note: OPERAISTI Edit
essenzialmente una sinistra in dissenso da quella parlamentare, cui rimproveravano di essersi imborghesita.Read more at location 348
Note: CONTRO IL PCI Edit
il Pci era indubbiamente un partito di opposizione, ma altrettanto indubbiamente erano più le volte che contribuiva alla formazione delle leggi – soprattutto le cosiddette «leggine» di spesaRead more at location 352
Note: LEGGINE DI SPESA Edit
nella legislatura 1963-1968, nelle commissioni parlamentari, il Pci abbia approvato un buon 70 per cento dei provvedimenti in esame.Read more at location 354
(agiva invece in campo internazionale Giangiacomo Feltrinelli,Read more at location 360
erano scontenti della linea di coesistenza pacifica tra Urss e Usa scelta da Chruščëv e parteggiavano per la Cina di Mao (la quale era in rotta sia nei confronti dell’Urss, sia nei confronti del Pci, schierato dalla parte del Cremlino) e per l’Albania di Hoxha (unico Paese filo-cinese d’Europa).Read more at location 364
Note: CON LA CINA Edit
aggregazione intorno a un mensile che fu chiamato «Nuova Unità»,Read more at location 367
affetti da una cronica tendenza alle scissioni – probabilmente derivante dall’intransigenzaRead more at location 368
Note: SCISSIONARI CRONICI Edit
Il Pcd’I, fondato nella città di Livorno per chiari motivi simbolici, poteva avvalersi della seconda serie di «Nuova Unità». Il suo segretario era Fosco Dinucci.Read more at location 372
Ulteriori scissioni e abbandoni, più tardi, si ebbero sia tra quelli della «linea nera» capeggiata da Dinucci, sia tra quelli della «linea rossa» alla quale per breve tempo aderì Renato Curcio, presto espulso per «avventurismo politico e frazionismo organizzato».Read more at location 384
Note: CURCIO Edit
Nel frattempo, erano sorte e tramontate anche altre sigle, tra cui l’Unione dei comunisti italiani marxisti-leninisti guidata da Aldo Brandirali e l’Organizzazione comunista italiana fondata da Claudio Castellani,Read more at location 387
Note: BRANDIRALI E CASTELLANI Edit
Pare sia stata l’Oci, tra l’altro, a inventare lo slogan «Lo Stato borghese si abbatte, non si cambia»,Read more at location 390
Lucio Libertini e Raniero Panzieri, all’epoca ambedue iscritti al Psi,25 sulla rivista del partito «Mondo operaio» pubblicarono Sette tesi sulla questione del controllo operaio.Read more at location 398
Note: FARE LEVA SUI LAVORATORI Edit
Gli autori innanzi tutto contestavano il vecchio schema adottato dal grosso della sinistra secondo il quale la costruzione di una società socialista doveva necessariamente essere preceduta dal compimento di una fase storica capitalistica e borghese la quale, a sua volta, sarebbe stata seguita dall’inevitabile crolloRead more at location 400
Note: NO ALL ATTESA PASSIVA DEL CROLLO CAPITALISTA Edit
Occorreva piuttosto che l’azione parlamentare andasse di pari passo con una «pressione esercitata dal basso».Read more at location 412
Note: PRESSIONE DAL BASSO Edit
La socialdemocrazia e il riformismo erano le bestie nere dell’operaismo.Read more at location 438
«Quaderni rossi», una rivista fondata due anni prima da PanzieriRead more at location 439
teorizzare gli scioperi “a gatto selvaggio”;Read more at location 450
Note: SCIOPERI A GATTO SELVAGGIO Edit
sconvolgeranno, nel ’68, i sonni placidi del sindacalismo tradizionale, con l’esperienza dei comitati unitari di base, degli scioperi improvvisi,Read more at location 451
In nuce, erano anche i temi del dominio e del sabotaggio, che qualche anno più tardi formeranno il titolo di uno dei principali libri di un intellettuale uscito nel 1963 dal Psi, il quale negli anni Sessanta scriveva su varie riviste operaiste e nei Settanta sarà leader dell’Autonomia operaia padovana: Toni Negri.Read more at location 453
Note: TONI NEGRI E IL TEMA DEL SABOTAGGIO Edit
l’intellettuale romano Mario Tronti fondò la nuova rivista «Classe operaia», sulla quale scriverà anche Toni Negri.Read more at location 457
Fra i redattori di «Classe operaia», oltre a Toni Negri, c’era anche Alberto Asor Rosa. «Classe operaia» credeva in «una lotta più violenta contro il padrone»Read more at location 461
