giovedì 5 marzo 2026
GLI ANIMALI POSSIEDONO UNA COSCIENZA?
sabato 31 gennaio 2026
una teoria della coscienza definitivo
Versione breve: l'impasse strategico (teoria dei giochi) porta ad un'accelerazione del pensiero che si trasmuta in coscienza producendo l'autoinganno e l'inganno altrui.
Tesi: La coscienza nasce per autoingannarci, così da poter ingannare il nostro prossimo.
giovedì 16 ottobre 2025
cos'è la coscienza? definitivo
vedi il post dove tove k. parla del libro di jaynes (coscienza bicamerale)
TONI SUL PIANEROTTOLO
Il miglior modo di comprendere cos'è la coscienza, e forse l'unico, è chiedersi a cosa serve.
Serve da FRENO agli automatismi.
Il freno serve al pensiero "lento", spesso connesso all' INTELLIGENZA.
Il contrario del freno è l'automatismo che può presentarsi nella storia come istinto o "VOCE" o "SOGNO".
Ciò significa che la coscienza è una funzione ADATTIVA: esiste in gradi differenti nel tempo e nello spazio, a seconda delle pressioni evolutive. In passato molte civiltà si sono legate a sciamani psicotici che sentivano le "voci" (vedi ATZECHI). Era efficiente farlo.
La coscienza, per come è descritta, è un LUSSO recente, poiché l'urgenza di agire è irrinunciabile per alcune creature in alcuni ambienti. Bisogna anche dedicare molte energie alla riflessione cosciente, ciò significa che vanno sottratte altrove.
Il freno serve a reperire INFO, un bene particolarmente importante laddove il soggetto affronta ambienti molto VARIABILI.
La coscienza si lega alla libertà, ovvero all'imprevedibilità (RANDOMIZZAZIONE), che in molti giochi è una strategia vincente.
La valorizzazione dell'informazione si massimizza con la conoscenza dispersa e dialogante, ovvero con la creazione dell'INDIVIDUO. Per questo coscienza e auto-coscienza sono collegate.
Concludo con una domanda: Toni (il mio cagnolino) è cosciente? Viene a tutti di rispondere affermativamente, poiché la coscienza assicura diritti e ciò significherebbe mettere al sicuro ciò che mi è caro. Se invece mi attengo alle considerazioni esposte, allora devo ammettere che in lui la coscienza va e viene. Ho in mente una particolare situazione. Premessa: Toni mi segue ovunque, e segue ovunque entusiasta qualsiasi essere umano in casa, ladri compresi. Ora, questa passione per i bipedi fa sì che la cosa più temuta da lui al mondo è essere chiuso – ovvero isolato dagli uomini – nella stanza al piano terra che gli riserviamo quando usciamo. D'altronde, il picco della sua FELICITÀ è quando esce con noi a passeggio. Che fare allora quando sente che ci stiamo preparando a uscire indossando i cappotti nell'androne dopo aver sceso le scale interne. Carcere o passeggiata? Toni è combattuto: se ne sta sull'AMMEZZATO ad indagare le nostre intenzioni. Un tempo lo fregavi ma oggi non più, se la decisione è "carcere in lavanderia" devi usare il PROSCIUTTO, altrimenti mica lo freghi. Ad ogni modo, fissando Toni che se ne sta indeciso sul PIANEROTTOLO è forte la tentazione di pensare che stia pensando.
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giovedì 25 settembre 2025
cocienza ia
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martedì 8 luglio 2025
coscienza - definitivo?
Direi che le paroline chiave per trattare l'argomento sono due: AUTOREFERNZIALITA' E IMPREVEDIBILITA'. Tre osservazioni:
1) Sono concetti collegati, poiché l'AUTOREFERENZIALITA' genera regressi infiniti che, per giungere a risposte specifiche, devono arrestarsi a un certo momento. Questo momento può anche essere assunto come IMPREVEDIBILE.
2) Sono due concetti che la matematica può formalizzare bene. Pensa agli insiemi di Russell (AUREFERENZIALITA') o alle funzioni random del tuo stereo (IMPREVEDIBILITA'). Ciò significa che possiamo trovare una rispondenza nel mondo delle cose, per esempio negli schemi neuronali.
