giovedì 15 gennaio 2026

*** SULLA DESTRA STUPIDA

 ANCORA SULLA STUPIDITA' DELLA DESTRA


Gli studi dimostrano costantemente che le persone intelligenti sono più progressiste dal punto di vista sociale. Sebbene l'effetto non sia enorme, si riscontra praticamente in ogni dataset. Non devi offenderti, ripeto che l'effetto e tenue e probabilmente tu sei un conservatore sociale intelligente, ce ne sono molti. Sta di fatto che le persone intelligenti sono meno razziste, sessiste e omofobe. Sono meno religiose e meno nazionaliste. E sono più propense a sostenere la libertà di parola, l'immigrazione, la libertà sessuale, il diritto all'aborto, il matrimonio gay e la legalizzazione delle droghe. Perché? Due ipotesi:

1) Forse i progressisti sociali possono permettersi di coltivare "credenze di lusso", esattamente come i ricchi possono permettersi di sfoggiare "beni di lusso". Esempio, se liberalizziamo il divorzio o le droghe, molti soggetti "pagheranno cara" questa libertà. Altri, con più autocontrollo, ne avranno invece solo benefici. Il "liberal" appartiene a quest'ultima categoria e difende gli interessi della sua bolla, forse nemmeno sa che esiste vit anche fuori dalla sua bolla ed è indotto da questo a un errore cognitivo. L'uomo di destra sociale invece appartiene alla prima categoria e - frequentando un certo milieu - è ben cosciente di una fragilità diffusa.

2) I progressisti hanno un pensiero più pro-sociale ed esplorativo mentre i conservatori hanno un pensiero più cauto e diffidente. Se l'intelligenza generale è un adattamento per risolvere problemi evolutivamente nuovi, gli individui con un'intelligenza elevata dovrebbero essere più tolleranti verso le novità. Esempio: gli agenti patogeni erano un problema rilevante ieri, e stare alla larga dagli stranieri pagava in termini di sopravvivenza. In quest'ottica la diffidenza era una risorsa. Oggi i patogeni non sono più un grave problema e relazionarsi con lo straniero diventa la strategia migliore. In questa ottica l'intelligenza è la risorsa principale.

Ma la sinistra non si congratuli troppo con se stessa, quando ci si sposta nella sfera economica i termini si ripaltano: le soluzioni di destra (mercato e austerity) sono favorite dai più intelligenti mentre le soluzioni di destra (pianificazioni e regolamentazione) dalle persone con un IQ mediamente più basso.

*** REPRESSIONE => LIBERTA'

 Una società repressiva è spesso una società più libera. Esempio: se reprimi il crimine con durezza puoi permetterti più immigrazione. Una società che punta sulla prevenzione finisce nell'ingegneria sociale e nella repressione delle libertà.

mercoledì 14 gennaio 2026

COME FUNZIONA LA SCIENZA

COME FUNZIONA LA SCIENZA

Nel 1969, l’ecologo di Stanford Paul Ehrlich predisse che «a meno di una fortuna estrema, tutti scompariremo in una nube di vapore blu entro vent’anni». Nel 1970, il biologo di Harvard George Wald affermò che la civiltà sarebbe giunta al termine nel giro di trent’anni, qualora non si fosse intervenuti immediatamente sui problemi ambientali. Negli anni Settanta, diversi scienziati ipotizzarono l’avvento di una nuova era glaciale all’inizio del XXI secolo.
Nel 1958, H. A. Simon e Allen Newell sostennero che «entro dieci anni un computer digitale sarà campione mondiale di scacchi» e che «entro dieci anni un computer digitale scoprirà e dimostrerà un nuovo importante teorema matematico». Nel 1965, lo stesso Simon dichiarò che «entro vent’anni le macchine saranno in grado di svolgere qualsiasi lavoro eseguibile da un essere umano». Nel 1970, Marvin Minsky affermò infine: «tra tre e otto anni disporremo di una macchina dotata dell’intelligenza generale di un essere umano medio».

Questa è scienza seria fatta da scienziati seri con modelli seri. Quindi è quasi sempre sbagliata. Chi non sbaglia mai è il cartomante (e Renzi).

ON THE ROAD



ON THE ROAD

Nel porre mano al codice della strada, faccio sommessamente notare che i paesi con il maggior numero di incidenti stradali sono anche quelli in cui la donazione di organi e le vite salvate esplodono. Più vittime sulla strada, meno vittime in ospedale. Tuttavia, gradirei  che non vengano alzati troppo i limiti di velocità poiché, a meri fini retorici, mi servono per affermare in numerosi post "provocatori" che noi violiamo la legge decine di volte al giorno. Per me è un argomento importante. 

martedì 13 gennaio 2026

*** ICE

Diciamolo pure, ha esagerato, non è stato molto professionale, gli invasati, per quanto pericolosi e in possesso di armi letali improprie (automobilona sgasante) vanno gestiti in altro modo, anche se, lo capisco, sulla sua sensibilità gravavano precedenti ancora freschi capaci di turbarlo. Una sanzione disciplinare ci sta tutta, e forse anche di più.

PERCHE' DIO NON SI MANIFESTA IN MODO CHIARO, ESPLICITO E COMPRENSIBILE A TUTTI?

 PERCHE' DIO NON SI MANIFESTA IN MODO CHIARO, ESPLICITO E COMPRENSIBILE A TUTTI?

Non lo so. Però so che una buona dose di ipocrisia, almeno nella sfera pubblica, è indispensabile a rendere la cooperazione umana stabile, pacifica e benefica per tutti. Partirei da lì per comprendere come mai bene e verità non siano allineate. Forse Dio è più buono che sincero.

*** politica monetaria e del ciclo - definitivo

 Piramide degli interventi:


1) riduzione degli stipendi e deflazione (è l'azione naturale di mercato e non crea moral hazard)


2) ciclo delle regole (deregolamentare e defiscalizzare durante le crisi) (è l'incentivo più sano agli investimenti).


3) market monetarismo: intervento sulla quntità di moneta con target pil nominale secondo previsioni di mercato (feature su pil nominale o market prediction). Pro: preserva la struttura della produzione e previene le crisi. Contro: variabili indomabili: le preferenze sono segmentate (kling) e il mercato sabota gli strumenti intervenendo sulla velocità di circolazione (fischer black).


