domenica 13 ottobre 2019

Vuoi affrontare il razzismo in modo costruttivo? Guarda una persona che si comporta da razzista e cerca i motivi per cui potrebbe comportarsi così. Scoprirai che molti di quei possibili motivi non sono affatto razzisti.

A volte anche un buon statistico ci appare come un razzista. Può darsi che tu dica di lui che è un razzista questo non mi importa. Il punto è che ha dei motivi comprensibili per avere certe credenze e mantenere certi comportamenti.

Sei tu cerchi di risolvere il problema del razzismo quando i comportamenti razzisti non sono motivati dal razzismo, indurre la vergogna in queste persone non risolve niente. Loro saranno anche razzisti ma tu sei uno che incendia la situazione.

Prendi uno che crede che gli ebrei controllino la finanza internazionale e vomita contro di loro ogni sorta di insulti. Io ne conosco uno, è uno schizofrenico. E so anche che ignorando completamente il suo antisemitismo posso trattare il suo caso con successo utilizzando il Seroquel. Se invece cercherai di leggergli i libri di Eli wiesel le sue turbe non diminuiranno.

Non sto dicendo che il razzismo non esista, sto dicendo che non spiega nulla. Sto dicendo che è sbagliato e pericoloso trattarlo come la causa di certi comportamenti.

Jonathan Haid sostiene che nel dibattito accanito tra destra e sinistra la destra capisce la sinistra - e a volte persino l'ammira segretamente - mentre la sinistra capisce molto meno la destra. Spesso a destra ci sono le masse Lasciate indietro dalla modernità, si tratta di persone preoccupate e arrabbiate che quando parlano sembrano esporre punti di vista poco centrati e vaghi, pensano che nella loro vita qualcosa di importante stia per sparire o sia già sparito, non hanno torto e far finta che non abbiamo nulla da dire se non vomitare loro razzismo è pure ipocrisia . In casi come questi il principio di carità si impone ma parlare di razzismo È l'esatto contrario, è la strategia della disumanizzazione dell'altro: "chi non è d'accordo con me è motivato dal puro odio". Interpretare le cose in questo modo ti libera dal duro lavoro di capire e ti libera tempo per combattere.

Il liberalismo non è il capitalismo e non è neanche una pallida approssimazione dell'ideologia libertaria. Il liberalismo è la tecnologia per evitare le guerre civili. Il liberalismo assume Buonafede e valori condivisi. Assume che alla fine della giornata sia che tu sia cattolico sia che tu sia protestante tu possa essere comunque di base una brava persona. Ma se ci sono gruppi di persone che non sono connesse con i valori umani di base allora Il liberalismo fallisce. Ma siamo sicuri che questo genere di persone esistano anche fuori dai  manicomi? Se io pensassi che una persona è veramente razzista probabilmente la ucciderei. Se tu davanti a un razzista non uccidi vuol dire che sei solo un ipocrita e invocare il razzismo è solo una strategia di comodo.

http://marginalrevolution.com/marginalrevolution/2019/10/how-to-work-and-sleep-at-the-same-time.html

sabato 12 ottobre 2019

ASSASSINI E ASSASSINISTI

ASSASSINI E ASSASSINISTI
L'articolo ci trasporta in un universo parallelo dove si professa un'ideologia singolare: l' "assassinismo". Secondo l'assassinismo uccidere gli uomini è bene, farli vivere è male.
L'ideologia è molto diffusa, nell'Italia parallela per esempio vengono uccise quasi 400mila persone ogni anno, cio' prova che i valori dell'assassinismo vengono insegnati anche nelle scuole.
Molti cercano di praticarlo tagliando i fondi alla polizia o alleggerendo le pene, altri lasciando mano libera alla polizia. L'assassinismo è un'ideologia trasversale ai partiti, a destra lo si pratica partecipando a guerre come l'invasione dell'Iraq parallelo, a sinistra promuovendo l'eutanasia e pratiche simili che uccidono i vecchi e i più deboli. Poi l'articolo prosegue con mille altri esempi che dimostrano come la diffusione dell'assassinismo sia una realtà concreta.
Tornando nel nostro universo riconosciamo subito che questa storia dell'"assassinismo" è una solenne cazzata. Per carità, da noi ci fa fuori molta gente, nessuno lo nega. Ma si uccide per mille motivi diversi, non certo perché si aderisce alla fantomatica idea dell'assassinismo. Fa ridere solo il pensarlo.
Ecco, fa ridere un po' meno se all'assassinismo sostituiamo il sessismo, il razzismo, la xenofobia, eccetera: sono parole spesso usate nello stesso modo assurdo appena visto per l'assassinismo, un modo non solo scarsamente informativo ma altamente confuso e dannoso. Chi spiega la realtà ricorrendo al concetto di assassinismo, infatti, quando, per esempio, un gangster ammazza un rivale, non c'è nessuna necessità di indagare le cause, la risposta è pronta: "aderisce ai valori dell'assassinismo". Allo stesso corto circuito si espone chi parla sempre di sessismo e razzismo.
SLATESTARCODEX.COM
[Content warning: discussion of racism. Comments are turned off due to bad experience with the comments on this kind of material.] I. A set of questions, hopefully confusing: Alice is a white stay-…

