venerdì 28 gennaio 2011

Comunicare tradendosi

Incaponirsi sul sublime desensibilizza atrofizzando alla lunga gli organi del gusto.

Vale in qualsiasi campo delle arti, e con i libri è lo stesso. Sapendolo, questa settimana mi sono dedicato ad una lettura parallela che affiancasse alta letteratura (Katherine Mansfield - Racconti) a scritture popolari (Paul Young - Il rifigio).

Fresco di questa esperienza sono in condizioni favorevoli per pormi la solita domanda impossibile: cosa distingue la qualità?

1. Dunque... se Giovanni è succube di Giuseppe, la letteratura spiegata al popolo riferirà che "Giovanni è succube di Giuseppe", ne darà l' annuncio con proverbiali squilli di tromba, facendo calare la rivelazione dall' alto, incurante degli inestetismi di cotanta impalcatura. Il grande scrittore di solito non osa approcci tanto diretti, conosce le trappole sottese, ma soprattutto aborre gli inestetismi. Si limiterà a dire a mezza bocca, che so, che "Giovanni salutò Giuseppe con esagerata cordialità".

2. I romanzi popolari sono spesso romanzi "a tesi", nel caso in questione PY intende mostrare che "Dio è Amore" e che l' "Amore è Relazione". Per farlo si ritiene opportuno che in ogni pagina compaia almeno una volta la parloa Dio, o la parola Amore, o la parola Relazione. E sto parlando di 300 pagine. Evidentemente il lettore è per costoro uomo di dura cervice. Lo scrittore dal fiato corto lo riconosci perchè scrive sempre scortato dal dizionario dei sinonimi, crede di sopperire così alla flebile immaginazione. Ora, per quanto anche l' alta letteratura veicoli messaggi, questi sono lasciati trapelare dietro una cortina fumogena. Un racconto di KM, per esempio, fluttua su di noi come un' alga bellissima e strana, zeppa di segnali rigorosamente muti che incombono.

3. La prosa popolare oscilla tra lo sciatto e il brillante. Avete presente quel brillante che scoppietta come i pop corn nel micronde? Ma si, quella musichetta che, a saperla riprodurre, conferisce un successone nei social network! L' arte consapevole sa invece che nulla è più farraginoso di una prosa trapuntata di immagini brillanti e metafore spericolate. Sono orpelli che appesantiscono e slabbrano. Chissà che fatica rinvenire quelle strane e geniali similitudini messe lì per far sobbalzare il lettore (che dopo la seconda pagina non sobbalzerà più neanche se esposto ad un raudo). L' arte è spinta dal talento, le trovate estemporanee sono un carburante annacquato che sbiella i motori; un' arte saldamente ancorata alle sue radici non puo' offrirsi ostaggio di un' immaginazione ondivaga.

4. In un buon prodotto destinato ai non-lettori c' è sempre una solida storia: la curiosità di constatare "come finisce" deve essere distribuita lungo il libro in modo da compensare in ogni punto la fatica sovrumana di leggere la prosa scolastica di un tale che, siccome "andava bene" nei temi, si è improvvisato scrittore. Per l' alta letteratura non è esattamente così: se l' igombrante libro di Racconti della KM non sta nella ventiquattrore, non crucciatevi, potete a cuor leggero strappare alcune pagine, anche a caso, e metterle nella tasca interna della giacca; tirate fuori al momento opportuno sapranno riprodurre la magia di una scrittura autentica.

5. Nella storia di PY non c' è un cattivo, e questo è molto deludente nello specifico. Più in generale direi che la letteratura di serie B fallisce spesso quando si tratta di distribuire vizi e virtù tra i personaggi; è letteralmente incapace se chiamata ad una simile impresa: tende a polarizzare. La polarizzazione impoverisce il lessico, purtroppo per chi ha un lessico povero non ci sono alternative: chi non ha un lessico non se lo puo' dare. Quanta equanimità invece nel lavoro distributivo del grande letterato! Anche il personaggio più edificante verrà deturbato da imperfezioni che agiranno come tarli implacabili nel corso della narrazione, anche il personaggio più turpe avrà un gesto, una parola che aprirà il cuore facendo breccia in modo inatteso nell' empatia del lettore. Male e bene sono infiltrati nella fibra più intima di questi mondi magistralmente ricreati.

6. Nel racconto di PY, Mack incontrerà Dio nel Rifugio; questo Dio è impersonato da un donnone gioviale che gli spiegherà tutti i misteri della vita. Il poveretto passerà intere pagine in bagno a chiedersi se è preda di allucinazioni o qualcosa del genere. Ma noi sappiamo che l' ipotesi è da scartare, noi sappiamo infatti che Mack è un buon padre, un buon marito, un buon lavoratore, un buon amico... un "buon" tutto; Mack, temprato dalla sofferenza, è diventato buono (anche se ancora non si è convertito). Mack è dunque persona affidabile, noi lo conosciamo, noi lo sappiamo perchè ce l' ha detto solennemente nella prefazione quel padreterno dell' Autore. Nell' alta letteratura non disponiamo di padreterni in vena di confidenze con il lettore, nella Letteratura con l' "elle" maiuscola è difficile trovare "persone affidabili" essendo l' arte infida per definizione: ad ogni passo può scattare una trappola. I personaggi di KM sono trafitti da microallucinazioni continue e di sicuro non si chiederanno mai "se sono in preda a delirio"! Costoro sono sia i "mandanti" che i "riceventi" della visione. Ogni protagonista è inesorabilmente isolato dalle sue proiezioni senza possibilità di osmosi con il mondo del prossimo. Noi stessi annaspiamo incapaci di discernere esattamente la realtà dai giochi capricciosi del linguaggio. Nel didascalico incipit di un capitoletto assistiamo ad una conversazione tra signore londinesi, si parla del carovita e di problemi di salute. Solo a pagina inoltrata sospettiamo e poi scopriamo che quelle strane parole un po' troppo stereotipate sono in bocca a bambinette che in un giardino del countryside inglese giocano vezzose "alle signore di città" ripetendo a pappagallo brandelli di discorsi orecchiati. Lo spiazzamento che sentiamo ci fa toccare con mano la potenza sviante di una letteratura in grado di sottrarre terra ai nostri piedi barcollanti.

7. Se Mack ha in mente qualcosa ed intende dirla, mette giù i suoi bravi due punti, apre le sue virgolette e la dice come dio comanda, cosicchè possiamo saperlo anche noi: è così naturale che una persona dica quello che pensa! Così naturale che non ci viene neanche in mente che non funziona così. Per fortuna i grandi artisti lo sanno a memoria. Le donnine di KM non ci comunicano le cose "dicendole" ma "tradendosi". L' entità della disperazione economica di Ada Moss noi non la conosciamo perchè ci viene riferita tramite l' illustrazione di un Profitti e Perdite ma la desumiamo dal lavorio alacre con cui Ada minimizza tutto e tira avanti. Non ci sono diagnosi che ci raccontano l' instabilità di Bertha, solo la sua immotivata voglia di correre anzichè camminare, solo quella strana felicità che la imprigiona fino a soffocarla. Poichè Bertha si pensa sulla cima di una vetta aguzza, intuiamo che qualsiasi sviluppo della sua condizione implicherà una forma di capitombolo. Ogni autentico personaggio letterario è muto, comunica solo tradendosi e i "due punti" non sa neanche cosa siano.

8. Se il libro ha in epigrafe i versi di un cantautore, magari Bruce Cockbourn, trattasi di libro da treno (purchè diretto e a breve percorrenza).



Katherine Mansfield - Felicità

Paul Young - Il Rifugio