venerdì 24 aprile 2026

interpretazione bayesiana della meccanica quantistica

 EPISTEMOLOGIA O ONTOLOGIA?

La conoscenza statistica è di natura probabilistica, ossia scaturisce da un sapere imperfetto. Se, ad esempio, affermo che le donne sono mediamente più basse degli uomini, formulo un enunciato neutro dietro il quale si cela un margine di ignoranza. Non conoscendo in modo esaustivo i fattori che determinano l’altezza negli uni e nelle altre, non sono in grado di fornire una spiegazione completa della differenza e ricorro pertanto alle medie. Nello studio di realtà complesse — come accade nelle scienze umane — tale ignoranza si manifesta costantemente, cosicché la statistica diviene lo strumento privilegiato. Tuttavia, questa non è l’unica interpretazione possibile. Si potrebbe sostenere, al contrario, che la nostra conoscenza sia perfetta e che l’indeterminatezza residua appartenga intrinsecamente all’oggetto studiato. Tale lettura può apparire artificiosa, quasi un trasferimento dell’inaffidabilità epistemica nell’ontologia degli enti. Eppure è il percorso seguito dall’ortodossia in ambiti quali la meccanica quantistica, dove si giunge a esiti paradossali nel tentativo di tradurre una formalizzazione matematica priva di analogie intuitive — salvo quella, del tutto naturale, offerta dall’interpretazione bayesiana, secondo cui il nostro sapere in tale dominio resta inevitabilmente segnato da un residuo di ignoranza. Resta dunque la domanda: che cosa ci induce a sostituire una spiegazione epistemologica — fondata sull’ignoranza residua — con una ontologica, che attribuisce agli oggetti una natura intrinsecamente indeterminata?

sette

 SETTE

Un vagone fuori controllo sta per investire X persone legate ai binari. Tu puoi azionare uno scambio e deviarlo su un altro binario dove c’è 1 sola persona. Domanda: è giusto sacrificare uno per salvarne X? Variante: Il vagone fuori controllo sta per uccidere X persone. Sei su un ponte sopra i binari accanto a un uomo molto corpulento.
Se lo spingi giù, il suo corpo fermerà il vagone, salvando le persone che sarebbero investite. Domanda: è giusto uccidere attivamente una persona per salvarne X?
IMO: Sì, è giusto, ma solo se X uguale o superiore a SETTE.
Cio' mi descrive come un deontologo non-assolutista (in particolare un deontologo del 7). Agli utilitaristi basta X uguale o superiore a 1.
E voi in quale club meta-etico vi iscrivete?

giovedì 23 aprile 2026

FONDAMENTO DEFINITIVO

Il punto decisivo: l’obiezione che le credenze fondamentali siano “arbitrarie” non dimostra nulla perché usa “arbitrario” come sinonimo nascosto di “ingiustificato”—cioè assume già falsa la tesi che vuole confutare. È un giro a vuoto: “non è giustificato perché non è giustificato”.

La mossa più controintuitiva di Michael Huemer: una credenza può non avere “ragioni a favore” (non derivare da altre credenze) ma avere comunque “ragioni per cui è giustificata”. Esempio: sentire dolore non deriva da un’inferenza, ma è comunque giustificato dal fatto che “ti sembra vero” senza motivi per dubitarne.

L’obiezione più sofisticata (servono proprietà che rendano vera la credenza) fallisce perché confunde la causa della giustificazione con le prove che usiamo per credere. Le prime possono essere percettive o fenomenologiche, non inferenziali.

Colpo finale: gli anti-fondazionalisti assumono come base proprio ciò che negano—che senza ragioni non c’è giustificazione—rendendo la loro posizione internamente incoerente.

Il cuore: il coherentismo sembra elegante (le credenze si sostengono a vicenda), ma funziona solo se ogni “testimone” ha già un minimo di credibilità—cioè presuppone proprio ciò che nega: basi iniziali. Senza questo, più credenze coerenti valgono quanto più lanci di moneta allineati: non aumentano la probabilità di essere veri.

Il punto più sorprendente: la coerenza da sola può giustificare sistemi completamente scollegati dalla realtà, perché non richiede input dal mondo; basta che “stiano insieme”. È possibile avere un sistema perfettamente coerente e totalmente falso.

In più, la nozione di “coerenza” crolla: troppo debole (solo non-contraddizione) → nessuno è coerente; troppo forte (tutto implica tutto) → diventa banale.

Conclusione di Huemer: senza fondamenta, la coerenza non parte nemmeno; con sole fondamenta, invece, la conoscenza regge.



