sabato 11 gennaio 2020

MISTICI



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IL MISTICISMO CIELLINO

Nei gruppetti e nelle scuole di comunità in cui i ragazzi del movimento commentano l'opera di don Giussani la fede è concepita come l'esito di un incontro con Gesù. Io, devo ammettere, non ho mai incontrato Gesù ma molti amici dicono di aver fatto questa esperienza, magari aiutati dalla preghiera.

Considerato che sono sinceri, è possibile anche solo concepire che non stiano dicendo la verità?

In altri termini, è possibile sbagliarsi sulla propria esperienza? Cioè, se qualcuno dice che ha fame, forse sta dicendo la verità, forse sta mentendo ma non c'è una terza opzione. Oppure sì? In effetti a volte dico a me stesso che non ho fame ma poi, se comincio a mangiare riluttante, divoro tutto e devo ammettere a me stesso che avevo famo. Eppure non riesco ancora ad ammettere che mi sbagliavo dicendo che non avevo fame. Ero nel giusto: non avevo fame e non avrei toccato cibo senza soffrire di questa cosa. La fame mi è venuta dopo. Forse il mio corpo aveva fame e la mia mente no, ma io sono la mia mente, non il mio corpo. Forse l'incontro con Cristo avviene solo nella nostra mente ma per questo fatto non è meno reale.

Ogni percezione, in un certo senso, è un'allucinazione.

La vista del fiore più bello che tu abbia mai visto è solo uno schema di impulsi nervosi che invia il tuo talamo alla corteccia. Il dolore più orribile che tu abbia mai provato è solo uno schema di impulsi nervosi inviato dal tuo talamo. Forse nel 30 AC il talamo di San Pietro inviò alla sua neocorteccia la stringa 3a09e1508ff7, che corrispondeva a qualche immagine particolare di Gesù, e questa non era un'allucinazione in senso stretto perché Gesù era in piedi proprio di fronte a lui. E forse la settimana scorsa il talamo di qualche ciellino ha inviato alla sua neocorteccia lo stesso identico pacchetto, 3a09e1508ff7, che corrisponde alla stessa identica percezione di una visione di Gesù, ma in quel caso si trattava di un'allucinazione, perché Gesù non era là.

Gesù non era là, tuttavia, non possiamo parlare di falsità. Forse che il dolore psicosomatico è falso dolore? Qualcuno potrebbe rompersi il ginocchio e il suo talamo invia il pacchetto 09f7e8e15445, che corrisponde al dolore lancinante al ginocchio. Qualcun altro con dolore psicosomatico al ginocchio riceve lo stesso pacchetto dal talamo, pacchetto 09f7e8e15445, e sente esattamente la stessa cosa. Chi soffre di più? Se una strega ti ha maledetto e puoi scegliere tra dolore fisico e dolore psicosomatico, la risposta sbagliata è "ovviamente psicosomatico, perché è un falso dolore". Altro che falso dolore, la stringa è la stessa, risposta giusta, semmai, è chiedere qualcosa come "quale è più facile da curare?" o "quale è più probabile che se ne vada da solo?".

Per questi motivi, una volta appurata la sincerità della persona, tendo a credere a chi mi riferisce esperienze soggettive di tipo mistico.