3) Sono concetti che il senso comune coglie bene. La coscienza di sé è la coscienza per eccellenza. Un animale che si riconosce allo specchio è più intelligente di un animale che non riesce a farlo, e l'intelligenza si lega con la coscienza. La nostra libertà si traduce in momenti di imprevedibilità radicale, e la libertà si lega con la coscienza. L'uomo che non ha questi momenti è un robot per antonomasia.
Non appesantisco oltre il post, ma mi sembra di poter trarre dai tre punti esposti che anche le macchine possano avere una coscienza.
UNA POSSIBILE TEORIA DELLA COSCIENZA (autoreferenzialità)
La coscienza è quel dispositivo mentale che ci consente di comprendere nel modo più penetrante gli enunciati autoreferenziali. So che tale osservazione trovi riscontro anche nelle neuroscienze, sebbene non sia in grado di precisare oltre. Ciò ci permetterebbe di discorrere di dispositivo fisico (o comunque di configurazione fisica). Gli enunciati autoreferenziali, a loro volta, sono alla radice di numerosi paradossi che compromettono i modelli di conoscenza o, perlomeno, le fondamenta stesse del nostro sapere. Una conoscenza così compromessa esige di essere rinnovata, e il processo può proseguire potenzialmente all’infinito. Il ruolo della coscienza è appunto quello di avviare tale processo infinito di rigenerazione del sapere. Quando si interrompe un simile processo? Quando si diventa consapevoli della coscienza stessa e ci si rassegna nella ricerca dei fondamenti. Quando si attiva nel modo più efficace? Quando si nutre la convinzione di poter approdare a un esito positivo, invece, e si profonde il massimo impegno. Paradossalmente, sono proprio i riduzionisti a svolgere nel modo più efficace la funzione della coscienza.
TEORIA DELLA COSCIENZA (autoreferenzialità + imprevedibilità)
Se dovessi formalizzare la coscienza, la concepirei come un dispositivo capace di interpretare immagini riflesse in uno specchio, per usare una metafora, ovvero di generare proposizioni autoreferenziali. Del resto, l’intelligenza animale, ad esempio, è spesso valutata attraverso il test dello specchio, che verifica la capacità di un animale di riconoscersi nel proprio riflesso. Il nesso tra intelligenza e coscienza risulta evidente. D’altro canto, la coscienza è strettamente connessa anche al concetto di libertà. La libertà assoluta coincide con l’imprevedibilità assoluta. Di conseguenza, la coscienza può essere intesa come il dispositivo che consente di generare una risposta randomizzata, mediante la funzione casuale più sofisticata esistente in natura. Forse queste due concezioni non sono poi così distanti. L’autoreferenzialità, infatti, si manifesta solitamente in un regresso infinito che, nel momento in cui è necessario fornire una risposta, richiede un arresto: il cosiddetto problema della fermata. Tale arresto può essere randomizzato, ossia reso imprevedibile, così come sarà imprevedibile la risposta sul tema specifico oggetto in quella particolare contingenza.
giovedì 24 aprile 2025
trinità e coscienza
TRINITA' E COSCIENZA
Nessuno capisce la dottrina cristiana della Trinità se non rielaborandola in modo macchinoso. Io stesso ho cercato di capirla abbinandola alla dissociazione di personalità, senonché un concetto del genere evoca patologie che disturbano la sacralità del concetto di partenza. Tuttavia, forse è possibile evitare questo inconveniente restando nell'ambito di una antropomorfizzazione leggibile. Addirittura potremmo partire dall'ortodossia della scienza in materia di pensiero umano: la teoria modulare della mente. L'inividuo "sano" puo' essere pensato in modo più rigoroso come una molteplicità di menti (moduli mentali) in perenne lotta tra loro. Il caso più semplice: quando devo decidere se ingollare o meno un Pinguì fuori orario, scateno una lotta tra una delle mie menti attratta dagli zuccheri e un'altra delle mie menti, più lungimirante, attratta dal benessere che dona una bassa glicemia. Alla fine una delle due vincerà, di solito quella stregata dallo zucchero. E la coscienza grazie alla quale mi percepisco come un'unica persona? Non ha nessun ruolo in questa lotta, non è un giudice che assegna la palma. Si limita a prendere atto e a narrare una storia plausibile della vicenda per "giustificare" quanto faccio. Deve farlo nei confronti degli altri, perché io devo coltivare il mio capitale sociale; ma anche nei confronti delle altre menti, perché io devo sentirmi giustificato e, se non voglio disgregarmi e subire un TSO, devo in qualche modo far sì che tutte le mie personalità continuino a collaborare per tirare avanti insieme. Domanda: mentre è facile capire il coordinamento tra Padre, Figlio e Spirito Santo, come interpretare la lotta tra i vari moduli?
