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mercoledì 23 ottobre 2019

L'ELEGANZA DELL'INTEGRALISTA CATTOLICO+OBIEZIONI AD UN AMICO INTEGRALISTA

OBIEZIONI AD UN AMICO INTEGRALISTA

In questo articolo viene presentata una posizione cattolica che definirei integralista. Le persone sono spesso così inorridite dall'integralismo che lo respingono con scherno e insulti. Si puo' fare di meglio.
Per il cattolico integralista lo stato dovrebbe promuovere il bene dei cittadini, ovvero il cattolicesimo. La violenza, monopolio dello stato, dovrebbe essere messa al servizio di questo fine perseguitando eresie e apostasie. Con quali argomenti il cattolico puo' smarcarsi da questa posizione? La coercizione religiosa e il rifiuto delle libertà individuali sembrano una conseguenza inevitabile per i cattolici. Il cattolicesimo integralista ha una sua eleganza, una sua semplicità, persino una sua ovvietà. Forse che i non-integralisti vogliono uno stato che faccia "meno bene" di quel che potrebbe fare? Le alternative all'integralismo sono formalmente poco attraenti. Non stanno in piedi. D'altronde, i grandi cattolici del passato erano più o meno tutti integralisti. Oserei dire che per un cattolico l'integralismo è la dottrina da cui partire, la dottrina di default: o sei integralista o devi spiegare perché non lo sei.
Come puo' allora il cattolico non essere integralista? Rawls afferma che il libero esercizio della ragione pratica tende a portare a produrre un profondo disaccordo su questioni fondamentali. Ha chiamato questo il fatto "ragionevole pluralismo". L'epistemologia di Hayek spiega ulteriormente la naturalezza del profondo disaccordo che nascerebbe dalla dispersa natura delle informazioni che incidono sulla nostra applicazione pratica dei principi morali e persino sulla formulazione di tali principi. Quindi il profondo disaccordo è sia inevitabile che non colpevole. Molto disaccordo è dovuto al peccato, ma gran parte di esso no.
Ora, se Rawls e Hayek hanno ragione, lo stato integralista dovrà usare molta coercizione per contenere il disaccordo. Gli stessi regimi liberali usano la propaganda e sono fortemente coercitivi. Non lo sto negando. Ma l'integralismo richiede più propaganda e più coercizione dei regimi liberali perché i regimi liberali non devono essere altrettanto convincenti come i regimi integralisti per rimanere stabili. Uno stato integralista assomiglierebbe alla Cina. Quindi la difficoltà dell'integralismo è la sua capacità di sostenere la stabilità in modi moralmente appropriati, anche in condizioni favorevoli. Si tratta fondamentalmente di un'utopia.
Prima reazione: la violenza. Gli integralisti possono rifiutare il pluralismo e schiacciarlo. Una massiccia coercizione sarebbe fattibile e giustificata.
Seconda reazione: identificare le fonti teologiche di stabilità. Chi è in errore va aiutato a vedere la Verità. Una società costruita attorno a istituzioni che conferiscono grazia identificherà più abilmente la legge naturale, una legge intrinsecamente irresistibile una volta che viene afferrata da un intelletto non corrotto.
Terza reazione: negare il pluralismo ragionevole. Forse il pluralismo ragionevole non è il risultato naturale del libero esercizio della ragione pratica. Forse, invece, è il prodotto perverso di regimi liberali che rifiutano di fornire alle persone qualsiasi guida nel decidere come vivere.
Tutte e tre le reazioni mi lasciano scettico.
1) In primo luogo, la violenza è indesiderabile per molte ragioni, non solo perché ferisce fisicamente e psicologicamente, ma perché lede la dignità del nostro prossimo.
2) In secondo luogo, non è chiaro che la grazia aiuterà le persone a concordare sulla legge naturale, gli stessi cristiani, nel corso della loro storia bimillenaria, hanno avuto profonde divergenze su molti tipi di rivendicazione morale. L'esposizione alla grazia non sembra portare a un grande consenso. Ciò è particolarmente vero in materia politica, poiché i cristiani sinceri e informati sembrano aver adottato praticamente ogni possibile idea politica. Concedo che esiste una gamma più ristretta di disaccordi tra i cattolici romani, ma i disaccordi politici sono ancora molto ampi. Ci sono marxisti cattolici, anarchici, fascisti, socialisti, capitalisti e così via.
3) Infine, il poco di storia che conosco mi dice che le società sembrano molto più omogenee dall'esterno che dall'interno. Quando guardi da vicino la storia dei regimi politici, contengono tutti i tipi di controversie, e molte di esse sembrano essere del tutto sincere. Perfino imperi integralisti come l'Impero bizantino erano soggetti a notevoli disaccordi di vario genere. Una buona parte dei nostri disaccordi sono dovuti a fattori diversi dal liberalismo. Ad esempio, livelli più elevati di istruzione portano più persone a un'attenta riflessione sui loro valori. Anche la comunicazione di massa consente alle persone di sviluppare idee personali. Inoltre, le società sono molto più estese oggi che in passato: tante teste, tante idee. Anche la ricchezza e la pace prolungata fa venir meno il senso di urgenza di un pensiero uniforme.
Quindi, in sintesi, la teoria integralista affronta la sfida della diversità delle credenze. La sua proposta puo' essere respinta dal cristiano come utopica.

