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sabato 20 ottobre 2018

Non avveleniamo il “pasto gratis”! SAGGIO


Non avveleniamo il “pasto gratis”!


Lettera aperta ad un amico ambientalista.
Carissimo, sul tema dell’ambiente abbiamo sempre litigato, tuttavia sappi che riconosco le tue buone intenzioni e so bene che sei mosso da una spinta morale genuina. Ma direi di più, da un vero e proprio desiderio di bellezza! Odi gli economisti che continuano a ripeterti in modo ottuso: “non esistono pasti gratis”. Tu sai invece benissimo che esistono eccome i “pasti gratis”: il nostro pianeta è per noi un dono gratuito, così come è uno spettacolo completamente gratuito quello che offre a tutti il sole mentre cala tra le brume generando mille riflessi che neanche il più geniale artista saprebbe immaginare. Quanto più questi doni vengono apprezzati, tanto più si vorrebbe preservarli, e tu sei tra queste anime sensibili. Ma poiché anch’io aspiro ad essere della compagnia diventa necessario un chiarimento nel merito.
L’OBIEZIONE
Conosco a memoria la tua fondamentale obiezione all’economia del nostro tempo, la riassumerei così, dimmi se sbaglio: la continua crescita della ricchezza richiede massicce emissione di biossido di carbonio, ma, come tutti sappiamo, l’atmosfera si sta riscaldando proprio a causa di questo pernicioso effetto collaterale. Incentivando una crescita continua del benessere materiale dei popoli  e spingendo al massimo i motori dell’economia di mercato globale  finiremo per sacrificare l’ambiente in cui tutti viviamo. Con una formula icastica proposta da quel Papa Francesco che tanto ti piace (tranne quando parla di Cristo) possiamo ben dire che la nostra è, a lungo termine, “un’economia che uccide“: uccide prima il pianeta e poi i suoi abitanti.
Insomma, tu ti rappresenti il rapporto tra ricchezza e qualità dell’ambiente come un compromesso: o uno o l’altro. Ma i miei dubbi che le cose stiano proprio come tu dici sono sempre stati forti, soprattutto quando osservo che la ricchezza: 1) ci difende meglio dai disastri ambientali, 2) agevola la scoperta di soluzioni ai guai ambientale e 3) sensibilizza alla causa verde.
Una disamina articolata del dilemma che prenda in considerazione tutti i feedback tra ambiente ed economia l’ho trovata nel saggio di Bas van der Vossen e Jason Brennan “L’obiezione del cambiamento climatico alla crescita economica”. Te ne raccomando la lettura. I due, sulla base di quanto appena detto, si chiedono se il pericolo ambientale consigli di rettificare o di rafforzare il percorso intrapreso dalla civiltà occidentale da almeno due secoli.
UTOPIA
Da tempo l’ ONU – che tu vedi come un baluardo della scienza-  si è posto su questi temi obbiettivi ambiziosi, come per esempio quello di “stabilizzre le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera a un livello tale da prevenire pericolose interferenze antropogeniche con il sistema climatico”.
Peccato che le temperature continueranno a salire per almeno altri 50 anni qualunque cosa si faccia. In altri termini, i livelli di carbonio attualmente nell’atmosfera rendono già oggi tutto quel che si vorrebbe prevenire  inevitabile.
IL VERO DILEMMA
Una volta appurato che la stabilizzazione non basta, la reale domanda  da porsi riguarda il fatto se sia sensato agire con una radicalità sufficiente per abbattere le emissioni. La questione, insomma, è “ come” organizzare la vita su un pianeta più caldo e non “se” il nostro pianeta sarà tale.
Oggi la crescita delle emissioni è da imputare soprattutto ai paesi in via di sviluppo, per questo il dilemma povertà/ambiente è così pressante: cose come infrastrutture, assistenza sanitaria, istruzione, trasporti e tempo libero, così come la disponibilità di frigoriferi, lavatrici e aria condizionata, sono essenziali per risolvere i problemi della povertà nel mondo. Tuttavia, nello stesso tempo,  rischiano di pregiudicare il clima futuro.
LE PROPOSTE VERDI
Sul punto la tua posizione e quella dei tuoi amici, mi è sembrato di capire, non è univoca. Alcuni chiedono che la crescita economica dei paesi in via di sviluppo si fermi. Altri che continui ma sia controbilanciata da una decrescita della nostra. Altri ancora spingono per pesanti investimenti in produzione di energia pulita in modo da avere la botte piena e la moglie ubriaca: meno povertà senza danni per l’ambiente.
