venerdì 18 luglio 2014

I capitalisti della letteratura

Ormai è sempre più evidente, così come il capitalismo fagocita i suoi nemici, e fa di Che Guevara un brand, allo stesso modo il postmodernismo letterario ingloba i suoi denigratori, sottoponendo i Sokal a serrate analisi decostruzioniste.

Pasolini lo ventilava e Joseph Heath lo dimostrava: il capitalismo sfrutterà anche gli operai ma cio' che sfrutta di più sono i ribelli (compresi quelli che si ribellano al capitalismo), senza la loro carica eversiva e la loro voglia di rinnovamento non si rinnoverebbero nemmeno i magazzini e le merci da vendere e da desiderare.

Anche il postmodrnismo letterario sta affinando questa preziosa facoltà. Ieri era terrorizzato da Sokal, l' uomo che inviava a riviste prestigiose articoli senza senso che venivano pubblicati esponendo gli editori al pubblico ludibrio. Tuttavia, cio' che ieri suscitava pubblico ludibrio, oggi sollecita "analisi decostruttive" in stile, per l' appunto, post-moderno.

A Ricercabo ci si sofferma a lungo sulla pagina "calcinata" nei bianchi e sul contributo dell' impaginatura nel frammentare il testo. Poi viene fuori che si tratta di un errore di comunicazione tra pc e stampante che, alterando la stampa, ha riversato in modo erroneo lo scritto poetico sui fogli. Fa niente! L' elemento casuale fa parte del gioco situazionista e non puo' che arricchire l' analisi testuale affinandone la strumentazione!

Certo che Steve Jobs e Renato Barilli hanno un futuro roseo di fronte a loro!

https://www.youtube.com/watch?v=gc19wuNzyuY&list=UULm4hU5NfP3Epk3YRr6_0MQ