lunedì 20 aprile 2026

I 10 passi

CATECHISMO-FAI-DA-TE


Faccio una lista dei passi che deve affrontare una teologia cristiana, dopodichè dedicherò a ciascuno di essi le mie riflessioni compresse per estrarne un catechismo fai-da-te. Saranno le pillole di capitoli tutti da scrivere. L'intento è quello di rendere la dottrina cristiana più ragionevole e intuitiva, libero come sono dalle pastoie del retaggio storico. La sensazione è che il tomismo classico, carico com'è di metafisica, persuada solo i già persuasi, e talvolta nemmeno quelli. Da lettore onnivoro, mi sono ritrovato ad attingere a contributi eterogenei, cosicché la sintesi che ne è scaturita potrà forse risultare indigesta a qualcuno; nondimeno, la considero sufficientemente originale e non una mera rielaborazione di quanto è già stato altrove esposto in modo esaustivo. Ognuno giudicherà se con l'ortodossia si produce una frattura insanabile o c'è possibilità di convivenza. Gli strumenti di base saranno la razionalità bayesiana e il realismo naif. Chissà, probabilmente non sarà più cristianesimo, ma chi puo' dirlo? L'idea di base è che il cristianesimo non sia più una piattaforma per il vivere civile, cosicché non necessiti di piena ortodossia. Oggi, quando non è abitudine passiva, è più che altro un'impresa intellettuale a cui segue una scelta personale di vita, ovvero qualcosa in cui la libertà di pensiero è da mettere al centro.


INTRO: definizione di Dio.


CORPO:


1. Dio esiste


2. Dio è amore. Trinità. 


3. Dio ci condanna. Il peccato originale.


4. Dio è pietoso. L' Incarnato. 


5. Dio è misericordioso. Espia per noi.


6. Gesù è un modello. Vita perfetta. 


7. Dio ci giudica. Inferno e Paradiso.


INTERVALLO 1: perché il male?


INTERVALLO 2: perché Inferno e Paradiso?


INTERVALLO 3: il Purgatorio.


8. Dio ci parla. Bibbia e Chiesa.


9. Gesù è Dio.


10. Gesù risorge.


CODE: Preghiera, Messa, Eucaristia, dottrina sociale, Scienza & Fede, Animali, Equità dell'inferno, Apocalissi, Anima, Misericordia, Santi, Madonna, Rivelazione.


CONCLUSIONI.


Ringraziamenti.


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INTRO Catechismo fai-da-te: definizione di Dio.


Alcuni mettono in dubbio l’idea di Dio per il semplice fatto che non sia possibile definirlo. Io, invece, ritengo che uno dei punti di forza dell’idea teista risieda proprio nella particolare semplicità della definizione di Dio. Dio, innanzitutto, è una persona; e già qui, diciamo pure, salutiamo il tomismo. È una persona che potremmo definire perfetta, ossia dotata di tutti gli attributi positivi nel loro grado massimo. Se la conoscenza è da considerarsi un bene, Dio è in grado di conoscere tutto ciò che vi è da conoscere. Se l’agire è considerato un bene, Dio può fare tutto ciò che è possibile fare. Se la bontà è una virtù, Dio è buono al massimo grado. In sostanza, la definizione è già conclusa. La sua semplicità è evidente, poiché, se devo definire una qualità finita e delimitata, devo stabilirne i confini e dunque ricorrere a formulazioni ben più complesse. Se invece adopero l’espressione “al massimo grado” oppure faccio ricorso al concetto di infinito, non vi è nulla da formalizzare: tutto è già racchiuso in quella sola parola. Aggiungo che, se la semplicità è un criterio epistemologico che ci induce a preferire una soluzione piuttosto che un’altra quando abbiano pari potere esplicativo, allora l’ipotesi teistica che fa perno sulla persona divina è un’ipotesi particolarmente semplice e, perciò, preferibile. Da quanto detto appare chiaro che il concetto di Dio è recepibile anche da un bambino, poiché può essere assimilato a quello di un supereroe. Dio, infatti, è una persona sommamente buona, che può fare tutto, conoscere tutto e ha come missione il bene. In pratica, un Superman, ma ancora più perfetto. Ultima cosa: Dio è anche libero; ma, se vogliamo attribuire a questa parola un significato comprensibile, dobbiamo concepire Dio come qualcuno che sceglie. Poiché Dio deve essere anche buono, tra una scelta buona e una cattiva sceglierà necessariamente la prima. Questa necessità lo rende meno libero. Affinché sia davvero libero, è necessario che in molti casi esistano scelte equivalenti, ossia opzioni da considerare sullo stesso piano, sotto ogni aspetto. Solo in questi casi Dio manifesta la sua libertà. Per esempio, Dio ha creato l’universo, ma possiamo supporre che avrebbe potuto fare anche qualcos’altro di altrettanto buono. Di conseguenza, possiamo concludere che abbia creato l’universo mediante un atto libero.


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PASSO 1 Catechismo fai-da-te: Dio esiste.


Forse è il passo più facile, in fondo esistono molti argomenti ragionevoli per pensarlo. Io, anche per tenere aperto un dialogo con i non credenti, preferisco quelli che impiegano poca metafisica. Li classificherei così:


Argomenti della ARMONIE: fine tuning e fratellini ( = armonia psichica, armonia matematica, armonia della conoscenza). Tutta roba che l'esistenza di Dio spiega da dio.


Argomenti delle EVIDENZE: spiegare libertà, coscienza, ma anche morale, bellezza, giustizia... Senza Dio diventano tutti "hard problem", un eufemismo per invocare una impossibilità.


Argomenti ANTROPICI: sia il teismo che SIA (principio antropico razionalista) prevedono un universo il più popolato possibile. Nessuna teoria atea puo' farlo.


