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martedì 26 novembre 2019

DISCRIMINARE E' BELLO

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DISCRIMINARE E' BELLO
Il mondo moderno si basa molto sulla divisione del lavoro, per questo viviamo in luoghi diversi, abbiamo stili di vita diversi e frequentiamo persone diverse. Ma anche nel mondo antico c'era una divisione dei compiti, cosicché le persone si formavano delle aspettative sulle altre persone assegnando loro dei "ruoli sociali" sulla base di talune caratteristiche esteriori immediatamente visibili.
Ad esempio, in una società con "ruoli di genere", ci sono aspettative ampiamente condivise riguardo ai tipi di compiti che le donne svolgono rispetto agli uomini. A volte queste aspettative erano così forti che alle donne era impedito fare altro. Ma più comunemente le aspettative potevano essere violate pagando un prezzo. C'erano ruoli sociali ovunque, legati alla famiglia, all'etnia, alla classe, all'età, al corpo, alla personalità e al luogo di nascita.
Quando esiste un modello sperimentato con successo è naturale e conveniente conservarlo per massimizzare l'informazione e rendere più prevedibile la società. Possiamo così sapere in anticipo le persone più adatte per certi compiti. Inoltre, si riducono i costi per programmare la formazione e le affiliazioni delle persone già nella prima fase della loro vita. Un bel guadagno.
E' la competizione tra gruppi a garantirci poi che certi equilibri nella distribuzione dei ruoli sono più efficienti di altri, per alimentare la competizione dovremmo favorire la diversità e il pluralismo.
Lo stereotipo che si forma puo' essere troppo forte o troppo debole. Nel primo caso facciamo eccessivo affidamento sulle aspettative iniziali e sperimentiamo troppo poco con le alternative. Ma con ruoli sociali troppo deboli, non sfruttiamo al meglio informazioni facilmente accessibili.
Ad esempio, consideriamo la variabile clima atmosferico. Se cresci in un clima particolare, la probabilità di vivere in un clima simile quando sarai adulto è elevata, quindi per te ha senso fin dall'inizio adattare le tue abitudini a quel contesto. Quando in seguito si cercherà una persona che viva e lavori al meglio in quel clima, ha senso optare per dei candidati che lo hanno già sperimentato, magari da secoli o millenni in modo tale che abbiano sviluppato un vantaggio sia culturale che genetico. Spesso costoro avranno sviluppato delle caratteristiche esteriori collaterali che faciliteranno la loro individuazione.
Capita che la società possa talvolta restare bloccata in equilibri inefficienti dove l'assegnazione tradizionale dei ruoli ha perso di senso visti i cambiamenti del contesto. Qui - al fine di sbloccare la situazione - le regole "antidiscriminatorie" possono giocare un ruolo al fine di allentare gli stereotipi. Purché si tenga conto che:
1) la libertà di sperimentare gioca un ruolo importante quando si tratta di scoprire nuovi equilibri, di conseguenza è giusto usare con parsimonia la coercizione.
2) Dovremmo attenderci un ruolo limitato nel tempo per qualsiasi regola anti-discriminatoria ricordandoci che noi dobbiamo "scoprire" il nuovo equilibrio efficiente, non cercare di raggiungerne uno di natura ideologica che abbiamo già in testa.
3) Anche quando i ruoli sociali possono cambiare, ci sarà un costo per tali cambiamenti, e quindi sarà spesso più conveniente insistere con la tradizione se il gioco non vale la candela.