3) spesa pubblica. trascina le crisi all'infinito e crea indebitamento. Poi si presume anche che il livello della spesa sia già ottimale, per cui un eccesso crea sprechi.



lunedì 12 gennaio 2026

*** L'OBIEZIONE

 L'OBIEZIONE

Ho smarrito gran parte della mia sensibilità metafisica, e quando rifletto su Dio, le consuete obiezioni degli atei non riescono più a scuotermi. Perché esiste il male? Non so, forse Dio — pur essendo molto buono — non è perfettamente buono; pur essendo potentissimo, non è onnipotente; pur conoscendo infinitamente più di noi, non è onnisciente. Può Dio creare un masso tanto pesante da non riuscire a sollevarlo? Non so: sia l’affermazione che la negazione diventano accettabili, se si abbandona l’idea della perfezione assoluta e si accoglie quella di una quasi-perfezione. Alcune qualità divine, in fondo, sono state messe in iperbole per convenzione — a fini estetici o retorici — e non c’è nulla di sorprendente in ciò: accade spesso, lo facciamo tutti i giorni. Le obiezioni, per quanto mi riguarda, decadono, mentre la sostanza si conserva. Anche l'eterna guerra tra fine tuning e multiverso sbiadisce sullo sfondo, la ragione ha poca presa su questi domini cosmici esenti da ogni sperimentazione. Tuttavia, la questione non è risolta. Emergono obiezioni che un tempo trascuravo e che ora mi paiono ben più insidiose. Per esempio: non sembra affatto che i fedeli credano realmente a ciò che professano. Non pretendo che siano felici ai funerali solo perché un loro caro è tornato alla casa del Padre circonfuso nella beatitudine; né mi aspetto che porgano sempre l’altra guancia dopo aver ricevuto un ceffone o che amino il prossimo come se stessi. Mi accontenterei di constatare in loro un livello superiore alla media di gioia, soddisfazione, letizia e serenità — ciò che dovrebbe venire naturale a chi ha appena ascoltato e accolto la buona novella. Eppure, osservando chi frequenta la Messa, mi pare che il temperamento sia del tutto ordinario: vi sono persone radiose, certo, ma non mancano i volti tirati, gli atteggiamenti indifferenti e i musi lunghi. Se davvero hai partecipato a un banchetto, non dovresti più apparire così affamato.

PERCHE' ESISTE LA PRIVACY?

 PERCHE' ESISTE LA PRIVACY?

La comunicazione si realizza solo se esiste una lingua comune: possiamo immaginare la lingua come una radio che permette il passaggio dell’informazione solo se sintonizzata sulla giusta lunghezza d’onda. Alcune frequenze favoriscono certi scambi, altre ne favoriscono di diversi. Disporre di più “canali radio” è dunque una grande ricchezza, si possono dire più cose. Quando, nello spazio pubblico, si adotta una determinata lunghezza d’onda, siamo costretti a uniformarci; ma, in privato, quando possiamo selezionare con cura il nostro interlocutore e sintonizzarci sulla frequenza ottimale per le nostre aspettative — di solito molto diversa da quella pubblica — abbiamo così la possibilità di comunicare in modo più autentico e diretto. Se un messaggio pensato per questa seconda dimensione dovesse trapelare nella prima, potrebbe generare un disastro. La lunghezza d’onda può essere approssimativamente tradotta in una sorta di “ipocrisometro”: l’ipocrisia può variare da zero a cento. Nella dimensione pubblica, ad esempio, potrebbe attestarsi intorno all’80, mentre in quella privata potrebbe scendere a 10. In pubblico potrei parlare del mio rivale definendolo un avversario degno, da battere secondo le regole del gioco; in privato potrei confessare il desiderio di vederlo morto (“se i pensieri criminali potessero essere puniti, tutta l’umanità sarebbe criminale”). È evidente cosa accadrebbe se un discorso concepito per una certa lunghezza d’onda venisse trasmesso su un’altra frequenza: si produrrebbe una babele di linguaggi disorientanti. Ma si può anche rovesciare la prospettiva osservando l'effetto caricaturale del passaggio dalla sfera pubblica a quella privata. Prendiamo, ad esempio, il discorso di fine anno del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: come di consueto, ha riscosso un consenso pressoché unanime. Tuttavia, se lo si interpreta con le categorie della dimensione privata, appare come una sequela di banalità soporifere, al punto da spingere a cambiare canale e passare a Gerry Scotti. Ammettiamo che io, il 31 dicembre, pubblichi su Facebook un post con gli stessi contenuti, espressi in un italiano impeccabile: riuscirei a moltiplicare le visualizzazioni fino ad attirare l’attenzione del Corriere della Sera? Ovviamente no. Visualizzazioni zero, e abbandono della lettura con sbadiglio al terzo rigo, persino da parte dell’adorante sciura Giuseppina. Mattarella otterrebbe un successo anche solo muovendo le labbra, purché rispetti le convenzioni della lunghezza d’onda su cui trasmette, assecondando le aspettative del pubblico. Non è certo tenuto a dire qualcosa di interessante o coinvolgente. In sintesi: disporre di molte “radio” che trasmettono su frequenze diverse è una ricchezza sociale, ed è proprio per questo che la privacy è un valore. Tuttavia, è necessario parlare la lingua adatta alla lunghezza d'onda in cui si trasmette. Ora, la variabile esogena della tecnologia, indifferente a tutto, è in grado di trasformare i contesti in cui siamo immersi, generando spiazzamenti clamorosi. Negli ultimi vent’anni, le forme di interlocuzione privata tipiche dei social media hanno invaso buona parte della sfera pubblica, inquinandone le lunghezze d’onda. Se ne sono accorti tutti tranne certi politici. La politica, ignara, ha continuato a comunicare con i toni polverosi degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90, dove vigeva il monopolio dell'informazione e la relativa sicumera dell'informatore. I disastri comunicativi del periodo pandemico, segnati da formule paternalistiche già vetuste nel secolo scorso, rappresentano un esempio memorabile di fallimento comunicativo destinato a rimanere a lungo negli annali.

*** PERCHÉ TRUMP DICE LE BUGIE?

 PERCHÉ TRUMP DICE LE BUGIE?