Chi paga, quindi? Nel primo e nel secondo caso si mira a imporre i costi a popolazioni diverse, mentre nel terzo caso si lascia aperta la questione.
Tra poco affronterò una per una le varie proposte, purché sia chiara la natura comparativa della scelta. Cioè, non possiamo sostenere una certa politica senza chiederci se i costi che impone (riscaldamento/mancata crescita) siano accettabili alla luce delle alternative disponibili.
L’EQUIVOCO DA DISSIPARE
Tutti, a parole, sembrano abbastanza d’accordo che i maggiori sacrifici non ricadano sui poveri della terra, tuttavia molti – e a volte mi sembra di poterti ricomprendere nel novero – partono da un assunto errato nei loro ragionamenti, non sembra cioè che abbiano molto chiara la relazione complessa tra ricchezza e ambiente. Per costoro la terra, se rispettata, fornisce condizioni climatiche ideali e un ambiente adatto all’uomo. Sotto inteso: è stata l’industrializzazione a rovinare questa armonia.
La realtà è piuttosto diversa: senza tecnologia (e quindi crescita economica) la maggior parte della Terra è un posto inospitale per noi. Senza tecnologia, molti posti risultano troppo freddi e molti altri troppo caldi. Ciò che nella gran parte dei casi rende la Terra vivibile è proprio la tecnologia. La nostra capacità di vivere bene in tutto il mondo deve quasi  tutto alla tecnologia e alla ricchezza che abbiamo saputo ottenere spremendo le risorse del pianeta.
Quando le persone sono povere, non solo hanno maggiori probabilità di soffrire di fame o le malattie, ma la loro capacità di far fronte alle intemperie e ai disastri meteorologici è anche molto indebolita, non è un caso se le morti legate alle condizioni meteorologiche siano diminuite drasticamente nel secolo scorso, e questo nonostante la popolazione sia cresciuta. Tali morti, infatti, sono circa un cinquantesimo rispetto a 80 anni fa. I costi dei disastri naturali sono  aumentati perché siamo più ricchi ma il pedaggio in termini di vite umane si è abbassato. La logica sottostante sembra chiara,  se i paesi sono ricchi, i costi economici dei disastri tendono a salire ma è molto meglio, ovviamente, essere ricchi e avere la villa danneggiata piuttosto che essere poveri e perdere tutto quello che hai, ovvero la tua baracca; questo anche se la baracca si presenta a livello statistico come una perdita economica minore.
Conclusione: la ricchezza ci consente di affrontare meglio tempeste e terremoti. Le persone ricche possono avere consumi strampalati che molti condannano come “mero spreco”, ma sono anche persone più “propense” a sopravvivere ai disastri. Sono meglio attrezzate per evitarli, vivono in case più robuste, hanno sistemi di allarme migliori e ricevono un aiuto migliore nel momento del bisogno, tanto è vero che il rischio di morte per fattori ambientali è molto più alto nei paesi poveri.
Altro vantaggio del mondo ricco: è un mondo in cui più menti possono applicarsi a problemi di alto livello (tipo il riscaldamento globale). Altrove, purtroppo, i bisogni di base assorbono l’intero potenziale cognitivo disponibile in loco.
QUANTUM
Certo, anche procedere sulla solita strada senza  badare all’ambiente produce inconvenienti, su questo hai ragione, nessuno lo nega. Ma come quantificarli? Sentiamo William Nordhaus: “per dare un’idea dei danni nel caso in cui si stia  fermi… fino al 2095 si stimano circa 12 trilioni di dollari, ovvero il  2,8% della produzione globale, per un aumento della temperatura globale di 3,4 ° C sopra i livelli del 1900”. Tradotto: un po’ come sospendere la produzione per sei mesi in un secolo (oggi la crescita media mondiale è oltre il 4% all’anno). In sé non è molto, è come arrivare alla meta secolare sei mesi dopo. Al contrario, fermare la crescita per salvare il clima condannerebbe miliardi di persone a “povertà e malattie per un futuro indefinito” (sempre parole del neo-Nobel).
Ricapitolando: il cambiamento climatico ci fa star peggio, la crescita economica ci fa star meglio. Ciò che dovremmo fare dipende dalla potenza relativa di queste due forze contrapposte, tenendo sempre a mente che se la crescita non viene intralciata dalle tue politiche predilette l’abitante  medio della Terra, entro il 2095, sarà tanto ricco quanto il tedesco medio o il canadese medio di oggi.