Note: ASOR ROSA Edit
si lanciava la parola d’ordine del picchettaggio di massa.Read more at location 469
proposte di ricorso sistematico a forme di lotta sconfinanti nell’illegalità e di uso della forza (picchettaggio) a prima vista di livello modesto,Read more at location 471
Note: PICCHETTO Edit
Intanto nel 1966, a Pisa e dintorni, si era coagulato un gruppo di operaistiRead more at location 473
Note: PISA Edit
potere operaio», nome che si applicò al gruppo stesso.Read more at location 476
Faceva parte del gruppo di Potere operaio della Toscana (la precisazione geografica è necessaria per distinguere questo nucleo da omonimi sorti poco dopo a Roma, in Emilia e in Veneto, nonché dal più tardo Potere operaio nazionale) Adriano Sofri,Read more at location 479
Note: SOFRI Edit
Sofri era stato protagonista di un botta e risposta in pubblico con Togliatti, alla Normale di Pisa. Il giovane deplorò che il partito di Togliatti nel dopoguerra avesse deposto le armi e rinunciato a fare la rivoluzione;Read more at location 482
Note: SOFRI VS TOGLIATTI Edit
Sofri aveva spedito una lettera al mensile del Pci «Rinascita» nella quale «neg[ava] il valore reale della democraziaRead more at location 485
Sofri diventerà il leader di Lotta continua e, insieme ad altri di Potere operaio toscano che avevano seguito il suo stesso percorso politico, sarà condannato per l’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi avvenuto nel 1972.Read more at location 487
Stabilito perciò che gli operaisti non furono i principali responsabili dei mali di una fase successiva, è chiaro altresì che violenza e terrorismo si svilupparono alimentandosi delle loro teorie.Read more at location 498
Note: LA VIOLENZA TEORIZZATA Edit
Pertanto, è legittimo chiamarli cattivi maestri.Read more at location 500
Note: CATTIVI MAESTRI Edit
Vale a poco, dunque, obiettare che nessun autore operaista pensava a una violenza di tipo terroristico, anarchico, individualista, bensì alla violenza delle masse, alla violenza rivoluzionaria di forze organizzate, la violenza che si esplica in grandi atti; come ha replicato lo storico Angelo Ventrone, è ovvio che per avviare la violenza di massa è sempre necessaria l’azione di piccoli gruppi di avanguardiaRead more at location 503
Note: VIOLENZA DI MASSA VS VIOLENZA INDIVIDUALE Edit
Asor Rosa, Panzieri e Tronti non commisero alcun reato, ma Negri e Sofri sì:Read more at location 509
provennero dall’operaismo individui diventati noti non come ideologi ma come terroristi, ossia i brigatisti rossi Valerio Morucci e Bruno Seghetti,Read more at location 510
Note: VIA FANI Edit
il rifiuto della logica del profitto proclamato dagli operaisti degli anni Sessanta in chiave marxista rivoluzionaria, nei decenni successivi propizierà l’incontro tra i loro continuatori di estrema sinistra e gli attivisti di movimenti focalizzati su specifici temi che, pur non essendo marxisti, erano inclini ad analoghi rifiuti.Read more at location 517
Note: CONTRO IL PROFITTO. INCONTRO CON LA DESTRA Edit
Le prospettive della destra nei primi anni SessantaRead more at location 520
Note: DESTRA Edit
le organizzazioni Ordine nuovo e Avanguardia nazionale, orbitanti intorno ai missini.Read more at location 522
l’esecutivo formato dal democristiano Fernando Tambroni, che aveva avuto la fiducia in Parlamento da parte del Msi,Read more at location 528
Note: TAMBRONI Edit
Il Msi, a quel punto, era privo di interlocutori di centro che lo rimettessero in giocoRead more at location 534
Michelini ammise che il partito era «ai margini della vita politica»Read more at location 537
si sarebbe accontentato di un ritorno al centrismo come male minore rispetto al centro-sinistra.Read more at location 538
Note: MALE MINORE Edit
«la galassia del neofascismo smette di avere nel partito [di Michelini] il suo punto di gravitazione» e diviene più sensibile al «richiamo di un’opposizione decisamente antisistemica».Read more at location 542
