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lunedì 9 gennaio 2023

 Perché la gente odia l'economia e la considera una "scienza triste"?


Perché è una teodicea rovesciata, ripete continuamente che i frutti del bene (buone intenzioni) sono malvagi.

domenica 15 dicembre 2019

BLANK STATE

RASSEGNAMOCI AL RAZZISMO
Le differenze razziali sono in gran parte adattamenti al clima. Il pigmento della pelle era una crema solare per i tropici, le pieghe nelle palpebre erano occhiali per la tundra. Ma gli individui non sono geneticamente identici ed è improbabile che le differenze influenzino ogni parte del corpo tranne il cervello. Sebbene le differenze genetiche tra razze siano più piccole di quelle tra gli individui, è ragionevole credere che non siano né inesistenti né irrilevanti. La migliore "cura" per la discriminazione, quindi, è un test più accurato e più ampio delle capacità cognitive, perché fornirebbe così tante informazioni predittive sui singoli individui che nessuno sarebbe tentato di tenere più conto della razza o del genere. Ma probabilmente un'idea del genere comporta pratiche tanto invasive da non avere alcun futuro politico, cosicché le discriminazioni razziali e di genere saranno sempre tra noi.
COSE CHE NON CI ENTRANO NEL CERVELLO
I bambini non devono andare a scuola per imparare a camminare, parlare, riconoscere oggetti o ricordare le personalità dei loro amici, anche se questi compiti sono molto più difficili che leggere, sommare o ricordare date nella storia. Devono andare a scuola per imparare a scrivere e far di conto perché queste conoscenze sono state acquisite troppo di recente perché si siano evolute delle capacità naturali corrispondenti. I bambini sono dotati di una "cassetta degli attrezzi" per ragionare e apprendere in modi particolari, e quegli attrezzi devono talvolta modificati per padroneggiare problemi per i quali non sono adeguatamente progettati. Non possono imparare la biologia finché non disimparo la biologia intuitiva, che pensa in termini di essenze vitali anziché di selezione passiva. E non possono imparare l'evoluzionismo fino a quando non disimparano a pensare l'ordine in termini di progetto. Non possono imparare l'economia finché non disimparo a pensare il gruppo umano in termini unitari. Ancora oggi la cooperazione fondata sui prezzi di mercato confonde le menti che fanno troppo fondamento sull'intuito.
MISERIA DEL MORALISMO
Ci sono problemi come il razzismo, l'aborto, il colonialismo, l'ambiente, il CRISPR... che vengono affrontati in termini moralistici e di guerra culturale. Molte di queste cose possono avere conseguenze dannose, ovviamente, e nessuno le vorrebbe banalizzate. La domanda è se siano meglio gestite dalla psicologia della moralizzazione (con la sua ricerca di cattivi e relativa mobilitazione dell'autorità per controllare e punire) o in termini di costi e benefici, prudenza e rischio.
MISERIA DELL'UTOPIA
In politica c' è la Visione Tragica e quella Utopica. Nella Visione Tragica, gli esseri umani sono intrinsecamente limitati nella conoscenza, nella saggezza e nella virtù, e tutti gli accordi sociali devono riconoscere quei limiti. Nella visione utopica, i limiti sono superabili grazie ad un assetto sociale migliore, e noi non dovremmo porci limiti ma favorire questo avanzamento. Per i Tragici cercare di fare "qualcosa di impossibile" è sempre un'impresa corruttiva. Per gli Utopici è sempre un'impresa costruttiva. Ebbene, le idee della psicologia evoluzionistica e della genetica comportamentale si sono diffuse negli anni '70 e non avrebbero potuto costituire un insulto peggiore alla Visione Utopica. Si tratta di idee che vendicano la Visione Tragica e minano quella Utopica che fino a poco tempo prima dominava ampi segmenti della vita intellettuale. Ecco alcuni capisaldi rinforzati dalle nuove ricerche: 1) Il primato dei legami familiari in tutte le società umane e il conseguente peso del nepotismo e dell'ereditarietà. 2) La portata limitata della condivisione comunitaria nei gruppi umani. 3) L'universalità del dominio e della violenza nelle società umane (compresi i presunti pacifici raccoglitori-cacciatori) e l'esistenza di meccanismi genetici e neurobiologici che ne sono alla base. 4) L'universalità dell'etnocentrismo e altre forme di ostilità tra gruppi differenti e la facilità con cui tale ostilità può essere suscitata nelle persone all'interno della nostra società. 5) La cospicua ereditarietà di intelligenza, autocontrollo, coscienziosità e attitudini antisociali, il che implica che buona parte della disuguaglianza sorgerà anche in sistemi economici perfettamente equi. 6) La prevalenza di meccanismi di difesa mentale, pregiudizi egoistici e bias cognitive, con cui le persone si ingannano sulle proprie ragioni, sulla propria saggezza e la propria integrità. 7) I pregiudizi del nostro senso morale che ci fanno preferire i nostri vicini e ci fanno confondere il bene con il conformismo, il rango, la pulizia e la bellezza.
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giovedì 5 dicembre 2019