Chiuderei questa sezione con un’immagine eloquente: i Paesi Bassi e il Bangladesh sono entrambi in larga parte sotto il livello del mare ma nei Pesi Bassi nessuno teme un innalzamento del livello dei mari come invece accade in Bangladesh. Il medesimo fenomeno che passa inosservato nel primo paese sarebbe funesto  per il secondo. Perché? Perché gli olandesi possono proteggersi: sono ricchi! Ok?
DISTRIBUZIONE
Tuttavia, tu come molti ritieni che un’ulteriore crescita economica – con relativo inquinamento – non sia necessaria nei paesi poveri poiché quanto abbiamo già oggi in tasca, se opportunamente redistribuito, basterebbe a risolvere la piaga sella povertà mondiale. In altri termini, ci serve solo riallocare le risorse che già abbiamo.
Solo qualche osservazione in merito, primo: il congelamento della produzione mondiale ai livelli attuali non fermerà il riscaldamento globale (vedi sopra).
Secondo è alquanto discutibile se la produzione attuale sia sufficiente per porre fine alla povertà mondiale. Infatti, il prodotto pro capite mondiale nel 2015 è stato di circa 16.000 dollari, ovvero pari alla soglia di povertà in USA.
Ma poi c’è una questione pratica grande come una casa: non tutta la produzione economica si presenta in  forma idonea ad essere convertita in reddito da ridistribuire lontano da dove viene alla luce. La ridistribuzione burocratizzata tra nazioni ha precedenti disastrosi che hanno bruciato ricchezza anziché trasferirla. Agire in quei termini si prospetta come l’ennesimo spreco colossale. Anche perché il programma di povertà che veramente funziona, ovvero la libera migrazione dei popoli, sarebbe poi moralmente più problematico da giustificare in presenza di una grande macchina ridistributiva.
STOP AI RICCHI
Prendo ora in esame l’ ipotesi alternativa che avanzi quando cogli le difficoltà della prima, quella per cui non dovremmo stoppare la crescita economica nei paesi poveri quanto piuttosto  nei paesi ricchi. Si presenta subito un problema non da poco a cui abbiamo già accennato: la relazione perversa tra crescita, danni ambientali e capacità di fronteggiarli. E’ proprio grazie alla spinta innovativa dei paesi di frontiera, ovvero i più ricchi, che noi abbiamo più opportunità di scoprire una soluzione definitiva al riscaldamento globale: quanto più li freniamo, tanto più questo lieto fine si farà improbabile.
Ma c’è di più. Sembra infatti che nella sensibilità su questi temi ci sia un punto di svolta allorché il PIL pro-capite del paese esaminato supera la soglia dei 9.000 dollari, a questo punto, cioè, si comincia ad inquinare meno. Motivo? Un po’ la tecnologia pulita disponibile ma soprattutto la coscienza ambientale ormai pienamente formata. L’esempio USA parla chiaro: le emissioni di carbonio nel 1900 erano 1,8 tonnellate per 1.000 dollari di PIL (anno riferimento valuta 2005). Hanno poi raggiunto un picco negli anni ’30 oscillando intorno alle 2,8 tonnellate per 1.000 dollari di PIL. Da allora sono crollate costantemente, e oggi si aggirano sulle 0,4 tonnellate per 1.000 dollari di PIL.
Potremmo sintetizzare così il concetto di fondo: la cura dell’ambiente è un bene di lusso e come tutti i beni di questo tipo è più richiesto nelle società opulente.
Conclusione: se intervieni sulla crescita dei paesi ricchi: 1) sei poco efficiente poiché i paesi ricchi inquinano già molto poco, 2) impedisci alla coscienza ambientale di formarsi in modo pieno e 3) ridimensioni la probabilità di innovare nel settore delle energie pulite.
TASSARE I RICCHI
Consideriamo ora l’ultima soluzione proposta dal movimento ambientalista di cui fai parte: ridurre la crescita complessiva risarcendo della  perdita sopportata i paesi svantaggiati. Si tratterebbe ancora una volta di tassare i ricchi e trasferire ai poveri.
Questa proposta si scontra con un fenomeno spesso dimenticato ma ben noto agli economisti: i ricchi sono impossibili da tassare. Detto in altri termini, i paesi non sono economie autarchiche, cosicché ciò che accade in uno di loro si ripercuote necessariamente sugli altri. Se un paese ricco sopporta dei costi aggiuntivi non è detto che alla fine sia lui a farsi carico della sofferenza aggiuntiva. Tanto per capirsi, se tasso Paris Hilton lei pagherà l’onere aggiuntivo chiudendo uno dei suoi hotel in Nevada (che non sapeva e non saprà mai nemmeno di avere) e licenziando tutti, non certo rinunciando alla parure di brillanti che tanto agogna.

