venerdì 28 novembre 2025

quando ci vuole ci vuole

 C'è un populismo sano, quello che grida che L'ERBA E' VERDE. "L'erba è verde" puo' essere declinato così: "i criminali in galera", "ho il diritto di difendermi", "non si tolgono i bambini alla mamma", "lasciatemi in pace", "occhio per occhio, dente per dente", "via da casa mia", "non è dei nostri", "se ha successo se lo merita", "è mio!!!", "le tasse sono un furto"... Eccetera.

Naturalmente, trattasi pur sempre di populismo, ovvero un'idea grezza, di pancia e soggetta a molte eccezioni. Ma è anche sano perché la "pancia" è reale, non ideologica. E' reale come una roccia, e sulla roccia siamo tenuti a costruire. Costituisce quindi un buon default da cui partire per giustificare le eccezioni.

PATRIARCATO = EFFICIENZA definitivo

 PATRIARCATO = EFFICIENZA

Il patriarcato (patrilinearità + localismo o virilinearità) s'impone con l'agricoltura intensiva. Perché? Ipotesi più diffusa: perché organizzazione e scambio dei surplus richiedono una cultura delle relazioni superficiali, o per lo meno che privilegino l'estensione all'intimità, una specialità prettamente maschile, visto che già la caccia - attività solitamente maschile - richiede un embrione di coordinamento. Maternità ( = intimità) e raccolta ( = autonomia), sviluppano invece altri talenti. Tutto questo avvantaggia la famiglia estesa con figure maschli stabili, che implica figure femminili mobili. Il maschio formalizza il clan e, in quanto detentore della forza, la diplomazia tra clan, generando un ambiente di socialità estesa dove l'agricoltura intensiva può essere valorizzata al massimo. Ecco le parole di Emmanuel Todd:
"Ho visto nascere la famiglia dal suo nucleo bilaterale e quasi femminista, e l’ho vista deformarsi quando la rivoluzione neolitica ha ribaltato ogni cosa: l’agricoltura è stata inventata almeno sette volte, e ogni volta ha trascinato con sé un esperimento sociale diverso. I pionieri del Neolitico – Moyen-Orient, Cina, Nouvelle-Guinée – hanno inaugurato insieme la zappa e il dominio maschile. Il caso non è un caso: sette invenzioni indipendenti impediscono un mito unico, ma il passaggio all’agricoltura intensiva ha spesso coinciso con una presa di controllo maschile. L’efficienza si è pagata con un riequilibrio patriarcale: la patrilinearità non è stata immediata, ma ha finito per imporsi, con patrilocalità dilagante ovunque, indipendentemente dal tipo di agricoltura. Anche se l’Europa agricola intensiva non si piega del tutto alla patrilocalità, si assesta su una virilocalità, un patriarcato più sottile. La preistoria non era un monolite: oscillava tra patri e matrilocalità, poliandria, poliginia, esogamie più o meno rigide. Eppure, nessuna traccia di matrilocalità appare nell’Europa neolitica o del bronzo: qui il femminile non ha mai avuto la residenza. Caso opposto a Ban Chiang, in Thailandia: con il riso, si fissano le donne e gli uomini restano erranti; fenomeno simile nell’Illinois, dove l’arrivo del maïs produce uxorilocalità. L’agricoltura ha ridisegnato rapporti e gerarchie tra i sessi: c’è stata una fase matridominée nell’agricoltura estensiva primitiva, poi l’intensificazione ha favorito il contraccolpo maschile."

CONTESTUALISMO SOGGETTIVISMO RELATIVISMO E MORALE NATURALE definitivo

 RELATIVISMO E SOGGETTIVISMO


Spesso confondiamo soggettivismo e relativismo (Nietzsche è un caso nobile). Supponiamo che esista un principio morale per cui occorre "tenere la destra quando guidi". Possiamo ben considerarlo relativo poiché altrove potrebbero adottare il principio morale per cui occorre "tenere la sinistra quando guidi", e non si capirebbe bene perché un principio debba essere superiore all'altro. D'altro canto, non ha alcun senso considerarlo "soggettivo" poiché, in tal caso, in assenza di condivisione, si rivelerebbe del tutto fallimentare. Insomma, la moralità si è evoluta per regolare il comportamento umano interattivo, cio' implica relativismo ma non soggettivismo. Diciamo che il contestualismo è la posizione più corretta.

giovedì 20 novembre 2025

religione definizione

 LA MIGLIOR DEFINIZIONE DI RELIGIONE CHE ABBIA MAI SCOVATO

"La religione è un insieme di credenze e pratiche sacrali che ci legano emotivamente, dove una società interagisce con entità soprannaturali (o comunque molto autorevoli) attraverso preghiere e sacrifici, ottenendo da loro ordini che spingono i membri, per paura di una punizione divina, a mettere da parte i propri interessi per il bene comune."
Oggi il cattolicesimo è ancora una religione? Non difetta troppo dell'elemento punitivo?
Non sarei così radicale, mi limito a dire che la statolatria sembra oggi più conforme alla definizione.

