mercoledì 28 marzo 2018

2 - Raccontare il Concilio Vaticano II


Raccontare il Concilio Vaticano II


Raccontare il Concilio Vaticano II significa raccontare la Chiesa Cattolica dell’ultimo mezzo secolo, una bella impresa, anche perché ci consentirebbe di leggere più chiaramente il suo futuro. Lo si puo’ fare in vari modi, qui propongotre versioni della storia: una progressista, una conservatrice e una prog-cons.
IL CONCILIO DI MELLONI
Più di 50 anni fa la Chiesa Cattolica si riunì in un concilio ecumenico, lo scopo era quello di darsi degli orientamenti in modo da entrare da protagonista nella modernità e instaurare un dialogo con i Protestanti e le altre religioni. Giuseppe Roncalli, il Papa che indisse il Concilio, portava una ventata di rinnovamento benché nelle stanze vaticane la “conservazione” restava in agguato facendo trapelare dubbi e diffidenze, pur fiduciosa di poter controllare l’evento. Tuttavia, una nuova generazione di teologi fece sentire la sua voce nelle sedi opportune e molti cardinali si convinsero che una svolta radicale si rendeva necessaria. Nei primi documenti si ripudiò l’anti-semitismo, si aprì alla democrazia e alla libertà di religione, si impostò il dialogo ecumenico e si rilassò la liturgia. Ma soprattutto si tentava di fornire un’immagine della Chiesa più aperta e meno verticistica. Questi ed altri cambiamenti incarnarono uno “Spirito conciliare” che avrebbe dovuto informare il futuro di una Chiesa più in sintonia con le coscienze individuali, una Chiesa adatta a relazionarsi con dei “cattolici adulti” e lontana dall’infantilismo di chi “prega, paga e obbedisce”. Ad un simile azzardo seguì una reazione già presente fin da subito nei documenti di un Papa timoroso come Paolo VI: l’ Humanae Vitae (1968) in particolare confermava il vetusto bando alla contraccezione in antitesi con lo Spirito conciliare. Si produce così una frattura insanabile tra Roma e la realtà quotidiana della vita di molti fedeli. Giovanni Paolo II fu una figura per molti versi ammirevole ma anche un reazionario in materia dottrinale. I suoi “no” – elaborati in concerto con Ratzinger – costituirono una raffica traumatizzante: no alla contraccezione, no ai preti sposati, no alle donne prete, no alla comunione dei divorziati, no ai matrimoni omosessuali, no alla fertilizzazione in vitro, no, no, no. Solo una sequela di no, e a questi “no” si affiancò la protezione di chi nella Chiesa si era macchiato di abusi sessuali. Con il Papa che succedette, Ratzinger, si finì dalla padella nella brace, il suo approccio fu ancora più improntato alla conservazione, la sua retorica infiammò il mondo mussulmano, reintrodusse liturgie che sembravano definitivamente alle nostre spalle, tolse la scomunica a vescovi negazionisti e fece passare in secondo piano molti scandali sessuali. Durante questi pontificati il popolo di Dio ha sofferto e condotto una vita parallela, le promesse del Concilio erano tradite e la modernizzazione offerta del tutto insufficiente. Come meravigliarsi se i banchi delle Chiese sono sempre più vuoti, se le vocazioni sono al lumicino e se i battezzati a malapena praticano la loro fede? In Vaticano la paura e una certa arroganza hanno fiaccato lo “Spirito del Concilio”, la Chiesa Cattolica attende ancora il suo riformatore, sarà Francesco?
CONCILIO DI DE MATTEI
Più di 50 anni fa la Chiesa Cattolica si riunì in un concilio ecumenico, lo scopo era quello di darsi degli orientamenti in modo da affrontare al meglio le sfide della modernità e preparare nella Chiesa ad una nuova spinta evangelizzatrice. I lavori presero subito una piega più riformista di quanto ci si attendesse, una nuova generazione di teologi e vescovi assunse a sorpresa il timone. I primi documenti furono un parto dovuto, bisogna ammetterlo: condanna dell’anti-semitismo, riconciliazione con la liberal-democrazia e libertà religiosa, nonché il passaggio dagli anatemi tonanti ad un maggior spirito missionario. Tuttavia, nulla fin qui mirava a mutare la dottrina tradizionale della Chiesa che anzi veniva riconfermata nel suo nocciolo duro. Il Concilio fin qui si mantenne quel che avrebbe dovuto essere, un momento di adattamento: cambiare per restare meglio fedeli a se stessi. A un certo punto però il Concilio fu “rapito” da coloro che invece perseguivano un cedimento alla modernità secondo la linea protestante. Si configurarono all’orizzonte due partiti, quello dei “documenti conciliari” e quello di un nebuloso “Spirito conciliare”. Quest’ultimo puntò ad introdurre un’estetica “vandalica” nella liturgia ed un ecumenismo che di fatto degradava l’identità cattolica, una rivoluzione sessuale in linea con le mode e una sottovalutazione del ruolo dei preti e, di conseguenza, delle vocazioni. Si proponeva un “cattolicesimo lite”, uno spiritualismo vago volto più che altro al benessere del fedele piuttosto che alla sua salvezza. L’esito prevedibile fu un collasso nella partecipazione alle messe, un crollo nelle vocazioni e un’erosione dell’identità cattolica. Paolo VI fece diga ma in maniera insufficiente, l’amaro frutto del “Concilio rapito” crebbe rigoglioso. Con GPII e PapaRatz la linea della continuità s’impose e molti di coloro che prima avevano supportato le istanze del Concilio ne riconobbero la degenerazione tentando una marcia indietro: il cattolicesimo mai si sarebbe dovuto dissolvere in una generica spiritualità postmoderna, la Verità doveva conservare la sua centralità. Anche il fenomeno degli abusi sessuali, se uno verifica con attenzione, nascono da una generazione coinvolta nel caos degli anni 60/70 quando molte comunità cristiane erano poco più che comuni hippy (vedi Camaldoli). Il collasso delle chiese protestanti del nord Europa, d’altronde, conferma che la via prescelta è quella giusta, e così anche la robusta crescita di un cattolicesimo tradizionalista in Africa. La Chiesa del futuro? Conservatrice ma moderna, radicata nella tradizione ma non tradizionalista.
