mercoledì 7 gennaio 2026

***CHE MALE C'È?


CHE MALE C'È?

Da qualche tempo sono in fissa con la pratica della poligamia e mi chiedo perché l’opposizione a questa forma di matrimonio sia ancora così aspra. Tale ostilità è divenuta ancor più singolare alla luce degli sviluppi degli ultimi decenni, inclusa la riuscita mobilitazione per legalizzare contratti tra persone dello stesso sesso e per riconoscere loro uno status sostanzialmente equivalente al matrimonio. Inoltre, uomini e donne possono essere “poligami seriali” nel senso di sposarsi più volte; molti non hanno forti obiezioni alla poligamia seriale, né al fatto che i gay possano stipulare contratti equiparabili al matrimonio o che le coppie omosessuali siano chiamate sposate. Il mio intento non è commentare tali pratiche, bensì chiedermi perché, allora, persista una così strenua opposizione alla poligamia.
L’argomento più frequentemente addotto contro la poliginia è che essa sfrutterebbe le donne. Una simile affermazione descrive a malapena la situazione odierna. Nel mondo contemporaneo, una donna non sarebbe affatto costretta a entrare in una famiglia poligamica contro la propria volontà. E che dire della prima moglie che scoprisse improvvisamente l’intenzione del marito di prendere altre mogli? Potrebbe divorziare, dividere i beni e ottenere il mantenimento per eventuali figli. Non è forse offensivamente paternalistico ritenere che le donne non siano in grado di decidere autonomamente se entrare in matrimoni che prevedono la presenza di altre mogli? Agli uomini non offriamo tutele speciali contro le presunte “arti seduttive” delle donne.
L’asserzione secondo cui la poliginia sarebbe iniqua per le donne appare inoltre bizzarra, poiché essa aumenterebbe la domanda di donne come coniugi nello stesso modo in cui la poliandria aumenterebbe la domanda di uomini. È come sostenere che un modo per migliorare le prospettive economiche delle minoranze consista nell’imporre un tetto massimo al numero di membri di tali gruppi che un’azienda può assumere. Gli uomini che hanno poco da offrire alle donne sarebbero, più che sotto il regime monogamico, destinati a rimanere celibi. Analogamente, donne istruite e altrimenti attraenti, che hanno molto da offrire, potrebbero risultare svantaggiate se costrette a competere con più donne che, singolarmente, hanno meno da offrire, ma che collettivamente possono offrire altrettanto o di più. Forse che la strenua opposizione viene da queste categorie penalizzate? Non penso proprio. Probabilmente, è un puro caso: la poliginia era diffusa in passato, quando gli uomini attribuivano grande valore all’avere molti figli. Oggi non è più così: poche coppie desiderano più di tre figli, un numero che può essere agevolmente raggiunto con una sola moglie. Con l’avvento dell’economia della conoscenza, in cui padri e madri aspirano entrambi a crescere un numero limitato di figli ben istruiti, la poliginia è venuta meno.