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giovedì 9 novembre 2017

Saggezza delle superstizioni (6): la danza della pioggia.

Saggezza delle superstizioni (6): la danza della pioggia.

Ancora da piccolo, nel corso della “lunga estate calda”, mi capitava di partecipare a processioni parrocchiali organizzate per “far piovere”.
Una specie di “danza della pioggia” cattolica.
Francamente, non saprei dire quanti fedeli credessero realmente all’efficacia di un simile strumento, eppure l’incredulità non sminuiva l’entusiasmo.
Forse pesava l’aspetto folkloristico: finalmente qualcosa di diverso!
Forse pesava l’aspetto provocatorio: i laiconi a bocca aperta arano uno spasso da vedere.
Forse pesava l’aspetto sociale: segnalavamo a chi era colpito dalla siccità che eravamo tutti consapevoli del problema.
Forse pesava l’aspetto psicologico: era uno sfogo contro una frustrazione da impotenza. Un modo per dire “accidenti!”.
Forse pesava la fede: alcuni pensavano realmente che Dio si sarebbe scomodato per quisquilie del genere.
Forse pesava l’aspetto tradizionale: roba del genere appartiene al nostro passato lombardi.
Ecco, è proprio partendo dalla tradizione che possiamo capire meglio le motivazioni sotto simili gesti.
***
A partire dal tardo medioevo fino al XVII secolo medioevo queste pratiche erano routine dalle nostre parti.
L’agricoltura era attività decisiva e cio’ che turbava i raccoltiandava esorcizzato dallo stregone, ovvero dal prete.
Il nemico era la siccità, ma più spesso le bestiacce che mandavano tutto in malora. All’epoca non esistevano pesticidi.
Forse per questo la danza della pioggia era soppiantata da una pratica molto più capillare e singolare: i “processi agli animali”.
Sì, si processavano le bestiacce.
Venivano prese e messe fisicamente sul banco degli imputati, poi si istruiva un vero dibattimento con tanto di accuse formali.
L’imputato – per esempio un topo – doveva essere processato vivo, e il processo doveva essere un “giusto processo” come direbbe la commissione parlamentare.
Per almeno 250 anni in alcune parti di Francia, Italia e Svizzera esistevano corti giudiziarie specializzate nel giudicare insetti, roditori e ogni genere di parassita.
I giudici convocavano le lumache con atti ufficiali per accusarle di “invasione territoriale”.
Esistevano consulenti legali per le locuste e difensori di maggiolini.
La base giuridica per procedere era solida: anche le bestiacce sono creature di dio, e quindi dotate di personalità giuridica.
Le condanne spaziavano dall’esilio alla scomunica, e potevano colpire gli uccelli come le cavallette.  Tutto era “processabile”.
A volte il colpevole era soggetto ad anatema o a maledizione.
Queste cose non avvenivano nell’epoca più oscura della civiltà occidentale ma nel basso medioevo e in epoca umanistico-rinascimentale, e riguardavano le zone più ricche e laboriose dell’ Europa continentale.
Anche se emanava ordinanze destinate ai grilli, anche se proponeva patteggiamenti tra contadini e scarafaggi, la magistratura ecclesiastica preposta non era una manica di folli, tutt’altro. Si trattava di chierici seri e dotati di istruzione e reputazione solida.
Se si consultano i registri di allora tutto ci appare una barzelletta, ma il rigore e la correttezza con cui cio’ che leggiamo è redatto, ci fuga subito il dubbio.
L’epoca d’oro del processo ai vermi: tra il 1400 e il 1600.
Lo strumento più utilizzato per perseguire i parassiti era laclass action. La città di Chiavenna ne imbastì una memorabile contro i bruchi accusandoli di aver violato i confini dei campi comunali.
Un tipico caso lombardo: popolo vs locuste.
L’ accusa era un rappresentante della comunità stressata e tutto avveniva sotto l’alto patronato del vescovo.
La sequela attesa era all’incirca questa: processo+condanna+incantesimo+intervento divino liberatorio.
