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venerdì 23 settembre 2016

L’inarrestabile crescita della spesa pubblica - Bortolussi

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Note: @@@@@@@@@@@@@ Edit
La sua fase di maggiore espansione dall’unificazione (1861) a oggi si verificò proprio nei tre decenni compresi tra il 1960 e il 1990.Read more at location 1544
Note: 60-90 Edit
tre periodi in cui la spesa pubblica è cresciuta maggiormente: 1960-1965: si registra un aumento della spesa pubblica di quasi 5 punti percentuali rispetto al PIL. La crescita della spesa risulta legata principalmente alle prestazioni sociali (sanità, previdenza, assistenza) e alle spese per i dipendenti pubblici. 1970-1975: la spesa pubblica aumenta ancora salendo a sette punti percentuali. L’influenza della spesa per prestazioni sociali è ancora molto forte, ma a essa si aggiunge la spesa per gli interessi sul debito pubblico, che comincia così la sua espansione passando dal 37,1% del PIL (1970) al 56,6% (1975). 1980-1985 si ha un aumento di quasi dieci punti percentuali, la cui crescita è riconducibile a una maggior incidenza delle prestazioni sociali e agli interessi su un debito pubblico che sta letteralmente esplodendo con un aumento di venticinque punti percentuali.Read more at location 1547
Note: I TRE MOMENTI Edit
picco raggiunto nel 1993 con una incidenza sul PIL pari al 56,6%.Read more at location 1555
Note: PICCO Edit
se infatti nel periodo che va dal secondo dopoguerra al 1980 la pressione fiscale si attestava su livelli del 25-30% del PIL, dal 1980 è iniziata una progressiva crescita fino a raggiungere, nel 1997, il 43,7%, un valore peraltro prossimo a quello odierno.Read more at location 1569
Note: PRESSIONE FISCALE Edit
Per capire meglio la situazione, è possibile usare il classico esempio di una famiglia italiana fatta di gente che lavora e vive del proprio reddito. Per risolvere le proprie difficoltà economiche chiede aiuto a parenti o ad amici. Poi sopraggiunge un aumento dello stipendio mensile di 300 euro: a questo punto una famiglia avveduta non aumenterebbe i propri consumi, ma utilizzerebbe questa somma per superare la fatidica quarta settimana del mese, senza più chiedere aiuto a terzi. Invece, la famiglia Italia non si comporta così: a fronte di qualsiasi nuova entrata realizzata negli anni, il nostro Stato, i nostri amministratori, si sono sempre fatti rapire dall’entusiasmo utilizzando le nuove risorse non per una razionalizzazione della spesa ma per un suo ulteriore rigonfiamento che puntualmente ha inciso sul debito nazionale.Read more at location 1576
Note: ANALOGIA Edit
1981-1991, il decennio è caratterizzato da una crescita costante e rilevante della spesa pubblica rispetto alle entrate: è la fase che coincide con la crescita massiccia del debito pubblico; 1992-2000, periodo in cui si evidenzia (con eccezione del 1998) un contenimento della dinamica della spesa, dettato dalle necessità di risanamento dei conti pubblici al fine di rispettare i parametri europei per la moneta unica (parametri di Maastricht); 2001-2005, anni caratterizzati dalla stagnazione economica post attacco terroristico negli Stati Uniti, in cui la crescita della spesa risulta nuovamente superiore a quella delle entrate (a eccezione del 2002). Il 2006 e il 2007 sono in controtendenza con la spesa che cresce meno delle entrate. Infine, dal 2008 si profila una difficile situazione legata alla crisi economica che a partire dagli Stati Uniti ha interessato anche il nostro Paese e tutti gli altri Paesi europei.Read more at location 1588
Note: DIFF SPESA ENTRATE Edit
In estrema sintesi, sono tre le fasi in cui suddividere l’accumulazione del debito:63 Dalla fine degli anni Sessanta agli anni 1975-’80, in cui il debito si è accumulato principalmente per l’estensione dello Stato sociale. A cavallo degli anni Ottanta, definita «fase clientelare», per cui, una volta venute meno le ragioni del debito, non si sono messe in atto misure di rientro. Successivamente, la «fase finanziaria», in cui l’aumento del debito è stato determinato dall’elevato ammontare degli interessi sul debito stesso che non hanno mai permesso e tuttora non permettono di riassorbire velocemente il disavanzo.Read more at location 1599
Note: 3 FASI DEL DEBITO Edit