ALLE RADICI DELLA CULTURA PATRIARCALE

ALLE RADICI DELLA CULTURA PATRIARCALE

Questo documento studia le origini e la funzione dei costumi volti a limitare la sessualità delle donne, magari anche con l’infibulazione. In particolare, si mette alla prova la teoria antropologica secondo cui una particolare forma di cultura pastorale favorisse l'adozione di tali costumi. La pastorizia era caratterizzata da un'alta incertezza della paternità dovuta a frequenti e spesso prolungati periodi di assenza maschile dall'insediamento, il che implicava un maggior vantaggio dll'imposizione di restrizioni alla sessualità femminile. La conclusione è che il meccanismo alla base di questi schemi costrittivi è proprio l'assenza maschile, piuttosto che il dominio maschile.
https://e43d1e13-a-62cb3a1a-s-sites.googlegroups.com/site/ankebeckerecon/10_08_JMP_ABecker.pdf?attachauth=ANoY7cp1az1jyhe9c09NDL4qX_nR5UdFbVGcNLtkLrghdc02mjjg_m9fVwCRSeFCQNKjz7G6Y3aqP-k0Thm9HtgJTlbhYuthvYnNPGc3KWLrHlF-kdCjV0vv531Dva6nD7zL5chhPX7TOgLEVMjMjO0kjlVcHzG8sOzNWfG1mlvYWY9h4Nm7qou8eMRQRrFN72KytJF-_U7K4GcKexKv93B6XLmE8l-XuRxxMM03l3mAh1xPQVGnNms%3D&attredirects=1

venerdì 11 ottobre 2019

CREDI NELLA TRANSUSTANZIAZIONE?
Il problema non è che la gente non riesce a crederci (è pur sempre un mmiracolo), il problema è che non puo’ capirla. Non capisce cosa sia una “sostanza”.
Per farlo occorre essere degli aristotelici quando noi ormai siamo tutti dei “meccanicisti” fatti e finiti.

EDWARDFESER.BLOGSPOT.COM
One of the key themes of the early modern philosophers’ revolt against Scholasticism was a move away from an Aristotelian hylemorphist c...

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La transustanziazione richiede una filosofia aristotelica, purtroppo Aristotele non va più di moda. Tutti vanno verso filosofie più meccanicistiche, più compatibili con il paradigma della scienza.

Aristotele è vicino al senso comune, per lui un albero è un oggetto, un ramo è parte di un albero e una foresta è una collezione di alberi. Puoi tradurre oggetto con sostanza e sostanza con identità. Tutto questo non ha senso per meccanicisti, i meccanicisti si allontanano dal senso comune. Nella versione atomistica del meccanicismo esistono infinite sostanze, ovvero gli atomi, e tutto il resto è una collezione di queste sostanze. In una versione ancora più radicale, quella di Spinoza, esiste un'unica sostanza e tutto viene formato a quella sostanza. Tu chiamalo se vuoi panteismo.