Argomento di INSTABILITA': la scienza stessa ci dice quanto siamo inaffidabili nel cercare la verità, e poi, dimentica di questo, ci proclama il vero. Anche un pragmatico come me deve chiedersi quale sia la filosofia migliore per vivere bene, e di solito NON è il pragmatismo.


Argomento della SEMPLICITA': l'ipotesi teista è più semplice da descrivere rispetto a qualsiasi risposta "finitista", poiché quest'ultima deve formalizzare dei confini mentre alla prima basta la semplice categoria dell'infinito. Inoltre, il regresso infinito, una teoria rivale al teismo, "non spiega" perché "spiega troppo". Dio, nel catechismo fai-da-te è una Persona, quindi assimilabile ad un Supereroe, ovvero comprensibile anche a un bambino. 


Argomento STRATEGICO: le considerazioni di cui sopra colmano le lacune di una scommessa di Pascal presa allo stato "puro", e rendono quindi adottabile quel paradigma. Ma come far convivere un discorso pragmatista, quale quello della scommessa di Pascal, con un teismo autentico? Ebbene, siamo dotati di una mente modulare, che consente la coesistenza di idee differenti. Sfruttiamola!


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Passo 2 catechismo fai-da-te: Dio è amore.


La ragione mi dice che l'amore è cosa buona, per cui, dalla definizione di Dio, discende il fatto che Dio ama. L'amore più nobile è quello tra pari poiché non indotto dalla natura ma da una libera scelta, il che giustifica la Trinità: il Padre genera il Figlio per amare un suo pari, e da questa unione si effonde lo Spirito che, disceso su di noi, ci spinge ad amare il prossimo nostro pari. Il Dio cristiano sembra rientrare nella categoria.


Un tocco personale: Dio potrebbe averci creato per amore. In altri termini: l'universo potrebbe essere una contingenza, ovvero un'opzione in concorrenza con altre altrettanto buone. Se fosse così, potremmo dire che si è realizzato attraverso un atto libero e gratuito, ovvero di amore inspiegabile. [Dio agisce sempre per massimizzare il bene, ma non è detto che non esistano percorsi equivalenti, a questo punto compie scelte realmente libere e quindi insondabili]


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Passo 3 catechismo fai-da-te: Dio ci condanna con il peccato originale.


Come la scienza pone dei limiti alla nostra natura, anche la religione ci limita attraverso l'idea del peccato originale e la colpa trasmessaci dai Padri. La trasmissione di una colpa risulta poi del tutto naturale alla ragione: se hai un carattere di merda come tuo padre, non sarà una tua "colpa" ma nemmeno sei stato vittima di ingiustizie. Le cose funzionano così. L'analogia tra colpa e debito rende le cose ancora più chiare: quando erediti, erediti anche i debiti del patrimonio paterno. Se c'è una differenza tra il fai-da-te e l'originale, consiste nel fatto che il primo riduce la teoria del peccato a una descrizione avalutativa. Mi piace poi l'idea che la violazione da cui origina il peccato si stata quella di attingere dall'albero della conoscenza. Anche oggi le scienze umane ci dicono che l'abuso di conoscenza, più che l'ignoranza, sia fonte di guai.


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Passo 4 catechismo fai-da-te: Dio è pietoso e si incarna.


Che un Dio d'amore senta il legame con la sua creatura al punto di incarnarsi per stare più vicino a lei, è del tutto comprensibile. Tuttavia, non mancano i problemi: perché non si è incarnato prima? Forse non era pietoso con i primitivi o con l'antichità? Alla ragione ripugna un diverso trattamento degli uomini. Un rimedio potrebbe essere quello che si adotta a scuola: chi ha avuto un compito difficile sarà giudicato con più indulgenza, chi ha avuto un compito più facile sarà giudicato con più severità. L'incarnazione, nel mio catechismo, non rappresenta un atto d' amore ma un cambio equivalente di strategie di salvezza.


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Passo 5 catechismo fai-da-te: Dio è misericordioso. Espia per noi.


Per la ragione, è davvero strano che una colpa possa essere scontata da un altro. Questo è plausibile nel diritto civile, dove un risarcimento puo' essere pagato da un terzo verso cui poi saremo indebitati. Ma il peccato macchia di una colpa che assomiglia di più a quelle trattate nel diritto penale: non puo' essere lavata condannando un terzo innocente, per quanto costui si offra volontario. Conseguenze: Gesù è tra noi per esemplificare la vita perfetta, non per morire espiando in nostra vece. Questo fa parte del cambiamento tra strategie equivalenti di cui al post precedente. Il servizio alla nostra salvezza resta ma la divergenza con l'ortodossia è grande. La morte per le proprie idee e il proprio Dio è solo un'indicazione di vita perfetta. Sono le circostanze di vita che rendono necessaria la morte di Gesù, non la necessità di espiare per noi.


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Passo 6 catechismo fai-da-te. Gesù è un modello. Vita perfetta.


Vedi passo 5.


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Passo 7. Dio ci giudica. Inferno e Paradiso.