MISTICI


Sto ascoltando su Radio Tre una trasmissione di Uomini e Profeti dedicata a Raimon Panikkar e mi è venuta una gran voglia di scrivere un post al misticismo; purtroppo mi mancano le forze, tuttavia ho buttato giù una scaletta destinata a coprire una prima parte, quella dove esprimerei il mio scetticismo di default. Se qualcuno volesse sfruttarla e completare il lavoro…
1) Se il nostro cervello è come un computer, perché quando un computer si rompe lo schermo diventa nero o si blocca o qualcosa del genere, mentre quando si “rompe” il nostro cervello comincia a vedere Gesù e a sentire le voci dei santi?
2) Cominciamo con una distinzione cruciale, possiamo pensare in due modi: 1) dal basso all’alto (si mettono insieme piccole cose per poter pensare una grande cosa), 2) dall’alto al basso (si pensa il tutto e lo si scompone in piccole cose).
3) Esempio 1. Quando vedi le tre lettere C, A e T di fila, potresti combinarle per ottenere la parola CAT. Stai pensando dal basso: prendi il “piccolo” e ottieni il “grande”. Oppure puoi dare un’occhiata al tutto e decidere che la lettera ambigua è un’ H nella prima parola e una A nella seconda in modo da poter leggere “THE CAT”, ovvero un’espressione sensata. Nota che il medesimo simbolo non puo’ essere contemporaneamente un’ H e una A, la cosa diventa possibile solo se pensiamo dall’alto in basso, cioè solo se il tutto dà senso alle parti. La nostra immagine generale ha cambiato il modo di vedere gli elementi particolari.
4) Esempio 2. Riconosciamo la frase “PARIS IN THE SPRINGTIME”, e quindi supponiamo che sia ciò a cui il cartello rinvia. Ma così facendo espelliamo il doppione del termine THE poiché bizzarro. Cosa è successo? E’ successo che pensando dal generale al particolare abbiamo espulso dal nostro orizzonte quei particolari che non rientrano nello schema che ci siamo fatti. L’operazione non sarebbe stata possibile se avessimo sommato i particolari poiché in quel caso il doppione sarebbe stato ineludibile.
5) Esempio 3. Cosa vedete in questa immagine (andrebbe vista su mega-schermo)? Alcuni vedono solo macchie informi, altri vedono una mucca. Se dite ai primi della mucca presto riusciranno a vederla anche loro, non solo: NON RIUSCIRANNO A VEDERE altro che una mucca! E’ come se il “pensiero dall’alto” si fosse imposto in modo prepotente; una volta che questa modalità di pensiero si afferma, diventa padrone della scena. Avendo dato a te stesso uno schema dall’alto verso il basso (top down) su cui lavorare, lo schema si organizza in buona parte autonomamente dalla tua volontà.
6) Pensa all’elaborazione cognitiva dall’alto verso il basso come a un modo di prendere l’insignificante (“rumore”) ed espellerlo al fine che il tutto quadri e abbia un senso. Un modo di far tornare i conti. L’allucinazione si spiega in questo modo: eliminazione compulsiva del “rumore”. Quando la tua facoltà di creare corrispondenze è “rotta” (lavora troppo), troverai in continuazione modelli che non sono presenti nella realtà ma che la tua inusitata capacità di “depurazione” scambia per realistici. L’inspiegato viene ricondotto alle alternative significative. l’allucinazione emerge quando la tua capacità di elaborazione top-down diventano così disfunzionali da espellere una miriade di elementi pur di ricondurre tutto agli schemi significativi.
7) E’ quello che succede ogni notte quando sogniamo. Noi possediamo degli “schemi significativi” che derivano dalle nostre esperienze più importanti, anche solo un piccolo evento nella nostra rete neuronale puo’ metterci in moto nel tentativo di ricondurre tutto a questi schemi. Il sogno rappresenta questo sforzo generato automaticamente dal cervello.
8) I paranoici sono le persone più soggette ad allucinazioni. Non sorprende: il paranoico ha idee fisse, quindi schemi di significato fortissimi, il suo tentativo esagerato di ricondurre tutto a quegli schemi genera allucinazioni. C’è in questi soggetti un disturbo nei modelli associativi, è come se lavorassero troppo intensamente, nel tempo si sono costruiti in testa una trama e ogni cosa che accade loro viene adattata senza sforzo.
9) Le stesse persone che hanno allucinazioni hanno anche esperienze mistiche, come se sentissero un senso di improvvisa comprensione e connessione con l’universo. Ci sono tre categorie di persone che presentano queste caratteristiche: 1) i tossici, 2) chi fa meditazione, 3) i profeti. Dietro di loro potrebbe esserci un abuso della facoltà associativa.
10) A questo punto potrei citare il Rabbi Clifford: “… come una capra di montagna che salta estaticamente da una falesia all’altra, ogni mio pensiero scaturisce da un altro, e da un altro ancora, all’infinito. Posso continuare senza sforzo a connettere cose che non avrei mai pensato come connesse”. Qui ci starebbe bene una digressione sulla cabala ebraica. Oppure l’analisi mistica delle filastrocche di Mamma Oca eseguite dal satanista Aleister Croewley. Pertinenza ed effettistica si sposerebbero bene. I koan Zen sono qualcosa di un po’ differente, ma li tratterei ugualmente qui visto che implicano anche una notevole capacità di torturare concetti casuali per ricondurli a schemi di partenza.
11) A cosa puo’ dunque essere ricondotto molto misticismo? All’esercizio forzato delle nostre facoltà di abbinamento e connessione con modelli di riferimento. Una facoltà esercitata “a vuoto” ma in modo impressionante, un po’ come il culturista che in palestra produce un’energia muscolare devastante impiegata solo per spostare i pesi a destra e poi di nuovo a sinistra. Questa ipotesi si sposa bene con il resoconto dei mistici: “tutto è connesso” o “tutto è uno”, o “tutto ha un senso” o “tutto nell’universo è buono ed è lì per uno scopo”. E alla fine vedono Dio, ovvero il collante di tutte le cose, ovvero il vertice che da senso a tutto (cio’ che non lo riceve viene espulso). Ma non si sposa del tutto con altri particolari.
12) Domande inevase: perché le persone con esperienze mistiche sono mediamente più felici e convivono meglio con la realtà? Di certo trovare un senso nelle cose è piacevole e utile, così come non trovarlo può essere molto stressante! Ma una risposta più persuasiva la lascerei alla seconda parte dell’articolo (qui).