Ma torniamo alla dottrina della transustanziazione la sostanza del pane e del vino viene miracolosamente rimpiazzata dalla sostanza di Gesù. Ma se esiste un'unica sostanza come può realizzarsi questa sostituzione?  Quand’ anche la sostanza di Gesù fosse particolare poiché trattasi pur sempre di persona in parte umana in parte divina, quella del pane che regge il Sacerdote è comune a quella di tutti gli altri oggetti della terra, almeno nella versione spinoziana del meccanicismo. Nel processo di transustanziazione quindi sarebbero implicati tutti gli oggetti terrestri e non solo del pane con quella divina. Inimmaginabile.

PASCAL E IL CLIMA


E' possibile farsi un'idea sul dibattito intorno ai cambiamenti climatici senza andare oltre la paginetta? Non dico di entrare nel merito ma almeno qualcosa che consenta di afferrare la logica di base.

Ecco allora le varie posizioni dalla più naif alla più sofisticata.

1) AMBIENTALISTA. Il pianeta va a fuoco e noi ne siamo responsabili. Dobbiamo intervenire per dare un futuro migliore ai nostri pronipoti.

2) UTILITARISTA. Calma, caro AMBIENTALISTA. Con i dati che abbiamo in mano non a molto senso quello che dici. Ti illustro la cosa con un'analogia. Immagina di scoprire che la tua casa abbia un problema di isolamento che crea umidità nelle camere. Un geometra ti dice che se spendi 1.000 ora risparmierai 5.000 in riparazioni tra un secolo. A prima vista sembrerebbe meglio intervenire. Tra un secolo tu non ci sarai più ma il tuo intervento beneficerebbe la tua nipotina GRETA. Riflettendo, però, spendere soldi ora sarebbe sciocco. Investire 1.000 sul mercato azionario sarebbe molto meglio per i tuoi pronipoti. Con un modesto tasso di rendimento reale del 3%, lascerai in eredità 20.000; al 5% 130.000. In ogni caso, la tua adorata GRETA sarà enormemente più ricca se ti astieni dall'intervenire. Perché preoccuparsi? Se necessario farà fronte.

3) TEOLOGO (vedi foto). Tu, caro UTILITARISTA, ti limiti alla solita analisi costi benefici senza tenere conto dei rischi estremi. C'è una minima probabilità di andare incontro ad una vera e propria catastrofe. Il dilemma davanti a cui siamo assomiglia ad una scommessa di Pascal e in questi casi la cosa più razionale è assicurarsi, ovvero intervenire ora. In casi come questi i tuoi strumenti non funzionano.

4) ATEO. Già, la nostra è una scommessa di Pascal e il tuo modo di affrontarla, caro TEOLOGO, ha tutti i limiti di Pascal. Una volta che il filosofo decide di scommettere su Dio, ecco che si pone il problema di "quale Dio". Ce ne sono infiniti e lo stallo è inevitabile. C'è perfino il Dio che ti fulmina se credi in lui. Tradotto: una volta che abbiamo deciso di assicurarci contro la catastrofe si pone il problema di quale catastrofe: clima? asteroidi? alieni? vulcani? Le catastrofi possibili sono mille. E poi, non pensi possano esistere anche "catastrofi" positive? Perché non tenerne conto? Puo' darsi che i fondi sottratti dalla prevenzione pregiudichino la scoperta di cose fantastiche come l' immortalità, oppure della droga della felicità perpetua da godersi su altri pianeti. Sì, lo so, eventi del genere sono estremamente improbabili, ma proprio tu mi insegni quanto sia importante tenerne conto! Ultima cosa: se applicassimo questa logica non dovremmo nemmeno attraversare la strada visto cosa in teoria potrebbe capitarci
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f proibizionismo e paternalismo TEORIE SUL PATERNALISMO

Perché il proibizionismo anziché l'informazionismo?

La teoria per cui "io ne so più di te quindi ti proibisco e ti impongo" non sta in piedi.

Tuttavia, ci sono alternative. Il proibizionismo puo' essere giustificato anche tra individui razionali.

Prendiamo gli alcolici. A chiede un consiglio a B sulla qualità generale di questo prodotto. La qualità dipende dalla salubrità, dal divertimento che induce, dalla produttività che induce, dalla sicurezza del consumo, eccetera.

B, anche se più informato, non è completamente informato. Pensa solo al "divertimento che induce" l'alcolico! E poi potrebbe avere interessi non proprio coincidenti con quelli di A.