LE TRE SOLUZIONI DELL’ANTI-AMBIENTALISMO

Tenendo sempre presente il concetto fondamentale per cui ridurre le emissioni e ridurre la crescita sono cose differenti, vediamo ora tre possibili interventi coerenti con quanto detto. Te le sottopongo, fammi sapere cosa ne pensi. 
Primo. Ridurre i sussidi ai combustibili fossili. Sembrerebbe ovvio ma se ne parla poco. Le sovvenzioni per i combustibili fossili in tutto il mondo ammontano a circa 500 miliardi di dollari all’anno. La maggior parte di questi vengono elargiti in via di sviluppo, specialmente in quelli ricchi di petrolio come il Venezuela o l’Arabia Saudita.
Secondo. Carbon Tax a tutto campo. Incentiva l’utilizzo di tecnologie meno inquinanti senza distorcere i processi economici legati al mercato e allo sviluppo.
Terzo. Favorire l’immigrazione dai paesi in via di sviluppo. Oltre ad essere il programma anti-povertà che funziona meglio, consente agli ultimi di diventare produttivi utilizzando le tecnologie più avanzate e meno inquinanti.
L'immagine può contenere: spazio all'aperto
Félix Vallotton Soleil couchant dans la Brume 1911

domenica 14 ottobre 2018

1HL 1 The Climate Change Objection to Economic Growth

11 The Climate Change Objection to Economic Growth
Note:11@@@@@@

Yellow highlight | Location: 3,223
justice is as much about creating conditions that are, as much as reasonably possible, conducive to productive or positive-sum relations between people across the globe.
Note:LA TESI DEL LIBRO

Yellow highlight | Location: 3,224
engine of growth,
Note:LA RELAZIONE

Yellow highlight | Location: 3,228
continued economic growth requires the emission of carbon dioxide. But as we all know, the atmosphere is heating up;
Note:L OBIEZIONE CONTRO LO SVILUPPISMO

Yellow highlight | Location: 3,233
By cranking up the engines of the global market economy, we could end sacrificing the environment
Note:IL RISCHIO

Yellow highlight | Location: 3,238
because dangerous climate change is coming, it is imperative that we have further growth.
Note:DOBBIAMO ALLORA RETTIFICARE L AUSPICIO?…FORSE DOBBIAMO RAFFORZARLO!

Yellow highlight | Location: 3,239
A Comparative Approach
Note:Ttttttttttttttt

Yellow highlight | Location: 3,240
“stabilization of greenhouse gas concentrations in the atmosphere at a level that would prevent dangerous anthropogenic interference with the climate system.”
Note | Location: 3,241
OBBIETTIVO IMPOSSIBILE DELL ONU

Yellow highlight | Location: 3,241
temperatures will continue to rise for at least 50 more years no matter what we do.
Note:INEVITABILE...ANCHE A EMISSIONI ZERO DOMANI

Yellow highlight | Location: 3,242
The levels of carbon currently in the atmosphere will make that happen.
Note:Ccccccccxxx

Yellow highlight | Location: 3,244
The world’s carbon emissions are still growing.
Note:OGGI....DOMANDA...È DESISERABE ABBATTERE?