L'ECONOMIA DI TUO NONNO



L'ECONOMIA DI TUO NONNO
L'economia neoclassica è caratterizzata dall'assunto che la produzione sia un processo che impiega due fattori principali: lavoro e capitale. La cultura non ha spazio nel paradigma.
Gli attori dell'economia neoclassica, per esempio, non sono influenzati dalle loro convinzioni individuali o dalla loro cultura. L'azienda, altro esempio, è solo una macchina per trasformare input in output. Il consumatore è solo una macchina che persegue la soddisfazione dei desideri. Cio' che crede la gente non ha nessun effetto perché se volessimo prestare attenzione a ciò in cui credono le persone dovremmo prestare attenzione alle influenze culturali. Le persone introiettano la maggior parte delle loro credenze e abitudini copiando altre persone (genitori e parenti), almeno finché sono bambine. Successivamente, affiliandosi a gruppi (amici) o differenziandosi da altri gruppi (nemici). La necessità di imitare, affiliarsi e differenziarsi è una forza che talvolta supera i nostri desideri contingenti. Ma questa interdipendenza innesca un'evoluzione culturale difficile da rendere in un modello matematico. Come se non bastasse, l'evoluzione culturale è più rapida di quella naturale. Ciò conferisce all'economista un compito scoraggiante. Immagina quanto sarebbe complicata la botanica se la vegetazione delle piante si stesse evolvendo alla stessa velocità della cultura umana!
Data questa evoluzione, non può essere appropriato interpretare tutti i fenomeni economici in termini di "lavoro" e "capitale". Forse ai tempi di Karl Marx c'era qualcosa di interessante da dire utilizzando questa semplificazione. Forse c'era ancora qualcosa da dire negli anni '40, quando Paul Samuelson stabilì l'approccio neoclassico come metodo dominante per l'insegnamento e la ricerca in economia. Ma ora è passato molto tempo e conservare l'approccio a due fattori è davvero eccessivamente semplicistico. Non esiste una massa di lavoratori intercambiabili che potrebbero essere descritti come "lavoro". Vediamo invece un grado di specializzazione da capogiro. I lavoratori differiscono in termini di formazione, esperienza, personalità, socialità e altro ancora. Si tratta di differenze irriducibili. D'altra parte, neanche il "capitale" si adatta al modello neoclassico. Il capitale più importante oggi è intangibile: know-how, marchio, strategia aziendale, cultura organizzativa e proprietà intellettuale legalmente detenuta. Oserei dire che la grande azienda è essenzialmente un'istituzione culturale che genera profitto e il manager un portatore di cultura (aziendale).
Gli statistici del governo sommano il valore di tutti i beni e servizi prodotti e chiamano questo numero PIL. Si tratta di una misura poco significativa: 1) l'innovazione genera prodotti migliori e più economici che talvolta diminuiscono il PIL anziché aumentarlo, 2) una cultura dell'invidia svuota di significato il PIL come misuratore di benessere. Eppure per noi il PIL resta un totem, gli economisti poi persistono nel suddividerlo in ore lavorate, ignorando la miriade di differenze nelle competenze specializzate dei diversi lavoratori, e chiamano questo rapporto tra PIL e ore lavorate "produttività". Successivamente, confrontano questa "produttività" prendendola in due punti distanti molti anni sull'asse temporale e tracciano una linea di tendenza chiamandola "crescita della produttività". Facendo un passo ulteriore, cercano interruzioni su questa linea di tendenza e chiamano queste interruzioni "cambiamenti nel tasso di crescita della nostra economia". Sono sciocchezze accatastate su sciocchezze, difficile ne esca qualcosa di buono, si genera piuttosto una specie di telefono senza fili in cui il messaggio finale è poco intellegibile. Capisco che le persone vogliano avere misure per tenere traccia delle prestazioni economiche ma potrebbe non esserci alcuna misura in grado di tenere il passo con la rapida evoluzione dell'economia. Quel che è certo è che l'approccio neoclassico con il quale ancora oggi interpretiamo la performance economica attraverso la "produttività del lavoro" è decisamente anacronistico.
E allora: non indulgere con l'economia di tuo nonno. A tuo nonno è stato insegnato a pensare in termini di "lavoro" e "capitale", a tuo nonno è stato insegnato ad aggregare tutto, mele, pere, albicocche e tutto il resto. Invece, tu devi pensare in termini di specializzazione, fattori immateriali, preferenze segmentate ed evoluzione culturale. Facciamo uno sforzo, diciamo addio all'economia neoclassica, compresa l'eresia keynesiana che amplifica all'estremo i difetti a cui ho accennato. L'approccio neoclassico non è facile da capire, si tratta di una disciplina che utilizza strumenti ostici da dominare. Per questo gli economisti sono persone brillanti e con capacità sopra la media. Rendiamo loro omaggio stando però attenti a non cadere nell'illusione ottica di traslare questa ammirazione dagli uomini alla disciplina ormai obsoleta su cui esercitano le loro doti.
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venerdì 15 novembre 2019

