mercoledì 26 marzo 2008

Corto circuiti: contro l' "aziendalizzazione" della scuola in nome della...responsabilità!?

L' argomento scuola sembra sia terreno di conquista, si puo' prendere la parola deresponsabilizzati di tutto. Magari la si prende proprio per proclamare l' avvento di una nuova stagione per la responsabilità dello studente.

In questa intervista è Pirani a condurre la "tirata".

Il grande giornalista imputa i mali della scuola all' "aziendalizzazione" e invita ad una regressione verso il sapere basico basicamente impartito.

Avendo studiato per molti anni "economia aziendale" pensavo di conoscere il significato del termine. Eppure l' uso che ne fa Pirani, nonchè altri impegnati nel dibattito sulla scuola, revoca in dubbio le mie certezze. Spero si tratti di un uso improprio. Di seguito faccio delle ipotesi.


  1. A volte sembra denunciare l' eccessiva dipendenza che lo sbocco lavorativo impone alla conformazione degli studi. Se è così allora la doppia recriminazione di Pirani appare semplicemente incongruente. L' efficacia nell' acquisizione di saperi - requisito che il mercato del lavoro domanda - è maggiormente garantito proprio dall' istruzione tradizionale che, nel linguaggio pedagogico moderno, potremmo identificare come Direct Instruction, ovvero istruzione con apprendimento guidato e dimostrazioni dirette da parte dell' insegnante e ripetute dagli allievi. Uno schematismo che sembra proprio quello invocato da Pirani nella sua lamentela.


  2. Se invece per "aziendalizzazione" si intende una maggiore elasticità nel piano degli studi e una maggiore flessibilità dell' offerta, allora il Pirani va contro-corrente rispetto alla tendenza. E, attenzione, parlo della tendenza generale, anche e soprattutto quella dei paesi con le migliori performance. Le migliori performance segnalate proprio nei tomi che Pirani brandisce per decretare lo stato agonico della scuola italica. Guarda in questo stesso blog i post relativi alla scuola finlandese.

  3. A volte sembra che l' "aziendalizzazione" implichi che il cittadino sia un utente. Punto e basta. In parte è vero ma non è l' unico utente. Al suo fianco svolge un ruolo di utenza anche il soggetto pubblico che formula le sue richieste indicando le alternative di programma praticabili. Prendiamo un caso di "aziendalizzazione" che ha conseguito ampio successo e che conosco da vicino, quello relativo all' Agenzia delle Entrate. L' efficienza di questi istituti si è impennata dopo la riforma così come il tasso di innovazione interna. Dopo l' "aziendalizzazione" si puo' forse dire che il contribuente sia l' utente dell' agenzia entrate? Ovviamente non è l' unico, altrimenti chiederebbe di essere esentato da ogni accertamento fiscale. L' utente dominante resta il Ministero. Allora non puntiamo il dito sull' "aziendalizzazione" ma piuttosto su come l' organo esecutivo svolge il suo ruolo di utente. Se poi togliamo ogni valore giuridico al titolo di studio e favoriamo un college premium sul nostro mercato del lavoro, anche il cittadino sarà un utente più responsabile.


  4. Sarebbe poi il caso di denunciare l' esistenza di una trappola in cui Pirani sembra cadere con un tonfo assordante. Ricordo infatti che l' "aziendalizzazione" è un mezzo e non un fine. E un mezzo efficiente usato per perseguire fini erronei puo' facilmente rivelarsi dannoso. Pirani ha tutta l' aria di accanirsi sul coltello lasciando perdere l' accoltellatore. Meglio per noi invece raccogliere con cura quel coltello e consegnarlo nelle mani del provetto macellaio che ci taglierà la fettina.