Yellow highlight | Location: 3,245
Even stabilizing current levels of emissions would mean continued heating.
Note:STABILIZZARE NN BASTA

Yellow highlight | Location: 3,247
Our question is how, not whether, we are going to live in a warming world.
Note:UNA QUESTIONE PIÙ REALISTICA

Yellow highlight | Location: 3,248
growth in the world’s emissions is due to economic growth in the developing world.
Note:LA CONDIZIONE OGGI

Yellow highlight | Location: 3,250
Things such as infrastructure, health care, education, transport, and leisure, as well as the availability of refrigerators, washing machines, and air conditioning, are all essential to solving the problems of world poverty.
Note:POVERTÀ O RISCALDAMENTO?… DILEMMA....BEN POCO SI PUÓ FARE SENZA ENERGIA

Yellow highlight | Location: 3,253
to demand that economic growth in the developing world stop
Note:PRIMA POSSIBILE RI CHIESTA DELL ECOLOGISYA

Yellow highlight | Location: 3,254
let the developing world grow, but insist that the developed world greatly reduce its emissions
Note:SECONDA RICHIESTA

Yellow highlight | Location: 3,255
to invest in noncarbon based energy production so as to allow further increases in energy use while decreasing carbon emissions.
Note:TERZA POSIZIONE

Yellow highlight | Location: 3,257
Options one and two aim to impose those costs on different populations, while option three will have its own, different costs.
Note:CHI PAGA?

Yellow highlight | Location: 3,260
That is, we cannot endorse a certain policy without asking whether the costs it imposes are acceptable in light of the available alternatives.
Note:NATURA COMPARATIVA DELLA SCELTA

Yellow highlight | Location: 3,261
warming
Note:COSTO 1

Yellow highlight | Location: 3,262
reduced growth
Note:COSTO 2

Yellow highlight | Location: 3,268
The Cost of Foregoing Growth
Note:Ttttttttttttttt

Yellow highlight | Location: 3,271
Darrel Moellendorf argues that it’s unreasonable for the world’s poor to bear the costs of climate change
Note:UNA POSIZIONE SULLE SCELTE

Yellow highlight | Location: 3,281
the earth naturally provides a good climate and environment for humans, but thanks to industrialization, we are now ruining that.
Note:L ASSUNTO ERRATI DA CUI PARTONO MOLTI

Yellow highlight | Location: 3,282
Absent technology, most of the Earth is a lousy place for human beings
Note:LA REALTÀ

Yellow highlight | Location: 3,284
Without technology, many places are too cold for us. Many places are too hot.
Note:PER NN CONTARE LA SALUBRITÀ

Yellow highlight | Location: 3,288
What makes Earth livable (outside of a narrow range) is technology.
Note:Ccccccccc

Yellow highlight | Location: 3,290
Our ability to live all over the world is technology-driven.
Note:Cccccccccc

Yellow highlight | Location: 3,291
When people are poor, not only are they more likely to suffer from starvation or disease, but their ability to cope with bad weather and weather disasters is also much worse.
Note:POVERTÀ ED ECOLOGIA

Yellow highlight | Location: 3,294
weather-related deaths have declined dramatically over the past century. Despite a much larger population,
Note:INFATTI

Yellow highlight | Location: 3,295
deaths are only about one-fiftieth now what they were 80 years ago.
Note:Cccccccc

Yellow highlight | Location: 3,296
the EM-DAT International Disaster Database at the Université Catholique de Louvain,
Note | Location: 3,297
DATABASE

Yellow highlight | Location: 3,297
costs of disasters has risen over the past 80 years
Note:COSTI SU MA MRTI GIÙ

Yellow highlight | Location: 3,322
The fire that destroyed almost every house in London in 1666 produced only about £1.5 billion of damage in 2016 pounds.
Note:UN ESEMPIO

Yellow highlight | Location: 3,326
As countries get wealthier, the economic costs of disasters tends to go up. But it’s much better, of course, to be rich and have your mansion damaged than to be poor and have your shack destroyed, even if the latter shows up as a smaller economic loss.
Note:DANNI ECONOMICI

Yellow highlight | Location: 3,334
the total economic damage done by natural disasters, as a percentage of world product, remains roughly the same.
Note:ALTRO FATTO DECISIVO

