LA SCOMMESSA DI PASCAL
Regge ancora dannatamente bene, il che significa che bastano poche integrazioni per depotenziare le numerose critiche a cui è soggetta. In genere ci si limita a inventare ad hoc divinità assurde, così da far emergere paradossi; oppure si osserva che Pascal non è comunque in grado di dirci dove piazzare concretamente la scommessa. Ma Pascal non pretendeva tanto. I dissenzienti dovrebbero imboccare una via differente notando che certi ragionamenti non li applichiamo nella vita quotidiana: io, per esempio, esco di casa per guadagnare il mio modesto stipendio anche se rischio la vita a ogni attraversamento di strada (e ne faccio parecchi). In gergo si dice che quando scegliamo “tagliamo le code”, cioè facciamo come se gli eventi estremi (nel bene e nel male) non esistessero. Non è molto razionale, ma funziona meglio; credo anche che un uomo pratico come Pascal lo avrebbe apprezzato. Per un empirista le quantità infinite sono trascurabili, perché se costruisci il tuo pensiero avvalendoti di una variabile del genere non hai mai una verifica concreta disponibile per le tue conclusioni, e la ragione è uno strumento così fragile che va accompagnato sempre da riscontri, ad ogni passo che compie. Personalmente vado oltre e considero gli infiniti sempre inesistenti (così sistemo anche Parmenide, Zenone e Severino, oltre che il Pascal della scommessa). Ma non elimino solo gli infiniti dal ragionamento, mi spingo a “tagliare le code”, ovvero i casi estremi, secondo le buone pratiche statistiche. Pascal resta così un grattacapo solo per i razionalisti; gli empiristi possono procedere indenni.
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giovedì 26 febbraio 2026
mercoledì 13 novembre 2019
IL DECLINO DELLA SCOMMESSA PASCALIANA
IL DECLINO DELLA SCOMMESSA PASCALIANA
Il rischio - compreso il rischio che ci si prende in una scelta di fede - può essere percepito come speranza oppure come pericolo a seconda dei casi. Ma quali casi? Oggi li conosciamo un po' meglio.
Li illumina bene un famoso esperimento di laboratorio replicato più volte a cui si è sottoposto un gruppo di medici dell'ospedale di Stanford. Lo descrivo brevemente.
Nel primo problema si assume che un'epidemia minacci 600 vite umane. Abbiamo di fronte due alternative verso cui indirizzare gli sviluppi della malattia.
A) 400 morti certe.
B) 1/3 di probabilità che nessuno muoia e 2/3 che muoiano tutti.
Nel secondo problema siamo nella medesima situazione, solo che i due scenari tra cui scegliere sono i seguenti.
C) 200 vite salvate.
D) 2/3 di probabilità che nessuno sia salvato e 1/3 di probabilità che tutti si salvino
Come vi comportereste nel primo caso? E nel secondo?
Si noti che lo scenario A è identico allo scenario C mentre B è identico a D. Insomma, chi sceglie A deve scegliere C e chi sceglie B deve poi scegliere D. Ma la coppia scelta a maggioranza è stata B/C, ovvero una coppia "assurda".
Ecco un'interpretazione dell'irrazionalità riscontrata: quando l'opzione rischiosa (quella probabilistica) è presentata in alternativa a un opzione esposta in termini positivi (ovvero in termini di vite salvate) viene percepita come se esprimesse un pericolo. Quando invece viene presentata come alternativa ad un'opzione certa esposta in termini negativi (ovvero in termini di morti) viene percepita come speranza.
Ma veniamo al nostro tema, perché oggi la scommessa pascaliana non converte più nessuno? Forse perché abbiamo esorcizzato per benino la morte. Ovvero, poiché oggi l'opzione rischiosa della fede nella vita eterna viene vista come alternativa ad una vita certa e non ad una morte certa (cosa a cui nessuno pensa più), la dimensione del pericolo prevale sulla dimensione della speranza. Anche se in termini razionali tutto è come prima, la psicologia fa la differenza.
Ma se la certezza della vita mortale prevale sull'incertezza della vita eterna, non sorprende che la Chiesa cessi di pensare a quest'ultima per concentrarsi solo sulla prima.
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"I had the good fortune to grow up in a wonderful area of Jerusalem, surrounded by a diverse range of people: Rabbi Meizel, the communist Sala Marcel, my widowed Aunt Hannah, and the intellectual Yaacovson. As far as I'm concerned, the opinion of such people is just as authoritative for maki...
lunedì 17 giugno 2019
RICORDATI DI PASCAL
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RICORDATI DI PASCAL!
Ora, supponiamo che qualcuno venga da te e dicesse: dammi subito 5 euro, o userò i miei poteri magici fuori dal Matrix per realizzare un emulatore che ucciderà X persone scelte a caso.