Una spesa pubblica «mostruosa» - bortolussi

Una spesa pubblica «mostruosa»Read more at location 1511
Note: @@@@@@@@@@@ Edit
Tra il 1980 e il 1985 la spesa pubblica totale nazionale è aumentata (in termini nominali, cioè senza tenere conto degli effetti dell’inflazione) del 157%, cioè una volta e mezzo, passando da circa 84 miliardi di euro a 216 miliardi di euro. 57 Lo sconcerto cresce se realizziamo che, nello stesso periodo, il reddito (PIL) prodotto dall’Italia nel suo complesso, dunque la ricchezza del nostro Paese, è cresciuto del 111%. Conti alla mano, l’incidenza della spesa pubblica sul PIL è aumentata di quasi 10 punti percentuali passando dal 41,4% del 1980 al 50,3% del 1985.Read more at location 1515
Note: RITMI Edit
Nell’ultimo decennio la spesa pubblica complessiva è cresciuta, in termini nominali, del 45%, passando dai 550 miliardi di euro dell’anno 2000 a poco meno di 800 nel 2009. Nello stesso periodo, il PIL (sempre in termini nominali) è cresciuto del 28%, corrispondenti a circa 330 miliardi di euro.59 Pertanto, poiché la spesa pubblica ha comunque corso di più del PIL, è aumentata la sua incidenza sul reddito nazionale, passata dal 46,2% del 2000 al 52,5% del 2009.Read more at location 1524
Note: ULTIMO DECENNIO Edit
il confronto è abbastanza sconfortante, perché la spesa pubblica italiana si colloca tra quelle più elevate tra i 27 Paesi dell’Unione Europea: superiore a quella del Regno Unito, della Germania, dell’Austria e della Spagna. L’Italia è superata in questa graduatoria solo dal Belgio, dalla Francia e dai Paesi nordici (Danimarca, Svezia e Finlandia), caratterizzati sì da elevati livelli di prelievo ma anche da uno stato sociale molto più sviluppato.Read more at location 1533
Note: CFR Edit

Un confronto con la Germania - Tassati e mazziati (Varia) (Italian Edition) by Giuseppe Bortolussi

Tassati e mazziati (Varia) (Italian Edition) by Giuseppe Bortolussi
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Note: @@@@@@@@@@@@@@@@ Edit
L’Italia presenta, nel periodo 2005-2009, una pressione tributaria superiore di 5,6 punti di PIL rispetto a quella tedesca; anche tenendo conto del fatto che parte delle nostre tasse se ne va per pagare gli interessi sul debito pubblico (2,1 punti in più rispetto alla Germania), la nostra pressione tributaria risulta comunque superiore a quella tedesca di circa 3,5 punti di PIL.Read more at location 1465
Note: PRESSIONE TRIB. CFR CON LA GERMANIA Edit
In altre parole: un cittadino italiano, a parità di reddito, paga più tasse rispetto al contribuente tedesco. E allora che fine fanno i nostri soldi? E perché in Germania le cose funzionano e da noi no? Siamo sicuri che sia colpa, come spesso si dice, solo di chi evade le tasse e non di chi ci amministra o di chi lo ha fatto per anni;Read more at location 1470
Note: COSA NN VA? Edit
Per rendere meglio l’idea possiamo fare l’esempio di due condomini: il Condominio Germania, costituito da sei appartamenti, con i locali sempre in ordine e le scale pulite, e il Condominio Italia, sempre di sei appartamenti di uguale metratura, solo che le scale sono sporche, il riscaldamento funziona male, i vetri sono rotti. L’amministratore del Condominio Italia continua a giustificarsi dicendo in giro che tutte le inefficienze del servizio sono causate dal fatto che gli inquilini dell’ultimo piano non hanno mai pagato le spese condominiali (in sostanza evadono), riducendo così le risorse di cui dispone. Poi, però, si scopre che ogni appartamento del Condominio Germania paga 100 euro all’anno per la gestione comune, mentre il Condominio Italia ne paga 150. Facendo i conti, il Condominio Germania dispone ogni anno di 600 euro, e con quelli riesce a far funzionare bene le cose; il Condominio Italia di euro a disposizione ne ha addirittura 750 all’anno, nonostante gli «evasori» dell’ultimo piano, ma le scale sono sporche e i vetri sono rotti eccetera… Il risultato è deprimente: paghiamo più tasse dei tedeschi per ottenere molto di meno.Read more at location 1478
Note: ANALOGIA Edit
Secondo uno studio della CGIA di Mestre, nel 2008 la spesa per retribuzioni della Pubblica amministrazione italiana era pari al 10,9% del PIL, in sostanziale crescita rispetto a inizio decennio: tolti gli interessi sul debito, un quarto della spesa pubblica nazionale è assorbita dagli stipendi. In Germania, invece, le cose vanno un po’ diversamente: negli ultimi anni il peso del costo del lavoro pubblico sul PIL è diminuito progressivamente fino ad arrivare al 6,9% nel 2008; per questo, la quota di spesa imputabile alle retribuzioni pubbliche è appena il 16,7%, circa nove punti in meno rispetto al nostro Paese.Read more at location 1493
Note: PERSONALE Edit
In Italia vi sono complessivamente circa 3,6 milioni di dipendenti pubblici, ovvero uno ogni 16 abitanti; in Germania, invece, i dipendenti pubblici sono 4,5 milioni, ovvero uno ogni 18 abitanti.Read more at location 1500
In sostanza, in Italia i soldi a disposizione sono comunque di più che in Germania; ma allora perché da noi le cose non funzionano? Il problema in Italia, come ho cercato di spiegarvi, non sta nella mancanza di risorse o nella cattiva gestione delle entrate.Read more at location 1501
Note: CONCLUSIONE Edit
è dal lato della spesa che si manifestano i problemi maggiori.Read more at location 1504
Diventa dunque lecito ripetere che se tutti pagassero quanto dovuto sarebbe una cosa bellissima, anche perché c’è chi di tasse ne paga troppe e potrebbe sperare di vedere finalmente ridotta la pressione fiscale a suo carico. Tuttavia temo, come ho già spiegato, che la storia ci insegni che lo Stato, anziché avere più soldi da gestire, avrebbe più soldi da sprecare, e lo dimostra il fatto che il recupero dell’evasione lo troviamo ogni anno in finanziaria già puntualmente impegnato.Read more at location 1507
Note: PREOCCUPAZIONE Edit