Yellow highlight | Location: 3,346
wealth allows us to better deal with storms and earthquakes. Wealthy people may have fancier cars, but they are also more likely to survive disasters. They are better able to avoid disasters, they live in stronger houses, they have better warning systems, and get better help afterward.
Note:CONCLUSIONE

Yellow highlight | Location: 3,348
the risk of death from environmental factors is much higher in poor countries
Note:INFATTI

Yellow highlight | Location: 3,355
A wealthier world is also a world in which more human minds can be dedicated to high-level problem-solving rather than meeting basic needs.
Note:ALTRO VANTAGGIO DEI RICCHI

Yellow highlight | Location: 3,361
“To give an idea of the estimated damages in the uncontrolled (baseline) case, those damages in 2095 are $12 trillion, or 2.8% of global output, for a global temperature increase of 3.4 °C above 1900 levels.”
Note:IL DANNO IN TERMINI DI PIL CALCOLATO DA NORDHAUS....RITARDO DI UN ANNO

Yellow highlight | Location: 3,363
product in 2095 will be $450 trillion
Note:IL CHE SIGNIFICA CHE

Yellow highlight | Location: 3,364
he’s assuming a modest 2.5% annual growth rate.
Note:E QS STANDO PRUDENTI

Yellow highlight | Location: 3,364
By contrast, stopping growth in order to save the climate would condemn billions of people to “poverty and disease for the indefinite future.”
Note:X CONTRO

Yellow highlight | Location: 3,366
Climate change makes us worse off. Growth makes us better off. What we should do depends on the relative strength
Note:RICAPITOLANDO

Yellow highlight | Location: 3,367
On Nordhaus’s estimate, even if we do nothing to reduce climate change, we’ll probably be vastly better off in 2095 than we are now.
Note:NORDHAUS

Yellow highlight | Location: 3,370
the average person worldwide by 2095 will be as rich as the average German or Canadian right now.
Note:Ccccccccc

Yellow highlight | Location: 3,373
The 2006 Stern Review on the Economics of Climate Change
Note:UN CALCOLO PIÙ PESSIMISTA...MA LA SOSTANZA NN CAMBIA

Yellow highlight | Location: 3,374
climate change will reduce economic output by 20%.
Note:NEL 2100

Yellow highlight | Location: 3,375
climate change will reduce world product in 2100 by 20% compared to a hypothetical baseline in which carbon emissions and temperatures had not risen.
Note:TRADOTTO

Yellow highlight | Location: 3,380
The Netherlands and Bangladesh are both in large parts beneath sea level. But we need not worry about rising sea levels in the Netherlands nearly as much as we do in Bangladesh, because the Dutch can afford to protect themselves.
Note:IMMAGINE

Yellow highlight | Location: 3,384
The Case for Growth Revisited
Note:Ttttttttttttttt

Yellow highlight | Location: 3,384
The case for growth survives the threat of climate change, then.
Note:LA NS CONCLUSIONE

Yellow highlight | Location: 3,387
The just thing for us to do is to implement policies that lead to growth and in turn outweigh the negative effects of climate change.
Note:STRATWGIA OTTIMA

Yellow highlight | Location: 3,388
Some who think that more growth is not needed think that we already have the economic output to solve world poverty.
Note:I REDISTRIBUZIONISTI NATURALISTI

Yellow highlight | Location: 3,390
We just need to re-allocate consumption
Note:Cccccccccc

Yellow highlight | Location: 3,391
freezing world output at current levels will not in fact stop global warming.
Note:PRIMO

Yellow highlight | Location: 3,395
it’s questionable whether current output is enough to end world poverty.
Note | Location: 3,395
SECONDO

Yellow highlight | Location: 3,395
World product per capita in 2015 was roughly $16,000 in current USD.19 This is about on par with the US poverty line,
Note:INFATTI

Yellow highlight | Location: 3,400
Not all economic production occurs in a form that could, in principle, be converted to income and transferred or redistributed to individuals.
Note:PROBLEMA PRATICO....POI

Yellow highlight | Location: 3,401
redistribution from developed to developing nations does not have a track record of success.
Note:LO SAPPIAMO BENE

Yellow highlight | Location: 3,405
allowing the world’s poor to migrate to richer countries will itself cause growth,
Note:UNA COSA FRENATA DALLA REDISTRIBUZIONE