Perché proviene dal mondo degli affari, dove la menzogna spesso non è tale. Si pensi, ad esempio, al settore delle vendite al dettaglio, in cui una certa dose di falsità e manipolazione è intrinsecamente legata alla professione: si può davvero definire “onesto” presentare tutti i vantaggi di un prodotto senza mai menzionarne i limiti? Eppure è esattamente ciò che fa ogni buona pubblicità. Questa forma di disonestà risulta innocua, perché nessuno ne viene realmente tratto in inganno. I mercati autorizzano gli individui ad agire strategicamente, come nello sport: nessuno accuserebbe una squadra sportiva di divulgare le sue strategie in modo da comunicarle agli avversarei. Trump era considerato un innovatore nel suo settore per aver introdotto la pratica di mentire sul numero dei piani degli edifici alti, sostenendo, ad esempio, che la Trump World Tower ne avesse novanta, quando in realtà erano settantadue. Chi si scandalizza dovrebbe considerare che nessuno acquista una proprietà multimilionaria basandosi unicamente sulle dichiarazioni del venditore, così come solo un cretino chiede all’oste un giudizio sincero sulla qualità del vino. Quando è evidente a tutti dove risiedono gli interessi in gioco, allora affermare ciò che li promuove non può essere realmente fuorviante, perché è chiaro che quelle affermazioni vengono fatte proprio in virtù di tali interessi. Mentire diventa possibile solo in presenza di interlocutori ingenui. Non si tratta, dunque, di menzogna, ma di retorica. Se la menzogna si inserisce in un contesto dove è attesa, dove vige una consuetudine alla forzatura, allora essa perde rilevanza morale e si configura come una forma di espressione retorica. Quando Berlusconi affermava che avrebbe portato la pressione fiscale al 33%, tutti, tranne i tonti, sapevano che stava esagerando: era solo un modo retorico per dire che "le tasse sono eccessive" e incassare i meritati applausi. Allo stesso modo, quando Trump sostiene di aver fermato dodici guerre, è chiaro che sta esagerando: intende semplicemente comunicare che il business - ancora meglio se il suo - può e deve rimpiazzare le guerre. Vi è, in tutto questo, anche una lezione meta-etica: non esistono comportamenti intrinsecamente giusti o sbagliati; è il contesto a determinarne la valenza morale. Se un bambino sta annegando davanti ai miei occhi e posso salvarlo con un piccolo sacrificio di entità X, allora è immorale non agire. Se, invece, con lo stesso picolo sacrificio X potessi salvare la vita di un bambino anonimo in Africa, astenermi dall’agire appare del tutto accettabile.

sabato 10 gennaio 2026

PASOLINI

PASOLINI

Comunque sempre meglio il nostro malessere del benessere che il loro malessere del malessere.

IL GENIO: IDENTITÀ

GENIO = IDENTITA' + TALENTO. 

Un esempio vale più di mille parole. Benjamin Franklin ha imparato a scrivere in questo modo: leggeva un articolo su The Spectator, la rivista più ben scritta dell'epoca. Poi scriveva delle note su ogni frase dell'articolo su un foglio di carta a parte. Poi mischiava le note e ci tornava dopo qualche settimana. Cercava quindi di organizzare gli appunti nell'ordine corretto e li utilizzava per ricreare il saggio originale. È così che ha imparato da solo la struttura. Quando si è reso conto che il suo vocabolario era inferiore a quello degli autori originali di The Spectator, è passato a un'altra tecnica. Traduceva ogni saggio, frase per frase, in poesia. Poi, dopo alcune settimane, cercava di riconvertire la poesia in prosa. Chi riesce a diventare un grande scrittore grazie a questo lavoro? Solo chi ha già un notevole talento. Ma chi riesce a sopportare l'intensità di un simile lavoro? Solo chi dispone di grande energia e sogna di diventare uno scrittore accompagnando al sogno un'ambizione smisurata. Talento e Identità sono gli ingredenti del genio.