A sa tutto questo e quindi non segue alla lettera i consigli di B.

Ma B sa tutto questo, quindi cerca di "drogare" i suoi consigli in modo che la condotta di B sia quella auspicata.

Ma A sa che l'informazione ottenuta da B, oltre che imperfetta, è drogata. E così regola i suoi comportamenti di conseguenza.

Ma B sa che non sarà creduto, e quindi decide di proibire gli alcolici perché pensa che, nonostante le sue info il consumo sarà eccessivo.

https://fahreunblog.wordpress.com/2019/06/05/giustificazione-del-paternalismo/

https://feedly.com/i/entry//cnXVr/5HNe2pDqTI3udBeVx4AbJSW9TNhacAl8h6Dc=_16db9f3cb74:14db5e:235c00fd

TEORIE SUL PATERNALISMO
Teoria standard: alcuni ne sanno di più e, nell'interesse generale, devono avere il diritto di imporre e proibire a chi ne sa di meno.
Ma la teoria standard non spiega molto. Primo, ci sono molte materie in cui alcuni ne "sanno di più" senza che ci si sogni di invocare il paternalismo. Pensa alle scelte in materia religiosa, matrimoniale e lavorativa.
Secondo, il paternalismo compare spesso anche laddove non c'è un differenziale nelle conoscenze. Oppure va e viene senza alcuna correlazione con esso. Esempio: oggi siamo molto meno paternalisti con i nostri figli, eppure il differenziale di conoscenze è cresciuto rispetto a ieri.
C'è anche un altro fattore: noi preferiamo consigliare anziché essere consigliati. Lo sperimento su di me, arrivo al punto di trovare umiliante chiedere informazioni stradale.
Tenuto conto della realtà ecco allora una teoria più adeguata: il paternalismo serve a far capire chi comanda. E' la pisciatina dei dominanti sulla testa dei dominati.
OVERCOMINGBIAS.COM
… children, whom he finds delightful and remarkably self-sufficient from the age of 4. He chalks this up to the fact that they are constantly…

giovedì 10 ottobre 2019

DISONESTI PER NATURA

Ciascuno di noi viola la legge almeno 5 volte al giorno. Ci sono problemi? In buona parte lo facciamo perché siamo disonesti di natura.
Non siamo disonesti per calcolo, l'entità del guadagno o la probabilità di essere beccati non pesano più di tanto. Quel che incide è la possibilità di lavarsi la coscienza. Vogliamo ottenere ciò che non ci spetta continuando a sentirci persone onorabili.
Se rubacchiamo meno di quel che potremmo fare è solo perché in questo modo è più facile convincersi di non aver rubato affatto. Le tasse non sono mai pari al 100% e in parte vengono utilizzate in favore dei tartassati. Ci sarà un motivo! Giocando a golf non spostiamo mai la pallina avanti di mezzo metro ma di 5-10 cm. al massimo. Imbrogliare è molto più semplice se tra onestà e disonestà ci sono molti gradi intermedi.
Se nel frigo comune dell'università poniamo delle lattine di coca-cola e soldi in contanti, secondo voi cosa sparirà prima? Indizio: gli universitari non amano percepirsi come ladri e di solito sono anche molto assetati.
È impressionante come riusciamo a credere quasi immediatamente a tutto ciò che esce dalla nostra bocca.
Gli studenti che prendono un buon voto avendo copiato pensano realmente di aver imparato qualcosa. Da un lato non si sentono male per essere colpevoli, dall'altro si sentono bene perché credono che la loro conoscenza della materia sia migliorata.
Se sei stanco o affamato diventi anche più disonesto. I giudici stanchi e affamati emettono sentenze differenti rispetto a quando sono in forma, e questo a parità di condizioni di partenza. L'etica richiede volontà e la volontà è un muscolo: ci vuole energia, tanta energia per comportarsi bene.
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The Honest Truth About Dishonesty