IL DOPPIO INGANNO DELLE SCIENZE ECONOMICHE

IL DOPPIO INGANNO DELLE SCIENZE ECONOMICHE
Il paradigma tipico dell'economia mescola comportamentismo e convenzionalismo. Grazie al primo ci si puo' disinteressare di cio' che avviene nell'animo umano (materia lasciata agli psicologi) concentrandosi unicamente sui comportamenti, grazie al secondo si puo' procedere "come se" si conoscesse l'animo umano.
Domanda classica: come puo' un economista parlare di "razionalità" e "preferenze" se non si interessa all'interiorità dal soggetto? Risposta secca: infatti un economista non è interessato alla razionalità di un soggetto o alle sue preferenze reali, solo ad una mera convenzione su queste qualità.
All'economista interessa che i giocatori di biliardo si comportino COME SE fossero geometri, non il fatto che lo siano o meno.
Si noti che se un soggetto agisce in una certa maniera è SEMPRE possibile dire che si sta comportando razionalmente avendo certe preferenze. Anche un pazzo puo' essere descritto come una persona razionale con preferenze singolari.
Questa combinazione tra comportamentismo e convenzionalismo crea molti equivoci, pensiamo solo alle critiche comunemente avanzate contro l' homo oeconomicus. Chi lo contesta fa notare come un uomo del genere sia pura finzione poiché la razionalità umana è un mito. Ma questa non è una contestazione dell'Homo oeconomicus, una simile critica non tange l'economista poiché lui, non essendo interessato all'interiorità umana, è del tutto disinteressato anche alla razionalità o meno dell'uomo reale. A lui serve solo postulare una razionalità convenzionale per descrivere le situazioni e mettere a punto i suoi modelli.
Cio' detto, nell'equivoco metodologico ci cade a volte gli economisti stessi finendo per confondere le preferenze convenzionali postulate nei loro modelli con quelle reali. Detto in altri termini, nei modelli si massimizza l'utilità (quantità convenzionale), non la felicità (quantità reale).