La ragione ha un concetto di giustizia per cui "ognuno deve avere il suo". Per questo la vita si chiude con un giudizio infallibile, in caso contrario entreremmo in un loop infinito e insensato. La fine è un fine, conferisce senso e delinea un obbiettivo. La vita, quindi, è solo una prova in vista di questo giudizio. Qualcosa che si rende necessario poiché nell'uomo si è incarnato uno scambio: libertà radicale vs sicurezza. La nostra libertà radicale è un bene che compensa la garanzia del bene. La libertà radicale: 1) ci mette a rischio di sbagliare e 2) ci rende almeno in parte misteriosi persino all'onniscienza divina. Quest'ultimo fatto rende necessario sottoporre l'uomo ad un banco di prova, ovvero la vita vissuta, che istruirà Dio per un giudizio infallibile. La nostra vita non è più qualcosa che l’onniscienza divina rende superflua ma una prova necessaria. 


INTERVALLO 1: il male naturale. Inutile aggiungere che questo schema giustifica il male naturale poiché nella prova sarà necessario valutare i comportamenti dell'uomo di fronte al Male.


INTERVALLO 2 Inferno e Paradiso. La Fine dei Tempi è qualcosa che non riesco a concepire, per cui vedo tutta la vicenda della salvezza all'interno di una dimensione temporale. Dio si limiterà a cristallizzare tutto, solo la fisica non puo' concepire il tempo senza dinamica ma la ragione sì. Può esistere un tempo in cui si manifesta l'immobilità dell'essenziale. Al termine della prova, i salvati saranno cristallizzati in una condizione spirituale paradisiaca e i dannati in una condizione spirituale infernale, ma questa sistemazione sarà graduale, per cui la condizione paradisiaca più bassa sarà simile alla condizione infernale più alta. Forse, ognuno di noi avrà la sua condizione eterna (non fuori dal tempo).


INTERVALLO 3: Purgatorio. Nel mio catechismo fai-da-te ha un posto: la nostra condizione di persone radicalmente libere ci rende sommamente misteriose, e un residuo del nostro mistero resta anche alla fine della prova. Puo' essere dissipato solo dalle preghiere dei viventi che, se sinceramente sentite, possono illuminare Dio sul destino di un'anima e mutare la sua sorte.


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Passo 8. Catechismo fai-da-te: Dio ci parla. Bibbia e Chiesa.


La Sacra Scrittura, se letta come un libro normale, è palesemente errata in più punti. Non solo, è anche contraddittoria. Cosicché richiede sempre nuove interpretazioni e matafore creative per adattarla ai tempi. Ma come possiamo considerare un simile libro sbilenco, per quanto poetico, come Sacro? E' necessario abbracciare l'assunto per cui il Libro non sia come gli altri. Va visto piuttosto come l'anello causale di partenza di una catena di eventi che ha diffuso sulla terra il messaggio cristiano. Alla domanda "cosa intendi come Bibbia?" non basta rispondere riferendosi a cio' che è scritto nella Bibbia, bisogna indicare qualcosa che si lega causalmente all'oggi e alla realtà cristiana dell'oggi. Una volta identificata in questo modo sarà possibile interpretare il messaggio secondo ragione. Allungando il brodo delle metafore è praticamente possibile dire tutto ovvero riempire qualsiasi contenitore, un po' come con la Costituzione. Alla fine possiamo considerare questa continua ermeneutica come una forma di liturgia più che come uno sforzo per il reperimento del significato, già a disposizione nella dottrina. Lo stesso percorso va fatto quando vogliamo rispondere alla domanda "qual è la vera Chiesa?". E' quella associazione di uomini che lega causalmente con continuità la compagnia di amici intorno a Gesù alla realtà contemporanea. Di solito, un'associazione ha una compagine sociale (istituzioni) e un oggetto sociale, l'analisi storica si concentrerà su questi due elementi.


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Passo 9 e passo 10. Catechismo fai-da-te. Gesù risorge, Gesù è Dio.


La resurrezione di Gesù costituisce il sigillo che attesta la sua divinità, così come, del resto, i numerosi miracoli da lui compiuti durante la vita terrena. La possibilità di tali eventi non va esaminata isolatamente, ma deve essere affrontata risalendo al primo passo: una volta ammessa l’esistenza di Dio, la probabilità dei miracoli ne consegue naturalmente. Piuttosto, si impone l’interrogativo sul motivo per cui un Dio onnisciente dovrebbe intervenire a correggere la realtà; tuttavia, si è già osservato come il dono di una libertà radicale riduca, per così dire, l’onniscienza divina, rendendo necessari interventi correttivi. Il miracolo assolve dunque una duplice funzione: da un lato, attestare una presenza divina; dall’altro, operare una correzione resa necessaria dal conferimento della libertà radicale.


CODA 1: La preghiera. 


Nel momento in cui si affronta il tema dei miracoli, appare opportuno soffermarsi anche sulla preghiera, poiché vi si manifesta il medesimo principio. La riduzione dell’onniscienza divina conferisce alla preghiera un rilievo particolare: è infatti nella preghiera che l’animo umano si disvela con maggiore limpidezza a Dio, il quale può così adottare eventuali provvedimenti per orientare e correggere il corso degli eventi. Un Dio che si corregge è un Dio che può sbagliarsi e, in quanto tale, autenticamente libero.


CODA 2: la Messa.