L’ideologo Julius Evola, all’epoca uno dei maggiori ispiratori del neofascismo extraparlamentare,40 nel 1961 pubblicò un libro recante un titolo metaforico: Cavalcare la tigre. La tigre era la civiltà occidentale, sempre più materialista e sempre meno spiritualista e tradizionalista, capace perciò di sbranare gli esseri umani, indubbiamente molto forte. Troppo, per poterla combattere frontalmente e abbattere subito; tuttavia, «se si riesce a cavalcare una tigre, non solo si impedisce che essa ci si avventi addosso, ma non scendendo, mantenendo la presa, può darsi che alla fine di essa si abbia ragione» suggeriva Evola.Read more at location 547
Note: EVOLA Edit
Clemente Graziani sviluppò una riflessione incentrata sulla situazione italiana, che assomigliava a quella di EvolaRead more at location 553
Note: GRAZIANI Edit
la «diga democristiana al comunismo» era franata, e ormai quest’ultimo poteva essere battuto «soltanto sul terreno che esso stesso si [era] scelto: il terreno dell’azione rivoluzionaria»;Read more at location 557
Ordine nuovo e Avanguardia nazionale dal 1960 al 1969Read more at location 561
Il Centro studi Ordine nuovo si presentava come un’associazione politico-culturale.Read more at location 563
la linea di Michelini aveva prevalso su quelle dei reduci della Rsi Giorgio Almirante e Pino Rauti.Read more at location 565
Pino Rauti e Clemente Graziani erano i personaggi di maggiore spicco di Ordine nuovo.Read more at location 567
confluì nell’alveo di Ordine nuovo il gruppo padovano Ar, costituitosi nel 1963, capeggiato dall’ex missino poco più che ventenne Franco Freda.Read more at location 570
1969. Rauti e i meno intransigenti rientrarono nel Msi, argomentando che il momento difficile imponeva un compattamentoRead more at location 579
Note: 1969 Edit
Graziani ed Elio Massagrande, al contrario di Rauti, pensavano che l’estremizzazione del conflitto sociale e politico rafforzasse la ragion d’essere di una formazione extraparlamentareRead more at location 583
Quelli di Avanguardia nazionale, capeggiati da Stefano Delle Chiaie, erano soprattutto «un gruppo di battaglia».Read more at location 588
Note: AVANGUARDIA NAZIONALE Edit
oltre cento denunce per lesioni personali e fu protagonista di bravate di vario tipo.Read more at location 589
condannati per apologia del fascismo.Read more at location 591
Neofascisti italiani, crisi algerina e clima della Guerra FreddaRead more at location 597
l’organizzazione armata denominata Organisation de l’armée secrète (Oas) composta da militari e civili francesi si opponeva al cammino della colonia nordafricana verso l’indipendenza con tutti i mezzi, attentati compresi.Read more at location 600
Evola manifestò simpatia verso la figura del «soldato politico» incarnata dal militante Oas,Read more at location 606
era perfettamente al corrente delle forme di lotta praticate in Algeria, e le approvava, compreso il «terrorismo indiscriminato»;Read more at location 610
Note: GRAZIANI Edit
Pino Romualdi, dirigente missino meno refrattario di Michelini nei confronti dell’Oas e indignato, anzi, per la «vigliaccheria» con la quale l’Europa e l’Occidente avevano accettato che l’ex colonia si rendesse indipendente,Read more at location 622
il filo-atlantismo si era fatto strada anche nella destra italiana durante il primo quindicennio di Guerra Fredda, in quanto era visto alla stregua di un male minore rispetto al comunismo.Read more at location 638
Note: FILOATLANTISMO STRATEGICO DELLA DESTRA Edit
il gruppo chiamatosi Terza posizione andava imbrattando i muri di Roma con scritte del tipo: «Né Usa, né Urss, Europa Nazione»Read more at location 644
Tra Russia e America la nostra patria si chiama Europa.Read more at location 650
Note: TERZA POSIZIONE Edit
Militari e civiliRead more at location 651
costituzione di un blocco simile a quello formatosi tra milizie di nazionalità francese e coloni francesi in Algeria.Read more at location 653
Note: MILITARI E CIVILI Edit