lunedì 24 giugno 2019

martedì 28 maggio 2019

LE FINTE DISCIPLINE AVALUTATIVE

LE FINTE DISCIPLINE AVALUTATIVE

Congettura: l'economia moderna è formalmente avalutativa, ma in pratica incoraggia l’uguaglianza e il cosmopolitismo. Se nei tuoi modelli teorici tratti tutti gli individui come fondamentalmente simili, sarebbe strano insistere poi sul fatto che la legge debba improvvisamente trattarli in modo diverso.

Verifica: come hanno votato nel corso della storia gli economisti in Parlamento? Leggetevi l’articolo.

https://www.nytimes.com/2013/03/17/business/the-egalitarian-tradition-of-economics.html

giovedì 21 marzo 2019

Non c’è vista senza punto di vista SAGGIO


Non c’è vista senza punto di vista


I valori dello scienziato influenzano il lavoro scientifico? Mi interessa il caso degli economisti cosicché qui di seguito metto in fila alcuni spunti di riflessione, anche per scoprire se l’economia possa essere considerata una scienza.
***L'immagine può contenere: una o più persone, occhiali e primo piano
  1. Nelle università moderne gli economisti sono addestrati a pensare il loro lavoro come “wertfrei”, ovvero non inquinato dai valori (Heilbroner 1973: Economics as a Value‐Free Science).
  2. Questo rende tutto complicato poiché eventuali interferenze sonotacite e quindi difficile da rilevare in modo diretto.
  3. La mescolanza di fatti, teoria e valori sembrerebbe evidente nell’economista consigliere del politico (politica economica). Vedi Colander e Su, Huei‐Chun: Making Sense of Economists’ Positive‐Normative Distinction.
  4. Tuttavia, queste intuizioni non sembrano essere condivise dalla maggior parte degli economisti. La maggior parte degli economisti affermerebbe che il loro giudizio è basato sulla scienza, senza ricorso alcuno all’etica. (Lawson: Why are so Many Economists so Opposed to Methodology?).
  5. Spesso si discute e gli economisti vengono messi sul banco degli imputati come fossero dei moderni stregone ma la prova empirica di come la professione sia interessata da questo problema latita.
  6. C’è una correlazione tra le affermazioni scientifiche dell’economista e i suoi valori personali? Questa sarebbe una cosa molto interessante da sapere. Il sondaggio sembrerebbe l’unico strumento utile in casi del genere.
  7. Gli economisti ci appaiono spesso come alieni separati dalla gente comune, tendono a sottolineare l‘efficienza, mentre nella pratica quotidiana le persone enfatizzano l’equità (Rees: The Role of Fairness in Wage Determination).
  8. Le persone comuni non sembrano fidarsi troppo degli economisti, la loro reputazione non brilla granché (Zingales: Economic Experts versus Average Americans).
  9. Rispetto al cittadino medio gli economisti si preoccupano meno delletradizioni, dell’ambiente e sono più proni all’interesse pubblico(welfare economic).
  10. Ma come possiamo definire i “valori”? I valori esprimono ciò che le persone credono sia buono e cattivo o ciò che credono che dovrebbe o non dovrebbe essere fatto. Nella psicologia sociale è ben stabilito quanto siano importanti i valori. I valori orientano anche l’interpretazione dell’informazione disponibile (Verplanken: Motivated Decision Making: Effects of Activation and Self‐centrality of Values on Choices and Behavior).
  11. Un esempio: alcuni potrebbero vedere la libertà di scegliere e il perseguimento di un interesse personale illuminato come la pietra angolare del funzionamento del capitalismo. Altri potrebbero invece vedere l’interesse personale come una causa di fallimento del mercato.
  12. Gli economisti del passato, come Mill e Senior, hanno fatto una distinzione tra l’arte e la scienza dell’economia politica riconoscendo che la scienza dell’economia non ti fornisce una guida sufficiente per dare consigli ai politici (Senior: An Outline of the Science of Political Economy).
  13. L’ ipotesi della  neutralità dello scienziato si basa sul fatto che gli economisti hanno accesso oggettivo al mondo empirico attraverso la loro esperienza sensoriale esattamente come gli altri scienziati. Cio’ consentirebbe di separare fatti e valori (ghigliottina di Hume).