Nel mio catechismo fai-da-te, la Messa e il rito in generale assume una rilevanza leggermente diminuita rispetto a quella della tradizione. Questo perché la funzione collaterale dei riti è quella di offrire coordinamento sociale, ovvero una funzione oggi sostituita da altre istituzioni. Ciò detto, resta la funzione principale, ovvero quella di aprire il proprio animo a Dio in modo che la divinità ci legga nel modo più trasparente. Ma questa funzione non richiede necessariamente il rito e quindi può essere svolta anche attraverso l'esame di coscienza o altri sacramenti come la confessione.


CODA 3: Scienza e Fede. 


Scienza e fede possono essere riconciliate a condizione che ciascun paradigma accetti di compiere alcune concessioni. La scienza, in particolare, dovrebbe adottare un quadro di razionalità di tipo bayesiano. Del resto, è proprio questo l’approccio che ho cercato di seguire qui. La fede, d’altro canto, è chiamata ad accogliere una prospettiva probabilistica: credo e spero in Dio perché considero l’ipotesi della sua esistenza la più plausibile tra quelle a mia disposizione. La possibilità di errore sarà sempre l'angelo con cui lotteremo.


CODA 4: L' Eucaristia.


La presenza del corpo e del sangue di Cristo nell’eucaristia richiede un miracolo di non lieve entità, ma ciò non costituisce un’obiezione dirimente. Tale presenza attesta, piuttosto, un tratto peculiare della religione cristiana: la prossimità corporea del Dio incarnato alla comunità dei fedeli. Questo aspetto mi è congeniale e lo accolgo, poiché la dimensione corporea quale elemento costitutivo dell’identità rappresenta un criterio rilevante nella raccolta degli indizi a favore dell’esistenza divina. Nel primo passo non vi è stato modo di soffermarsi adeguatamente su tale fattore, ma sarà possibile farlo in sede di commento.


CODA 5: dottrina sociale. 


Così come Dio ha donato all’uomo una libertà radicale, allo stesso modo i governi dovrebbero riconoscerla ai governati, anche perché il bene si realizza unicamente attraverso un atto libero. Un bene imposto dall’esterno è privo di valore, quindi inutile. Anzi, dannoso perché illude gli uomini e spiazza i volenterosi. Quel tale diceva: "non ti perdonerò mai perché mi hai imposto di fare ciò che avrei fatto spontaneamente".


CODA 6 animali.


Gli animali costituiscono un enigma, poiché sono presenze che condividono con l’uomo alcuni tratti, come una coscienza, sebbene attenuata, e quindi anche una capacità di soffrire, con tutte le conseguenze in termini di doveri che ne derivano nei loro confronti. Per altro verso, tuttavia, essi restano profondamente distanti dall’uomo. Non riesco, per esempio, a concepire che possano avere doveri in questo senso: così deresponsabilizzati, non possono essere oggetto di salvezza, né di un piano salvifico proporzionato alla loro coscienza diminuita. La loro esistenza non può essere pensata come una prova in vista di un giudizio. Non resta allora che attribuire loro la funzione di arricchire il materiale a disposizione di Dio per mettere alla prova l’uomo. L’uomo dovrà confrontarsi con i suoi simili, con la natura inanimata e anche con una natura peculiare, dotata di coscienza attenuata, quale è quella degli animali.


CODA 7 equità dell'inferno.


C'è chi l'ha revocata in dubbio ritenendo tale pena incostituzionale. Nel mio paradigma Dio si limita a far trascorrere il tempo in una sorta di immobilità (cristallizzazione della condizione spirituale). Un atto neutro che dà senso alla storia facendola uscire da un ciclo perenne, di per sè non incide sulla crudeltà della pena, la quale non ha "durata" in senso fisico. 


CODA 8 Apocalssi.


Ho sostenuto che per dare senso alla storia occorre un termine (escatologia), altrimenti saremmo imprigionati in un ciclo infinito e insensato. Qui aggiungo che la fine dei Tempi è più vicina di quanto ci aspetteremmo. Mentre il doomsday argument è invalido, l'argomento del Grande Filtro abbinato al paradosso di Fermi è più che valido, e ci dice che dobbiamo ancora affrontare quel collo di bottiglia che le civiltà non riescono a superare.


CODA 9 La Misericordia. 


Non c’è spazio, in questo schema che privilegia la giustizia, per una misericordia vera e propria. Tuttavia, laddove vi è amore, può trovare spazio anche una specie di misericordia. E l’amore lo abbiamo riscontrato nel fatto che Dio abbia creato il mondo, invece di volgersi a un’alternativa equivalente. Oppure nel fatto che si è incarnato. Ma qualcosa di analogo alla misericordia traspare anche nella risposta alle nostre preghiere, attraverso l'ascolto delle quali Dio colma la propria ignoranza, dovuta alla libertà radicale che ha donato alla sua creatura. 


CODA 9 Anima.


Non esiste una teoria dell'identità soddisfacente, questo esalta l'ipotesi dell'anima. Esperimenti mentali come il teletrasporto e la divisione dei cervelli rinforzano questa conclusione. O accettiamo il fatto che possiamo fare a meno di un'identità personale o, conservando il senso comune, la assumiamo adottando il concetto di anima.


CODA 10 I Santi.


