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martedì 6 agosto 2019

I DATI E LE EMOZIONI

I DATI E LE EMOZIONI

Nelle ultime 48 ore, gli Stati Uniti hanno perso orribilmente 34 vite a causa di sparatorie letali.

Ma hanno perso anche…

500 vite per errori medici…

300 vite per l’influenza…

250 vite per suicidi…

200 vite per errori stradali…

40 vite per omicidio…

Eccetera.

Spesso le nostre emozioni rispondono in modo curioso ai dati. E la cosa riguarda tutti, non un piccolo gruppo di ignoranti che ci piace tanto prendere in giro.

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domenica 23 settembre 2018

Il percepito

REALTA' PERCEPITA
Ultimamente è stata data grande enfasi alla distorsione tra percezione e realtà, un difetto da cui sarebbero particolarmente colpiti gli italiani. Difficile non pensare ad una strumentalizzazione politica di questo bias, non a caso tirato in ballo solo quando si parla di emigrazione e criminalità. Mi chiedo allora se siamo di fronte ad una richiesta di razionalità (  ) o a un'ipocrita strategia per combattere le proprie battaglie politiche ( ). Per capire le autentiche intenzioni di chi "denuncia" bisognerebbe osservare le sue reazioni di fronte al medesimo problema quando si pone in altri ambiti. Segue qualche esempio.
DEMOCRAZIA. L'elettore democratico percepisce una sua partecipazione al "sistema" anche se il peso del suo voto reale è di fatto nullo. Probabilmente è la democrazia stessa a reggersi su questa illusione percettiva. Come eliminarla? Limitare il suffragio universale potrebbe essere un'idea. Che ne dice chi gioca a fare il razionalista su immigrati e criminalità?
FISCO. Le entrate fiscali dei grandi stati sfruttano la percezione ingannevole dei contribuenti attraverso una miriade di "imposte occulte" (indirette) che si nascondono, per esempio, nei prezzi. Anche le trattenute in busta paga, a ben vedere, sono uno stratagemma per non far percepire il reale peso del fisco al contribuente. Chi vede nella discrasia tra percezione e realtà un guaio come intende intervenire su questo punto? Dimezziamo il gettito per mantenere inalterata la compliance?
SCUOLA E SANITA'. Almeno metà della spesa sanitaria e di quella scolastica hanno produttività pari a zero o negativa, eppure nessuno sembra intenzionato a tagliare del 50%. Come mai qui la dissociazione tra percezione e realtà sembra interessare a pochi?
DISEGUAGLIANZA. Gli esseri umani sono molto diseguali tra loro (altezza, sesso, bellezza, talenti...) eppure si parla di "ingiustizia" solo di fronte alla diseguaglianza nelle ricchezze. Come riallineare percezione e realtà? Recentemente sul NYT si è parlato dei "diritti dei brutti ad ottenere prestazioni sessuali dai belli" e la cosa ha suscitato non poche polemiche. Come mai?
POLITICA: L'attività politica consiste essenzialmente nel dare a pochi prendendo a molti. Il beneficio concentrato è sufficientemente grande da essere percepito mentre il sacrificio diffuso è talmente microscopico da passare inosservato (anche se esiste!). E' così che campa un politico. Come si intende intervenire su questa pratica "truffaldina"?
DESTINO PERSONALE. Percepire la fortuna come qualcosa che pesa poco nei nostri destini personali ci rende più operosi e motivati, tuttavia resta un errore cognitivo. Immagino che il razionalista intenda correggerlo. Come?
TERRORISMO. Stando ai danni causati dal terrorismo alle nostre latitudini (feriti, morti, danni materiali...) il problema sembrerebbe infimo. Siamo disposti dunque ad abbassare la guardia uniformandoci al pericolo reale?
CORRUZIONE. Nelle classifiche internazionali siamo sempre ai primi posti ma poiché ora sappiamo che negli italiani la discrasia tra reale e percepito è massima logica vorrebbe che questo problema sparisca dalle nostre priorità. Siamo tutti d'accordo?
ABORTO. Il feto, se ci limitiamo alla percezione, sembra un nulla, giusto un "grumo di cellule". Tuttavia, se indaghiamo a fondo scopriamo che praticamente è un individuo nell'essenziale molto simile ai suoi genitori. Che fare?
ECCETERA, ECCETERA.
INFO-COOPERAZIONE.IT
Sono gli elettori di centrodestra e i cittadini con un titolo di studio più basso gli italiani che tendono a sovrastimare in modo maggiore la presenza di immigrati extracomunitari sul territorio italiano. Questo il quadro che emerge da un’analisi dell’Istituto Cattaneo resa pubblica ieri. La ri...
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venerdì 17 gennaio 2014