sabato 28 dicembre 2024
la coscienza è un problema di immaginazione
Sul problema della coscienza.
Facciamo fatica a immaginare la differenza tra 4.000 e 8.000 morti, per questo faremo fatica a sentirci sconvolti con il doppio dell'intensità. Allo stesso kodo, non possiamo immaginare come la nostra esperienza soggettiva possa consistere solo di cellule nervose e sostanze chimiche. Quindi supponiamo che ci debba essere un divario incolmabile tra mente e materia, un regno dello spirito e un regno del fisico. Supponiamo che ci sia un "difficile problema di coscienza", invece di un "difficile problema di immaginazione".
martedì 10 dicembre 2024
A cosa serve la coscienza? definitivo?
A cosa serve la coscienza?
Ad ingannare il prossimo. Come si inganna il prossimo? Rendendosi imprevedibili. A cosa serve ingannare? A "vincere". "Vincere" serve in ultima analisi a riprodursi (la versione laica della "vita eterna" ovvero della "salvezza"). Pensate al gioco della Morra, vince chi prevede le mosse dell'altro, il che significa in ultima analisi che vince chi è più imprevedibile. La vita è piena di giochi del genere, giochi che si vincono con quelle che Von Neumann chiamava "strategie miste". Se il mio comportamento deve essere prevedibile - e in altri giochi è bene che sia così - basta un software per programmarlo ma come si programma l'imprevedibilità? Non si puo', l'imprevedibilità è per sua natura non programmabile, tanto è vero che associamo la coscienza a cio' che non puo' essere automatizzato. Di fatto però tutti noi azioniamo ogni giorno sui nostri dispositivi la funzione random, quindi puo' darsi che una complessità estrema possa fungere da buon simulacro dell'imprevedibilità (e quindi della coscienza). Come si programma una funzione random lo spiegherà meglio di me Enzo Michelangeli. Chiudo con due domande: dove si trova fisicamente nei nostri cervelli la funzione random e quando si aziona? Ma se la coscienza è essenzialmente "caso", ovvero imprevedibilità, come devo interpretare quelle pratiche che chiamiamo "esame di coscienza"? Lascio le risposte al post del V
mercoledì 25 settembre 2024
la coscienza di dennett
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giovedì 19 settembre 2024
definire e modellare
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martedì 16 luglio 2024
coscienza
Nessuno sa con certezza come le esperienze soggettive si relazionino con la fisica oggettiva, questo è il motivo principale per cui ci sono affermazioni serie sul fatto che non tutto è fisica. Ci sono informazioni (come il sapore di un cibo) che non sono solo informazioni conosciute ed elaborate, ma anche sperimentate, sentite consapevolmente. Sono informazioni "ineffabili": i qualia non possono essere comunicati o percepiti in altro modo che non sia l'esperienza diretta. Sono anche infallibili: i qualia non possono essere percepiti in modo errato. La via migliore per capire queste presenze è pensare che gli esseri umani non siano coscienti ma che lo siano i loro pensieri. La parte di te che sta leggendo in questo momento e che si sente cosciente, è un pensiero. In realtà, un pensiero può essere cosciente, così come può essere giusto o sbagliato. I pensieri sono quella cosa che puoi notare in te quando deliberi, analizzi, valuti, ragioni, eccetera. Quel che serve per avere una teoria della coscienza è trovare il correlato fisico tra il cervello e i pensieri; finora non ci siamo riusciti, da qui il cosiddetto "divario esplicativo" tra l'esperienza soggettiva, il mondo dei qualia e il mondo dei fatti oggettivi. Tuttavia, bene o male, sappiamo cosa tiene insieme molti picchi in un pensiero: è un'oscillazione neurale: neuroni che sparano lungo percorsi circolari in un ritmo sincronizzato. Queste sono comunemente chiamate onde cerebrali. Molto probabilmente, all'interno di queste ONDE vi sono