sabato 24 gennaio 2026
STRATEGIA
HOMO ECONOMICUS
venerdì 23 gennaio 2026
COME NASCE IL DIRITTO
ORIGINE DEL DIRITTO
Immagina di vivere in un quartiere periferico, dove il sistema di polizia è inefficiente o scarsamente organizzato. Un giorno, il tuo vicino ti chiama accanto alla recinzione per parlarti. Ti confida che portare la spazzatura alla discarica comunale ogni settimana gli risulta fastidioso, e ha deciso che, per lui, sarebbe molto più comodo scaricarla direttamente oltre la recinzione, sulla tua proprietà. Quando, ripreso fiato, cominci a richiamarlo ai principi del diritto di proprietà, egli ti propone una semplice analisi costi-benefici delle tue alternative. Gestire i suoi rifiuti ti costerebbe ogni settimana dieci o venti dollari in termini di tempo ed energie. Convincere le autorità cittadine che quei rifiuti non sono tuoi, spingerle a intervenire, partecipare a udienze in tribunale e sollevare un caso ti richiederebbe un dispendio di tempo e denaro ben maggiore. Ma, aggiunge, ha una proposta alternativa: che sia lui a produrre i rifiuti e qualcun altro a occuparsene è, a suo dire, una soluzione inefficiente. Molto meglio che sia lui stesso a gestirli, purché tu lo paghi. Per soli cinque dollari a settimana — meno della metà di quanto ti costerebbe la risposta più economica al problema — è disposto a non gettare più la spazzatura sul tuo terreno. È prevedibile che tu rifiuti questa "generosa" offerta, lo mandi al diavolo e, se persiste nel suo comportamento, sia disposto a spendere ben più di cinque, dieci o anche venti dollari a settimana per spingere le autorità competenti a intervenire. Perché? La risposta risiede in un comportamento che, nella sua versione umana, ricalca la territorialità osservata in molte specie animali — soprattutto uccelli e pesci, ma anche alcuni mammiferi. Gli animali territoriali marcano lo spazio che rivendicano e lo difendono con una strategia d'impegno: si attiva in essi un meccanismo che li induce ad attaccare con crescente ferocia un intruso della stessa specie, man mano che questi si addentra nel territorio. A meno che l’intruso non sia nettamente più forte, uno scontro violento risulta dannoso per entrambi, perciò, una volta compresa la determinazione del difensore, solitamente l’intruso si ritira. Tu, come un uccello o un pesce territoriale, adotti una strategia d'impegno più sofisticata, perché ciò che ti impegni a difendere non è un territorio fisico, ma un insieme di diritti. Ci sono aspetti delle relazioni interpersonali che ritieni inviolabili, e uno di questi è il diritto a non vedere scaricati rifiuti sulla tua proprietà. Per difendere tali diritti, sei disposto ad affrontare costi sproporzionati rispetto al danno immediato. Un altro modo per dirlo è che, se accetti il ricatto su piccola scala del tuo vicino, non esiste un limite chiaro a quanto lontano possa spingersi. Esistono infatti molteplici forme attraverso cui lui — o altri — potrebbero infliggerti costi o pretendere pagamenti per astenersi dal farlo. Mantenere una linea di resistenza netta contro simili pretese, anche a caro prezzo, costituisce un deterrente: scoraggia gli altri dal formularle. E se tali pretese non vengono avanzate, non sei costretto a sostenerne i costi, il che rende credibile il tuo impegno. Quel "no" è il punto di Schelling che scaturisce dalla percezione condivisa dei diritti individuali, tua e altrui. La logica di questa dinamica non richiede né l'esistenza di una legge, né il ricorso a principi morali condivisi. È sufficiente che entrambe le parti conoscano i diritti che ciascuno rivendica e riconoscano la particolarità e l’intangibilità di tali rivendicazioni. Una possibile spiegazione dell’ordine sociale è la moralità: individui che si astengono da omicidi, stupri e rapine perché li considerano moralmente riprovevoli. È una spiegazione plausibile, ma non è quella qui sostenuta. La tesi proposta è che, anche in assenza di un consenso morale, e persino in assenza di qualsiasi credenza morale, un sistema coerente di strategie d’impegno renda comunque possibile il coordinamento sociale. Una conseguenza di questa visione dell’ordine sociale è la smentita di Hobbes: una società può funzionare ordinatamente anche senza un sovrano onnipotente — o senza alcun sovrano — in modo ben più efficace di quanto egli ritenesse. Gli esempi più chiari provengono da società primitive senza Stato, come quella dei Comanche. Non avevano nulla che oggi definiremmo governo, ma atti come uccidere un uomo o sedurne la moglie comportavano conseguenze prevedibili, derivanti dalle strategie d’impegno degli altri membri della comunità. Conseguenze tali da rendere simili azioni molto meno frequenti rispetto a quanto accadrebbe nello stato di natura hobbesiano. Questo approccio al comportamento sociale consente una concezione dei diritti svincolata sia dalla legge sia dalla moralità, pur potendo essere da entrambe rafforzata. Il fatto che io abbia il diritto di non essere ucciso non implica che uccidermi sia moralmente malvagio o giuridicamente illecito. Ma costituisce, tuttavia, una ragione sufficiente per cui, nella maggior parte dei casi, non sarà nell’interesse altrui farlo.giovedì 15 gennaio 2026
*** SULLA DESTRA STUPIDA
ANCORA SULLA STUPIDITA' DELLA DESTRA
*** REPRESSIONE => LIBERTA'
Una società repressiva è spesso una società più libera. Esempio: se reprimi il crimine con durezza puoi permetterti più immigrazione. Una società che punta sulla prevenzione finisce nell'ingegneria sociale e nella repressione delle libertà.
