venerdì 3 maggio 2019

LA LOBBY DEGLI AFFARI
Non esiste. Non ci credo. 
O quanto meno è sopravvalutata. 
Di solito entra in azione giusto per ridurre al minimo il rischio legale o per decifrare regolamentazioni governative complesse. Roba da poco, spesso più che legittima.
Recentemente si è parlato di di quell’Arata che avrebbe fatto pressioni foraggiando un certo Siri per ottenere un emendamento a sostegno delle energie alternative. Capirai che impressione mi fa, mi viene da ridere. Con la marea montante di “grete” e “gretini” un emendamento del genere rappresenta una medaglia da sfoggiare per qualsiasi governo, non certo una pratica da tenere nascosta nell’armadio degli scheletri.
Sono invece sottovalutati i meriti storici della lobby affaristica, eccone tre, giusto per gradire:
1) Piani regolatori. Se il settore delle costruzioni non si stancasse di perorare il diritto a costruire, la regolamentazione avrebbe da tempo soffocato lo sviluppo e fatto esplodere i prezzi delle case (già oggi molto alti!). L’uomo della strada giudica male la costruzione di nuovi edifici: più traffico, più rumore, svalutazione delle altre case, danni all’ambiente…
2) Lo stesso vale per la regolamentazione del mercato del lavoro. L’uomo della strada stravede per salari minimi, restrizioni di licenziamento, sussidi obbligatori, eccetera. Ma queste imposizioni hanno effetti collaterali terribili, specialmente in termini di disoccupazione. Lo sa bene l’Europa che indulgendo in tentazioni del genere ha perso da 30 anni i suoi primati economici a danno degli USA.

3) Infine, non dimentichiamo l'immigrazione. Mentre il mondo degli affari di rado si batte apertamente per aprire le frontiere, nemmeno si oppone all'immigrazione esistente, di solito portando argomenti solidi.

Conclusione: in una democrazia il parere degli elettori pesa immensamente più di quello delle lobbies!

Ahimè, viene da dire in questo periodo.

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