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martedì 10 febbraio 2026

L'ODIO SCAGIONATO

 L'ODIO SCAGIONATO


I social sono un ricettacolo d'odio ma io, che sono vicino alla santità, amo chi mi odia. Lo amo a patto che mi comprenda o mi faccia sentire compreso. D'altronde, apprezzo ma non stimo molto chi mi approva senza capirmi, per esempio chi mi considera un "simpatico provocatore bastian contrario". In altri termini, mi sento pronto, su questa linea del "c'è di peggio", ad una rivalutazione dell'odio per il prossimo, o quanto meno a scagionarlo da molte accuse ingiuste. Tuttavia poiché occorre un capro espiatorio, chi mettere sul banco degli imputati in sua vece? Il mio candidato: la pigrizia. Sui social, ma anche altrove, il problema del dibattito pubblico non è la rabbia, ma la distorsione del significato, che nessuno - per pigrizia! - si prende la briga di chiarire, a volte anche a se stesso. Prima di partire con la scarica di insulti avete mai visto qualcuno che chieda "precisazioni"? O qualcuno disposto a darne nonostante la scarica di insulti ricevuti? No. Siamo pigri. E visto che mi sono appena proclamato santo, mi sento in dovere di chiosare che sono il primo a leggere male le obiezioni che mi vengono rivolte, una volta sentito come "suonano" è difficile per me mantenere oltre la concentrazione. Ma ribadisco che un disaccordo è disfunzionale solo se contiene una rappresentazione distorta che almeno una delle parti non sta cercando di correggere, una riluttanza originata spesso dalla pigrizia. L'interpretazione caritativa è faticosa, e noi siamo pigri. Ho anche un secondo candidato: la paura. Paura e pigrizia lavorano sempre in coppia: di fronte al diverso la paura spinge la pigrizia che, oltre che comoda, a quel punto diventa anche utile per preservare l'integrità della bolla in cui abitiamo e che ci garantisce il riposo. La natura dei social, poi, aiuta, fa incontrare il tipo strano creando una massa di "strani". Chi ieri si arrampicava sugli specchi a mani nude, oggi gode di ventose di ultima generazione. I gruppi ideologici online, anche i più sballati, assomigliano sempre più a campi accademici: torri di astrazione sempre più alte che facilitano la comunicazione interna e rendono impossibile quella esterna. Nel contattarli, non possiamo presumere di sapere cosa significhi una parte finché non sappiamo cosa significhino tutte. Il disaccordo non è più tra singole opinioni, ma tra sistemi incommensurabili, un po' come i paradigmi scientifici di Kuhn. In queste condizioni, più informazione e più istruzione non riducono il caos, ma lo amplificano.

lunedì 26 agosto 2024

ODIO E GENTILEZZA SONO CORRELATI

 https://www.facebook.com/riccardo.mariani.585/posts/pfbid0YpdSunhtZeMjUz11Bk1xQEgSNQr1P15J2kUJjn32EH1HtKLV9mmzbASs8tdQzCbol?__cft__[0]=AZXgxekPwlpnN96h414S4GJOrA_uNCPFbBfdaDfbETcRJKPW2qQhkf0NFa39XdRhYtUwN0wKPvC9NHdT-Wk5acaO24IoXtcZSLgFQ6f4gM-xeRkvi_orsWZsRlSgh3yYU08uywE4Keu1ZAzmB8xo5abkQkrFh-PJZSniPbuJzWKXcQ&__tn__=%2CO%2CP-R

lunedì 6 marzo 2023

 La denuncia dell'odio in politica esclude.


I tipi di destra sono tre:

1) tradizionalista;
2) liberista;
3) autoritario.

Il primo crede nella Tradizione e nella Cultura, qualcosa che emerge fuori dalla politica. Il secondo chiede alla politica di limitare il suo ruolo. Il terzo risolve i problemi con la polizia e i tribunali più che con la politica.

Insomma, la destra non ama la politica, la eviterebbe del tutto, e lo fa appena puo'.

Però non sempre puo' e l'unica motivazione che la smuove è l'odio per la sinistra, o comunque la rabbia che suscittano certe iniziative progressiste.