la soluzione alle diseguaglianze definitivo

 Una soluzione per la diseguaglianza? Il capitalismo tecnologico. Tutti chini sullo stesso dispositivo a prescindere che tu abiti in un castello o in una baracca, che tu sia in vacanza alle Maldive o pendolare su Trenord.

martedì 18 novembre 2025

CULTURA definizione definitivo

LE DUE CULTURE
Scanzi sostiene che la destra non apporti alcun contributo alla CULTURA, mentre chi studia la politica afferma che la destra è interamente centrata sulla CULTURA. In un certo senso, hanno entrambi ragione, ma è necessario chiarire cosa intendiamo per CULTURA.
La mia definizione preferita: "è cultura ogni scelta corretta compiuta per le ragioni sbagliate". Se in una comunità si pensa troppo, quella comunità si sta de-culturalizzando. Spiego con un esempio: chi affronta il dilemma del prigioniero giustificando le proprie scelte in base alla natura (egoismo) e alla cognizione (razionalità) finisce per uscirne sconfitto. Chi invece sceglie guidato dalla cultura (cooperazione) vince. In altre parole: la cultura è COORDINAMENTO, e il coordinamento richiede un parziale sacrificio sia della nostra natura sia della nostra razionalità. Un altro esempio di regola culturale: "tenere la destra quando si guida". Non esiste alcuna motivazione razionale o naturale per "tenere la destra" alla guida, eppure la norma giova a tutti e ciascuno di noi disapprova chi non vi si conforma. Per rendere vincolante una norma priva di fondamenti razionali o naturali, si ricorre a strumenti che prescindono da natura e ragione: la religione, la tradizione, le consuetudini, i costumi… tutte cose che la destra ADORA. Da ciò si comprende bene la tesi dei politologi. Ultimo esempio: avete mai frequentato una curva dello stadio?: essere i primi a scagliarsi contro i tifosi avversari è da scemi poiché il rischio calcolato razionalmente e l'istinto di autoconservazione ce lo sconsigliano, ma ecco allora che emerge un valore CULTURLE come il coraggio che, quando si diffonde con successo, alza la reputazione della curva rendendola particolarmente temuta e rispettata.
E Scanzi? Cosa c’entra tutto questo con chi scrive libri, dipinge quadri o recita in un film d’autore? Indubbiamente, anche quella è CULTURA, ma sembra trattarsi di qualcosa di diverso e di indefinibile.
Mi limito a formulare un’ipotesi che non mi convince del tutto: la "cultura come coordinamento" conferisce prestigio a chi contribuisce a rafforzarla, sacrificando ego e razionalità; per questo si può affermare che uno degli effetti collaterali della cultura sia la formazione delle gerarchie sociali. D’altro canto, anche l’intellettuale percepisce gran parte del suo “stipendio” in natura, sotto forma di una posizione prestigiosa nella gerarchia sociale.

venerdì 14 novembre 2025

Perché odiamo l'arte dell' Intelligenza Artificiale? definitivo

 Perché odiamo l'arte IA?


Due ipotesi:

1) Odiamo l’arte generata dall’intelligenza artificiale perchè ci fa sentire superflui, nel senso di sostituibili. Poi trasformiamo queste motivazioni estrinseche in motivazioni intrinseche.

2) L'arte nasce nella storia dell'uomo per esibire o captare in modo ipocrita la fitness di un soggetto. Sapendo a priori che la fonte dell'arte non è un soggetto sentiamo svuotata di senso l'esperienza estetica.

A me piace la 2.

p.s. Qui ci vorrebbe un Francesco D'Isa per andare oltre.

David Friedman: psicologia evoluzionistica tappabuchi dell'economia

 PREZZO GIUSTO (code prevedibili)


"Quando i nostri antenati barattavano carne per sesso o aiuto per cibo, impararono che mostrarsi emotivamente indignati di fronte a un prezzo “sbagliato” era un modo per vincolarsi credibilmente a non farsi fregare".

Quello che andava bene vivendo in bande di venti persone, oggi generà povertà. La dottrina sociale della Chiesa, almeno quando giudica il mercato del lavoro, è ancora impastoiata in questa trappola.

AVVERSIONE AL MERCATO

"Il comunismo dei primitivi è solo apparente: i buoni cacciatori, pur senza proprietà né salari, venivano “pagati” con sesso, status e cura per i figli".

Il fatto che abbiamo cambiato moneta di pagamento dovrebbe essere neutrale, ma molti mantengono una mentalità arcaica.