Il più eloquente documento oggi disponibile circa l’interesse del servizio segreto militare verso la guerra non ortodossa e verso i civili esperti in materia è costituito da un dattiloscritto, originariamente segreto, inviato il 12 settembre 1963 dal responsabile dell’Ufficio Rei (Ricerche economiche e industriali) del Sifar, Renzo Rocca, al capo dell’Ufficio «D» (controspionaggio) dello stesso Sifar, Giovanni Allavena.56 Il testo, che si intitola Idee e suggerimenti per una seria, efficiente e globale attività anti-comunista in Italia, afferma la necessità di una lotta «offensiva e aggressiva»Read more at location 663
Note: UN DOCUMENTO Edit
Parole terribili, che sono state interpretate come pianificazione della cosiddetta «strategia della tensione»,Read more at location 675
Note: STRATEGIA DELLA TENSIONE? Edit
verso la metà del decennio, nelle gerarchie militari era in corso una lotta tra il generale Giovanni de Lorenzo e il generale Giuseppe Aloia, portatori di concezioni antitetiche circa i compiti e la ristrutturazione delle forze armate.Read more at location 688
Note: I DUE GENERALI Edit
un gruppetto di elementi di destra esperti di guerra rivoluzionaria nonché pubblicisti e giornalisti compiacenti sarebbe stato l’ideale, agli occhi dei contendenti in uniforme. Erano proprio queste le caratteristiche dei Giannettini, dei Beltrametti, dei RautiRead more at location 691
Note: GIORNALISTI E POLITICI X FARE CARRIERA. DI DESRA X CONVENIENZA? Edit
Il convegno dell’Istituto PollioRead more at location 694
fu il convegno sulla guerra rivoluzionariaRead more at location 696
vide fra i relatori il futuro agente del Sid Guido Giannettini e l’allora ordinovista Rauti, riunì alti ufficiali delle forze armate, degli apparati di sicurezza e neofascisti di punta quali Delle Chiaie di Avanguardia nazionale.Read more at location 698
Note: I PRESENTI Edit
lo studioso Guido Crainz ritiene il convegno sintomatico dell’esistenza già allora di un intrico risalente almeno al Piano Solo del 1964 che avrebbe generato gli attentati degli anni 1969 e seguenti,Read more at location 702
Note: CRAINZ Edit
il presidente della Commissione Stragi, Giovanni Pellegrino, fissa nell’appuntamento dell’Istituto Pollio «il punto di partenza della futura strategia della tensione».Read more at location 704
Note: PELLEGRINO Edit
Gian Paolo Pelizzaro, uno dei consulenti della suddetta commissione parlamentare presieduta da Pellegrino, il quale nega categoricamente che l’evento fosse di natura cospirativa.Read more at location 706
Note: PELLIZZARO Edit
il convegno si svolse presso il noto albergo Parco dei Principi della capitale, non era clandestinoRead more at location 709
Note: APERTO A CHIUNQUE Edit
gli atti furono pubblicatiRead more at location 710
ai lavori fu dedicato persino un servizio del popolare cinegiornale Settimana Incom.Read more at location 711
Analoghe iniziative – sulle stesse tematiche – si erano svolte in FranciaRead more at location 712
Note: TANTI PRECEDENTI Edit
Altre ancora si svolsero più tardi (ad esempio, sempre a Roma, il convegno del giugno 1971 su Guerra non ortodossa e difesa),64 ma nessuno ha attribuito a esse la medesima valenza delittuosaRead more at location 715
La dottrina della guerra rivoluzionaria si era imposta all’attenzione anche di ambienti lontani da essa e dalla sua ispirazione politica di fondo.Read more at location 717
Note: GIORGIO GALLI: UN INTERESSE DIFFUSO Edit
i partecipanti condividevano il presupposto secondo cui la guerra rivoluzionaria era già aperta, sebbene gli aggressori non l’avessero dichiarata e anzi la dissimulassero.Read more at location 726
Note: CONTENUTI DEL CONVEGNO Edit
Il pericolo di reazioni antidemocratiche al presunto attacco comunista, tuttavia, negli atti del convegno appare più potenziale che concreto.Read more at location 731
Note: UN PERICOLO SOLO POTENZIALE Edit
Un brano della relazione di Edgardo Beltrametti, riguardante le modalità della reazione che «gruppi civili di difesa» avrebbero dovuto opporre a un’eventuale «invasione nemica», fa pensare che i partecipanti al convegno del 1965 conoscessero almeno per sommi capi Stay Behind, la rete anti-invasione composta da militari e civili creata negli anni Cinquanta in molti Paesi europeiRead more at location 747
