martedì 11 dicembre 2018

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO

Cose imparate oggi: i cognomi erano soprannomi.
Voi non ci crederete ma è esistito un mondo in cui l’informazione scarseggiava, cosicché non andava sprecata, a partire dai nomi. Il fatto che io mi chiami “Riccardo” non dice niente a nessuno, se mi chiamassi “Pietro” non farebbe differenza. Si tratta di una palese occasione sprecata per informare. Oltretutto, “Riccardo” è un nome che mi è stato appioppato quando ancora non si conosceva il mio carattere.  Sarebbe molto più utile  se la gente mi chiamasse “lo spaccaossa”. O al limite – considerata l’ereditarietà dei caratteri personali - “Mario”, che è il nome di mio papà, lui almeno aveva già vissuto a lungo e qualcosa in più si sapeva.

Ma ancora oggi ci sono mondi dove l’informazione scarseggia ad arte: il mondo del crimine. Al maxiprocesso di Palermo il 32% degli imputati era schedato dalla polizia con un soprannome (spesso il nome del padre o del nonno). Non esiste professione che eguagli questo record.