mercoledì 14 gennaio 2026
COME FUNZIONA LA SCIENZA
ON THE ROAD
martedì 13 gennaio 2026
*** ICE
PERCHE' DIO NON SI MANIFESTA IN MODO CHIARO, ESPLICITO E COMPRENSIBILE A TUTTI?
PERCHE' DIO NON SI MANIFESTA IN MODO CHIARO, ESPLICITO E COMPRENSIBILE A TUTTI?
Non lo so. Però so che una buona dose di ipocrisia, almeno nella sfera pubblica, è indispensabile a rendere la cooperazione umana stabile, pacifica e benefica per tutti. Partirei da lì per comprendere come mai bene e verità non siano allineate. Forse Dio è più buono che sincero.
*** politica monetaria e del ciclo - definitivo
Piramide degli interventi:
1) riduzione degli stipendi e deflazione (è l'azione naturale di mercato e non crea moral hazard)
2) ciclo delle regole (deregolamentare e defiscalizzare durante le crisi) (è l'incentivo più sano agli investimenti).
3) market monetarismo: intervento sulla quntità di moneta con target pil nominale secondo previsioni di mercato (feature su pil nominale o market prediction). Pro: preserva la struttura della produzione e previene le crisi. Contro: variabili indomabili: le preferenze sono segmentate (kling) e il mercato sabota gli strumenti intervenendo sulla velocità di circolazione (fischer black).
3) spesa pubblica. trascina le crisi all'infinito e crea indebitamento. Poi si presume anche che il livello della spesa sia già ottimale, per cui un eccesso crea sprechi.
lunedì 12 gennaio 2026
*** L'OBIEZIONE
L'OBIEZIONE
Ho smarrito gran parte della mia sensibilità metafisica, e quando rifletto su Dio, le consuete obiezioni degli atei non riescono più a scuotermi. Perché esiste il male? Non so, forse Dio — pur essendo molto buono — non è perfettamente buono; pur essendo potentissimo, non è onnipotente; pur conoscendo infinitamente più di noi, non è onnisciente. Può Dio creare un masso tanto pesante da non riuscire a sollevarlo? Non so: sia l’affermazione che la negazione diventano accettabili, se si abbandona l’idea della perfezione assoluta e si accoglie quella di una quasi-perfezione. Alcune qualità divine, in fondo, sono state messe in iperbole per convenzione — a fini estetici o retorici — e non c’è nulla di sorprendente in ciò: accade spesso, lo facciamo tutti i giorni. Le obiezioni, per quanto mi riguarda, decadono, mentre la sostanza si conserva. Anche l'eterna guerra tra fine tuning e multiverso sbiadisce sullo sfondo, la ragione ha poca presa su questi domini cosmici esenti da ogni sperimentazione. Tuttavia, la questione non è risolta. Emergono obiezioni che un tempo trascuravo e che ora mi paiono ben più insidiose. Per esempio: non sembra affatto che i fedeli credano realmente a ciò che professano. Non pretendo che siano felici ai funerali solo perché un loro caro è tornato alla casa del Padre circonfuso nella beatitudine; né mi aspetto che porgano sempre l’altra guancia dopo aver ricevuto un ceffone o che amino il prossimo come se stessi. Mi accontenterei di constatare in loro un livello superiore alla media di gioia, soddisfazione, letizia e serenità — ciò che dovrebbe venire naturale a chi ha appena ascoltato e accolto la buona novella. Eppure, osservando chi frequenta la Messa, mi pare che il temperamento sia del tutto ordinario: vi sono persone radiose, certo, ma non mancano i volti tirati, gli atteggiamenti indifferenti e i musi lunghi. Se davvero hai partecipato a un banchetto, non dovresti più apparire così affamato.
PERCHE' ESISTE LA PRIVACY?