LIBERTA’ DI BERCIARE

LIBERTA’ DI BERCIARE
Dice: "si lamentano se non concedi loro una tribuna e poi quando hanno l'occasione di parlare berciano il loro razzismo senza apportare nessun argomento costruttivo alla discussione".
Risposta: " È chiaro che un razzista, esattamente come un non razzista, tiene ad esprimere la sua idea, mica a supportala con chissà quali argomenti. La libertà d’espressione è essenzialmente libertà di berciare. I “razzisti scientifici” – tipo questi che linko - sono così noiosi - con tutte le loro diatribe sulle misure intracraniche per coorti - che se provi ad ascoltarli dopo 2 minuti ti addormenti. Nessuno si interessa a loro e censurarli o non censurarli è irrilevante".
HUMANVARIETIES.ORG
I was asked to meta-analyze a century (1914-2014) of IQ/Academic achievement and racial admixture (genealogy, gestalt racial appearance, and color) research. There is a lot out there, especially when one takes into account MA & PhD dissertations. To this end I am posting $20 (negotiable) bounties fo...

EVASIONE: DIPENDENTI VS AUTONOMI

EVASIONE: DIPENDENTI VS AUTONOMI
Perché un lavoratore dipendente, anziché lamentarsi dell’evasione altrui, non si mette in proprio cogliendo i frutti di questa scelta?
Forse per ragioni morali? Non penso, i lavoratori dipendenti, nel momento in cui esercitano magari part time un lavoro autonomo dimostrano un’inclinazione ad evadere anche maggiore degli autonomi abituali.
Perché sono abitudinari e cambiare è difficile? Forse, ma solo in parte, specie quando si parte non ci sono abitudini che condizionano.
La mia idea è che l’evasione degli autonomi si redistribuisca già oggi a loro favore. In questo caso cambiare non avrebbe senso.
Faccio un esempio. Poniamo che la ditta X debba decidere se assumere un dipendente o esternalizzate ad un autonomo una certa mansione. Il compenso che intende pagare è pari a 100. Il lavoratore pagherà tasse per 20 incassando 80. Ma l’autonomo evaderà 10 incassando 90. A questo punto, se per sue ragioni la ditta X deciderà di assumere un dipendente dovrà pagarlo almeno 112.5, in modo che il netto in busta sia pari a 90.

L’ipotesi è che il dipendente trasformato in autonomo non coglierebbe i frutti della sua evasione. Ovvero, li coglie già da dipendente grazie alla redistribuzione dell’evasione.

LOTTA ALL’EVASIONE

LOTTA ALL’EVASIONE
Perché la si proclama da anni a una “sola voce” e poi non la si fa? A molti (ingenui) la cosa sembra assurda.
Per capire entriamo nel dibattito. Illustro due posizioni agli antipodi:
1) Giovanni: “Evadere le imposte almeno per un 50% è un dovere civico. Chi non si adopera per farlo è un codardo che non vuole bene al suo paese”.
2) Giacomo: “Pagare le imposte è un dovere civico. Chi non adempie a questo dovere “ruba” agli altre e nuoce al paese”.
Secondo voi, se l’Agenzia delle Entrate deve fare un accertamento andrà da Giovanni o da Giacomo? Da Giovanni, è ovvio. E fa bene, è del tutto razionale che agisca in questo modo. La probabilità che l’evasione si annidi lì è maggiore.
Questo cosa implica? Essenzialmente che Giovanni non esprimerà mai la sua opinione sincera e che il dibattito in cui tutti sono “liberi” di intervenire sarà in realtà un monologo.
Ascoltate le telefonate al programma giornalistico di Prima Pagina su Radio Tre e avrete la rappresentazione plastica del “monologo” in atto. Al massimo, ci si spinge a fare un timido cenno benevolo all’evasione di necessità.
Ora dovrebbe essere abbastanza chiaro perché l’evasione viene proclamata “a una sola voce”, perché il dialogo sul problema non è un dialogo, è necessariamente un monologo “a una sola voce”. Quell’unica voce è poi destinata a gonfiarsi anche perché chi non ha una posizione in materia trova conveniente unirsi al coro. Dirò di più, anche Giovanni, se interpellato, si unirà a quell’unica voce, magari con scarso entusiasmo ma lo farà se non è un pazzo.

Poi, difficilmente si passerà dalle parole ai fatti, ma è proprio cio’ che ci si attende perché più o meno tutti (tranne gli accecati dal fanatismo) sono consapevoli di questa finzione collettiva.