Note: STAY BEHIND Edit
Il pamphlet Le mani rosse sulle Forze armate e l’appello dei Nuclei di difesa dello StatoRead more at location 761
recava la firma pseudonima di Flavio Messalla, dietro la quale si nascondevano Edgardo Beltrametti, Guido Giannettini e Pino Rauti.Read more at location 764
Note: INSTANT BOOK Edit
commissionato da Aloia, elogiava il committente e lo difendeva dalla «campagna scandalistica delle sinistre contro di lui», mentre criticava fino alla denigrazione il suo rivale generale de Lorenzo, accusato di errori, contraddizioni e spregiativamente etichettato come «neutralista».Read more at location 765
Note: ALOIA VS DE LORENZO Edit
Il concetto di apoliticità delle forze armate, da lui affermato in polemica con Aloia, era una «patetica ma pericolosa illusione»;Read more at location 768
Giannettini fu ricompensato personalmente a stretto giro, in quanto nell’ottobre 1966 Aloia lo fece diventare collaboratore retribuito del Sid.Read more at location 774
sull’onda della corrente favorevole di quel periodo, fecero il passo che avrebbe dovuto coronare la loro strategia: rivolsero un diretto appello politico ai militari. Il testo fu inviato per posta a parecchie centinaia di ufficiali nell’autunno 1966. Il messaggio era anonimo ma conteneva un invito a entrare nei Nuclei di difesa dello Stato (Nds),Read more at location 776
Note: IN SEGUITO AI BUONI RAPPORTI TRA FASCI E MILITARI Edit
si ritiene che vi abbiano collaborato anche Freda e Ventura.Read more at location 782
Rauti sostiene che i «ragazzi di destra» i quali «giocavano con il tritolo, con le ipotesi di golpe, con il clandestinismo» non soltanto furono incapaci di strumentalizzare i militari, ma addirittura finirono con l’essere strumentalizzati da questi ultimi.Read more at location 810
Note: CHI STRUMENTALIZZA CHI? Edit
«Nelle file dell’esercito il malcontento serpeggiava. Ma una cosa sono le chiacchiere che puoi fare nelle anticamere dei ministeri o nelle anticamere dei comandi, una cosa è muovere reggimenti o divisioni. […] Non c’è mai stato nessuno che abbia avuto veramente voglia di mandare l’esercito in piazza per rovesciare il potere».Read more at location 816
Note: NULLA DI CONCRETO Edit
sarebbe sbagliato «non fare alcuna distinzione tra gruppi, appartenenze, schieramenti e strategie»; segnatamente, Fronte nazionale e Avanguardia nazionale puntarono sulla cospirazione con le forze armate e sul golpe, Ordine nuovo no.Read more at location 823
Note: ON NN PUNTÒ SUI MILITARI Edit
fu il Movimento politico Ordine nuovo, che era un segmento del neofascismo extraparlamentare, a elaborare una compiuta critica del golpismo.Read more at location 829
«anche ammettendo […] che in Italia sia tecnicamente possibile l’effettuazione di un colpo di Stato militare», esso costituirebbe «un fatto controrivoluzionario», giacché mancherebbe «quella fase di azione rivoluzionaria che crea le condizioni per la disgregazione del sistema».Read more at location 834
Note: ON CONTRO IL GOLPE Edit
Il Movimento politico Ordine nuovo aveva da ridire persino sulla Grecia dei colonnelli: il colpo di Stato ad Atene «rappresenta soltanto una sincope momentanea di un fenomeno rivoluzionario marxista,Read more at location 839
Note: ON CONTRO ICOLONNELLI GRECI Edit
il gruppo più determinato in tal senso fu il nuovo Fronte nazionale di Borghese, nato nel 1968.Read more at location 848
Note: BORGHESE Edit
Nel personale di carriera esistevano sacche di frustrazione, coscienza di una diminuzione di prestigio sociale rispetto ad altre epoche e di essere addirittura impopolare presso una parte del Paese, sentimenti anticomunisti e voglia di ordine, ma della destra i militari «apprezzavano l’anima conservatrice, non quella fascista e rivoluzionaria».Read more at location 857
Note: MILITI CONSERVATORI Edit
ricordo il generale De Lorenzo, il golpe del ’64, sto parlando di un clima, di un ambiente, non di fatti. […]»Read more at location 883