In genere si cominciava con un’ordinanza per fermare l’invasione, e poi, se l’accusa era meritoria, si procedeva con le condanne e gli anatemi rituali. Se l’accusa veniva invece reputata insussistente, si liquidava l’attore consigliandolo di pregare (“dì su un quai pater-ave-gloria”), o di finanziare una processione, o di intensificare la sua fede.
Una specie di pesticida soprannaturale.
Assurdo? Non poi così tanto se comparato ai metodi laici: “far prendere un bagno ad un gatto rognoso e cospargere l’acqua sui campi infettati”. Oppure: “uccidere un buon numero di ranocchi, cospargerli di cenere e concimare i campi infettati con quelli”. Oppure: “catturare un campione rappresentativo di roditori, castrarli e liberarli tra gli altri”. Oppure: “appendere ad un traliccio una fesa d’aglio sul lato est del campo”.
Quando nulla funziona, l’uomo ragionevole va in chiesa.
La difesa accordata alle bestiacce era di prima qualità. Bartholomé Chassenée, insigne giurista dell’epoca, si fece le ossa difendendo orde di ratti.
L’argomento difensivo più utilizzato: “anche loro sono creature divine con il diritto di godere dei frutti della terra”.
Un altra difesa canonica consisteva nell’annullare la condanna: l’invasione parassitaria era stata minima o inesistente.
Molti scagionamenti si ebbero per vizi di forma: gli avvocati degli animali (specie quelli dei topi) erano abilissimi nel rilevarli.
Altra strategia (meno efficace, però): “i parassiti sono incapaci di intendere e di volere”.
Un difensore arrivò addirittura a ventilare lo stato clericaledelle lumache, il che dava loro taluni privilegi.
Taluni passeri vennero di fatto scagionati per difetto di notifica nella scomunica (che doveva portare il bollo ufficiale della Chiesa Cattolica di Roma).
Tutto era molto complicato e rigoroso, a cominciare dalla correttezza e incorruttibilità del collegio giudicante. Un apprendista potrebbe imparare molto leggendo questi atti di alta giurisprudenza.
***
E’ strano tutto questo ardore di un’istituzione lucida e razionale fino al cinismo come la Chiesa Cattolica. Ma unamotivazione forse la si puo’ trovare.
All’inzio dell’epoca moderna la chiesa era titolata ad esigere dai contribuenti la cosiddetta “decima”. Si trattava di una tassa ecclesiale.
La base imponibile era la produzione agricola effettiva.
Si trattava di una tassa molto difficile da esigere. Il controllo della produzione era problematico e le elusioni frequenti. Il calcolo delle quantità sempre vago e surrettizio.
I trucchi per evadere erano “1001” come diceva un vecchio proverbio.
Il contadino poteva “aprire” campi in nero. O nascondereparte del suo raccolto. O destinarlo a finto consumo personale (era esente). Oppure poteva falsamente convertirele coltivazioni su prodotti esentati o privilegiati. Oppure poteva presentare quantità “non divisibili” in modo da speculare sui resti (per convenzione non tassabili).
Insomma, senza un’adeguata compliance la raccolta della decima sarebbe stata fallimentare.
In questi casi cosa si fa?
Si indottrina. Si punta cioè sui sensi di colpa.
E’ una mossa classica.
Mia mamma non poteva controllare ovunque andassi, se volevo drogarmi avrei potuto farlo facilmente, figuriamoci fumare. E quindi giù con l’indottrinamento: la droga fa male, ti distrugge, guarda che fine ha fatto Carletto… a scuola c’era persino un corso intensivo sui mali del fumo, dell’alcol e della droga. C’erano foto impressionanti!
Se voglio che mia figlia lavi i piatti non posso costringerla a suon di botte o con altri ricatti (lo dice il pedagogista). Cosa mi resta? L’indottrinamento. Ovvero, fare in modo che se lei non collabora ai lavori di casa senta un certo senso di colpa.
Se vogliamo combattere le molestie sessuali l’arma giuridica è spuntata, tutti lo vedono, specialmente quelli che non hanno ancora ben capito cosa sia una molestia sessuale. Occorre allora puntare sull’indottrinamento.
