lunedì 4 novembre 2019

ARIEL RUBINSTEIN

ARIEL RUBINSTEIN
Silenzio, parla il maestro. Cerco avidamente le sue interviste perché è una persona che ha sempre qualcosa da dire. Il succo dell'articolo:
1) La teoria dei giochi - Si occupa di strategia, ovvero di quei problemi che risolvi mettendoti nei panni altrui. Non devi decidere se uscire con l'ombrello o no. Non devi giudicare il mondo (se pioverà o meno) ma le persone, la loro reazione alle tue mosse, in modo da anticiparle.
2) P.R. - La teoria ha avuto dei fantastici P.R., a cominciare da chi ha scelto questo nome ("teoria dei giochi") che associamo all'infanzia e ad un mondo ludico. La cosa rende la materia attraente, almeno finché poi non si scopre quanto sia altamente astratta, astrusa, cervellotica e con scarsi contatti con la realtà.
3) Applicazioni - Le applicazioni della teoria sono praticamente nulle. Qualcuno ha visto un collegamento con le strategie militari della guerra fredda, ma si tratta di illusioni. Anche sulle aste per l'assegnazione delle frequenze la teoria dei giochi alla fine è stata marginale. Certo, gente come John von Neumann e Thomas Schelling ha lavorato sulla deterrenza nucleare, così come John Nash ha collaborato con RAND, penso però che il loro contributo sia stato minimo. Mere audizioni senza seguito.
4) Logica - Farei un parallelo con la logica. Noi la veneriamo ma non penso che la logica ci aiuti molto nella vita reale. Un buon giudice non ha bisogno di conoscerla. La logica ha una sua utilità ma non si tratta di utilità pratica, non ci dice come affrontare la giornata di domani.
5) Modelli - Il teorico dei giochi si esprime tramite i modelli. Per me i modelli sono come le fiabe, non hanno nessuna utilità pratica ma forse non sono del tutto inutili. In fondo, quando leggiamo una bella fiaba ai nostri figli non abbiamo l'impressione di perdere tempo in un mero divertimento fine a se stesso, anche le fiabe hanno una loro utilità, sebbene non ci dicano nulla su come comportarci qui ed ora.
6) La matematica - Ci aiuta a essere più precisi, a liberarci delle associazioni mentali irrilevanti.
7) L'astrazione - Senza astrazione non c'è teoria ma l'astrazione ci fa perdere molto della realtà, per questo la teoria non ha nulla da dire sulla realtà.
8) Perché - A chi si chiede perché teorizzare, la risposta è semplice: perché è interessante. Teorizzare è una seduzione. C'è forse un'utilità di tipo culturale in tutto questo. Trovo che sia virtuoso farlo, ci consente di crescere all'interno di una cultura che domani ci farà decidere meglio, anche se, come già detto, lo strumento in sé è inutilizzabile. Ecco, quel che penso su questo punto vale per l'intera accademia. Le scienze sociali e umanistiche non devono avere ambizioni pratiche, sono utili quanto le sculture nei parchi.
9) Consigli - In vita mia non ho mai visto un teorico dei giochi dare un consiglio sensato basato sul suo ramo di competenza.
10) Sopravvalutati - I teorici dei giochi sono sopravvalutati. Probabilmente la gente confonde le loro grandi abilità nel ragionamento astratto con il potere della teoria. Ma conoscere quella teoria ci serve forse per leggere con passione un romanzo di Agatha Christie.
11) Israele - Molti "giocatori" sono israeliani, forse un paese perennemente in guerra è avido di strategie e pretende erroneamente di trarle da lì. Forse lo studio del Talmud, pratica molto astratta particolarmente "inutile", ha pesato. Il Talmud è pieno di esempi e in fondo i modelli non sono altro che piccoli esempi. Ma poi c'è stata la presenza di una figura come Aumann, una personalità seducente anche se non condivido il suo fondamentalismo religioso. Era praticamente un rabbi per noi giovani. In lui si coglieva lo sforzo sincero di semplificare lo scenario, di farsi capire mantenendo il rigore. Non è poco. Anzi, è tutto. Ancora oggi valuto il suo modo di procedere come il migliore.
12) Beautiful Mind - Un film molto bello su un grande teorico dei giochi. Ma anche un film che non ha assolutamente nulla da dire sulla teoria dei giochi, sia chiaro. Nella nostra materia la personalità degli autori ha poco peso, tu leggi un lavoro e non riesci minimamente a capire il carattere dell'autore che l'ha scritto. Per romanzieri e filosofi forse è diverso.
13) Il libro che manca - Nel nostro campo manca un libro che tratti del fascino illusorio della materia. Tutti ci leggono in cerca di soluzioni, ma noi non abbiamo alcuna soluzione da dare ai problemi reali, siamo solo uomini di cultura. Creiamo l'atmosfera giusta, facciamo dell'università un posto con l'atmosfera giusta in cui passare qualche anno. Di fronte alla vita un teorico dei giochi non parte certo avvantaggiato.
14) Avvocato - Ho studiato matematica e logica perché mi interessava scoprire come la gente sosteneva le proprie opinioni. Pensavo che dietro i simboli matematici si nascondesse qualcosa di risolutivo, ma non ho trovato nulla di molto rilevante. In questo senso i modelli non aiutano. Mi piaceva osservare la gente che sosteneva le sue tesi con argomenti solidi, volevo fare l'avvocato e dimostrare le cose in tribunale. Se oggi dovessi rinascere farei senz'altro l'avvocato.
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