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lunedì 12 gennaio 2026

*** PERCHÉ TRUMP DICE LE BUGIE?

 PERCHÉ TRUMP DICE LE BUGIE?

Perché proviene dal mondo degli affari, dove la menzogna spesso non è tale. Si pensi, ad esempio, al settore delle vendite al dettaglio, in cui una certa dose di falsità e manipolazione è intrinsecamente legata alla professione: si può davvero definire “onesto” presentare tutti i vantaggi di un prodotto senza mai menzionarne i limiti? Eppure è esattamente ciò che fa ogni buona pubblicità. Questa forma di disonestà risulta innocua, perché nessuno ne viene realmente tratto in inganno. I mercati autorizzano gli individui ad agire strategicamente, come nello sport: nessuno accuserebbe una squadra sportiva di divulgare le sue strategie in modo da comunicarle agli avversarei. Trump era considerato un innovatore nel suo settore per aver introdotto la pratica di mentire sul numero dei piani degli edifici alti, sostenendo, ad esempio, che la Trump World Tower ne avesse novanta, quando in realtà erano settantadue. Chi si scandalizza dovrebbe considerare che nessuno acquista una proprietà multimilionaria basandosi unicamente sulle dichiarazioni del venditore, così come solo un cretino chiede all’oste un giudizio sincero sulla qualità del vino. Quando è evidente a tutti dove risiedono gli interessi in gioco, allora affermare ciò che li promuove non può essere realmente fuorviante, perché è chiaro che quelle affermazioni vengono fatte proprio in virtù di tali interessi. Mentire diventa possibile solo in presenza di interlocutori ingenui. Non si tratta, dunque, di menzogna, ma di retorica. Se la menzogna si inserisce in un contesto dove è attesa, dove vige una consuetudine alla forzatura, allora essa perde rilevanza morale e si configura come una forma di espressione retorica. Quando Berlusconi affermava che avrebbe portato la pressione fiscale al 33%, tutti, tranne i tonti, sapevano che stava esagerando: era solo un modo retorico per dire che "le tasse sono eccessive" e incassare i meritati applausi. Allo stesso modo, quando Trump sostiene di aver fermato dodici guerre, è chiaro che sta esagerando: intende semplicemente comunicare che il business - ancora meglio se il suo - può e deve rimpiazzare le guerre. Vi è, in tutto questo, anche una lezione meta-etica: non esistono comportamenti intrinsecamente giusti o sbagliati; è il contesto a determinarne la valenza morale. Se un bambino sta annegando davanti ai miei occhi e posso salvarlo con un piccolo sacrificio di entità X, allora è immorale non agire. Se, invece, con lo stesso picolo sacrificio X potessi salvare la vita di un bambino anonimo in Africa, astenermi dall’agire appare del tutto accettabile.

giovedì 8 gennaio 2026

RELATIVISMO CONVENZIONALISMO

 RELATIVISMO O CONTESTUALISMO


Chi ritiene che la morale sia una convenzione è un "relativista"? In senso tecnico (meta-etica) sì ma nel senso comune no. A livello individuale, aderire o meno a una convenzione, porsi dentro o fuori il consorzio umano fa una grande differenza.

venerdì 28 novembre 2025

CONTESTUALISMO SOGGETTIVISMO RELATIVISMO E MORALE NATURALE definitivo

 RELATIVISMO E SOGGETTIVISMO


Spesso confondiamo soggettivismo e relativismo (Nietzsche è un caso nobile). Supponiamo che esista un principio morale per cui occorre "tenere la destra quando guidi". Possiamo ben considerarlo relativo poiché altrove potrebbero adottare il principio morale per cui occorre "tenere la sinistra quando guidi", e non si capirebbe bene perché un principio debba essere superiore all'altro. D'altro canto, non ha alcun senso considerarlo "soggettivo" poiché, in tal caso, in assenza di condivisione, si rivelerebbe del tutto fallimentare. Insomma, la moralità si è evoluta per regolare il comportamento umano interattivo, cio' implica relativismo ma non soggettivismo. Diciamo che il contestualismo è la posizione più corretta.