L’economista parla di costi interni: quando non ci sono quelli esterni, o sono minimi, non resta che puntare su quelli interni.
Detto in modo ancora più semplice: se qualcosa è sbagliata basterebbe proibirla, perché perdiamo allora tempo in prediche? Semplice: perché proibire a volte è impossibile o eccessivamente costoso.
L’evasione della decima è “impossibile” da proibire, occorre quindi creare un’adesione spontanea.
All’epoca – chi aveva questo obbiettivo, ovvero la chiesa – puntava meno sull’indottrinamento e più sul soprannaturale.
L’indottrinamento di oggi non è che il soprannaturale di ieri.
Dio era onnisciente e onnipotente: poteva sapere e punire.
Si arrivò addirittura ad annoverare il pagamento della decima tra i comandamenti!
Si arrivò a dire che la decima era un debito verso dio, e non verso la chiesa (Concilio Laterano IV). Un modo per considerare l’evasore un apostata.
E’ chiaro che la gente, per pagare, doveva credere a questa maledizione dell’evasore. nel momento in cui si infiltrava il dubbio, scattava l’evasione.
Nel tardo medioevo la fede nella chiesa ha un nemico ben preciso: gli eretici.
Si va verso la riforma e la chiesa sente il suo monopoliominacciato: la salvezza delle anime (e del fisco) è in pericolo.
In questo senso, gli eretici più insidiosi erano i valdesi di Lione.
Perché? Perché erano praticamente dei cattolici, la loro dottrina era ortodossa… tranne per quel che riguarda l’autorità ecclesiastica, che non riconoscevano. L’unica regola che violavano era quella di predicare (senza permesso papale).
La loro presenza mette particolarmente in dubbio l’autoritàecclesiastica. Di fatto erano dei cattolici anarchici.
I valdesi erano “donatisti”: per loro il sacramento puo’ essere somministrato da chiunque. Si noti che la loro dottrina sostanziale è cattolica (non si può attaccarli su questo punto), la loro eresia si concentra unicamente sulle “persone” e sulla loro autorità. Quel che contestano è il monopolio, ma questo costituisce una vera minaccia alla complinace fiscale.
I valdesi denunciavano la corruzione dei chierici, per loro evadere la decima non era peccato perché dio non ci ha mai ordinato di pagarla. Le scomuniche su questa disobbedienza, per loro, non avevano alcun effetto.
Non credevano neanche nel purgatorio: un pretesto dei chierici per preci a pagamento ed altre pratiche corruttive.
La risposta cattolica ai valdesi: primo, assimilarli alle streghe e condannarli alla stessa fine. Secondo, istruire processi ai parassiti.
La loro epoca d’oro, il XV secolo, è l’epoca d’oro di tali processi.
Ricordiamo che l’intento della chiesa era quello di collegare l’evasione alla sfiga. Vuoi evadere? Attento perché la sfiga ti colpirà.
Questo nesso veniva continuamente ripetuto nei processi, era il chiodo più battuto.
Le condanne inflitte alle bestiacce, tanto per cominciare, sono le medesime di quelle inflitte agli evasori: scomunica e anatema. La similitudine è scoperta.
Non solo: nelle sentenze di condanna alle locuste veniva esplicitamente raccomandato agli attori di pagare meticolosamente tutte le tasse.
Il processo era quindi occasione di “predica” fiscale.
Ma le cose non si esaurivano in una predica, occorreva ancherafforzare la fede in quanto veniva detto. E qui veniamo al cuore della faccenda.
Dopo la condanna giudiziaria inflitta agli insetti poteva succedere che gli insetti abbandonassero i campi o morissero.
In questo fortunato casi, grande trionfo della chiesa, grande irrobustimento della fede e… valdesi maramao!
Il fatto cruciale è che insetti e roditori sono itineranti, quando hanno devastato un campo se ne vanno altrove.
E’ la legge del meteo: se è bello, pioverà. In altri termini: se piove, verrà il bello.
Una legge che qualsiasi fattucchiera conosce a menadito.
Basta tirare avanti il processo fino a che “il tempo cambia”. Quando sta per cambiare, si impartisce la maledizione che lo farà cambiare.