LIBERTAEPERSONA.ORG
Il naturalismo politico e la crisi del diritto in Matteo Liberatore Pubblicato 29 Gennaio 2020 | Da Lorenza Perfori di Silvio Brachetta. Questo ampio intervento di Silvio Brachetta si aggiunge a quelli di Stefano Fontana [leggi qui]e di Riccardo Zenobi [leggi qui], già pubblicati nel nostro sito. C...

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L'ELEGANZA DELL'INTEGRALISTA CATTOLICO
Per il cattolico integralista lo stato dovrebbe promuovere il bene dei cittadini, ovvero il cattolicesimo. La violenza, monopolio dello stato, dovrebbe essere messa al servizio di questo fine perseguitando eresie e apostasie.
Con quali argomenti il cattolico puo' smarcarsi da questa posizione? La coercizione religiosa e il rifiuto delle libertà individuali sembrano una conseguenza inevitabile per i cattolici. Il cattolicesimo integralista ha una sua eleganza, una sua semplicità, persino una sua ovvietà. Forse che i non-integralisti vogliono uno stato che faccia "meno bene" di quel che potrebbe fare? Le alternative all'integralismo sono formalmente poco attraenti. Non stanno in piedi. D'altronde, i grandi cattolici del passato erano più o meno tutti intgralisti. Oserei dire che per un cattolico l'integralismo è la dottrina da cui partire, la dottrina di default: o sei integralista o devi spiegare perché non lo sei.
Viene da fare un parallelo con l'utilitarismo integralista di Peter Singer, un filosofo dalle conclusioni ripugnanti ma assai difficili da rigettare, almeno se sei un utilitarista. Sia l'integralismo cattolico che quello utilitarista sono teorie eleganti dalle conclusioni impreviste. L'ideale per mettere in imbarazzo cattolici e utilitaristi.


THEPUBLICDISCOURSE.COM
States that do not recognize both natural law and the transformation of law and public reason brought about by the raising of religion to a supernatural good will become confessors of false belief opposed to Christianity, and their great power will turn from supporting Christianity to opposing or ev

sabato 8 giugno 2019

INTEGRALISTA!!!!

INTEGRALISTA!!!!

L'integralismo cattolico è una tradizione di pensiero che rifiuta di dissociare la politica dalla preoccupazione per il nostro destino naturale, sostenendo che il dominio politico deve ordinare l'uomo verso il suo obiettivo finale. Poiché, tuttavia, l'uomo ha un fine sia temporale che eterno, l'integralismo sostiene che ci sono due poteri che lo governano: un potere temporale e un potere spirituale. E poiché il fine temporale dell'uomo è subordinato al suo fine eterno, il potere temporale deve essere subordinato al potere spirituale.

sabato 15 febbraio 2014

La politica dei buon cristiani

Secondo alcuni il buon cristiano dovrebbe mettere da parte la sua fede nel momento in cui entra in politica. L' ispirazione di chi aderisce ad Azione Cattolica va proprio in questo senso.

Secondo altri, non solo questo è impossibile ma nemmeno auspicabile. Comunione e Liberazione lo predica costantemente.

La laicità viene facile ai primi. Mi chiedo se ai secondi sia del tutto preclusa?

Forse no.

Certo che se il piano politico del credente consistesse nel realizzare la città celeste sulla terra, puo' dire addio ad ogni ambizione di laicità. Ma questa non è l' unica via a cui la sua fede lo richiama. Un altro progetto plausibile potrebbe essere attraente per lui: creare la "città trasparente", ovvero una città che faciliti il giudizio divino sugli uomini che la abitano.

Un piccolo passaggio teologico rende più chiaro il ragionamento che sta sotto.

Un Dio onnisciente ci ha donato la libertà per giudicarci poi alla fine dei nostri giorni. Evidentemente la sua onniscienza è limitata dalla nostra libertà visto che siamo chiamati ad affrontare una prova: in caso contrario la nostra vita - con il male che contiene - avrebbe poco senso. Poiché il mondo è il palcoscenico su cui si svolge questa prova e la politica organizza questo palcoscenico, dovremmo chiederci se non sia il caso di organizzarlo conformemente al suo scopo, ovvero di rendere trasparente la nostra opera al fine di sottoporla al giudizio divino. In questo caso l' obiettivo sarebbe quello di massimizzare lq libertà, anche quando questa libertà diventa un fardello difficile da portare, anche quando diventa appunto una prova gravosa. Obiettivi alternativi (minimizzare la povertà, minimizzare le diseguaglianze...), quand' anche fossero incompatibili con l' obiettivo principale, dovrebbero cedere il passo a quest' ultimo.

Qualcuno potrebbe pensare: un Dio onnisciente non ha bisogno di "facilitazioni" allorché giudica. Ma evidentemente non è così, altrimenti perché mai ci avrebbe reso liberi? Perché mai ci avrebbe donato questa vita così piena di malvagità se lui fosse già in grado di giudicarci senza complicare le cose attraverso dei "banchi di prova"? Questi limiti all' onniscienza - che hanno un parallelo nei limiti che la logica impone alla sua onnipotenza - sono ormai sostenuti da una solida teologia.

In conclusione, una società libera è una società laica, tuttavia la si puo' costruire anche nel nome di una fede religiosa.