domenica 9 settembre 2018

NON POPOLO MA SPETTATORI


A cercare il pelo nell’uovo, è vero, la dicotomia élite/popolo non descrive al meglio la condizione attuale. Più di “popolo”, allora, parlerei di “spettatori” (il great divide diventa spettatori/attori), e forse un critico cinematografico è in materia di “spettatori” più ferrato di un analista politico.
Gli spettatori, infatti, non sono il popolo.
Gli spettatori non sono la gente.
Gli spettatori non sono la massa.
Gli spettatori non sono la folla.
Gli spettatori sono dei privati con un interesse comune e un comune punto di riferimento (la scena). Non sono passivi e anche se non possono incidere nel merito creano comunque pressione diretta sugli attori in scena attraverso applausi o fischi ad ogni scambio di battute. C’è il pubblico dell’arte, dell’economia, della TV… e anche quello della politica. Il giorno dopo andiamo regolarmente a verificare sul giornale cosa è successo, ma anche l' audience e l' indice di gradimento. Anzi, più che sul giornale andiamo nel nostro angolino preferito del foyer.