La mossa più controintuitiva di Michael Huemer: una credenza può non avere “ragioni a favore” (non derivare da altre credenze) ma avere comunque “ragioni per cui è giustificata”. Esempio: sentire dolore non deriva da un’inferenza, ma è comunque giustificato dal fatto che “ti sembra vero” senza motivi per dubitarne.
L’obiezione più sofisticata (servono proprietà che rendano vera la credenza) fallisce perché confunde la causa della giustificazione con le prove che usiamo per credere. Le prime possono essere percettive o fenomenologiche, non inferenziali.
Colpo finale: gli anti-fondazionalisti assumono come base proprio ciò che negano—che senza ragioni non c’è giustificazione—rendendo la loro posizione internamente incoerente.
Il cuore: il coherentismo sembra elegante (le credenze si sostengono a vicenda), ma funziona solo se ogni “testimone” ha già un minimo di credibilità—cioè presuppone proprio ciò che nega: basi iniziali. Senza questo, più credenze coerenti valgono quanto più lanci di moneta allineati: non aumentano la probabilità di essere veri.
Il punto più sorprendente: la coerenza da sola può giustificare sistemi completamente scollegati dalla realtà, perché non richiede input dal mondo; basta che “stiano insieme”. È possibile avere un sistema perfettamente coerente e totalmente falso.
In più, la nozione di “coerenza” crolla: troppo debole (solo non-contraddizione) → nessuno è coerente; troppo forte (tutto implica tutto) → diventa banale.
Conclusione di Huemer: senza fondamenta, la coerenza non parte nemmeno; con sole fondamenta, invece, la conoscenza regge.