NON SCEGLIERE MAI
La modernità che rifiuta Dio può fondarsi sul calcolo o sul dubbio. La prima via fallisce, poiché resta dogmatica quindi intrinsecamente religiosa; non rimane dunque che la seconda. Ma l’uomo non può vivere nel dubbio e, quando afferma di farlo, probabilmente mente. Come rimediare?
Una soluzione apparentemente buona consiste nel “non scegliere”; ma è un semplice spostamento del problema, perché non possiamo davvero “non scegliere”. Per aggirare il dilemma, potrei ispirarmi alla tradizionale contrapposizione tra “bene” e “male”, risolta brillantemente affermando che il primato del bene non si dimostra osservando che è “migliore del male”, bensì notando che “ricomprende anche il male”. Il bene non prevale: viene semplicemente prima.
Trasferiamo questa logica ai nostri giorni, esempio a mere finalità didattiche: capitalismo o socialismo? Prevale il primo non perché sia migliore, ma perché ricomprende anche il secondo. Insomma, di fronte al dilemma, l’uomo dubbioso non sceglie: fa un passo indietro… e, in questo caso, si ritrova nel capitalismo.
L’uomo dubbioso, quindi, è necessariamente liberale: non sceglie. Paralizzato dai propri dubbi, arretra rispetto alla scelta proposta. Fa un passo indietro. Non sei liberale perché preferisci l’ideologia liberale a quella comunitaria (o cristiana, o autoritaria, o post-liberale, o altro). No: di fronte a scelte di questo genere ti senti immobilizzato. Sei liberale perché il liberalismo ti consente di “scegliere meno”, magari rifugiandoti nell’idea che “ognuno scelga per sé”, o qualcosa di simile. Il liberalismo “viene prima”: precede tutti i calcoli, anche quelli “modernisti”.
Naturalmente, la questione si puo' incorniciare facendo apparire anche la "scelta del passo indietro" come una scelta a tutti gli effetti. Tuttavia, penso proprio che pensare in questi termini possa essere d'aiuto a coniugare la necessità di "scegliere" con il dovere di "non scegliere".