venerdì 9 gennaio 2026

BAMBINA CON LE DURACELL vs GENITORE DIABETICO

BAMBINA CON LE DURACELL vs GENITORE DIABETICO

Mentre io, prima di entrare in azione, devo organizzarmi e prendermi i miei tempi, la bambina (specie se caricata con pile all'uranio arricchito) ha come modalità di default l'emergenza. La procedura di emergenza obbligatoria consisteva, per esempio girando per strada, nel gridare «BUS! BUS! BUS! BUS!» senza interruzione, finché un genitore non la disinnescava rispondendo: «Sì, è un autobus». Lo stesso valeva per molti altri mezzi di trasporto. Ma attenzione, il genitore rallentato dal diabete non poteva limitarsi a pacate considerazioni probabilistiche: se la bambina ripeteva «MU*@! MU*@! MU@#€!», non ci si poteva cavare d’impaccio con un «Sì, credo» o un «Certo, ok, mu...». Se ne sarebbe accorta: avrebbe capito che non ci stavi mettendo il cuore. Bisognava andare più a fondo. «Cos’è un muz...?» Le si faceva cenno di indicare la strada. «Vuoi dire, ehm, che quella macchina assomiglia a quella della mamma?» «NOOOOOO!» «Ehm, quel camioncino dei gelati sta facendo musica?» «NOOOOOO! MU@#%!» «Oh, intendi una motocicletta!» «SÌ! MU@#%!» Solo allora la maledizione si spezzava. Non ricordavo chi l’avesse detto, ma non potevo fare a meno di approvare: i bambini piccoli, molto più degli adulti, si affidavano ancora a istinti evolutivi che presupponevano un ambiente ancestrale e uno stile di vita da cacciatori-raccoglitori. La loro programmazione era limpida: il primo e più importante compito consisteva nell’imparare i nomi e i richiami di ogni animale. Valeva per quelli che vedevano (cagnolino! bau bau!), per quelli che conoscevano solo per sentito dire (leone! raaaooooaaaaar!) e per qualsiasi oggetto sufficientemente simile a una megafauna nelle vicinanze (treno! ciuf-ciuf!). Affidando loro un incarico tratto da questo elenco, diventavano gli studenti più zelanti che si fossero mai visti. Chiedendo invece di imparare qualcos’altro — per esempio che le pillole non erano cibo e non andavano mangiate — si tornava subito a: «Sono solo una bambina piccola, come puoi aspettarti che mi ricordi le cose?». Questo mi portava a ipotizzare — contro tutta l'antropologia accademica - che i nostri progenitori utilizzassero i bambini piccoli come una sorta di vedetta. Il loro compito era sedersi in cima a un albero, scrutare la savana e, non appena avvistavano qualcosa, avvertire la tribù: «ANTILOPE! ANTILOPE! ANTILOPE!», senza fermarsi finché un altro membro della famiglia non completava il rituale. «Antilope ricevuta, passo e chiudo». L’emergenza più grande di tutte, per una bimba "con l'uranio dentro", era l’ora di andare a letto, se aspettavi che le pile si scaricassero facevi mattina. Bisognava essere furbi e inventarsi qualcosa. La situazione era delicata e andava affrontata con cautela, anche indirettamente. Si iniziava con un avviso: «mancano dieci minuti a dormire», poi con quello dei cinque minuti, poi con quello di un minuto, tutti completamente ignorati. Seguiva un conto alla rovescia di dieci secondi. Nel momento esatto in cui iniziava il conto alla rovescia, Vichi correva al tavolo e urlava «LA PAPPAPAPPA!», perché sapeva che eravamo dei teneroni e non l’avremmo mandata a letto affamata. Non importava se aveva mangiato cinque minuti prima: aveva bisogno di altro cibo in quel preciso istante. Dai, dai, non mi lasceresti passare tutta la notte chiusa nel mio lettino buio a morire di fame, vero, vero? Così le permettevamo di mangiare ancora un po’, cosa che faceva con la massima lentezza possibile, finché non perdevo la pazienza e la portavo a letto di peso. Per tutto il tempo urlava «LA MIA PAPPAAAAAA!» come un puffo impazzito trascinato via da Gargamella. Ma c'era ancora una tappa in bagno a lavarsi i denti. Mettevo il dentifricio sullo spazzolino. «Ancora», ordinava. Ne aggiungevo altro. «Ancora», ordinava. Ripetevamo questo ciclo circa cinque volte: se avessi davvero aggiunto dentifricio ogni volta, lo spazzolino si sarebbe ritrovato avvolto in una gigantesca massa appiccicosa, ma dopo la seconda facevo finta e lei non se ne accorgeva nemmeno. Ricordo infine il momento del cambio del pannolino, una transizione annunciata da CAMBIO PANNOLINO, a cui Vichi faceva eco «NO CAMBIO PANNOLINO». L'annuncio non aveva mai funzionato, nemmeno una volta. Spesso accadeva il contrario: a volte giocavamo fuori o facevamo altro, e Vichi, senza alcun motivo apparente, annunciava «NO CAMBIO PANNOLINO», e allora capivo che aveva disperatamente bisogno di un cambio.

HELP

Conoscete un esempio storico che mostra come il gusto delle élite cambi costantemente una volta che le classi medie e basse lo imitano? Mi serve per un saggio di mia figlia. Ha ben presente il caso dei nomi di battesimo ma vorrebbe rimpolpare questa parte. 

giovedì 8 gennaio 2026

DALLA PARTE DEGLI ULTIMI

Mi sono chiesto spesso negli ultimi anni: perché i "vincitori" dell'ordine sociale attuale sembrano così desiderosi di stare con le persone emarginate e svantaggiate della società?

1) Paraculismo.

2) Vero credente. 

3) Esibizionismo.

4) Senso di colpa.

5) Risentimento. 

6) Narcisismo.

5) ...


**** L'UOMO tradito e LA DONNA stuprata: stessa ferita, stessa sofferenza.

 L'UOMO tradito e LA DONNA stuprata: stessa ferita, stesso dolore.

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RELATIVISMO CONVENZIONALISMO

 RELATIVISMO O CONTESTUALISMO


Chi ritiene che la morale sia una convenzione è un "relativista"? In senso tecnico (meta-etica) sì ma nel senso comune no. A livello individuale, aderire o meno a una convenzione, porsi dentro o fuori il consorzio umano fa una grande differenza.

mercoledì 7 gennaio 2026

***CHE MALE C'È?


CHE MALE C'È?

Da qualche tempo sono in fissa con la pratica della poligamia e mi chiedo perché l’opposizione a questa forma di matrimonio sia ancora così aspra. Tale ostilità è divenuta ancor più singolare alla luce degli sviluppi degli ultimi decenni, inclusa la riuscita mobilitazione per legalizzare contratti tra persone dello stesso sesso e per riconoscere loro uno status sostanzialmente equivalente al matrimonio. Inoltre, uomini e donne possono essere “poligami seriali” nel senso di sposarsi più volte; molti non hanno forti obiezioni alla poligamia seriale, né al fatto che i gay possano stipulare contratti equiparabili al matrimonio o che le coppie omosessuali siano chiamate sposate. Il mio intento non è commentare tali pratiche, bensì chiedermi perché, allora, persista una così strenua opposizione alla poligamia.
L’argomento più frequentemente addotto contro la poliginia è che essa sfrutterebbe le donne. Una simile affermazione descrive a malapena la situazione odierna. Nel mondo contemporaneo, una donna non sarebbe affatto costretta a entrare in una famiglia poligamica contro la propria volontà. E che dire della prima moglie che scoprisse improvvisamente l’intenzione del marito di prendere altre mogli? Potrebbe divorziare, dividere i beni e ottenere il mantenimento per eventuali figli. Non è forse offensivamente paternalistico ritenere che le donne non siano in grado di decidere autonomamente se entrare in matrimoni che prevedono la presenza di altre mogli? Agli uomini non offriamo tutele speciali contro le presunte “arti seduttive” delle donne.
L’asserzione secondo cui la poliginia sarebbe iniqua per le donne appare inoltre bizzarra, poiché essa aumenterebbe la domanda di donne come coniugi nello stesso modo in cui la poliandria aumenterebbe la domanda di uomini. È come sostenere che un modo per migliorare le prospettive economiche delle minoranze consista nell’imporre un tetto massimo al numero di membri di tali gruppi che un’azienda può assumere. Gli uomini che hanno poco da offrire alle donne sarebbero, più che sotto il regime monogamico, destinati a rimanere celibi. Analogamente, donne istruite e altrimenti attraenti, che hanno molto da offrire, potrebbero risultare svantaggiate se costrette a competere con più donne che, singolarmente, hanno meno da offrire, ma che collettivamente possono offrire altrettanto o di più. Forse che la strenua opposizione viene da queste categorie penalizzate? Non penso proprio. Probabilmente, è un puro caso: la poliginia era diffusa in passato, quando gli uomini attribuivano grande valore all’avere molti figli. Oggi non è più così: poche coppie desiderano più di tre figli, un numero che può essere agevolmente raggiunto con una sola moglie. Con l’avvento dell’economia della conoscenza, in cui padri e madri aspirano entrambi a crescere un numero limitato di figli ben istruiti, la poliginia è venuta meno.