  14. Questo approccio è stato respinto da Kuhn (La struttura delle rivoluzioni scientifiche). Sosteneva che il mondo empirico può essere conosciuto solo attraverso il filtro di una teoria; i fatti sul mondo reale sono quindi sempre “carichi” di teoria. Le visioni del mondo influenzano il paradigma con cui si lavora e i giudizi di valore sono strettamente associati alla propria visione del mondo.
  15. Per Boulding la conoscenza delle scienze sociali è una parte essenziale del sistema sociale stesso (Economics as a Moral Science).
  16. I valori dell’economista potrebbero “inquinare” i suoi giudizi nel merito ma anche e soprattutto i principi metodologici prescelti a monte dell’indagine, ovvero il modo di svolgere la propria professione. Per esempio, uno potrebbe concentrarsi sui suoi interessi di carriera oppure  servire l’interesse pubblico della scienza. Una forma di egocentrismo di casta potrebbe supportare una visione dell’economia come “regina delle scienze sociali”.
  17. Vediamo di chiarire con un esempio. Nel bel mezzo della recente crisi Krugman (How did Economists get it so Wrong?) ha accusato i chicagoani di aver diffuso i semi della crisi rendendo l’economia una scienza bella ma irrilevante. Avevano scambiato la bellezza matematica con la verità. Il dibattito che ne è seguito – soprattutto con Cochrane (How did Paul Krugman get it so Wrong?) – ha messo sul banco degli imputati il metodo friedmaniano (The Methodology of Positive Economics) che concepiva l’economia come mero strumento da giudicare solo in base ai risultati trascurando ogni giudizio sulle ipotesi di partenza (es: egoismo umano, razionalità dell’agente…).
  18. C’è chi ha sostenuto che l’approccio strumentalista di Friedman precluda una seria ricerca sulla validità delle ipotesi di partenza(“perché guardare sotto il cofano?”), un’ operazione mai presa in considerazione da nessuna delle scienze tradizionali (Hausman: Why Look under the Hood. The Philosophy of Economics).
  19. Una seconda e diversa critica è espressa da Coase che osserva che il saggio di Friedman non è tanto una teoria positiva, ma una teoria normativa: non come gli economisti operano ma come dovrebbero operare (How Should Economists Choose?).
  20. John Maynard Keynes una volta affermò che “L’economia è una scienza che si esprime con modelli rigorosi ma anche l’arte di scegliere il modello più appropriato per il contesto che si sta valutando”. Questa unione di scienza e arte potremmo denominarla “disciplina”, un po’ come la teologia. E’ chiaro che nelle discipline i valori hanno un ruolo.
  21. Sono stati in effetti realizzati dei sondaggi presso gli economisti per capire se ci fosse un nesso tra valori (carriera, interesse pubblico, rigore scientifico…) e alcune scelte riguardanti le policy e la metodologia (Van Dalen: Values of Economists Matter in the Art and Science of Economics).
  22. I valori personali risultano correlati a talune affermazioni che vengono considerate “scientifiche” (è solo nelle questioni di politica monetaria che i valori non sembrano avere molta importanza). Viene quindi confermato il detto di Myrdal: “non c’è vista senza punto di vista”.
  23. Un esempio per quanto riguarda il nesso valori-metodologia: gli economisti più votati al successo carrieristico e quindi predittivo hanno maggiori probabilità di adottare lo strumentalismo e di pensare il mondo in termini di efficienza, razionalità e competizione, credendo che la conoscenza economica sia oggettiva. Insomma, sono dei positivisti friedmaniani.
  24. Altro esempio: le economiste donne sono meno convinte dalle soluzioni di mercato e hanno più fiducia nello stato. Sono anche i soggetti che mettono al centro dei loro valori l’interesse pubblico.
Una lettura consigliata su questi argomenti: Values of Economists Matter in the Art and Science of Economics di Hendrik P. van Dalen