Percepire le allucinazioni

Il problema centrale dell' epistemologia: cosa succede nella nostra mente quando percepiamo qualcosa?

Le allucinazioni esistono e una buona teoria della percezione dovrebbe darne conto.

In genere si ammette che percependo noi diventiamo coscienti di qualcosa in modo diretto e di qualcos' altro in modo indiretto.

La teoria sense-data, ricavata da Hume, è drastica: i sensi ci riportano dei dati che formano una rappresentazione mentale. Noi siamo coscienti in modo diretto di quella rappresentazione e in modo indiretto della realtà.

Una teoria del genere spiega in modo meraviglioso l' allucinazione: si produce allucinazione quando esiste una rappresentazione mentale senza che esista l' oggetto. Noi siamo coscienti in modo diretto solo della rappresentazione mentale, per cui è più che evidente, in assenza dell' oggetto, inferire una falsità.

Ma una teoria del genere sbocca necessariamente nello scetticismo sul mondo reale: se ad esso non posso accedere non potrò mai sapere se esiste o meno, se sono vittima di un' allucinazione continuata o meno.

Per molti l' assurdità dello scetticismo humaniano è qualcosa da superare poiché rappresenta una contraddizione continua nella nostra vita di tutti i giorni. Sia come sia è comunque un punto debole di Hume.

Per superare le assurdità dello scetticismo bisogna ricorrere a teorie alternative, secondo me la migliore a disposizione è quella del realismo diretto nella sua variante "intenzionalista" (intentionalism, da "intendere" o "tendere". Le intenzioni non c' entrano niente). Secondo questa teoria quando la mente percepisce si "tende" verso l' oggetto reale. E' l' oggetto reale cio' di cui diventiamo coscienti in modo diretto, la rappresentazione mentale dell' oggetto è solo un veicolo che conduce ad esso la nostra mente. L' accusa a Hume è chiara: confonde il veicolo con l' oggetto.

Nell' allucinazione non esiste un oggetto quindi non esiste un oggetto di cui essere coscienti, siamo solo le vittime di una falsa rappresentazione: la nosstra. mente si è imbarcata su un veicolo sbagliato, un veicolo che non l' ha condotta in nessun luogo.

Ma perché ci è sembrato di andare da qualche parte?

Evidentemente già il veicolo prepara in qualche modo la mente all' incontro con l' oggetto e non si puo' escludere che a volte questi preparativi siano ingannevoli. Da qui le allucinazioni. D' altronde i veicoli stessi possono essere oggetto di analisi quindi oggetto della nostra coscienza che ne puo' valutare l' attendibilità. Esiste una facoltà apposita (introspezione) che consente al soggetto di percepire i fatti mentali alla stregua di oggetti, e quindi di analizzare "veicoli" della percezione stessa.

Non che questo risolva il problema una volta per tutte poiché come ciascuno vede come intrucendo l' analisi dei veicoli si precipita in un regresso infinito. Ad ogni modo introduce una possibilità di accuratezza.

Per arginare il regresso infinito, comunque, i sostenitori dell' intenzionalismo fissano un principio di conservazione (PC) in base al quale si è giustificati, fino a prova contraria, a ritenere vere le evidenze di cui siamo in possesso. E' un principio "legalistico" come è stato osservato.

Conclusione: non c' è dubbio che la teoria sense-data spieghi meglio il fenomeno dell' allucinazione, tuttavia conduce dritta dritta nello scetticismo, cosa che appare assurda a molti. La teoria intenzionalista forse è più cervellotica quando è chiamata a spiegare l' allucinazione (c' è anche di peggio, per esempio il disgiuntivismo o l' avverbialismo) ma per lo meno non lascia aperta la possibilità che la nostra esistenza sia una mera allucinazione continuata.

martedì 13 luglio 2010

Elogio del Senso Comune

Essendo un fan del "senso comune", Thomas Reid è forse il mio filosofo preferito, almeno tra quelli mummificati.

