giovedì 13 febbraio 2020

CHI E' ELITE?

CHI E' ELITE?

Sento dire, per esempio in questo articolo: "viviamo la crisi delle élites ma bisogna distinguere, non tutte le élites sono in crisi, Cristiano Ronaldo, per esempio, è élites ma non è in crisi, nessuno contesta il suo talento e tutti lo adorano, anche nel famigerato XXI secolo".

Ma Ronaldo è solo un mostro, un numero uno. Non direi che è élite, almeno nel senso in cui la intendo io.

Per rientrare nell'élites devi avere la rispettabilità per essere creduto anche quando spari balle e tutti lo sanno. Ronaldo non "spara balle", dimostra in campo tutte le Domeniche di essere il migliore, nel suo modo di agire la trasparenza è massima. Ronaldo opera con la verità, le èlites con i segreti. Mi spiego meglio con il solito esempio.

Supponiamo che siate al cinema e scoppi un incendio. Vi trovate di fronte a questa situazione: 1) se tutti corrono la probabilità di salvarsi è scarsa, 2) se siete i primi a correre la salvezza è certa, 3) se nessuno corre la probabilità di salvarsi è buona.Tutti gli spettatori in pericolo sanno bene o male che la condizione in cui si trovano è questa.

Cosa occorre per risolvere al meglio una situazione del genere? Serve un'élite. Ovvero un membro dell'élite che dica con voce stentorea e autorevole: "non spingete, tutto andrà bene, non c'è pericolo".

Io, spettatore in pericolo, ascolto questa voce e mi uniformo, faccio finta di crederle anche se so bene che il suo ottimismo è esagerato. Non sono stupido, agisco così perchè so che parla un membro dell'élite, ovvero qualcuno a cui anche gli altri credono. Se tutti "facciamo finta di credergli" le cose andranno bene veramente, anche se le cose non stanno affatto come dice lui, anche se il suo "non c'è pericolo" è meramente retorico.

Cos'ha in comune il tizio del cinema con Ronaldo? Quasi nulla. Ronaldo è talentuoso, potente ma non necessariamente "autorevole" nel momento in cui parla.

Quando i nostri genitori ascoltavano il Presidente della Repubblica nel discorso di fine anno o il Papa dal Balcone di Piazza San Pietro, si mettevano sull'attenti pur sapendo quanto quei messaggi fossero gonfiati da una retorica strabordante. Ascoltavano l'élite e in loro c'era come una vocina che diceva: "rispetta quel che dicono, se ti uniformi tutto andrà bene, non devi per forza capire, ma tutto andrà bene, fidati". Oggi noi percepiamo i medesimi messaggi ma, diversamente dai nostri genitori, non ci mettiamo sull'attenti, soffochiamo quella vocina e non vediamo l'ora di correre sui social tutti contenti di sputtanare l'élite di turno.

La valanga di informazioni disponibili e il conseguente tramonto dell'esoterismo travolgono le povere élite. E Ronaldo, in tutto questo, non c'entra niente. Il web spinge pubblico ed élite verso una sorta di insopportabile vicinanza: la reazione del pubblico è rabbiosa (si aspettava forse talenti ronaldeschi), e la reazione dell'ex élite impaurita ed offesa è quella di rifugiarsi in cima alla torre d'avorio, il più lontano possibile dal volgo. Così facendono marcano le distanze - che nessuno nega - ma perdono per sempre la loro aura e la loro credibilità.

https://www.panorama.it/news/economia/jacques-attali-elite-politiche-malate