Yellow highlight | Location: 3,407
The price will be that the world’s poor are morally required to remain as they are
Note:CONSEG DELLA REDISTRIB

Yellow highlight | Location: 3,409
The challenge, then, is not whether we should encourage growth in light of climate change, but to what extent and where to encourage growth.
Note:LA VERA QUESTIONE

Yellow highlight | Location: 3,411
Connections Part I: Innovation and the Environment
Note:Ttttttttttttt

Yellow highlight | Location: 3,412
Perhaps we should not stop overall economic growth, but reduce it.
Note:TORNIAMO ALLA PRIMA IPOTESI: FRENARE I RICCHI

Yellow highlight | Location: 3,414
the relation between growth and our ability to avoid harming the environment.
Note:MA SONO PROPRIO LORO CHE HANNO PIÙ CHANXE DI RINNOVARE...OLTRE AL FATTO CHE LORO INQUINANO SEMPRE MENO

Yellow highlight | Location: 3,417
there seems to exist a certain turning point, around $9,000 GDP/capita, at which countries typically start to pollute less per additional dollars’ worth of output.
Note:RICCHEZZA E INQUINAMENTO...CURVA DI KUZNETS

Yellow highlight | Location: 3,422
Carbon emissions in 1900 were 1.8 tons per $1,000/GDP in $2005 USD. Emissions peaked in the 1930s at about 2.8 tons per $1,000/GDP. Since then they have fallen steadily, to about .4 tons per $1,000/GDP today.
Note:L ESEMPUO DEGLI USA

Yellow highlight | Location: 3,426
environmental quality functions like a “superior good,” a good that is pursued more strongly by those with higher incomes.
Note:AMBIENTE BENE DI LUSSO

Yellow highlight | Location: 3,446
Connections Part II: The Ability to Pay Principle
Note:Ttttttttttt

Yellow highlight | Location: 3,447
A different possible response would aim to reduce growth overall, while redirecting its negative effects away from the world’s poor.
Note:SECONDA SOLUZIONE....DECRESCERE TUTTI E COMPENSARE I POVERI

Yellow highlight | Location: 3,449
Darrel Moellendorf
Note:RAPPRESENTANTE

Yellow highlight | Location: 3,453
since mitigating climate change should not harm the development of the world’s poor, the world’s developed countries should bear the burdens
Note:RIPETIAMO

Yellow highlight | Location: 3,455
that principle does not imply an ability-to-pay policy. Indeed, the principle may well advocate against such a policy.
Note:COLPO DI SCENA

Yellow highlight | Location: 3,456
countries aren’t autarkic economies, such that what happens in one does not affect the others.
Note:INFATTI....LE RICCHEZZE SONO INTERCONNESSE

Yellow highlight | Location: 3,457
reducing growth in one society can seriously impact the possibility of growth in another.
Note:ESITO POSSIBILE...I RICCHI SONO IMPOSSIBILI DA TASSARE

Yellow highlight | Location: 3,465
The poor country thus suffers proportionally more even though it was not subject to any emissions reduction.
Note:CI SONO CASI IN CUI

Yellow highlight | Location: 3,476
Climate Change in a World of Incentives
Note:Tttttttttttttt

Yellow highlight | Location: 3,477
Reducing growth and reducing emissions are not the same thing.
Note:PARTIAMO DA UN CONCETO

Yellow highlight | Location: 3,480
The first should be obvious, even if it’s rarely really mentioned. Fossil fuel subsidies around the world amount to about $500 billion per year. Most of these occur in developing countries, especially in oil-rich ones like Venezuela or Saudi Arabia.
Note:DUE MANOVRE...LA PRIMA

Yellow highlight | Location: 3,485
The second is more familiar: a carbon tax.
Note:SECONDA

Yellow highlight | Location: 3,487
It will incentivize the development of precisely those new and less-polluting technologies
Note | Location: 3,488
INCENTIVO

Yellow highlight | Location: 3,489
The final and perhaps most important thing, however, is a further emphasis on one of our central conclusions. In order to get the incentives right, we must give people the option to act on them. And this means freeing the world from the enormous barriers that exist against free movement.
TERZA MANOVRA