I Santi, con la Madonna in prima fila, sono intermediari tra Dio e l’uomo; quest’ultimo è una creatura dotata di una libertà radicale che lo rende parzialmente impermeabile persino all’onniscienza divina. Tuttavia, l’uomo può aprire il proprio cuore a Dio, così da abbattere questo muro di mistero: un’operazione che, per taluni, riesce più agevole attraverso i Santi. Se mi rivelo con la dovuta intensità a San Gennaro, posso confidare che tale preziosa confidenza giunga alla mente divina e sia presa in considerazione nella valutazione delle mie richieste o nel giudizio finale.


CODA 11. Rivelazione


Poiché il mio catechismo attribuisce grande rilievo alla ragione umana, è piuttosto scontato che la Rivelazione pura vi assuma un peso modesto. Di norma, nella fase rivelatoria, Dio stabilisce precetti che la ragione, da sola, non giunge a formulare, se non come indicazioni utili al coordinamento della comunità cristiana. E qui ritorna la consueta osservazione: oggi tale funzione è svolta da altre istituzioni, sicché ha poco senso investire molto su questo aspetto. Una conseguenza è il privilegiare l’etica protestante rispetto a quella cattolica: pochi precetti e severità di giudizio, contro molti precetti con un’assoluzione pressoché garantita. Quei “pochi precetti” non potranno che essere conformi alla ragione.


Ma vi è un altro ruolo che la Rivelazione può svolgere, e lo si ricava dal modo in cui ho scelto di procedere nei vari Passi: mi chiedo dapprima come la mia ragione immagini che Dio si manifesti, e valuto poi come egli si sia manifestato ai cristiani. Se le mie aspettative razionali risultano almeno in parte soddisfatte, tale coincidenza può essere spiegata con la conclusione che il Dio cristiano sia autentico. Ho dunque bisogno di due cose: ragione e Rivelazione. Do quindi per scontato che la dottrina del Credo abbia una componente robusta legata alla Rivelazione, così da potere svolgere il mio ragionamento da investigatore bayesiano


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CONCLUSIONI.


Sono consapevole che il “Catechismo fai-da-te” non possa configurarsi come un catechismo ortodosso della religione cristiana. Sussistono, inevitabilmente, alcune frizioni suscettibili di turbare il credente più rigoroso, a cominciare dalla missione divina di Gesù, che, in questa prospettiva, non consiste nell’espiazione dei peccati, bensì nell’indicare un modello di vita perfetta. Tale variazione, che reputo maggiormente conforme a criteri di ragionevolezza, si inscrive tuttavia nel concetto di strategie equivalenti per la salvezza, nozione che si rende necessaria per salvaguardare un principio fondamentale di giustizia, evitando di accordare un privilegio a chi sia più direttamente esposto alla figura e all’insegnamento di Gesù.


Non meno problematico potrebbe risultare, per alcuni, il concetto di libertà radicale, che incide, almeno in parte, sull’idea tradizionale di onniscienza divina. Tuttavia, così come si può intendere l’onnipotenza come l’insieme di tutto ciò che è possibile fare, analogamente si può concepire l’onniscienza come l’insieme di tutto ciò che è conoscibile; e tra ciò che non può essere pienamente conosciuto si può includere il comportamento di una creatura autenticamente libera. D’altronde, la nozione di libertà radicale si armonizza razionalmente con l’atto della preghiera, con il giudizio finale, con il problema del male naturale, nonché con l’idea di una vita che, a questo punto, si rivela assolutamente necessaria.


Autori a cui mi sono ispirato: Richard Swinbourn (ortodosso), Michael Huemer (ateo), Peter van Inwagen (cristiano), Alvin Plantinga (cristiano), David Chalmers (ateo), Colin McGuinn (ateo), Nick Bostrom (ateo), Saul Kripke (ebreo), Eugene Wigner (?), Jerry Fodor (ateo) Dustin Crummett (cristiano), Matthew Adelstein (ateo in transizione), John Leslie (platonico), Pascal Boyer (ateo), Robin Hanson (ateo), Katja Grace (atea), Derek Parfit (ateo), Michael Suk-Young Chwe (rito), David Sloan Wilson (ateo), Edward Feser (criswtiano), Bryan Caplan (ateo), Paul Seabright (ateo), eccetera.


P.s. Mi interesserebbe il parere, senz’altro critico, di Montagner Alessio, benché esiti a infliggergli la seccatura di dover leggere questa spatafiata. Ad ogni modo, aggiungo che il paragrafo sugli animali è sommamente insoddisfacente e da completare, devo prima riflettervi. Tra le lacune che mi vengono in mente, vi è quella che riguarda le figure angeliche, i Santi e la Madonna, benché conti di aggiungerle a breve, poiché al riguardo ho idee piuttosto precise [aggiunta in coda 10]. Poi c'è anche il ruolo della Rivelazione [aggiunta in coda 12]. Resto nondimeno ben disposto ad accogliere eventuali suggerimenti. E ciò vale per tutti i miei amici maggiormente interessati al tema religioso.