Note: CLIMA E FATTI Edit
Dunque, tutta la destra aveva una predilezione per i carabinieri e la sua componente eversiva sperava in loro. Tuttavia, le aspettative degli estremisti appaiono molto più figlie dei loro desideri che di oggettivi riscontri da parte dell’Arma.Read more at location 900
Note: I DESTRI SPERANO NEI CARABINIERI Edit
In effetti in quegli anni avevamo davvero a libro paga alcuni sottufficiali dell’Ufficio politico, che ci davano dritte su quel che bolliva in pentola. Lei deve tener presente lo stipendio di un sottufficiale di polizia in quegli anni. Rasentava la miseria.Read more at location 910
Note: DELLE CHIAIE SULLA POLIZIA Edit
I «manifesti cinesi» e il nazimaoismoRead more at location 916
I cosiddetti «manifesti cinesi», così chiamati perché osannavano Mao e il suo regime, erano, a rigore, solo una parte di una serie di affissioni in varie località eseguite da militanti di Avanguardia nazionale all’inizio del 1966. Gli altri manifesti della serie erano apparentemente di matrice stalinista. L’obiettivo politico era gettare zizzania nel campo comunista dove, al di sotto dell’unanime adesione di facciata alla dirigenza sovietica in carica, covavano alcune nostalgie per il defunto Stalin e nascevano alcune simpatie per Mao.Read more at location 917
Note: GETTARE ZIZZANIA NELLA SINISTRA Edit
Quest’ultima, oltre tutto, non era nuova alle scritte sui muri per conto terzi.Read more at location 928
5. Stato, sicurezza e ordine pubblico: gli apparati e la normativaRead more at location 936
Gli apparati repressivi statali erano impostati più in funzione di controllo di episodici ancorché intensi moti di piazza che di lotta a formazioni terroristiche strutturate. I reparti tradizionali delle forze di polizia erano in difficoltà soprattutto «sul terreno investigativo, della ricerca mirata. […] Avevamo un forte deficit culturale e professionale. La risposta era di tipo tradizionale, scattava quasi come un riflesso condizionato, un’abitudine. Spesso si procedeva alla cieca».Read more at location 939
Note: FORZE DELL ORDINE IMPREPARATE Edit
Nei passati decenni repubblicani, lo Stato aveva dovuto affrontare un paio di situazioni particolarmente critiche: in Sicilia a fine anni Quaranta, e in Alto Adige negli anni Sessanta.Read more at location 948
Note: SICILIA ALTO ADIGE Edit
Il conflitto terminò nel luglio 1950 con la morte di Giuliano, che però non fu ucciso dal Cfrb in uno scontro a fuoco come sostenuto inizialmente dal comandante, Ugo Luca, la cui versione fu smentita da un’inchiesta giornalistica di Tommaso Besozzi de «L’Europeo» e da successive evidenze. Con ogni probabilità, Giuliano fu invece assassinato dalla mafia che, in cambio, ottenne dallo Stato una relativa impunità protrattasi per anni.Read more at location 954
Note: GIULIANO UCCISO DALLA MAFIA Edit
In Alto Adige, estremisti della popolazione di lingua tedesca i quali si opponevano all’accordo del 1946 tra Italia e Austria e alle disposizioni recate dallo statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige varato nel 1948, nella notte tra l’11 e il 12 giugno 1961 fecero scoppiare ordigni in località diverse contro quarantatré tralicci dell’alta tensione, tre condotte e una diga.Read more at location 957
Note: ALTO ADIGE Edit
Il terrorismo non si fermò e anzi progredì ricevendo aiuti da estremisti pangermanisti stranieri.Read more at location 964
Polizia e carabinieriRead more at location 976
gli apparati di polizia del nostro Paese avevano dimensioni cospicue (il totale di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza superava le duecentomila unità) e, in percentuale rispetto alla popolazione, superiori a quelle di altre nazioni.Read more at location 977
Note: NUMERI SULLE FORZE DELL ORDINE Edit
Gli adempimenti burocratici per questioni che non avevano «nulla a che vedere» con la prevenzione e repressione dei reati e con l’ordine pubblico erano soffocanti,Read more at location 980
erano anche scarsamente coordinate tra loro.Read more at location 985
dipendevano da due ministeri diversi