*** COME LEGGERE I LIBRI CON L'IA

COME LEGGERE I LIBRI CON L’IA Anche limitandosi alla sola saggistica, tutto dipende dai libri di cui si parla. Esistono autori brillanti e dalla scrittura talmente densa che mal sopportano un trattamento da parte dell’IA: vanno letti integralmente, pena la perdita di passaggi di grande godimento, oltre che illuminanti. Una loro battuta può fissarsi nella memoria per decenni, e non imbbervisi sarebbe un vero peccato. Ciò non toglie che un recupero degli highlight e delle note possa giovarsi dell’IA, fosse anche solo per pescarne alcuni casualmente, a scopo puramente ricreativo. Con autori come Steven Landsburg, Bryan Caplan, Will Storr o John Carey, l’impiego dell’IA prosciuga troppo valore: non dico che sarebbe assurdo come chiedere una sintesi degli aforismi di La Rochefoucauld, ma quasi. L’IA — con il suo stile classico, sciatto e impersonale — riesce a rendere polverose e ordinarie anche riflessioni brillanti, che invece, se espresse con un minimo guizzo di fantasia, saprebbero colpire. Fortunatamente, questo danno si limita agli autori sopra menzionati, mentre con molti altri la riduzione all’ordinario può addirittura rivelarsi provvidenziale. Penso ai numerosi autori dalla polverosa scrittura accademica: mi è capitato di recente con il neuroscienziato Andy Clark. Di fronte a certe prose, persino la sciatteria dell’IA riesce a conferire una certa lucentezza. Inoltre, l’IA può risultare utile per sciogliere matasse inutilmente concettose — sottolineo: inutilmente per noi profani. L’importante, però, è non chiedere mai “riassunti”. Bene le semplificazioni, mai i riassunti. A meno che non si sia alla vigilia di un’interrogazione, evenienza che si spera appartenere ormai al lontano passato. Il limite più grave dei bot, infatti, è la tendenza a “volare alto” mantenendo un tono rarefatto e indistinto: ne esce fuori una prosa buona per “considerazioni generali” in uno stile sapienziale e insipido. È una modalità seducente, perché dà l’illusione di aver colto il succo, mentre in realtà ti fa solo intravedere una sagoma grigia e indefinita. Molto meglio allora chiedere di affrontare — e semplificare — argomenti altamente specifici: meglio imparare qualcosa di marginale che leggere la prosa mortifera di un’IA che resta sul generico. Di solito, chiedo che l’intero testo venga spezzettato in un elenco di affermazioni autonome, ognuna seguita da una parola chiave che mi aiuti a risalire al punto del testo originale da cui è tratta. Quando un frammento mi pare interessante, torno a rileggere il paragrafo per intero. In altri casi chiedo di isolare allegorie, matafore, analogie, similitudini ed esempi utilizzati nel testo. Altre volte ancora chiedo di mettere il fuoco sui nomi propri che appaiono nel testo, è solo un modo per veicolare tutto verso una maggiore specificità. Questo lavoro, però, andrebbe affidato a bot a pagamento: il meglio resta GPT Pro 5.2 (cento euro al mese). Gli autori trattati, infatti, sono spesso complessi, e i loro ragionamenti piuttosto impervi. Procedere come sopra con bot gratuiti — ma spesso anche con quelli Plus da 21 euro al mese — è rischioso: i miei riscontri, nel confronto fra testo originale e risultato finale, segnalano un numero allarmante di semplificazioni che in realtà sono equivoci. In ogni caso, il miglior modo di leggere saggistica resta quello di porsi davanti al testo con uno spirito interrogativo: avere delle curiosità a priori e cercare risposte in ciò che si legge. Tuttavia, questo approccio presenta almeno due limiti. Il primo è meno grave: è difficile porre domande davvero proficue; ma anche solo tentare è un ottimo esercizio, visto che la capacità di “fare domande proficue all’IA” sarà in futuro una competenza assai apprezzata. Il secondo limite è più insidioso: non conoscendo il testo — perché se lo conoscessi, non avrebbe senso "trattarlo" — rischi di interrogarlo su temi che non affronta affatto, con il risultato che l’IA ti fornisca risposte plausibili che tu ritieni garantite dall'autorità dello scrittore ma che invece sono inventate. Dopo oltre un annetto di sperimentazioni avrei molto altro da dire, ma preferisco chiudere su una scoperta piuttosto triste: ogni libro è diverso dagli altri, e meriterebbe un trattamento IA personalizzato, mentre i migliori libri dovrebbero essere esentati da qualunque trattamento. Sarebbe bello se ogni libro acquistato potesse essere filtrato di default con un sistema standard per ottenerne subito un estratto utile — purtroppo non funziona così. Occorre prendersi la briga di sfogliarlo, sperimentare, e capire qual è il filtro più adatto a quello specifico stile di pensiero e di scrittura. Un processo che richiede uno sforzo cognitivo quasi pari a quello di leggerlo interamente nel modo tradizionale.

CHI LEGGERE?

 CHI LEGGERE?


