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venerdì 19 novembre 2010

Libertarianism A-Z: scuola di stato

Nella rubrichetta Libertarianism A-Z vorrei riproporre in modo succinto e in un linguaggio elementare le ragioni dei libertari nelle diverse questioni che ritroviamo ogni giorno sui giornali. Un buon libertario legge con passione il giornale ogni giorno, la sua filosofia è sempre chiamata in causa.

I libertari si oppongono alla gran parte dei proibizionismi che oggi diamo per scontati.

Ogni proibizione ha i suoi motivi e il libertario si avvale dell' economia per affermare che 1) le ragioni dei proibizionismi non sono ben fondate e/o 2) anche se per ragioni dei proibizionismi esistesse un fondamento, la libertà individuale resta comunque la soluzione migliore.

Per passare in rassegna le varie materie mi baserò sull' omonimo libro di Jeffrey Miron. Partiamo con un tema sempre all' ordine del giorno: la scuola di stato. Cosa ne pensano i libertari?

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Quasi tutti i paesi ritengono che la scuola vada sussidiata con fondi pubblici.

In merito si avanza l' argomento per cui un' educazione di base dei cittadini sia un vantaggio per l' intera comunità. In presenza di "esternalità" del genere, il mercato darebbe luogo ad una sottoproduzione di servizi scolastici.

L' argomento è però sopravvalutato poichè i benefici di un' educazione di base ricadono innanzitutto su chi la riceve, cosicchè possiamo dire che la magnitudo dell' esternalità è minima rispetto ai costi richiesti per neutralizzarla.

Altri avanzano argomenti paternalistici: la famiglia decide male.

Ma l' argomento paternalistico è sempre minato da almeno tre tare.

Altri ancora dicono che molti individui non possono "permettersi" la scuola.

Fosse anche vero, e nelle società ricche lo è sempre meno, questo è comunque un problema di "povertà", non di "scuola".

Ma una scuola sussidiata ha i suoi costi: chi decide cosa si studia e come? Lo mettiamo o no il crocifisso in aula? Come rispondere? La privatizzazione consente ai genitori di scegliere un' impostazione base ma la standarizzazione uniforma anche il non uniformabile.

A prescindere dalla questione dei sussidi, anche ammettendo che vadano accordati, cio' non comporta in alcun modo l' esistenza di scuole statali.

Il metodo dei "voucher" è un buon sostituto ed evita brillantemente l' interferenza della politica e dei sindacati.

Entrambe le cose, politica e sindacati, arrecano danno alla scuola. La politica porta indottrinamento (... la Costituzione è bella, la democrazia è bella, il capitalismo è da regolare, il riciclo dei rifiuti aiuta l' ambiente, la separazione stato/chiesa è auspicabile...). I sindacati portano inefficienza (la scuola diviene un luogo fatto per chi ci lavora anzichè per chi ne fruisce).

Esiste poi un' evidenza, anche se non univoca, che i voucher migliorino la qualità scolastica. Esiste anche un' evidenza inequivocabile sul fatto che i voucher migliorino il grado di soddisfazione degli utenti.

Bene, ora possiamo concludere: sebbene l' argomento dell' esternalità abbia qualche fondamento difficilmente si presenta come "overwhelming" e, d' altro canto, i costi abbondano qualora si ceda a quelle ragioni. Cio' significa solo una cosa, ovvero che il sussidio ottimo si avvicina molto allo zero.