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/kykl.12208

martedì 29 gennaio 2019

DAL COTROINTUITIVO ALL’INTUITIVO

ECONOMIA ADDOMESTICATA

Quando prende la parola l'economista tutti tacciono e lui si trasforma regolarmente in un "tipo interessante". Parla delle cose che più ci riguardano ma soprattutto le sue verità sono così... controintuitive da renderlo sexy. E' chiaro che ci marcia sullo spiazzamento che provoca.

Questa dinamica giova all'immagine dell'economista, meno all'immagine della sua disciplina che sembra così disancorata dal sentire comune.

Il progetto dei miei sogni: ricucire lo strappo tra economia e buon senso, rendere intuitivi i precetti dell'economia.

Come ogni progetto mi limiterò ad iniziarlo, ecco il mio incipit.

1) VANTAGGI COMPARATI (il libero commercio internazionale rende tutti i paesi più ricchi).

Versione intuitiva: non staremmo forse una buona cosa se gli altri paesi ci regalassero le loro merci? Ebbene, il fatto che ce le diano a basso costo non sarà l'ottimo ma chi si lamenta fa davvero peccato.

2) I SINDACATI FANNO MALE AI LAVORATORI (PIU' BISOGNOSI) (la regolamentazione del lavoro nuoce ai lavoratori più bisognosi).

Versione intuitiva: ai datori di lavoro non piace assumere gente di cui è difficile liberarsi. Supponete di dover sposare una ragazza con la quale non siete mai nemmeno usciti a cena.

2Bbis) I SINDACATI FANNO BENE AL PROGRESSO TECNOLOGICO

Versione intuitiva: rendendo costoso il lavoro spostano gli investimenti sul capitale e sull'innovazione.

3) IL BUONISMO CREA I POVERI ANZICHE’ AIUTARLI (socialismo ed egalitarismo sono deleteri per la crescita economica).

Versione intuitiva: se dài a tutti la stessa fetta di torta indipendentemente dal fatto che lavorino o meno, stai chiedendo alle persone di lavorare aggratis. Una cosa che in genere piace poco, specie se lavorare è faticoso.

4) LA LEGGE DELLA DOMANDA E DELL’OFFERTA (il valore di un bene è determinato da domanda e offerta).

Versione intuitiva: se un bene fosse gratuito, in molti vorrebbero consumarlo e nessuno vorrebbe produrlo. Se un bene costasse miliardi di euro tutti vorrebbero produrlo e nessuno acquistarlo. Tra questi due estremi c’è sempre un prezzo in cui i consumatori vogliono comprare esattamente la quantità che i produttori vogliono produrre. Una volta compresa questa legge hai la chiave per aprire molte porte. E' uno strumento che si puo’ applicare ai più svariati campi, dall’educazione dei figli ai problemi d’amore.

5) LEGGE DI BASTIAT (la ricchezza non si conteggia in posti di lavoro).

Versione intuitiva: se rompo una finestra, un vetraio fatturerà (e magari assumerà). Questo è vero, ma non si crea nessuna ricchezza nel paese, altrimenti risolveremmo i nostri problemi andando in giro a tirare sassate contro le finestre. Purtroppo, in casi del genere, c’è solo un passaggio di ricchezza dal proprietario della finestra al vetraio.

6) IL GOVERNO IN ECONOMIA FA SOLO DANNI

Versione intuitiva: pensate bene a cosa fa un governo. Rattoppa forse i "fallimenti di mercato"? Nooooo. Nel 90% dei casi o restringe l’offerta (regolamentazione, licenze...), o sussidia la domanda (bonus, deduzioni, esenzioni...). In genere fa contemporaneamente entrambe le cose. Ecco, se questo è vero, ripensate alla legge della domanda e dell’offerta e traete le vostre conclusioni. Le mie: prezzi più alti e/o qualità più scadente. Pensate solo alle liste di attesa nella sanità.

