CHI LEGGERE?
La domanda è importante visto che noi "scegliamo cosa credere scegliendo a chi credere".Mi piace leggere scrittori apprezzati per la cura e l'originalità del pensiero sviluppato nel loro campo di competenza. Tuttavia, mi piace leggerli quando si cimentano in ambiti a loro estranei, o verso cui nutrono una passione meramente amatoriale. Il genio che si avvicina a nuovi argomenti è - necessariamente - superficiale senza perdere in nulla il suo talento e il suo innato rigore. Alla base c'è questa considerazione: ogni impresa intellettuale ti premia con l'apprendimento imponendoti però uno sforzo cognitivo, l'introduzione a nuovi argomenti è il momento in cui la produttività di questa impresa è massima per cui, anziché approfondire conviene spostarsi altrove a "scalfire" una nuova superficie. Perché l'ape dovrebbe accanirsi ad esaurire il nettare di un solo fiore quando puo' saltellare da un fiore all'altro sorbendo il meglio più facilmente disponibile? Perché raccattare i pochi frutti posti sui rami più inaccessibili quando si puo' cambiare albero e scaricare i molti frutti che pendono maturi dai rami più bassi? nell'era dell'abbondanza informativa la superficialità si impone come la scelta più razionale (teorema di Alchian Allen) Purtroppo, è difficile che uno specialista si occupi di superficie quando deve dare un contributo nel suo ambito, molto più facile che cio' si realizzi attraverso intellettuali provenienti da altri ambiti. In sostanza: quando Scott Sumner si occupa di politica monetaria io lo leggiucchio ma se si occupa di cinema lo leggo avidamente. Se Bryan Caplan si occupa di salario minimo io presto attenzione ma quando scrive dell'accudimento dei bambini dà il suo meglio. Ian Leslie che fa considerazioni sulla psicologia cognitiva attrae, ma quando scrive un intero libro sui Beatlese e la cultura pop è un "must". Robin Hanson che discetta di istituzioni è una manna ma allorché svolge le sue considerazioni su cristianesimo e capitalismo le mie antenne si drizzano in particolar modo. Razib Kahan impegnato sulla genetica delle popolazioni è interessante ma quando si occupa dell'ultimo fatto di cronaca diventa "imperdibile", mai banale e insolitamente agevole da seguire. Eccetera.