martedì 18 marzo 2008

Congetture temerarie

Sto leggendo I Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer. Mi sono deciso poichè il critico Harld Bloom li inseriva nel suo prezioso "Canone Occidentale" e, nei libri in lista, era tra quelli che non avevo mai affrontato. Ora mi è venuto un sospetto. Vuoi vedere che l' americano, nel compilare il suo stringato compendio della letteratura occidentale più influente, ci ha infilato Chaucer per scalzare chi sarebbe entrato più comodamente, ovvero il Boccaccio? C' era già l' ineludibile Dante e due italiani, probabilmente, gli sembravano troppi.

A Davide che, dopo essermi espresso come sopra, mi rimprovera con il pregnante argomento..."...il Bloom avrà avuto le sue buone ragioni visto che i suoi titoli sono in ordine e i suoi concorsi se gli è vinti tutti senza recriminazioni..."...

Purtroppo capita spesso che la "professionalità letteraria" sia al servizio delle simpatie, specie laddove il critico è militante, specie laddove è difficile reperire punti di riferimento oggettivi, specie laddove la scelta è tra due vertici pressochè indistinguibili della letteratura. Del resto, lo stesso Chaucer, nel ricostruire arbitrariamente una sua genealogia, trascura a sorpresa di fare il nome del Boccaccio, pur se le affinità, le precedenze e la conoscenza, siano elementi ben noti. Da ultimo, anche i libri di critica letteraria più referenziati si leggono con maggiore passione quando, liberando una certa impertinenza, si evita di lasciare all' autore l' ultima parola. Tu la lasceresti al grande Eliot mentre stronca l' Amleto di Shakespeare bollandolo come opera monca? Allora, azzardiamo pure nei nostri francobolli forumistici, ci è concesso una volta che si riconosca e si riverisca senza sottomissioni lo sterminato sapere dell' esperto.