Da persona ragionevole quale sei, ti chiedo, che fai? Sganci?
lunedì 30 agosto 2010
Feliciometri nell' abisso pascaliano
Se a Giovanni fai vedere la foto del figlio nella parte "A" del suo cervello comincia un superlavorio, è un fermento che puoi perfino fotografare!
Capita sempre quando è felice, ma non solo a lui, a tutti: "A" comincia a formicolare.
Se invece formicola "B" (siamo sempre dentro il cervello) Giovanni dice di essere infelice.
Ora sappiamo cosa rende felici Giovanni... e anche Piero. Magari domani potremmo procurare loro una "felicità artificiale".
Quel che non sapremo mai è quanto aumenta la felicità all' aumentare del "formicolio".
Non sapremo mai nemmeno se Piero è pià felice di Giovanni: magari a Giovanni vibra pazzamente la parte "A" del cervello, mentre in Piero la parte "A" è immota, da cio' non potremmo mai concludere che Giovanni è più felice di Piero.
Insomma, la felicità può essere fotografata ma non puo' essere mai resa nè "cardinale" nè "confrontabile".
Ognuno di noi, come diceva Pascal, possiede un' interiorità che è simile ad un abisso.
Capita sempre quando è felice, ma non solo a lui, a tutti: "A" comincia a formicolare.
Se invece formicola "B" (siamo sempre dentro il cervello) Giovanni dice di essere infelice.
Ora sappiamo cosa rende felici Giovanni... e anche Piero. Magari domani potremmo procurare loro una "felicità artificiale".
Quel che non sapremo mai è quanto aumenta la felicità all' aumentare del "formicolio".
Non sapremo mai nemmeno se Piero è pià felice di Giovanni: magari a Giovanni vibra pazzamente la parte "A" del cervello, mentre in Piero la parte "A" è immota, da cio' non potremmo mai concludere che Giovanni è più felice di Piero.
Insomma, la felicità può essere fotografata ma non puo' essere mai resa nè "cardinale" nè "confrontabile".
Ognuno di noi, come diceva Pascal, possiede un' interiorità che è simile ad un abisso.
giovedì 2 luglio 2009
Contro Pascal
Non si puo' dire che io sia refrattario all' approccio razionale in favore dell' opzione religiosa. Tuttavia, se c' è un argomento che non mi ha mai convinto, è quello avanzato da Pascal:
...un tale non sa se accettare o respingere la dottrina della Chiesa. Puo' essere vera e puo' essere falsa. E' un po' come il lancio della moneta. Le probabilità sono pari. Dando un' occhiata alla posta però, l' adesione al messaggio di salvezza s' impone come ragionevole...
Calma: una probabilità del 50% indica ignoranza ma l' ignoranza non indica una probabilità del 50%.
Quando c' è ignoranza completa meglio mettere da parte le probabilità se non si vuole incorrere in brutte sorprese.
C' è un modo più divertente per segnalare la fine sconcertante di chi non segue questo consiglio.
Facciamo incontrare due sconosciuti (razionali) e proponiamo loro una scommessa: mettete i vostri portafogli sul tavolo, il proprietario di quello meno fornito, si porta a casa tutto.
Entrambi accettano entusiasti, è un affarone! Ma come puo' esistere un gioco che sia un affarone per entrambi i giocatori?
No, no. Di fronte all' ignoranza lasciamo perdere il calcolo delle probabilità. Non proponiamo all' agnostico il calcolo di Pascal, potremmo finire in un vicolo cieco a parlar di portafogli.
...un tale non sa se accettare o respingere la dottrina della Chiesa. Puo' essere vera e puo' essere falsa. E' un po' come il lancio della moneta. Le probabilità sono pari. Dando un' occhiata alla posta però, l' adesione al messaggio di salvezza s' impone come ragionevole...
Calma: una probabilità del 50% indica ignoranza ma l' ignoranza non indica una probabilità del 50%.
Quando c' è ignoranza completa meglio mettere da parte le probabilità se non si vuole incorrere in brutte sorprese.
C' è un modo più divertente per segnalare la fine sconcertante di chi non segue questo consiglio.
Facciamo incontrare due sconosciuti (razionali) e proponiamo loro una scommessa: mettete i vostri portafogli sul tavolo, il proprietario di quello meno fornito, si porta a casa tutto.
Entrambi accettano entusiasti, è un affarone! Ma come puo' esistere un gioco che sia un affarone per entrambi i giocatori?
No, no. Di fronte all' ignoranza lasciamo perdere il calcolo delle probabilità. Non proponiamo all' agnostico il calcolo di Pascal, potremmo finire in un vicolo cieco a parlar di portafogli.
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