PERCHE' ESISTE LA PRIVACY?
La comunicazione si realizza solo se esiste una lingua comune: possiamo immaginare la lingua come una radio che permette il passaggio dell’informazione solo se sintonizzata sulla giusta lunghezza d’onda. Alcune frequenze favoriscono certi scambi, altre ne favoriscono di diversi. Disporre di più “canali radio” è dunque una grande ricchezza, si possono dire più cose. Quando, nello spazio pubblico, si adotta una determinata lunghezza d’onda, siamo costretti a uniformarci; ma, in privato, quando possiamo selezionare con cura il nostro interlocutore e sintonizzarci sulla frequenza ottimale per le nostre aspettative — di solito molto diversa da quella pubblica — abbiamo così la possibilità di comunicare in modo più autentico e diretto. Se un messaggio pensato per questa seconda dimensione dovesse trapelare nella prima, potrebbe generare un disastro. La lunghezza d’onda può essere approssimativamente tradotta in una sorta di “ipocrisometro”: l’ipocrisia può variare da zero a cento. Nella dimensione pubblica, ad esempio, potrebbe attestarsi intorno all’80, mentre in quella privata potrebbe scendere a 10. In pubblico potrei parlare del mio rivale definendolo un avversario degno, da battere secondo le regole del gioco; in privato potrei confessare il desiderio di vederlo morto (“se i pensieri criminali potessero essere puniti, tutta l’umanità sarebbe criminale”). È evidente cosa accadrebbe se un discorso concepito per una certa lunghezza d’onda venisse trasmesso su un’altra frequenza: si produrrebbe una babele di linguaggi disorientanti. Ma si può anche rovesciare la prospettiva osservando l'effetto caricaturale del passaggio dalla sfera pubblica a quella privata. Prendiamo, ad esempio, il discorso di fine anno del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: come di consueto, ha riscosso un consenso pressoché unanime. Tuttavia, se lo si interpreta con le categorie della dimensione privata, appare come una sequela di banalità soporifere, al punto da spingere a cambiare canale e passare a Gerry Scotti. Ammettiamo che io, il 31 dicembre, pubblichi su Facebook un post con gli stessi contenuti, espressi in un italiano impeccabile: riuscirei a moltiplicare le visualizzazioni fino ad attirare l’attenzione del Corriere della Sera? Ovviamente no. Visualizzazioni zero, e abbandono della lettura con sbadiglio al terzo rigo, persino da parte dell’adorante sciura Giuseppina. Mattarella otterrebbe un successo anche solo muovendo le labbra, purché rispetti le convenzioni della lunghezza d’onda su cui trasmette, assecondando le aspettative del pubblico. Non è certo tenuto a dire qualcosa di interessante o coinvolgente. In sintesi: disporre di molte “radio” che trasmettono su frequenze diverse è una ricchezza sociale, ed è proprio per questo che la privacy è un valore. Tuttavia, è necessario parlare la lingua adatta alla lunghezza d'onda in cui si trasmette. Ora, la variabile esogena della tecnologia, indifferente a tutto, è in grado di trasformare i contesti in cui siamo immersi, generando spiazzamenti clamorosi. Negli ultimi vent’anni, le forme di interlocuzione privata tipiche dei social media hanno invaso buona parte della sfera pubblica, inquinandone le lunghezze d’onda. Se ne sono accorti tutti tranne certi politici. La politica, ignara, ha continuato a comunicare con i toni polverosi degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90, dove vigeva il monopolio dell'informazione e la relativa sicumera dell'informatore. I disastri comunicativi del periodo pandemico, segnati da formule paternalistiche già vetuste nel secolo scorso, rappresentano un esempio memorabile di fallimento comunicativo destinato a rimanere a lungo negli annali.*** PERCHÉ TRUMP DICE LE BUGIE?
PERCHÉ TRUMP DICE LE BUGIE?
sabato 10 gennaio 2026
PASOLINI
IL GENIO: IDENTITÀ
venerdì 9 gennaio 2026
BAMBINA CON LE DURACELL vs GENITORE DIABETICO
HELP
giovedì 8 gennaio 2026
DALLA PARTE DEGLI ULTIMI
**** L'UOMO tradito e LA DONNA stuprata: stessa ferita, stessa sofferenza.
L'UOMO tradito e LA DONNA stuprata: stessa ferita, stesso dolore.
Sottoscrivi?
RELATIVISMO CONVENZIONALISMO
RELATIVISMO O CONTESTUALISMO
Chi ritiene che la morale sia una convenzione è un "relativista"? In senso tecnico (meta-etica) sì ma nel senso comune no. A livello individuale, aderire o meno a una convenzione, porsi dentro o fuori il consorzio umano fa una grande differenza.