altre onde impegnate in una danza sincronizzata che dipende dall'onda principale. Questo implementa fisicamente la distinzione cruciale tra le interazioni neuronali all'interno della stessa oscillazione e le interazioni al di fuori dell'onda. Possiamo dire quindi che si tratta di pensieri all'interno di altri pensieri, pensieri che hanno per oggetto altri pensieri. E questo è vero in senso fisico: strutture fisiche che nidificano all'interno di altre strutture fisiche. Usiamo parole speciali come "coscienza fenomenica" e "qualia" per denotare questa distinzione reale, fisica e conoscibile da altre elaborazioni di informazioni neuronali. Da questo punto di vista, non ci sono uno, ma due livelli di sistemi di elaborazione delle informazioni. Il cervello è uno, ovviamente, ma all'interno del cervello, le oscillazioni/pensieri con memoria sono essi stessi sistemi di elaborazione delle informazioni aggiuntivi. Un analogo potrebbe essere un sistema informatico fisico che ha, al suo interno, una o più macchine virtuali. Una teoria del genere ha il vantaggio di poter essere verificata in futuro. Questa teoria dei qualia, se confermata, si applica solo ai processi biologici neuronali. Un ciclo IA è autoreferenziale ma non è un processo neuronale biologico strutturato come detto, quindi è difficile pensare che produca dei qualia. Sicuramente nel vasto spazio delle possibili architetture AI, alcune potrebbero essere progettate per avere fenomeni più o meno analoghi, ma non vedo alcun motivo per credere che gli attuali LLM posseggano una simile dotazione.
Ma perché abbiamo bisogno di un doppio sistema oscillatorio, uno che danza con la realtà esterna e l'altro che danza con la realtà neuronale stessa. Probabilmente, l'utilità si rivela quando le due danze sono irriducibili tra loro. Se provo un sentimento di gioia e so che provo un sentimento di gioia e so che so che provo un sentimento di gioia... la cosa non sembra decisiva. Ma se faccio qualcosa di egoistico sentendomi un altruista, questo puo' essere utile alla mia sopravvivenza. Se incontro una realtà che confligge con il mio schema guida ma posso interpretarla come qualcosa di coerente con il mio schema guida, la cosa mi risparmia le energie cognitive per aggiornare il mio schema guida e rielaborare tutte le mie vecchie credenze. Il doppio sistema si rivela molto utile per implementare un pensiero "ipocrita" e se sono un Homo Hipocritas diventa una parte essenziale della mia natura. Il robot senza un cervello biologico o senza un doppio sistema, si limiterà a fare inganni ma non avrà accesso all'autoinganno e alla vera ipocrisia che consente di mentire meglio imparando a credere alle proprie menzogne.
venerdì 12 luglio 2024
Una teoria della coscienza derivata dalla teoria generale dell'autoinganno.
Una teoria della coscienza derivata dalla teoria generale dell'autoinganno.
La coscienza è stata "inventata" dalla natura per rendere possibile l'autoinganno e creare un doppio simulato di noi stessi. Esempio: se devo mentire, lo farò meglio quando penso di dire la verità ma per creare queste condizioni mi occorre un doppio me stesso: qualcuno che curi i miei interessi materiali (inconscio) e qualcun altro che sia il mio addetto stampa o avvocato difensore (coscienza). A livello neuronale la coscienza è quindi un processo ridondante che, rispetto al processo sottostante, interessa anche certi circuiti correlati con la gratificazione, fiducia e autostima. Così definita, dubito che gli animali abbiano coscienza. Non sono ipocriti e la coscienza esisterebbe solo come base dell'ipocrisia.
Esiste un autore che ha percorso questa via?
giovedì 20 giugno 2024
itt
mercoledì 3 giugno 2020
PERCHE' DIO CI HA ABBANDONATO? hl Book Review: Origin Of Consciousness In The Breakdown Of The Bicameral Mind
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