Luca Gb 

Mattia Pascale 

Stefano Zucconi

Massimo Scaglione 

Massimiliano Wieder Paniz Peroni 

Michele De Russi 

Michele Silvi 

Alessio Pizzutti 

Davide Curioni

J Alfred Prufrock 

Marco Maria Trasatti 

Andrea Facci 

Hic

Andrea Pennini 

Nicola Claudio Salvatore 

Nicola Mariani 

Sara Milano

venerdì 17 aprile 2026

coscienza definitivo

 UNA TEORIA DELLA COSCIENZA

È la mia preferita. Non saprei neppure a quali autori ricondurla; di solito non elaboro molte idee personali: ne avrò concepite tre o quattro in tutta la mia vita. Nei commenti chiederò a Readwise di compulsare la mia biblioteca per individuare gli autori che, quantomeno, hanno fatto da ispiratori a questo scritto. La molla principale è l’inadeguatezza dell’esistente. Le teorie correnti hanno conseguenze paradossali e finiscono per considerare coscienti entità alle quali nessuna persona ragionevole attribuirebbe coscienza (Italia o qualunque organismo dotato di una certa complessità). Tralascio però la pars destruens — la più agevole — e, per il momento, espongo solo un abbozzo della teoria così come mi si presenta alle 10.30 di oggi, priva di qualsiasi genealogia intellettuale. Parto dall’osservazione che, attraverso menzogne e falsità, otteniamo la maggior parte delle risorse più preziose per il nostro benessere. Poiché dobbiamo anche difenderci, abbiamo sviluppato meccanismi di rilevazione della menzogna estremamente raffinati. Difesa e offesa si sono coevolute nei millenni, raggiungendo livelli di complessità letteralmente impensabili. Per fare un esempio: che Stasi sia colpevole e che Sempio sia innocente lo desumo soprattutto dall’espressione del volto e da pochi secondi del loro eloquio. Parlare di menzogna è dunque un modo assai rozzo per riferirsi a ciò che, in realtà, consiste in ipocrisie e reticenze sottilissime, capaci di eludere anche i radar più sofisticati. L’espediente che ci consente un salto di qualità consiste nel credere alla nostra stessa menzogna, o meglio nell’essere ipocriti sempre in buona fede. Le bugie con le gambe corte sono soltanto quelle del bugiardo consapevole di esserlo. Consideriamo alcuni esempi: quando, a reti unificate, il Presidente della Repubblica pronuncia il suo ponderato discorso di fine anno, o quando il Papa si affaccia alla finestra del Palazzo Apostolico per istruirci moralmente con la sapienza millenaria che incarna, noi ostentiamo il massimo interesse e rispetto. Dico “ostentiamo”, poiché, se le medesime parole costituissero il contenuto vago e generico di un post su Facebook nella bacheca di un anonimo, non dedicheremmo neppure un istante alla loro lettura, tanto sarebbero scontate. Questa ipocrisia, tuttavia, svolge una funzione ben precisa, sulla quale qui non mi soffermo: mi serve soltanto per chiarire che essa puo' essere utile e rappresenta comunque l’epicentro di tutti i nostri comportamenti, al punto che definirei l'essere umano come Homo Hipocritus. Se sono un femminicida, la mia falsa coscienza mi aiuta ad attenuare la mia posizione davanti a un giudice («…mi umiliava, mi mortificava, ma soprattutto mi aveva tradito, e il tradimento è per gli uomini ciò che per le donne è uno stupro»); se sono un professore nella scuola statale e l’assenza di un vero responsabile (proprietario) mi consente di occuparmi prevalentemente dei fatti miei, cercherò di giustificare questa condizione di comodo («la scuola è necessaria e non può che essere pubblica»). E così via. Per quanto l’ipocrisia sia centrale, la verità non può essere del tutto espunta, altrimenti saremmo tutti schizofrenici. Tuttavia, per quanto detto prima, verità e menzogna coesistono con difficoltà in cervelli unidimensionali: quando convivono, consumano ingenti risorse cognitive e rischiano di mandarci facilmente in tilt. Pensare X e dire Y è estremamente dispendioso, alla fine diremo X di sfuggita. Per mentire meglio dobbiamo relegare la verità in una dimensione inconscia; quando questo “parcheggio” fallisce, la verità riemerge e commettiamo delle gaffe. Ciò che qui interessa è che, per minimizzare i costi cognitivi, abbiamo bisogno di due dimensioni. È la lenta costruzione di questa duplicità a generare una coscienza distinta dall'incoscienza. Solo i meccanismi possono operare su una dimensione unica. L'Homo Hipocritus deve operare costantemente su due piani, collocando la verità nella dimensione inconscia e la bugia più o meno bianca in quella conscia. Insomma, dobbiamo dimenticare che si tratti di ipocrisia: per questo è necessario che non vi sia alcun contatto tra le due dimensioni. Solo così l’autoinganno può produrre al meglio quell’inganno altrui che migliora la nostra posizione e talvolta persino la posizione dell'intera comunità.