La domanda è importante visto che noi "scegliamo cosa credere scegliendo a chi credere".Mi piace leggere scrittori apprezzati per la cura e l'originalità del pensiero sviluppato nel loro campo di competenza. Tuttavia, mi piace leggerli quando si cimentano in ambiti a loro estranei, o verso cui nutrono una passione meramente amatoriale. Il genio che si avvicina a nuovi argomenti è - necessariamente - superficiale senza perdere in nulla il suo talento e il suo innato rigore. Alla base c'è questa considerazione: ogni impresa intellettuale ti premia con l'apprendimento imponendoti però uno sforzo cognitivo, l'introduzione a nuovi argomenti è il momento in cui la produttività di questa impresa è massima per cui, anziché approfondire conviene spostarsi altrove a "scalfire" una nuova superficie. Perché l'ape dovrebbe accanirsi ad esaurire il nettare di un solo fiore quando puo' saltellare da un fiore all'altro sorbendo il meglio più facilmente disponibile? Perché raccattare i pochi frutti posti sui rami più inaccessibili quando si puo' cambiare albero e scaricare i molti frutti che pendono maturi dai rami più bassi? nell'era dell'abbondanza informativa la superficialità si impone come la scelta più razionale (teorema di Alchian Allen) Purtroppo, è difficile che uno specialista si occupi di superficie quando deve dare un contributo nel suo ambito, molto più facile che cio' si realizzi attraverso intellettuali provenienti da altri ambiti. In sostanza: quando Scott Sumner si occupa di politica monetaria io lo leggiucchio ma se si occupa di cinema lo leggo avidamente. Se Bryan Caplan si occupa di salario minimo io presto attenzione ma quando scrive dell'accudimento dei bambini dà il suo meglio. Ian Leslie che fa considerazioni sulla psicologia cognitiva attrae, ma quando scrive un intero libro sui Beatlese e la cultura pop è un "must". Robin Hanson che discetta di istituzioni è una manna ma allorché svolge le sue considerazioni su cristianesimo e capitalismo le mie antenne si drizzano in particolar modo. Razib Kahan impegnato sulla genetica delle popolazioni è interessante ma quando si occupa dell'ultimo fatto di cronaca diventa "imperdibile", mai banale e insolitamente agevole da seguire. Eccetera.

CRISTIANESIMO E CAPITALISMO

Non pochi elementi collegano il cristianesimo al capitalismo, alla rivoluzione industriale e, per estensione, al primato materiale dell’Europa e dell’Occidente sul resto del pianeta — un primato oggi messo in discussione soltanto da quelle realtà che riescono, almeno parzialmente, a imitarne i modelli. Già a partire dal XIII secolo, il cristianesimo influenzò in modo profondo l’istituto del matrimonio, promuovendo la monogamia e vietando le unioni tra cugini: misure che contribuirono alla dissoluzione delle strutture claniche. Fin dalle sue origini, inoltre, la religione cristiana favorì l’individualismo, affermando il principio del consenso matrimoniale e la libertà di disporre del proprio patrimonio attraverso il testamento, in particolare mediante lasciti alla Chiesa. Proprio tali disposizioni ereditarie alimentarono la crescita economica dei grandi monasteri, che finirono col detenere vasti possedimenti in tutta Europa. Parallelamente, i conflitti tra l’autorità ecclesiastica e le monarchie sorsero in epoca precoce e contribuirono, seppur in misura limitata, a impedire la formazione di un potere unico in grado di esercitare un controllo assoluto sull’intero continente. La Riforma protestante intensificò la competizione tra le confessioni cristiane, generando al contempo un’escalation di ostilità e distruzioni su base religiosa, senza precedenti per ferocia e ampiezza. E tuttavia accadde un fatto inaspettato: all’indomani della guerra dei Trent’anni (1648 e oltre), l’Europa abbracciò una tolleranza religiosa più ampia — almeno tra le diverse denominazioni cristiane — ponendo fine a una delle stagioni più sanguinose di conflittualità confessionale della storia. Appare dunque plausibile ritenere che la tolleranza religiosa, l’individualismo, la dissoluzione dei clan familiari e l’assenza di un impero unitario siano stati fattori determinanti per l’affermazione del capitalismo moderno, che a sua volta rese possibile la rivoluzione industriale. Tutto ciò non significa necessariamente che la Chiesa debba rivendicare oggi un ruolo di protagonista assoluta, ma quanto meno che meriti riconoscimento per aver, in un certo senso, saputo “moltiplicare i pani e i pesci”. Eppure, essa sembra oggi rinnegare in larga parte questo suo prezioso lascito, scegliendo invece di concentrarsi su aspetti meno connessi alla prosperità materiale che, nonostante tutto, il mondo continua a invidiarci. Perché questa inversione di rotta? Si tratta forse di una scelta autolesionista? E soprattutto: come recuperare consapevolezza del proprio ruolo storico, e rivendicare con dignità i meriti di un passato che ha contribuito a generare la strabiliante ricchezza del mondo moderno?

martedì 6 gennaio 2026

STRAPPARE LE PAGINE SPORCHE

STRAPPARE LE PAGINE SPORCHE

La Resistenza è diventata un racconto consolatorio che copre una verità più scomoda: la guerra l’abbiamo persa e ce l’hanno vinta altri, mentre noi ci scannavamo senza capire più chi fosse il nemico; ci siamo appropriati del riscatto come di un certificato di innocenza collettiva, strappando le pagine sporche, come già fatto per il Risorgimento, e la cosa non ci ha resi migliori, ci ha solo permesso di tirare avanti.

lunedì 5 gennaio 2026

COME PARLARE AL FUHRER - HITLER E CHURCHILL

COME PARLARE AL FUHRER

“Eviti di contraddire il Führer e di ricordargli che, su un medesimo argomento, si sia espresso diversamente in una precedente occasione. Allo stesso modo non osi mai asserire che i fatti hanno dimostrato ch’egli avesse torto e lei ragione. Né lo informi sulle nostre perdite – occorre risparmiare i suoi nervi”.

NEI SUOI DIARI HITLER SI MOSTRA SINCERAMENTE PREOCCUPATO PER LA MINACCIA DI CHURCHILL:

"Se ci trovassimo di fronte a un uomo di grande capacità e levatura, potrei facilmente dedurre dove costui intenderà colpire. Avendo però innanzi una nullità dal punto di vista militare, è impossibile fare previsioni, giacché questi può colpire anche nei luoghi più insensati. Questo è l’aspetto spiacevole: non si può prevedere la mossa di paralitici e ubriaconi”.

*** NEOLIBERISMO E NEOCONSERVATORISMO

 Per me, il neoliberismo è il libero mercato più la previdenza sociale – per capèirci un'economia come la Danimarca. Per me, il neoconservatorismo è l'uso massiccio dell'esercito per raggiungere vari obiettivi di "building nation".

Se non ti piacciono queste definizioni, va bene. Ma vai da qualche altra parte per commentare: non mi interessano altre definizioni. Mi annoio a discutere di terminologia, preferisco discutere di idee.

