L'ODIO SCAGIONATO
I social sono un ricettacolo d'odio ma io, che sono vicino alla santità, amo chi mi odia. Lo amo a patto che mi comprenda o mi faccia sentire compreso. D'altronde, apprezzo ma non stimo molto chi mi approva senza capirmi, per esempio chi mi considera un "simpatico provocatore bastian contrario". In altri termini, mi sento pronto, su questa linea del "c'è di peggio", ad una rivalutazione dell'odio per il prossimo, o quanto meno a scagionarlo da molte accuse ingiuste. Tuttavia poiché occorre un capro espiatorio, chi mettere sul banco degli imputati in sua vece? Il mio candidato: la pigrizia. Sui social, ma anche altrove, il problema del dibattito pubblico non è la rabbia, ma la distorsione del significato, che nessuno - per pigrizia! - si prende la briga di chiarire, a volte anche a se stesso. Prima di partire con la scarica di insulti avete mai visto qualcuno che chieda "precisazioni"? O qualcuno disposto a darne nonostante la scarica di insulti ricevuti? No. Siamo pigri. E visto che mi sono appena proclamato santo, mi sento in dovere di chiosare che sono il primo a leggere male le obiezioni che mi vengono rivolte, una volta sentito come "suonano" è difficile per me mantenere oltre la concentrazione. Ma ribadisco che un disaccordo è disfunzionale solo se contiene una rappresentazione distorta che almeno una delle parti non sta cercando di correggere, una riluttanza originata spesso dalla pigrizia. L'interpretazione caritativa è faticosa, e noi siamo pigri. Ho anche un secondo candidato: la paura. Paura e pigrizia lavorano sempre in coppia: di fronte al diverso la paura spinge la pigrizia che, oltre che comoda, a quel punto diventa anche utile per preservare l'integrità della bolla in cui abitiamo e che ci garantisce il riposo. La natura dei social, poi, aiuta, fa incontrare il tipo strano creando una massa di "strani". Chi ieri si arrampicava sugli specchi a mani nude, oggi gode di ventose di ultima generazione. I gruppi ideologici online, anche i più sballati, assomigliano sempre più a campi accademici: torri di astrazione sempre più alte che facilitano la comunicazione interna e rendono impossibile quella esterna. Nel contattarli, non possiamo presumere di sapere cosa significhi una parte finché non sappiamo cosa significhino tutte. Il disaccordo non è più tra singole opinioni, ma tra sistemi incommensurabili, un po' come i paradigmi scientifici di Kuhn. In queste condizioni, più informazione e più istruzione non riducono il caos, ma lo amplificano.