mercoledì 15 aprile 2026

internalismo esternalismo

 Nei miei vagabondaggi estemporanei nel mondo della filosofia analitica, mi sembra di cogliere una distinzione fondamentale tra internalisti ed esternalisti. L’internalista è un ingenuo che crede alle evidenze. Di fronte a un’evidenza lapalissiana, per esempio, giustifica la propria credenza mediante l’introspezione. L’esternalista, invece, anche quando l’evidenza si impone, la giustifica attraverso un calcolo che non comprende, ma che in passato si è dimostrato efficiente. Prendiamo un altro ambito, quello relativo al significato delle parole, in particolare dei nomi propri. Anche qui si contrappongono le dua bande. Riprendo il celebre esempio della Terra Gemella, ossia due pianeti identici. In entrambi si riscontra la presenza di acqua ed entrambe le popolazioni la chiamano “acqua”. La domanda è: che cosa significa per costoro dire “acqua”? Per l’internalista il significato è evidente e può anche essere formalizzato mediante le tavole di verità. Fondamentalmente, il significato di “acqua” è dato dalla descrizione dell’acqua stessa. Di conseguenza, la parola ha il medesimo significato su entrambe le Terre gemelle. Poi si scopre che, nel primo pianeta, l’acqua è H2O, mentre nel secondo è H3O. Vale a dire, si scopre che il significato della parola “acqua” è diverso tra le due popolazioni. Ne consegue che è ragionevole sostenere che un significato equivalga alla descrizione di ciò a cui ci si riferisce, più una quota, al momento misteriosa, che è esterna alla nostra mente e concerne l’oggetto stesso. Questa è la posizione esternalista, che, dunque, può essere ridotta così: internalismo + mistero. Se il mistero lo si dà per assodato in tutte le vicende della conoscenza umana, si può restare internalisti senza molti inconvenienti, non c'è bisogno di esternalismo. E per quanto riguarda la giustificazione delle credenze con cui ho esordito? Si noti che ho parlato di “un calcolo che non comprendiamo”. Ebbene, la non comprensione è sempre legata a un mistero; dunque, anche qui: esternalismo = internalismo + mistero.

P.S. Sulla giustificazione delle credenze sono stato un po’ vago. Riprendo allora l’esempio della rana bollita fatta in altro post. Per comprendere meglio, è il caso di esemplificare con una domanda retorica da porre in questi termini: se sono sincero e dico “soffro!”, potrei anche sbagliarmi? Per l’internalista no: l’introspezione del sofferente è la fonte migliore per sapere se soffre. Ma, se è così, incorro nel paradosso della rana bollita (vedi post di settimana scorsa). Per evitarlo devo applicare un calcolo e dire che non soffro anche se soffro, oppure, come nel caso della rana bollita, che soffro anche se non soffro. Non so perché soffro anche se non soffro, e questa ignoranza è misteriosa. Quindi: esternalismo = internalismo + Mistero.

lunedì 13 aprile 2026

SIA vs SSA

 SIA vs SSA


ESISTI!

Da questo semplice fatto, cosa inferisci su cio' che non sai?

SIA) Forse che la categoria a cui appartieni è numerosa?

SSA) Oppure che molti membri della categoria a cui appartieni asomigliano a te?

E' una differenza cruciale che influenza molte importanti conclusioni razionali. Tra cui l'esistenza di Dio.

SSA ha molti buchi, ne elenco solo due:

Adamo ed Eva: il serpente presenta loro la realtà così com'è: se facendo sesso Eva resta incinta sarà la capostipite di una stirpe infinita (assolutamente improbabile). Al contrario, se non resterà incinta sarà l'unica donna (o una delle poche) sulla terra (ragionevolmente probabile). Applicando SSA sembra che sia impossibile che resti incinta. Ma questo è assurdo"

Doomsday argument: da certi ragionamenti sembra proprio che tu sia uno dei primissimi uomini ad essere nato. Siccome questo improbabile per SSA, da cio' deriva che il mondo finirà presto. Ma per SIA il mondo contiene tutti gli uomini possibili, quindi è improbabile che ne contenga così pochi, dal che diventa accettabile che tu sia uno dei primi.

LA FUNZIONE DELLA PREGHIERA

 LA FUNZIONE DELLA PREGHIERA

Innanzitutto, serve come terapia cognitiva per imparare a contare fino a dieci. Ti succede qualcosa di tragico? Calma, non incolpare, non additare, non giudicare... Prega! Accumula Rosari, poi, con calma, comincerai a pensare.
Poi serve ad ottenere cio' che desideri. Dio ci ha donato una libertà talmente radicale, al punto che nemmeno lui puo' conoscerci fino in fondo. Aprendo a lui il nostro cuore puo' venire a conoscenza di cose nuove e modificare il corso dell'universo in nostro favore. Questi eventi sono rari e non isolabili con le comuni tecniche statistiche.

venerdì 3 aprile 2026

iq razze

 Sempre caldo il tema razze/IQ. Cosa occorre per accertare un legame tra intelligenza innata e gruppi umani (o razze)?


1) Che il concetto di intelligenza sia ben definito.

2) Che sia almeno in parte ereditario, e quindi innato.

3) Che i vari popoli siano vissuti per un tempo sufficiente in ambienti diversificati.

4) Che ambienti differenti possano esercitare pressioni evolutive differenti su una facoltà come quella dell'intelligenza.

5) Che la materia possa essere affrontata con metodi scientifici.

Quale di questi punti vi crea più problemi? A me il 5. Lo sapevate che non si puo' attingere ai database più completi - per esempio quello del NIH - se non si giura che i dati estratti non verranno usati per studi che hanno per oggetto questi temi? Non è una regola astratta. Ci sono studiosi licenziati - per esempio Bryan Pesta - per averla violata.