CONCILIO DI “DE MELLONI”
Più di 50 anni fa la Chiesa Cattolica si riunì in un concilio ecumenico, lo scopo era quello di darsi degli orientamenti in modo da uscire dalle secche del XIX secolo. Era necessario riaprire un dialogo con le altre religioni e attuare riforme importanti, senonché i disaccordi sui contenuti erano stridenti e non mancarono di riflettersi nei documenti. Alcuni problemi relativamente facili furono affrontati e risolti in modo chiaro (l’anti-semitismo, la democrazia liberale, la libertà religiosa) ma quando si passò alle questioni spinose i documenti si attestarono su sentenze vaghe e prolisse dove l’ambiguità era la regola dominante. A volte si partiva in tromba per finire nelle paludi dell’incertezza. I tempi non aiutarono: l’entusiasmo dello Spirito conciliare dovette subito fare i conti con dilemmi terribili come quello della pillola, quello del divorzio, la seconda ondata femminista, e all’orizzonte i diritti dei gay. Il Concilio Vaticano II puo’ essere considerato un Concilio fallito, alla stregua del Laterano V che tentò invano di sventare lo scisma protestante giungendo in ritardo e operando in modo maldestro con riforme insufficienti a ricomporre la frattura. Cosa ha minato il Concilio Vaticano II? L’essenziale mancanza di un consenso. Non solo, nelle parole vaghe e contraddittorie del discorso con cui Giovanni XXIII lo convocò tutti, conservatori e progressisti, potevano trovare usbergo: il Concilio avrebbe dovuto infatti confermare la dottrina certa e immutabile della Chiesa presentandola in modo adeguato ai nostri tempi. Oltre ai combattenti in trincea si aggiravano per le sale vaticane i molti incerti, la loro folta presenza traspare da una tensione tra la lettera dei documenti e il loro spirito. In alcuni di essi la dottrina veniva evidentemente revisionata (per esempio in materia di libertà religiosa) ma in altri veniva confermata sebbene esposta con linguaggio più fresco, uno spostamento che lasciava solo intravedere un nuovo insegnamento senza esplicitarlo. Tutte queste ambiguità spiegano perché l’eredità del Concilio sia tanto dibattuta: il conservatore accusa il progressista di non osservare la lettera e il secondo accusa il primo di non cogliere lo spirito. Tuttavia, nonostante l’evidente attrito non ci sono stati scismi, e nemmeno ora sono alle viste, tutti vogliono stare “dentro” e si sentono in diritto di farlo. Nella Chiesa post-conciliare c’è stato come un armistizio armato: il conservatore si sente rassicurato da una dottrina sostanzialmente confermata, il progressista ha più di un motivo si sperare in una prossima evoluzione. Nessuno è soddisfatto ma nessuno molla la presa. Alcune verità sembrano però oggettive: dove la linea progressista si è imposta la Chiesa si è dissolta, gli ordini religiosi più conservatori sono anche quelli più forti, le Chiese protestanti del nord Europa non esistono quasi più, la Chiesa Cattolica sudamericana tanto attenta alle istanze sociali ha ceduto ai Pentecostali mentre in Africa un approccio più conservatore ha raccolto un certo successo. Tuttavia, è anche vero che la via indicata da GPII e Benedetto si limita a salvare il salvabile: ha arginato la crisi ma non l’ha certo superata, ha combattuto fieramente ma sempre sulla difensiva. La Chiesa tradizionale resiste ma si limita a rallentare la ritirata, non si puo’ certo dire che fiorisca, si sviluppi ed evangelizzi il mondo. Se il progressismo nella Chiesa significa suicidio, il conservatorismo sta in piedi per motivi demografici più che per cio’ che propone. Anche tra chi frequenta le messe oggi la divisione è evidente, e questo nonostante che neol recente passato il conservatore abbia pensato ingenuamente che l’istanza progressista si sarebbe dissolta grazie alla potente azione di due papi di spicco come GP e Benedetto. Negli anni della “rivincita conciliare” il pensiero conservatore si è cullato sugli allori, ha reagito tardi agli scandali sessuali, ha parlato solo a se stesso in modo auto-referenziale, ha predicato ai convertiti, si è affiliato con i partiti politici di destra, ha pensato che il conflitto, almeno quello interno, fosse acqua passata, ha pensato di essere definitivamente uscito dall’ombra lunga del Concilio. Non era così, un Papa come Francesco l’ha ricondotto alla realtà.
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La prima storia forse è la più nota, la seconda la piùinfluente (è quella che circola in Vaticano) e la terza – imho – la più affidabile.
E ora che fare? Come cambierà la Chiesa?
Ipotesi: un Papa non riuscirà mai a cambiarla, un Papa non puo’ più cambiarla. Se cambierà lo farà con un movimento dal basso: saremo noi cattolici ad intraprendere dei percorsi sperimentali e – nel fallimento generalizzato – alcuni avranno un tale successo da trascinare il resto del Popolo di Dio e anche il Papa, che offrirà la sua benedizione. Il che rappresenta un’incognita poiché la Chiesa Cattolica non ha mai battuto questa strada.