Denunciare l'odio significa di fatto denunciare la destra, ovvero il pluralismo delle idee in politica. Se l'odio fosse reso illegittimo la sinistra si ritroverebbe a dominare la scena senza contraddittorio. E' questo un esito auspicabile?

lunedì 28 novembre 2022

 https://feedly.com/i/entry/YOuvNotDOLafnT+infLBJvsnPgoYrAkkYjUfQaF57o8=_184b4baba8f:331e2be:87d49c59


PERCHE' ELON MUSK NON CI PIACE?


Sullo sfondo c'è il risentimento di molti verso i ricchi, soprattutto i miliardari. È interessante notare che non siamo risentiti verso la Regina Elisabetta, né verso le persone che vincono alla lotteria. Proviamo risentimento per le persone che si sono guadagnate le loro ricchezze. Come mai? Perché quando vediamo qualcuno che ha fatto molto meglio di noi, questo si riflette negativamente su di noi. Quando sentiamo parlare di qualcuno ha avuto successo, invece di essere felici, siamo inconsciamente risentiti per il fatto che quella persona, facendo meglio di noi, ci stia facendo sembrare incapaci. Bill Gates, per fare un altro esempio, ha probabilmente salvato letteralmente milioni di vite con la Bill & Melinda Gates Foundation. La sua ricompensa per questo è avere persone che inventano teorie del complotto su di lui, o su come stia "spopolando" il mondo usando vaccini nefasti che hanno microchip incorporati.

lunedì 20 gennaio 2020

IL CICLO VIZIOSO

Il ciclo vizioso sarebbe questo: la mancanza di rispetto dà origine a visioni ciniche, il che predispone le persone alla mancanza di rispetto.
Verosimile.

MARGINALREVOLUTION.COM
We tested how cynicism emerges and what maintains it. Cynicism is the tendency to believe that people are morally bankrupt and behave treacherously to maximize self-interest. Drawing on literatures on norms of respectful treatment, we proposed that being the target of disrespect gives rise to cynica...

sabato 23 novembre 2019

GENEALOGIA DELL'ODIO

https://feedly.com/i/entry/Nkn6RK6HwBgWrvMj84SxHg63I5Wn8O87ZvoPCQT30Mw=_16e9302a3f3:a09fdf:49b12733 https://feedly.com/i/entry/7QWZy3yBVkbbTU/IrvG/mV48E5f5T/jCm56ON1rlsJw=_16e8a838e2b:527c94d:69b9f616
Riccardo Mariani
7 min
GENEALOGIA DELL'ODIO
Su questo punto mi smarco dall'idea dominante che colgo sui giornali. Il motore immobile non lo vedo tanto nel razzismo quanto nel disprezzo.
Mi spiego meglio. La distinzione politica che va per la maggiore è quella tra "tribali" e "internazionali". I primi guarderebbero al qui ed ora, i secondi avrebbero una mente più aperta.
Non è una novità. Già nel 1957 il sociologo Robert Merton condusse uno studio sul funzionamento dei mass media all'interno di una piccola cittadina e trovava utile contrapporre i "locali" ai "cosmopoliti"; I "locali" erano chiusi, fondamentalmente egoisti e impauriti dalle possibili interferenze esterne mentre i cosmopoliti erano "ecumenici" e benevolmente curiosi nei confronti del mondo. Si noti che questa distinzione sembra essere stata "riscoperta" in modo indipendente da David Goodhart che parla di "somewheres" (i "locali" di Merton) e "anywheres (i "cosmopoliti" di Merton).
Ma qual è la novità? Che oggi i cosmopoliti sono più "giudicanti" di ieri, sentono sdoganato il loro atteggiamento un tempo "originale", armati della terminologia anti-razzista si percepiscono dalla parte della Ragione, non riescono più a calarsi in un vero dibattito: non si parla con i razzisti! Insomma, si sentono liberi di disprezzare i tribali. E il disprezzo, naturalmente, genera odio.
Il problema con le piattaforme digitali, per esempio, non è che persone "pessime" carichino contenuti pessimi ma che - con tanta merda nel ventilatore - persone "decenti" pensino sul serio di aver caricato contenuti decenti. Sono così orgogliose dei loro cinguettii. Quando odi sai che stai odiando, quando manchi di rispetto a qualcuno no.
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giovedì 31 ottobre 2019

