mercoledì 29 maggio 2019

BUROCRAZIA

Strepitosa descrizione della burocrazia indiana (e universale). Alcuni passaggi.

... «Ha il permesso per gli alcolici?». Gli mostrai i fogli protocollo timbrati e firmati. «Ha il permesso di trasporto?». Mai sentito, finora, di questo permesso. «Deve avere un permesso di trasporto». Ero esausto, sudavo, e quando aprii la bocca per rispondere mi accorsi che ero sul punto di piangere. «Ma mi avevano detto...»...

... lasciato temporaneamente solo notai che tutti i fascicoli avevano le orecchie e i bordi flosci per reverenziali maneggi; e a molti erano appuntate striscioline di carta rosea, sbiadite e flosce altrettanto, con su scritto URGENTE, URGENTISSIMO, IMMEDIATO. Tra questi cumuli e colonne e bastioni di carta erano sparsi impiegati dall’aria dimessa, uomini e donne, con lineamenti dolci, indianamente pallidi, le spalle arcuate; la carta era per loro una perfetta copertura mimetica. Un uomo anziano, con gli occhiali, sedeva a un tavolo d’angolo, il viso un po’ gonfio e dispeptico. Il tremulo governo di quella stanza cartacea gli apparteneva; se fosse scomparso gli impiegati sarebbero stati probabilmente travolti... riempiva moduli con una di quelle matite spuntate, indelebili e illeggibili usate dagli uffici governativi di tutto l’ex Impero, in vista non tanto di ciò che si scrive quanto delle copie necessarie...

... I suoi occhi presero atto con disgusto della mia impazienza... fui mandato all'ultimo piano...

... l’ufficio al piano di sopra aveva l’aria condizionata. Là l’India era un paese ordinato, perfino lussuoso...

... Firmai tre volte e ricevetti il mio permesso. Il capufficio aprì un altro fascicolo. «Nadkarni» disse a bassa voce a un impiegato. «Non capisco questo appunto». Ero già stato dimenticato...