7) PIU’ POVERI IMPLICANO MENO POVERTA’

Versione intuitiva: in Etiopia – dove i poveri sono MOLTI – ci sono alberghi (con scarafaggi incorporati) a 5 euro a notte. Anche un povero puo’ permetterseli. Da noi – dove i poveri sono POCHI - un povero dorme sotto i ponti. Ergo: un povero è meno povero in Etiopia che da noi.

8) IL NOSTRO EGOISMO FA BENE AL PROSSIMO

Versione intuitiva: prendo a prestito: non é dalla generosità del macellaio, del birraio o del fornaio che noi possiamo sperare di ottenere il nostro pranzo, ma dalla valutazione che essi fanno dei propri interessi.

9) IL CONSUMO DOMINA LA PRODUZIONE

Versione intuitiva: fai questa prova: cucina un pranzo e non mangiarlo; poi mangia un pranzo cucinato da altri. Ecco, hai toccato con mano perché il giusto ordine vede la produzione al servizio del consumo e non viceversa. Ti sembra assurdo che questa verità venga messa in discussione? Vai in un forum qualunque e puoi verificarlo in 10 minuti.

10) LA SPECULAZIONE STABILIZZA IL SISTEMA

Versione intuitiva: quando c’è chi guadagna correggendo per primo gli errori altrui, gli errori tendono a non perdurare. Chiediti perché non trovi mai 100 euro sul marciapiede. Te lo dico io: perché qualcuno li ha raccolti prima di te.

11) L’IMMIGRAZIONE CI ARRICCHISCE

Versione intuitiva: nei paesi in cui il cervello conta più dello stomaco (= ogni individuo produce un surplus rispetto al suo fabbisogno) la ricchezza pro-capite aumenta all’aumentare della popolazione. Ergo: dobbiamo far di tutto per aumentare la popolazione. Per il resto rinvio al punto 1: la libertà di migrare non è che la libertà di commercio applicata ai lavoratori.

12) HOMO OECONOMICUS (il modello migliore è quello che postula individui razionali)

Versione intuitiva: non pensiate che essere razionali sia così difficile: basta non sbattere la testa nel muro per l'11esima volta quando la si è già sbattuta 10 volte. Ma c'è di più: l' homo oeconomicus non esiste, gli economisti sono i primi ad ammetterlo. O meglio, non è un individuo che non sbaglia mai ma "due individui" che sbagliano in senso opposto; es: se Tizio è troppo generoso e Caio troppo avaro, insieme costituiscono l' homo oeconomicus.

13) CICLO e MONETA (una banca centrale che sa fare il suo mestiere rende il ciclo economico imprevedibile)

Versione intuitiva: non esiste (☹️). Lo sbruffone social impegnato in discorsi economici lo riconosci subito: sta pontificando su questioni monetarie. Ha capito che la materia è oscura e quindi puo' costruirci su una di quelle alchimie che ama tanto - magari con contorno di cospirazioni e complotti -senza essere inchiodato in tre secondi dal buon senso. La mia policy sul tema: ascoltare solo chi sia laureato, masterizzato e abbia al suo attivo almeno 3 pubblicazioni scientifiche sul tema. Punto.

14) EFFICIENZA DEI MERCATI FINANZIARI

Versione intuitiva: ditemi la ricetta per far soldi in borsa; non la sapete? Visto che il mercato ne sa più di voi (ovvero è efficiente)? In alternativa potete anche indicarmi chi la conosce, ovvero chi in fatto di plusvalenze batte regolarmente il mercato.

https://www.econlib.org/archives/2013/07/the_mosquito_bi.html

https://www.econlib.org/archives/2009/09/intuitive_econ.html?highlight=%5B%22intuitive%22,%22economics%22%5D