giovedì 6 agosto 2015

Cecil e le priorità etiche

Enrico Buonanno su facebook:

Ho letto un post di uno scrittore che diceva, più o meno: "Perché tanto chiasso attorno al leone Cecil, quando poi nessuno parla dei curdi?" E sulle prime ho pensato che avesse anche ragione. Però poi mi è tornata in mente una critica che mi avevano fatto: "Perché scrivi un post sulla gaffe del senatore grillino e non scrivi invece della votazione alla camera del PD?" E sulle prime mi sono sentito anche in colpa. Però poi ho pensato a quel tale che mi diceva: "Perché parli ancora di politica, invece di pensare alle cose tue: la famiglia, la carriera?" E sulle prime mi sono sentito scemo. Però poi ho pensato a quando mi dicevano: "Perché scrivi un libro su un filosofo tedesco, quando la gente ha tanti altri problemi: disoccupazione, malattie..." E sulle prime mi sono sentito inutile. Però poi ho pensato: "Perché preoccuparsi della disoccupazione, e non dei problemi che stanno a monte: la mafia, la corruzione?" E dopo: "E perché pensi al tuo Paese, quando le risorse alimentari del pianeta si estinguono?" E poi: "E perché pensi ai tuoi figli e non alle migliaia di bambini che nascono e muoiono ogni giorno? E perché è importante l'uomo, se siamo un punto trascurabile dell'universo? E perché questo e non quell'altro? E perché il grande e non il piccolo? E perché il piccolo e non il grande?" Allora poi ho pensato una cosa. O NIENTE conta, o conta TUTTO. O è TUTTO inutile, o non lo è niente. La cosa è semplice: la vita è vasta, e non accetta le classifiche.

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Quale errore viene commesso in questo post?

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Dico la mia. Il post non tiene conto che la “specializzazione” ha senso solo nell’ambito produttivo. Lì noi siamo giusto una rotella dell’ingranaggio e dobbiamo fare la nostra parte al meglio. Se scrivo un libro su un “oscuro filosofo tedesco” anziché sul senso ultimo della vita è perché il mercato mi chiede quello per contribuire nel modo più efficiente ed armonico al benessere della comunità, non perché le priorità siano saltate o non abbiano più senso. La priorità è semmai il mercato. Ma nel consumo sono sovrano, e se in quell’ambito non stabilisco le giuste priorità sono responsabile a pieno titolo di quel che faccio. Se per me il leone Cecil conta più di un curdo morto ammazzato faccio una precisa scelta etica. Da consumatore non esiste una “domanda” a cui devo rispondere, sono io la “domanda” e a seconda di come mi pongo ha senso giudicarmi. Se un giornalista occupa il 90% del suo tempo per Cecil e il 10% per curdi, nessuno si lamenterà mai di lui. Ci si lamenterà, al limite, di chi acquistando quel giornale mostra più interesse alla prima vicenda che alla seconda.