sabato 23 aprile 2016

A che serve la privacy?

Nella discussione pubblica c’è una presunzione a favore della privacy ma nessun argomento a sostegno di questo diritto.
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Qualcuno ha provato a metter su una difesa facendo notare che la privacy evita conflitti inutili: se io sapessi tutto di te probabilmente non vorrei discutere con te; se tu sapessi tutto di me probabilmente non vorresti discutere con me. Tuttavia, poiché questo sapere è filtrato dalla privacy, noi di fatto discutiamo in modo fruttuoso per entrambi. Il diritto alla riservatezza minimizzerebbe i danni prodotti dagli “scheletri nell’armadio”.
Ma l’argomento non gira: cosa mi ripugna della tua condizione? Cosa ti ripugna della mia? Probabilmente il fatto che hai/ho violato delle norme sociali. Se il problema fosse davvero quello sarebbe semplice da risolvere: evitiamo di indignarci per simili violazioni.
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La teoria più convincente è un’altra: la privacy è utile poiché consente la violazione della legge senza dare pubblicità alla cosa.
In molti casi la violazione di una norma sociale migliora la condizione di tutti:
“… nel corso di un incendio il panico potrebbe fare 100 vittime tra il pubblico, solo i primi a correre guadagnerebbero l’uscita in tempo per mettersi in salvo. Un deflusso ordinato, per contro, limiterebbe le vittime a 10. Purtroppo, se questa realtà dei fatti fosse nota a tutti l’esito inevitabile sarebbe il panico e quindi la strage (tutti comincerebbero a correre). Qualora invece una figura autorevole dicesse: “piano, piano, non c’è pericolo…”, il bilancio delle vittime sarebbe minimizzato. Insomma, bisogna dire una bugia per il bene di tutti. Ma attenzione: bisogna dirla senza apparire bugiardi, altrimenti la necessaria autorevolezza per far fronte all’emergenza – se non a questa a quella successiva - si sgretolerebbe… la cosa migliore sarebbe quella di dire una bugia santificando la virtù della sincerità come norma sociale fondamentale…”
Gli antropologi ci spiegano come si costruisce una società degna di questo nome?: si stabiliscono dapprima delle regole di valore assoluto. Poi, si escogitano dei modi per consentire di aggirarle in modo occulto: le “regole assolute” non esistono, anche se non solo non bisogna dirlo ma occorre proclamare a gran voce il contrario. La regola deve essere elusa mentre se ne santifica l’assolutezza. Privi della giusta ipocrisia non potremmo edificare società complesse e saremmo ancora una banda di cacciatori/raccoglitori.
L’uomo è un animale ipocrita, grazie a questo vizio/virtù ha costruito comunità estremamente sofisticate. Il nostro cervello è tanto grande perché dobbiamo esercitare l’ipocrisia, un’ arte niente affatto semplice, che implica diversi piani  di comunicazione e la capacità di auto-ingannarsi: per essere sinceri basterebbe il cervello di un animale qualsiasi.
Torniamo alla privacy: la privacy non è altro che un’ istituzione sociale che rende possibile questa "santa ipocrisia", uno dei pilastri della nostra convivenza. La privacy consente un coordinamento dietro le quinte affinché si violi la legge in favore di tutti. La privacy ha dunque una sua utilità, un’utilità che tende a crescere quanto più cresce il rapporto leggi sbagliate/leggi giuste. Certo, possiamo anche immaginarci società dove il rapporto citato è talmente basso che il diritto alla privacy diventa dannoso, ma si tratta solo di un’ipotesi teorica, la realtà, specie quella delle nostre società, è ben diversa.
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Chiudo con un esempio. Conoscete il secondo emendamento della Costituzione americana? Quello che sancisce il diritto a portare le armi? Dietro c'è una ratio: poiché gli USA avevano un esercito professionale, con questo emendamento si è ritenuto di facilitare la formazione di milizie private: in caso di attacco dall’esterno avrebbero potuto affiancare l’esercito, in caso di golpe avrebbero potuto combatterlo. Geniale. Ma oggi la disparità di armamenti tra esercito professionale e le milizie private è tale da vanificare questa soluzione. Ecco, il diritto alla privacy si candida a prendere il posto del diritto ad armarsi: in caso di golpe le forze resistenti potrebbero organizzarsi in modo adeguato solo grazie ad un sistema di privacy ben operante e difficile da smantellare. Di fatto la ratio del secondo emendamento è ancora operativa ma riguarda la privacy prima ancora che le armi.