giovedì 2 novembre 2017

Diavolo&AcquaSanta SRL

Diavolo&AcquaSanta SRL

Male e Bene sono indissolubilmente intrecciati, lo si sente dire spesso. Ma qui non intendo nel senso un po’ banale per cuiconvivono in ciascuno di noi.
Mi spiego allora meglio con qualche esempio.
Chi si batte più ardentemente per la giustizia fiscale? Certo, il moralista che ha nel mirino una società più giusta, ma anche l’ avido commercialista il quale sa bene che un fisco “più giusto” è anche un un fisco più complicato in grado di garantirgli profitti crescenti.
Chi si batte di più per un rigoroso riciclo dei rifiuti? Certo, chi vuole salvare il pianeta dal riscaldamento globale, ma anche la criminalità che specula grazie alle discariche abusive, che aumenterebbero così di valore.
Chi si batte di più per tassare i ricchi? Certo, chi anela ad una società più equa, ma anche chi offre servizi finanziari all’estero in grado di spostare capitali nei paradisi fiscali.
Chi favorisce i viaggi della speranza che portano verso l’Europa una massa di diseredati? Sì, certo, le infervorate prediche di Papa Francesco sul dovere dell’accoglienza, ma anche e soprattutto l’opera indefessa di scafisti trafficanti di uomini che, speculando su questo bisogno, ne garantiscono di fatto la realizzazione.
Chi si batte di più per imporre dazi alle merci straniere? Certo, chi ha a cuore la sorte dei lavoratori nazionali, ma anche i contrabbandieri che pensano al loro business..
Ammesso e non concesso che queste siano tutte lotte meritevoli capiamo bene come il contributo del “male” sia imprescindibile affinché il bene trionfi: nessuno come l’avido commercialista serve al meglio la causa per un fisco più giusto. Nessuno come il mafioso che gestisce una discarica abusiva favorisce la causa del riciclaggio. Nessuno come la finanziaria che esporta capitali all’estero spinge per un sistema fiscale più equo. Nessuno come i contrabbandieri è disposto a mettersi al servizio dei lavoratori nazionali.  E’ l’alleanza sottaciuta tra Papa Francesco e gli scafisti che io vedo come indissolubile intreccio tra bene e male.
I due poli sono contigui al punto di chiederci dov’è il vero bene è dov’è il vero male.
Se guardassimo solo alle “intenzioni” il problema non si porrebbe. Ma se invece guardiamo anche alle conseguenze, le cose si fanno assai più complicate.
In questo caso l’avido  commercialista, il mafioso, la finanziaria, il contrabbandiere e lo scafista non meriterebbero meno di quei santi che anelano ad una società più giusta, oppure a salvare il pianeta, o ancora a tutelare i nostri lavoratori.
E ricordiamoci sempre che il mondo in cui viviamo è costituito dalle conseguenze dei nostri comportamenti, mica dalle nostre intenzioni. Non si vede quindi perché il nostro apprezzamento debba limitarsi a queste ultime!
***
Ma c’è di più: nei nostri giudizi morali noi non solo discriminiamo in modo dubbio le conseguenze rispetto alle intenzioni ma, in modo ancora più dubbio, le conseguenze positive da quelle negative. In altri termini: siamo più pronti a percepire la malvagità di chi produce conseguenze negative che la santità di chi produce conseguenze positive.
Mi spiego meglio con un esempio.
Scena 1. Siamo nell’ufficio del boss, il suo consulente di fiducia prende la parola e dice: “capo, ho considerato nei dettagli il business che lei mi ha sottoposto, devo dire che promette di essere molto molto lucroso anche se l’impatto ambientale sarà inevitabilmente devastante”. Il capo reagisce alla sua maniera: “guardi, dell’ambiente non me ne frega un c***, procediamo immediatamente”.
Ebbene, che pensereste di un tipino del genere? Non dubito che la vostra condanna sarebbe inappellabile.
Scena 2. Siamo nell’ufficio del boss, il suo consulente di fiducia prende la parola per dire: ” capo, ho considerato nei dettagli il business che lei mi ha sottoposto, devo dire che promette di essere parecchio lucroso, oltretutto avrà un impatto ambientale benefico.” Il capo risponde pronto: ” guardi, dell’ambiente me ne fotto, procediamo all’istante”.
Ebbene, che pensereste di un tipo del genere? Non penso proprio che siate disposti a farne un benefattore dell’umanità.
Eppure dovresti farlo se solo vi attenete ai criteri guida del primo giudizio.
La seconda scena, in effetti, è perfettamente simmetrica alla prima e richiede quindi un giudizio simmetrico.
Se nella prima scena chi commette un male “collaterale” viene condannato senza appello, chi nella seconda scena commette un bene “collaterale” dovrebbe essere esaltato.
Perché invece una simile asimmetria di giudizio?
Evidentemente, non tutte le conseguenze sono uguali. Siamo molto più pronti a giudicare male osservando conseguenze negative che a giudicare bene osservando conseguenze positive. E questo senza giustificazione.
In sintesi, noi tendiamo istintivamente a privilegiare le intenzioni rispetto alle conseguenze. D’altro canto, quando riusciamo a considerare le conseguenze non intenzionali, solo quelle negative ci sollecitano un giudizio etico.
Tutto ciò crea un problema poiché il nostro sistema di convivenza, ovvero  la società capitalistica, si fonda essenzialmente sulla produzione di bene “collaterale” – chi offre si mette al servizio di chi chiede con l’unico scopo di ricavarne un profitto- cosicché la sua portata etica non viene colta dal nostro istinto che persiste nelle sue condanne scordandosi ogni apprezzamento anche di fronte ad esiti indubbiamente positivi.
A questo punto, come mettere a frutto queste considerazioni? Beh, il miglior modo per fare il primo passo consiste per l’appunto nel riconoscere – ma nel riconoscere sul serio – che male e bene sono inestricabilmente intrecciati.
bene e male