Tanto per cominciare gli scozzesi sono simpatici: parlano come fossero al bar e complicano le cose solo quando non ne possono fare a meno.

I tedeschi, ovvero i loro dirimpettai, sono professori che parlano a professori usando il gergo dei professori.

Il senso comune è quella facoltà della ragione per cui noi abbiamo accesso diretto ad alcuni dati della realtà. Vogliamo chiamarli dogmi?

Thomas Reid era ossessionato dall' ossessione dei filosofi di "dimostrare". Non riusciva a spiegarsela, ma perchè non la lasciavano ai matematici?

In particolare notava come i filosofi s' incaponiscono spesso a dimostrare l' ovvio, e questo quando andava bene, perchè molti erano animati dal sacro fuoco di voler dimostrare l' assurdo.

E' il senso comune a farci dire che se una cosa ovvia è ovvia e da lì che bisogna partire senza tante dimostrazioni a supporto. Ma ecco le sue parole:

When we attempt to prove, by direct argument, what is really self-evident,
the reasoning will always be inconclusive; for it will either take for
granted the thing to be proved, or something not more evident; and so,
instead of giving strength to the conclusion, will rather tempt those to
doubt of it who never did before.


Chi non coglie il punto presto o tardi fa la fine di Hume e finisce cotto nella padella dello scetticismo. In alternativa fa la fine di Kant, che nel disperato e lodevole tentativo di salvare baracca e burattini mette in piedi un enorme sistema filosofico zeppo di contraddizioni.

La filosofia del senso comune è una buona alternativa sia a Hume che a Kant, sia all' empirismo che all' idealismo. Ve la vendo volentieri. Comprate?

Reid è stato molto criticato, c' è chi ha fatto notare come l' opera della scienza sia una continua guerra al senso comune.

Penso che una critica del genere vada a vuoto poichè l' attività scientifica deve pur sempre partire da dati di senso comune, ovvero dogmi.

Qualcuno sostiene che se ci mettessimo nelle mani di Reid la terra sarebbe ancora piatta.

Ma perchè? Il fatto che la terra sia rotonda è perfettamente compatibile con il fatto che la vediamo piatta. Il senso comune ci porta ad affermare che la vediamo piatta, nulla di più.

Oso dire che se un essere venisse precipitato sulla terra all' improvviso e non ammettesse la sua "piattitudine", forse non avrebbe nemmeno le facoltà cognitive per scoprire domani che è (quasi) sferica.

L' empirista crede solo a quello che vede per cui se Giovanni butta Giorgio sotto il treno non potrà mai affermare che Giovanni è la causa della morte di Giorgio, questo per il semplice fatto che la "Causa" è un fenomeno invisibile.

Forti del senso comune superiamo con un saltello il crepaccio dove s' inabissa l' empirista.

Il senso comune ha come nemico solo se stesso: si sente minacciato solo quando entra in conflitto con un altro dato ancora più basilare del senso comune. Ecco allora che diventa legittimo rivedere le sue indicazioni.

La filosofia del senso comune ha un punto debole: come ci accorgiamo degli errori?

Alcuni trucchetti ci sono, ma l' obiezione di fondo resta.

La trovo comunque innocua: con un po' di rischio la vita diventa anche più bella! Se poi l' alternativa è quella di consegnarsi ad uno scetticismo ancor più arido ed improbabile.

Penso tutto sommato che Thomas Reid sia una buona guida per chi vuol fare escursioni sicure negli impervi territori della filosofia. Tra quei deserti e quelle foreste ci si perde puntualmente, se poi ci mettete le mille arguzie di professori annoiati che si divertono a confondervi... Ma voi fate un fischio, l' agile Reid arriva con il suo ufficietto portatile e in quattro e quattr' otto vi ricalcola le coordinate consenstendovi di procedere spediti.

... l' ufficio portatile di Thomas Reid