venerdì 23 gennaio 2026

COME NASCE IL DIRITTO

 ORIGINE DEL DIRITTO

Immagina di vivere in un quartiere periferico, dove il sistema di polizia è inefficiente o scarsamente organizzato. Un giorno, il tuo vicino ti chiama accanto alla recinzione per parlarti. Ti confida che portare la spazzatura alla discarica comunale ogni settimana gli risulta fastidioso, e ha deciso che, per lui, sarebbe molto più comodo scaricarla direttamente oltre la recinzione, sulla tua proprietà. Quando, ripreso fiato, cominci a richiamarlo ai principi del diritto di proprietà, egli ti propone una semplice analisi costi-benefici delle tue alternative. Gestire i suoi rifiuti ti costerebbe ogni settimana dieci o venti dollari in termini di tempo ed energie. Convincere le autorità cittadine che quei rifiuti non sono tuoi, spingerle a intervenire, partecipare a udienze in tribunale e sollevare un caso ti richiederebbe un dispendio di tempo e denaro ben maggiore. Ma, aggiunge, ha una proposta alternativa: che sia lui a produrre i rifiuti e qualcun altro a occuparsene è, a suo dire, una soluzione inefficiente. Molto meglio che sia lui stesso a gestirli, purché tu lo paghi. Per soli cinque dollari a settimana — meno della metà di quanto ti costerebbe la risposta più economica al problema — è disposto a non gettare più la spazzatura sul tuo terreno. È prevedibile che tu rifiuti questa "generosa" offerta, lo mandi al diavolo e, se persiste nel suo comportamento, sia disposto a spendere ben più di cinque, dieci o anche venti dollari a settimana per spingere le autorità competenti a intervenire. Perché? La risposta risiede in un comportamento che, nella sua versione umana, ricalca la territorialità osservata in molte specie animali — soprattutto uccelli e pesci, ma anche alcuni mammiferi. Gli animali territoriali marcano lo spazio che rivendicano e lo difendono con una strategia d'impegno: si attiva in essi un meccanismo che li induce ad attaccare con crescente ferocia un intruso della stessa specie, man mano che questi si addentra nel territorio. A meno che l’intruso non sia nettamente più forte, uno scontro violento risulta dannoso per entrambi, perciò, una volta compresa la determinazione del difensore, solitamente l’intruso si ritira. Tu, come un uccello o un pesce territoriale, adotti una strategia d'impegno più sofisticata, perché ciò che ti impegni a difendere non è un territorio fisico, ma un insieme di diritti. Ci sono aspetti delle relazioni interpersonali che ritieni inviolabili, e uno di questi è il diritto a non vedere scaricati rifiuti sulla tua proprietà. Per difendere tali diritti, sei disposto ad affrontare costi sproporzionati rispetto al danno immediato. Un altro modo per dirlo è che, se accetti il ricatto su piccola scala del tuo vicino, non esiste un limite chiaro a quanto lontano possa spingersi. Esistono infatti molteplici forme attraverso cui lui — o altri — potrebbero infliggerti costi o pretendere pagamenti per astenersi dal farlo. Mantenere una linea di resistenza netta contro simili pretese, anche a caro prezzo, costituisce un deterrente: scoraggia gli altri dal formularle. E se tali pretese non vengono avanzate, non sei costretto a sostenerne i costi, il che rende credibile il tuo impegno. Quel "no" è il punto di Schelling che scaturisce dalla percezione condivisa dei diritti individuali, tua e altrui. La logica di questa dinamica non richiede né l'esistenza di una legge, né il ricorso a principi morali condivisi. È sufficiente che entrambe le parti conoscano i diritti che ciascuno rivendica e riconoscano la particolarità e l’intangibilità di tali rivendicazioni. Una possibile spiegazione dell’ordine sociale è la moralità: individui che si astengono da omicidi, stupri e rapine perché li considerano moralmente riprovevoli. È una spiegazione plausibile, ma non è quella qui sostenuta. La tesi proposta è che, anche in assenza di un consenso morale, e persino in assenza di qualsiasi credenza morale, un sistema coerente di strategie d’impegno renda comunque possibile il coordinamento sociale. Una conseguenza di questa visione dell’ordine sociale è la smentita di Hobbes: una società può funzionare ordinatamente anche senza un sovrano onnipotente — o senza alcun sovrano — in modo ben più efficace di quanto egli ritenesse. Gli esempi più chiari provengono da società primitive senza Stato, come quella dei Comanche. Non avevano nulla che oggi definiremmo governo, ma atti come uccidere un uomo o sedurne la moglie comportavano conseguenze prevedibili, derivanti dalle strategie d’impegno degli altri membri della comunità. Conseguenze tali da rendere simili azioni molto meno frequenti rispetto a quanto accadrebbe nello stato di natura hobbesiano. Questo approccio al comportamento sociale consente una concezione dei diritti svincolata sia dalla legge sia dalla moralità, pur potendo essere da entrambe rafforzata. Il fatto che io abbia il diritto di non essere ucciso non implica che uccidermi sia moralmente malvagio o giuridicamente illecito. Ma costituisce, tuttavia, una ragione sufficiente per cui, nella maggior parte dei casi, non sarà nell’interesse altrui farlo.