L'INSULTO E LA LODE

L'INSULTO E LA LODE
Noi puniamo la diffamazione, ovvero dire male di qualcuno in pubblico senza prove. Non che sia proibito pensare male di qualcuno e dirlo a chiare lettere, ma se lo si fa "in pubblico" occorre poter provare la fondatezza del nostro pensiero. In caso contrario, si ritiene che certe affermazioni azzardate possano disorientare l'opinione pubblica con conseguenze spiacevoli. Ma anche dire bene di qualcuno in pubblico senza prove disorienta l'opinione pubblica. Perché allora le opinioni negative sono punite e quelle positive no?
Ecco, qualora il dubbio resti inevaso, lasciare libertà di espressione non sarebbe la soluzione più equa?
OVERCOMINGBIAS.COM
I recently read on social media praise for someone I know, someone about whom I know some negative things. I realized that if I posted my…
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martedì 29 ottobre 2019

LI DISPREZZO COME PADRE DELL'ODIO

LI DISPREZZO COME PADRE DELL'ODIO
Papa Francesco in conclusione del Sinodo:
"C’è sempre un gruppo di cristiani, di élite, ai quali piace porre come se fosse universale questo tipo di diagnosi, molto piccola, questo tipo di risoluzioni più disciplinari. No, abbiamo vinto tutti con la diagnosi fatta e noi continuiamo ad andare avanti nelle questioni pastorali e interecclesiastiche”.
Domanda: ma perché il Papa disprezza i suoi critici e si appella a loro come ad un' "élite"? Perché afferma che hanno preoccupazioni molto "piccole"?
I suoi critici fanno altrettanto con lui? Alcuni direi di sì ma molti no. Molti sono animati da serie preoccupazioni.
Con questo atteggiamento il papa si rende odioso. Sembra quasi che lo cerchi, l'odio.

PERCHE’ IL DISCORSO POLITICO SUI SOCIAL E’ UNA RISSA CONTINUA?

PERCHE’ IL DISCORSO POLITICO SUI SOCIAL E’ UNA RISSA CONTINUA?
Nella vulgata comune perché ci sono “gli odiatori”.
Preferisco la tesi alternativa: perché ci sono i “disprezzatori”.
Il “disprezzatore” ha pulsioni moraliste, è perennemente indignato e tende a liquidare chi non la pensa come lui quasi fosse una specie di criminale. Gli piace essere il "migliore" e costringere l’altro non a riflettere ma a vergognarsi.
Trump, Salvini e Renzi mi sembrano essere al momento i politici più “disprezzati” sulla nostra scena. Non saranno delle cime ma meritano più rispetto (rispetto? il “disprezzatore” trova persino ridicolo rispettare, che ne so, un Salvini). Naturalmente i protagonisti non soffrono di questo trattamento, anzi, ne traggono profitto. A soffrire potrebbero sono alcuni dei loro simpatizzanti, che spesso, specie in certi contesti, si vedono costretti all’ auto-censura o alla falsificazione delle preferenze.
Naturalmente, è bello avere una causa sociale in cui credere, ma il “moralista indignato” usa la sua come un bastone da dare in testa all’ avversario o come uno specchio in cui farsi bello e sentirsi superiore. La sua sferza lo rende popolare nel suo gruppo. E’ chiaro che parliamo di un antagonista di natura, di un narcisista di professione intento a pompare la sua reputazione. Quando c’è lui di mezzo si finisce sempre a male parole, è lui la miccia del conflitto, è lui l’innesco dell’odio, è lui che rende tossica ogni discussione.
Questo tizio alberga in ognuno di noi. Sia chiaro.

Informazioni su questo sito web
BLOGS.SCIENTIFICAMERICAN.COM
New research suggests that moral grandstanding may be a major source of conflict in the world today.