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domenica 24 marzo 2019

NEOMORALISMO

NEOMORALISMO
In politica non è che si dialoghi moltissimo. In genere, da due secoli in qua, funziona all’incirca così:
1) La Sinistra propone.
2) La Destra reagisce.
3) La Sinistra delegittima.
4) La Destra profetizza sciagure.
Si propone in nome della politica.
Si reagisce in nome della civiltà
Si delegittima alludendo agli interessi inconfessabili dell’altro.
Ci si lamenta ispirandosi alla letteratura.
Questo ping pong non era così male ma da qualche decennio è saltato il punto 3: ora si delegittima in nome della morale.
La stigmatizzazione è diventato lo specifico del discorso pubblico di stampo progressista, ci sono le “brave persone” da frequentare e le “cattive" da scansare. L'ubiquità della retorica stigmatizzante sostituisce l'argomento con insulti tipo: razzista, sessista, misogino, “hater” e islamofobo. Non si litiga più nemmeno a viso aperto, si borbottano questi epiteti mentre si rientra nel proprio gruppo d’appartenenza.
A cosa dobbiamo questa novità?
1) Le destra, dopo un secolo e mezzo della manfrina di cui sopra, non ha più molti interessi da difendere. L’accusa precedente ha perso di senso.
2) Le università (di sinistra) hanno preso il posto della civiltà (di destra). E' nelle prime che si fabbrica il prestigio.
2) La civiltà a cui ci si appellava la destra era quella che girava intorno alla famiglia; con il controllo della fertilità femminile, la scissione tra sesso e matrimonio e le innovazioni domestiche, quella roba lì si è disarticolata.
3) Il profluvio di info che ci piovono addosso ogni giorno nell’era IT richiede di essere “economicizzata” attraverso nuovi pregiudizi. Il neomoralismo è un produttore efficientissimo di questa roba.
Quando metti al centro lo stigma crei almeno un paio di effetti collaterali:
1) Polarizzazione e apartheid. Lo stigma è contagioso ed impedisce il rimescolamento; non ci si sposa tra “diversi”, non si lavora con i “diversi”, non si va in vacanza con i “diversi”… E se ti ritrovi intruppato tra “diversi”, o ti converti o falsifichi le tue preferenze.
2) Fare politica diventa essenzialmente iscriversi al giusto “club cognitivo”, quello che veicola il “pensiero prestigioso”. Se non si fa in tempo, si militerà con orgoglio nel club degli sporchi e cattivi che buttano in mare i bambini che scappano dalla guerra.
Un paradigma del genere spiegherebbe almeno un paio di cose:
1) Perché la sinistra è così spocchiosa e incoerente: sono tali tutti i moralisti che ricorrono di continuo all’argomento del prestigio e alla segnalazione della virtù.
2) Perché la destra è così becera: ha la reazione nel suo dna ma, non sapendo più in nome di cosa reagire, mena fendenti a vuoto.
(bibliografia a disposizione solo su richiesta)

martedì 10 maggio 2016

john list sugli stereotipi

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Claude Steele, a psychologist at Stanford, popularized the term stereotype threat. He had people taking a math exam, for example, jot down whether they were male or female on top of their exams, and he found that when you wrote down that you were female, you performed less well than if you did not write down that you were female. They call this the stereotype threat. My first instinct was that effect probably does happen, but you could use incentives to make it go away. And what I mean by that is, if the test is important enough or if you overlaid monetary incentives on that test, then the stereotype threat would largely disappear, or become economically irrelevant.
“So we designed the experiment to test that, and we found that we could not even induce stereotype threat. We did everything we could to try to get it. We announced to them, “Women do not perform as well as men on this test and we want you now to put your gender on the top of the test.” And other social scientists would say, that’s crazy — if you do that, you will get stereotype threat every time. But we still didn’t get it. What that led me to believe is that, while I think that priming works, I think that stereotype threat has a lot of important boundaries that severely limit its generalizability. I think what has happened is, a few people found this result early on and now there’s publication bias. But when you talk behind the scenes to people in the profession, they have a hard time finding it. So what do they do in that case? A lot of people just shelve that experiment; they say it must be wrong because there are 10 papers in the literature that find it. Well, if there have been 200 studies that try to find it, 10 should find it, right?

“This is a Type II error but people still believe in the theory of stereotype threat. I think that there are a lot of reasons why it does not occur. So while I believe in priming, I am not convinced that stereotype threat is important