venerdì 5 agosto 2016

Due democrazie (incompatibili)

La democrazia puo’ essere vista come un buon modo per organizzare la scelta collettiva: in alcuni casi è costoso raggiungere l’unanimità cosicché adottare il principio di maggioranza conviene a tutti. Chi abita in un condominio sa a cosa mi riferisco. La democrazia della buona scelta è detta “democrazia deliberativa”, piace agli individualisti che comprendono i limiti dell’individualismo e sono talvolta disposti a fare delle eccezioni.
Ma la democrazia puo’ anche essere vista come un valore che coinvolge il singolo facendolo sentire parte integrante di un gruppo dotato di “volontà generale”. Attraverso la partecipazione appassionata si dà vita ad un entità collettiva che prende le sue scelte. In questo caso parliamo di “democrazia partecipativa”. Piace molto ai nipotini di Rousseau, per esempio i 5 stelle.
Sono due concezioni differenti, pensiamo solo all’opinione che nutrono verso la compravendita del diritto di voto. Chi sostiene la “democrazia deliberativa” è disposto a valutare se un simile espediente migliora la qualità delle scelte. Chi sostiene la “democrazia partecipativa” scarta a priori una simile situazione che, diminuendo la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini, impedisce di realizzare il corpo mistico della comunità.
Ora, Diana Mutz ha qualcosa d’importante de dirci: le due concezioni sono incompatibili in modo importanteChi è un buon cittadino nella democrazia rappresentativa non lo è in quella deliberativa, e viceversa:
Drawing on my empirical work, I conclude that it is doubtful that an extremely activist political culture can also be a heavily deliberative one… As I explain in subsequent chapters, my empirical work in this arena has led me to believe that there are fundamental incompatibilities between theories of participatory democracy and theories of deliberative democracy…
Il cittadino non  puo’ “partecipare” attivamente al processo politico e al contempo decidere in modo lucido: chi partecipa si acceca.
Mi sembra una notizia bomba, pensate solo a questa conseguenza: chi ci invita “a partecipare”, magari andando alle urne o ad impegnarsi attivamente nella propria realtà sociale, contribuisce di fatto a peggiorare la qualità delle scelte democratiche.
Infatti, chi valorizza la buona scelta ed è disposto a sentire tutte le campane per orientarsi al meglio, è anche meno disposto a partecipare attivamente e a votare:
… Although diverse political networks foster a better understanding of multiple perspectives on issues and encourage political tolerance, they discourage political participation, particularly among those who are averse to conflict…
Chi per contro partecipa attivamente alla vita democratica si appassiona e conosce meglio le varie tematiche ma è anche più soggetto ad installare quei paraocchi che lo condurranno ad errori fatali nel momento della scelta:
… it is doubtful that an extremely activist political culture can also be a heavily deliberative one. The best social environment for cultivating political activism is one in which people are surrounded by those who agree with them, people who will reinforce the sense that their own political views are the only right and proper way to proceed…
Il partigiano è ammirevole per la sua conoscenza ma resta un cittadino dotato di un solo occhio, e quindi inaffidabile:
These partisans could easily be admired for their political knowledge and their activism, but they would be rather like what John Stuart Mill called “one eyed men,” that is, people whose perspectives were partial and thus inevitably somewhat narrow. As Mill acknowledged, “If they saw more, they probably would not see so keenly, nor so eagerly pursue one course of enquiry.”
Da un lato Mutz mette in evidenza il tipico motto dell’attivista politico:
… Religion and politics should never be discussed in mixed company…
Dall’altro passa in rivista autori prestigiosi che hanno sottolineato il valore di esporsi a idee differenti dalle proprie. Alcuni addirittura fanno di questa pratica la base della democrazia:
… For example, Habermas’s “ideal speech situation” incorporates the assumption that exposure to dissimilar views will benefit the inhabitants of a public sphere by encouraging greater deliberation and reflection… Communitarian theorists further stress the importance of public discourse among people who are different from one another… Perhaps the most often cited proponent of communication across lines of difference is John Stuart Mill, who pointed out how a lack of contact with oppositional viewpoints diminishes the prospects for a public sphere… According to Arendt, exposure to conflicting political views also plays an integral role in encouraging “enlarged mentality,” that is, the capacity to form an opinion “by considering a given issue from different viewpoints, by making present to my mind the standpoints of those who are absent…
[… Per inciso, non tutti sono disposti a valorizzare l’opinione altrui:
Acknowledging the legitimacy of oppositional arguments is warned against in a popular test preparation book (SAT): “What’s important is that you take a position and state how you feel. It is not important what other people might think, just what you think.”…]
Ad ogni modo, noi tendiamo a raggrupparci tra simili:
… Social network studies have long suggested that likes talk to likes; in other words, people tend to selectively expose themselves to people who do not challenge their view of the world…
Non solo: più la società si presenta variegata più cerchiamo di rafforzare l’omogeneità del nostro gruppo (paradosso della diversità):
As sociologist Claude Fischer suggests, “As the society becomes more diverse, the individuals’ own social networks become less diverse. More than ever, perhaps, the child of an affluent professional family may live, learn, and play with only similar children
Non è un caso che la polarizzazione sia tipica delle società culturalmente più ricche e composite. Diversità di fatto e intolleranza spesso vanno insieme.
Non è affatto detto però che uscire dalla “parrocchietta” sia solo benefico: le nostre passeggiatine in territorio altrui possono risolversi in conflitti altrettanto sterili degli slogan cantati nella militanza.
Che via prendere? Ognuno scelga come crede ma non s’illuda di poter coniugare i valori della democrazia partecipativa con quelli della democrazia deliberativa:
… If neither homogeneous political networks nor heterogeneous networks are without deleterious consequences, what kind of social environment is best for the citizens of a democratic polity?         The thesis of this book is that theories of participatory democracy are in important ways inconsistent with theories of deliberative democracy…
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 CONSIDERAZIONI FINALI
Non sono certo un adoratore della democrazia di per sé, se c’è di meglio che si cambi. Non credo alla mistica della “volontà generale” e della “comunità”, in questo senso privilegio la democrazia deliberativa ma mi accorgo anche che se le democrazie hanno un pregio è quello di non farsi la guerra tra loro e cio’  deriva per lo più dal fatto che il cittadino medio si sfoga “partecipando” liberandosi in questo modo dal demone dell’aggressività. Ebbene, se l’elemento partecipativo è inestirpabile, sulla scorta dell’insegnamento di Diana Mutz, rassegniamoci a sopportare a lungo le scelte sballate e incoerenti che le democrazie contemporanee ci regalano ogni giorno.