BASTA CON L'IDIOTA LATINO-AMERICANO

BASTA CON L'IDIOTA LATINO-AMERICANO

Carlos Rangel, non certo Ernesto Laclau, Octavio Paz, non certo Eduardo Galeano, Mario Vargas Llosa, non certo Gabriel García Márquez!. E basta con la rivoluzione! In un’università latino-americana essere rivoluzionari è altrettanto eretico e rischioso che essere cattolici ferventi in un seminario irlandese. I bisnonni credevano nella rivoluzione cubana, i nonni nei sandinisti, i padri in Hugo Chávez, i figli in Evo Morales, i nipoti in Andrés López Obrador.mentre speravamo si liberalizzasse Cuba si sono cubanizzate Venezuela e Nicaragua. Bastaaaa!

domenica 4 gennaio 2026

IL PROBLEMA DEL PENSIERO ASTRATTO

IL PROBLEMA DEL PENSIERO ASTRATTO

Uno dei maggiori ostacoli all’impiego del pensiero astratto da parte dell’umanità nella risoluzione dei suoi problemi più rilevanti risiede in questo fatto: i nostri principali specialisti professionisti dell’astrazione, pur applicandola a grandi questioni, sono accademici che si rifiutano di esercitare un pensiero astratto quando si tratta di allocare le risorse. Infatti, solo circa il 2% degli accademici è in grado di fornire una risposta coerente e comprensibile (benché non necessariamente corretta) alla seguente domanda: «Perché la tua specifica ricerca è una delle più convenienti tra le opzioni disponibili?». Pochissimi accademici riescono, in definitiva, a giustificare la propria ricerca.

***IL PROBLEMA DEI SOCIAL MEDIA...

IL PROBLEMA DEI SOCIAL MEDIA...

... è che lì dentro i nostri amici cercano di comportarsi come celebrità e le celebrità cercano di comportarsi come i nostri amici.

LINGUE

LE LINGUE

Contrariamente a quanto taluni hanno ritenuto, le lingue non sono visioni del mondo né forme di vita; non prescrivono il modo in cui si deve pensare o agire. Sono piuttosto simili a mercati, luoghi di scambio in cui persone portatrici di visioni del mondo e stili di vita confliggenti possono talvolta confrontarsi e scambiare idee pacificamente.

«LA CANDELA HA IL SUO LADRO NEL SOLE

LA CANDELA HA IL SUO LADRO NEL SOLE

KAREL HYNEK MÁCHA,

sabato 3 gennaio 2026

AGGRESSIONE LEGITTIMA

AGGRESSIONE LEGITTIMA

DICE: Dunque, quando la Cina lancierà un’“operazione speciale” per catturare il presidente di Taiwan, o la Russia tenterà di fare lo stesso con Zelensky, che cosa diciamo esattamente? “Non potete farlo, è illegale”?

Ma la Russia ha tentato di deporre Zelensky! È stata fermata dalla resistenza ucraina ( e, forse, dal timore di un’escalation). Non si è arrestata per ossequio alle regole. La Russia e la Cina vanno fermate... fermandole, non inducendo in loro dei sensi di colpa. La retorica dell'aggredito è dell'aggressiore è, appunto, una retorica. Qualcuno, troppo impegnato nelle guerre da talk show, se lo dimentica. Se poi devo scegliere chi decide la legittimità di un governo, scelgo chi odia i dittatori socialisti. Quando Nicolás Maduro distrugge il suo paese fino a far crollare il PIL del 75%, il rischio non è il cambiamento: è la continuità. Dire che "non vale la legge del più forte", vale qualcosa se lo dice il più forte.

*** AUGURIO POST NATALIZIO

AUGURIO POST NATALIZIO

Sono incoraggiato, guardando al miglior Natale. Sono consolato: quando il Natale finisce, la fede mi sosterrà, senza depressione del dopo. 

Sono incoraggiato a tornare al lavoro sano e saggio. 

Mi ricorda di non voltarmi indietro nella disperazione quando l’amata mi lascia solo. 

Mi ricorda di non guardare indietro nella disperazione quando il lavoro finisce nel fallimento e nella delusione. 

Così domani starò in piedi, nella forza.

Geoffrey Hill

DATE FUOCO ALL CARTA

Voglio vedere i giovani impegnati nell'assunzione di rischi e nella risoluzione di problemi, piuttosto che cercare la desiderabilità sociale e accumulare diplomi.

DITALE SEAMUS

Chi conosce questo poeta?

DITALE

Era la misura della più dolce promessa, il pennello intinto della sete, la rugiada del paradiso che sfuggiva alla mia lingua quando dicevano: «Giusto un ditale».

Ora una teenager dalla testa rasata e dalle spalle traslucide lo indossa come copricapezzolo.

GHIAIA

Accumula e loda l’autenticità della ghiaia. Gemme per i non delusi.

Milza della terra.

La sua canzone semplice, crepitante contro la pala, mette alla prova la sonorità, insabbia le parole come valore autentico. 

BELLARMINO E GALILEO

rifiutare il binarismo sessuale non rende la biologia più umana o accurata, ma solo meno comprensibile. Ci sono eccezioni? Sì,  ma poche regole hanno così poche eccezioni. Ci sono problemi sociali? Sì, ma se occultiamo la scienza in nome della società stiamo tornando a Bellarmino e Galileo.


IL GRANDE OSTACOLO

IL GRANDE OSTACOLO

Per Ayn Rand e gli individualisti utopici la famiglia è la prima cellula del collettivismo,  un vincolo non scelto che ti educa alla dipendenza: se ami qualcuno senza reciprocità razionale, stai già tradendo te stesso.

NONNI

NONNI

Il New York Times ha pubblicato un articolo che ha attirato l’attenzione di molti: Il dolore inespresso di non essere mai diventati nonni. Robert Sterling: conosco molte persone tra i sessanta e i settant’anni che hanno, nel migliore dei casi, un solo nipote. Molti non ne hanno alcuno. Queste persone avevano avuto tre o quattro figli e davano per scontato che anche loro avrebbero seguito la stessa strada. Avevano immaginato, a quest’età, di contare dieci o quindici nipoti. Non spetta a me esprimere giudizi, ma è difficile non provare tristezza di fronte a questa realtà.

