sabato 30 giugno 2018

A CHE SERVONO I DOGMI?

A CHE SERVONO I DOGMI?
Immaginatevi una pratica orribile, intollerabile e ripugnante da un punto di vista morale che sia al contempo efficiente, fonte di prosperità e in grado di beneficiare tutti coloro che coinvolge.
Insomma, immaginatevi il sistema schiavistico statunitense nel XIX secolo.
Il padrone di schiavi era uno scaltro uomo d’affari alla guida di un’impresa efficiente e profittevole. Lo schiavo tipo era un lavoratore provetto: abile e volenteroso, più produttivo, per esempio, degli operai del nord. Il funzionamento ammirevole della macchina schiavista era possibile solo all’interno di un ordine riconosciuto da cui un po’ tutti traevano vantaggio. Lo schiavo stesso intascava il 90% di quanto produceva (un sogno per il proletariato chicagoano) e con un incentivo del genere non meraviglia che la frusta restasse quasi sempre inutilizzata. La famiglia tipo dello schiavo era forte, stabile e con una solida morale d’impronta vittoriana. Lo sfruttamento sessuale e la vendita di membri della famiglia appartiene per lo più al mito anti-schiavista. Il tenore di vita dei neri del sud, del resto, superava quello della gran parte dei lavoratori liberi del nord, almeno per cio’ che concerne l’alloggio, l’abbigliamento e la dieta. Questa situazione di fatto spiega anche l’assenza di ribellioni significative e la fertilità inconsueta di quella popolazione. Il reddito pro capite degli schiavi superava anche quello degli europei (Inghilterra a parte) e l’economia sudista cresceva 1/3 in più di quella nordista, il che spiega come anche i padroni di schiavi fossero più ricchi dei capitalisti del nord, ovvero della loro controparte. I rapporti con la manodopera, poi, erano ben diversi rispetto a quelli anonimi che intercorrevano tra padrone e operaio, lo schiavista esibiva un atteggiamento protettivo e di cura, frequentava i suoi schiavi, viveva con loro dalla mattina alla sera e appariva particolarmente attento alla salvaguardia dei valori familiari, alla cura della salute e del cibo disponibile.
Un sistema del genere sarebbe ancora in piedi oggi se le sue sorti fossero dipese dal giudizio del pragmatista o dell’economista di turno. Per scardinarlo occorse l’opera indefessa e priva di tentennamenti dei moralisti dogmatici. Fu in ambito religioso che la schiavitù cominciò a essere messa nel mirino, ad essere considerata un male demoniaco, qualcosa da estirpare senza esitazioni, un peccato contro Dio e la Virtù. Fu lo zelo religioso di talune confraternite a guidare la riscossa abolizionista e fu il fervore dei predicatori a incitare ad una guerra senza la quale difficilmente il sud sarebbe stato mai redento. Personaggi come William Lloyd Garrison vedevano in questa lotta innanzitutto una penitenza e una salvezza per l’anima. Ecco allora l’opera che il dogma compie al meglio: sbaragliare la bestia del “male conveniente”, come fu a pieno titolo la bestia schiavista!
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First published in 1974, Fogel and Engerman's groundbreaking book reexamined the economic foundations of American slavery, marking "the start of a new period of slavery scholarship and some searching revisions of a national tradition" (C. Vann Woodward, New York Review of Books). In an Afterword ...