Allungando i tempi aumentavano per la chiesa le probabilità di successo. E i mezzi per allungare la broda non mancavano.
La qualità della difesa serviva anche a questo: doveva essere in grado di produrre argomenti che necessitassero “un attento (e prolungato) esame”.
Si tirava avanti mesi e mesi a piacimento. Poi arrivava l’inverno, si pronunciavano gli anatemi, e le cavallette sparivano d’incanto.
Problema: i contadini non sono scemi. Anche loro conoscono la “legge del meteo”. Anche loro sanno che le cavallette congelano d’inverno.
E la chiesa non è una fattucchiera qualsiasi: sa benissimo che i contadini sanno.
Morale: più un processo si trascina, meno convincente sarà. Più un processo è breve, più convincente sarà.
La chiesa è posta di fronte ad un dilemma: fare processi convincenti ma rischiosi o poco convincenti ma sicuri? Su questa scala si era tenuti a scegliere.
Ma c’è un’altra variabile: la fede contingente dei credenti(che è poi la compliance dei contribuenti).
Questa dipendeva da tempo e luogo.
Se la fede è alta, come nel medioevo, il processo puo’ essere lungo quanto si vuole. Anzi, non c’è nemmeno bisogno di farlo: il richiedente puo’ essere liquidato invitandolo a fare penitenza recitando un numero extra di preghiere.
Se la fede è nulla, come tra gli eretici, il processo non si tiene in quanto mai verrà richiesto da nessuno.
Ma tra questi due estremi c’è un’area grigia di fede minacciata dall’eresia. E’ la fede di chi sta nella tenaglia tra eresia e ortodossia.
Qui per la chiesa, molto spesso, il rischio vale la candela: fare processi credibili (di durata limitata) rischiando anche un finale poco onorevole può essere conveniente. La fede è in pericolo e questo tentativo di recupero diventa l’unico modo per salvarla.
Un modello matematico sarebbe in grado di isolare sulla carta un’area geometrica in cui fare processi ai maggiolini diventa la scelta più razionale a disposizione dell’agente.
Quando e dove si verifica concretamente questa situazione?
Per esempio in Lombardia tra XV e XVII secolo.
Tra questi boschi la minaccia eretica è sempre stata forte e dopo, dalla Svizzera, è arrivata quella luterana.
La teoria è confermata dai fatti? Bisognerebbe capire quei territori in cui l’evasione della decima era più alta e confrontarli con quelli in cui si tenevano i processi.
Ma i dati diretti mancano, l’evasione è stimata ma non a livello comunitario.
L’unica proxy disponibile dell’evasione è l’eresia: più eretici => meno fede => più evasione.
E con questa proxy i conti quadrano, almeno stando ai dati attinti dal volume di Edward Payson Evans: “The Criminal Prosecution and Capital Punishment of Animals”.
I processi ad animali si concentrano a Berna, Costanza, Borgogna, Alpi del Rodano, Lombardia, Canton Vaud, Lucerna, Neuchatel, regione del Jura…
Tutti posti dove cattolici e valdesi si fronteggiano apertamente.
Poi i valdesi confluirono nei calvinisti eccezion fatta per alcune piccole comunità piemontesi. E, da quel momento, i processi alle cavallette si registrano solo in Piemonte.
Sui tempi – confrontando processi alle streghe (5725 casi) e agli animali (62 casi) – troviamo un nesso molto simile.
Il campione è necessariamente piccolo ma la correlazione solida. Forse abbiamo davvero scoperto davvero il segretodella “danza della pioggia”.
Si noti, lo ricordo ancora, che il “primitivismo” delle credenze non spiega nulla: parliamo delle regioni più avanzate del continente. E i preti di quelle parti, non erano certo più pazzi di quelli che stavano altrove.
Nelle precedenti puntate (ordalia e oracolo) abbiamo visto come i pregiudizi costruiscano un ordine sociale desiderabile, ora, andiamo oltre e scopriamo come istituzioni senza senso possano essere utilizzate per promuovere un salutare pregiudizio decisivo nella caccia agli evasori.
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