QUAND'ERO UN SUPERUOMO

QUAND'ERO UN SUPERUOMO

Come ogni altro giovane incline alla politica di destra, tra la fine dell’adolescenza e i primi vent’anni rimasi affascinato da Friedrich Nietzsche, in particolare da Così parlò Zarathustra. La verità è che Nietzsche ha potuto essere abbracciato da individui e movimenti portatori di visioni profondamente contraddittorie. Esistono nietzscheani postmoderni, nietzscheani nazionalisti e antinazionalisti e, almeno nel mio caso, nietzscheani liberali. Quest’ultima declinazione accoglie le sue intuizioni sulla disuguaglianza umana e sulla psicologia del risentimento. Celebrare l’idea di una lotta eroica, o la volontà dell’uomo di superare gli ostacoli, può risultare fecondo in termini di miglioramento personale; tuttavia, tali impulsi rischiano di sfociare nel disastro se elevati a filosofia dominante. Nietzsche non esplicitò mai in modo sistematico le proprie posizioni politiche, ma lasciò un’infinità di aforismi e formulazioni che possono essere facilmente appropriati da chiunque intenda giustificare atrocità. Bastarono pochi mesi perché mi stufassi di fare il Superuomo, provai allora con l'automortificazione e l'imitazione di Cristo. Anche in quel caso feci poca strada e dovetti cercare altre vie per incanalare il mio narcisismo. 

ADESSO BASTA!

Abbiamo detto ai giovani che devono intraprendere una carriera prima di sposarsi e che devono ottenere titoli di studio prima di intraprendere una carriera. Dobbiamo smettere di farlo.

MODE PASSEGGERE

I "social media" si stanno spostando verso una combinazione di A) consumo passivo simile alla televisione e B) conversazioni private in piccoli gruppi. La tendenza in cui le persone pubblicano contenuti che tutti possono vedere, e poi altri li criticano per ciò che pubblicano, potrebbe essere stata una moda passeggera, autolimitante e malsana.

sui nostri smartphone i nostri amici cercano di comportarsi come celebrità e le celebrità cercano di comportarsi come i nostri amici. Tutti cercano di attirare la nostra attenzione.


venerdì 2 gennaio 2026

AI: SCEGLI LA TUA PAURA PREFERITA

AI: SCEGLI LA TUA PAURA PREFERITA:

Più giusto temere che “i cattivi vincano” la corsa o che qualcuno vinca troppo in fretta quando non siamo pronti?

Sul tema buoni spunti (che non condivido) nel libro di Holden Karnofsky. Se volete ne parliamo.

FEMMINICIDIO E VIOLENZA SULLE DONNE

 FEMMINICIDIO E VIOLENZA SULLE DONNE

Lo spray al peperoncino, al di là delle chiacchiere, è il più grande alleato delle donne in pericolo, ma non basta. Perché non chiedere allora facilitazioni per il porto d'armi? Con un'arma sarebbe più facile per loro difendersi, ma soprattutto sarebbe meno comprensibile il mancato intervento di chi oggi osserva e, comprensibilmente, si fa gli affari suoi. Piangere a posteriori è troppo comodo.

DATING

TOVE K SUL DATING: un mondo dove i “divertenti & inaffidabili" si mangiano l’attenzione a danno dei "noiosi ma decenti", e poi tutti piangono che “non funziona”. Tesi: la famiglia si concilia male con l’edonismo on-demand, serve “cultura”, un bene praticamente impossibile da progettare, un bene che si produce di risulta.


TASSARE I RICCHI NON AIUTA I POVERI

TASSARE I RICCHI NON AIUTA I POVERI

La struttura della produzione conta molto più della distribuzione del reddito. Tassare i ricchi senza ridurre il lusso è una presa in giro. Vale anche per l'IA: non guardare che si arricchisce ma cosa produce: se sforna 130 milioni di robot domestici, la ricchezza si diffonde; se sforna 2000 mega-yacht, l’ineguaglianza esplode. Quando si esaminano le questioni di disuguaglianza, spesso ha più senso concentrarsi sulla struttura della produzione, non sulla distribuzione del reddito. Un'imposta sui consumi progressiva fa molto di più che tassare le rendite o le plusvalenze. Qualsiasi riforma fiscale che non riduca i consumi di beni di lusso da parte dei ricchi fallirà completamente nel ridurre la disuguaglianza economica. Ripeto: la questione essenziale è la natura dell'output, non la distribuzione del reddito. 

STRAUSS

L'approccio straussiano è spesso considerato limitato all'"esoterismo". L'esoterismo è un approccio alla lettura che cerca messaggi segreti da parte dell'autore. Perché cercare o aspettarsi messaggi segreti? Vengono fornite alcune spiegazioni. Il lettore potrebbe imparare di più elaborando qualcosa da solo piuttosto che semplicemente ascoltandolo direttamente. Potrebbe esserci un pericolo per la società nel dire la verità a tutti i lettori, rendendo necessaria una sorta di "nobile bugia". Oppure – e credo che questa sia l'idea più caratteristica – dire la verità potrebbe mettere in pericolo lo scrittore stesso, tipicamente un filosofo

PAROLE MAGICHE

LA PAROLA

Tutta la guerra sul matrimonio gay non riguarda il sesso, ma una parola: nasce dalla paura simbolica che riconoscere altri matrimoni svuoti di valore il proprio; è puro capitale emotivo, perché se il matrimonio fosse solo un contratto, il problema semplicemente sparirebbe.

Richard Posner

SI È SEMPRE FATTO COSÌ!

SI È SEMPRE FATTO COSÌ!

L’origine del sacro non sta nei dogmi ma nelle maratone di danza tribale: sudore, trance, ritmo ossessivo; nessun prete, nessuna teologia, solo la ripetizione feroce del gesto “perché si è sempre fatto così”; la fede è un effetto collaterale, non lo scopo: lo scopo è la coesione, sciogliere tensioni, prevenire faide, sincronizzare emozioni; le società che danzano insieme sopravvivono, le altre spariscono.

giovedì 1 gennaio 2026

L’ARTE NON UMANIZZA: SACRALIZZA SE STESSA.

L’ARTE NON UMANIZZA: SACRALIZZA SE STESSA.

L’arte come licenza di regressione, ritorno infantile al corpo, al suono, all’estasi — non per diventare più giusti, ma più indulgenti verso sé stessi: l’estasi artistica non educa: anestetizza, sospende il mondo reale e le sue responsabilità; il meccanismo è lo stesso, sentirsi “più vivi” mentre gli altri diventano irrilevanti. L’arte non umanizza: sacralizza se stessa.