PREFERENZE TEMPORALI

Gli economisti si stupiscono del fatto che preferiamo “mille dollari oggi” a “millecento tra una settimana”, ma la verità è che il nostro cervello non è stato progettato per il mondo delle banche centrali — è stato forgiato nel mondo delle prede in fuga e delle promesse inaffidabili.


giovedì 13 novembre 2025

DECLINO DI CIVILTA'

 PERCHÉ LE CIVILTÀ DECLINANO?

Una civiltà al suo apice è molto ricca, e la ricchezza permette di costruire paradisi artificiali che finiscono per selezionare culture disadattive, le quali innescano il declino. Vi è anche un problema di scala: una civiltà al culmine è di norma molto estesa, dominata da monopoli istituzionali non più soggetti alla salutare concorrenza che garantisce la frammentazione. Il paradosso: povertà e frammentazione sono fertilizzanti ideali per la cultura.

Intellettuali alla fame

 INTELLETTUALI ALLA FAME

Immaginate una società composta unicamente da ingegneri aerospaziali. Chi raccoglierà la spazzatura? Gli stessi ingegneri aerospaziali, ovviamente. E quanto guadagneranno gli spazzini? Quanto i loro ex colleghi ingegneri, altrimenti non sarebbero “ex”. In una simile società, i prodotti dell’industria aerospaziale costeranno pochissimo, mentre la raccolta dei rifiuti sarà carissima. Questo meccanismo è: 1) molto semplice (lo avete capito, vero?); 2) poco intuitivo e 3) spiega quasi tutto c'è di strano nelle dinamiche degli stipendi. È il meccanismo che spiega, per esempio, perché la spesa sanitaria è esplosa. È lo stesso motivo per cui “non si trova neanche un idraulico” e, quando lo si trova, lo si paga profumatamente. Di solito si riassume con l’adagio: “costa meno comprare un impianto di aria condizionata nuovo che ripararlo”. In questo schema, i produttori di impianti A/C sono l’industria aerospaziale, mentre i riparatori sono gli spazzini. Naturalmente, se la raccolta dei rifiuti o la riparazione dell’aria condizionata fossero servizi superflui, o comunque rimpiazzabili, quei lavoratori scomparirebbero. In poche parole si puo' generalizzare così: quando la produttività di un settore cresce vertiginosamente — considerando che i salari sono proporzionali alla produttività — tutti i lavoratori delle generazioni successive cercano di entrarvi. Cio' detto, se si desiderano servizi provenienti da settori stagnanti, allora, visto il progressivo abbandono di quei mestieri, bisogna pagarli molto di più. Ecco perché i medici nel settore privato guadagnano cifre ben superiori rispetto a quelli nel pubblico, dove il datore di lavoro è uno Stato gravato da debiti colossali e quindi incapace di seguire la legge di mercato che ho descritto. E veniamo a noi: che dire degli orchestrali che eseguono dal vivo la Quinta di Beethoven? Non esiste un settore più stagnante: lavorano con una produttività ferma al XIX secolo. Per quanto detto, se davvero il pubblico volesse ascoltarli, dovrebbe pagare cifre molto elevate (come avviene per i medici nel privato); altrimenti, scomparirebbero. Poiché però quasi nessuno intende pagare tanto questi musicisti, cosa accade? Le istituzioni pubbliche, considerando “la cultura” un bene particolare e meritevole di tutela, elargiscono stipendi fuori mercato per garantirne la sopravvivenza di questi pseudo-idraulici senza rubinetti da riparare — ma solo quella, nulla di più. L’intellettuale svolge un lavoro più simile a quello dell’orchestrale che del medico privato; di conseguenza, come l’orchestrale, non se la passa granché bene: vive in perenne ricerca di sussidi pubblici e costantemente impegnato a promuovere i propri servizi come meritevoli di un trattamento privilegiato rispetto agli altri. Una propaganda incompatibile con le leggi del capitalismo, che perciò detesta con cordialità.

trans

 LA QUESTIONE TRANS (spiegata a me stesso)

Prima vi fu il sesso; poi, dal nulla, nacque il genere. Questa distinzione si rese necessaria poiché taluni individui si percepivano come “donne imprigionate in un corpo maschile” – e l’esistenza di tali soggetti è innegabile. Il vero nodo della culture war, dunque, non è la loro presenza, ma come interpretarla. Nella visione tradizionale, queste persone sono affette da un disturbo mentale e vanno accompagnate nel loro disagio; per la visione opposta, è la società stessa a essere patologica, e dovrebbe correggersi.
Il principale argomento della prima fazione insiste sulla stretta correlazione tra sesso biologico e genere, al punto che “sentirsi donna” entra in contrasto con una molteplicità di pratiche e ruoli sociali, al punto che la società stessa dovrebbe essere stravolta fino al mal funzionamento per uniformarsi a certi bisogni. La controparte replica che la “diversità” è un valore e andrebbe promossa.
Si può proporre un parallelo con l’autismo: possiamo intervenire farmacologicamente per alleviare la sofferenza della persona autistica, oppure accettarla così com’è, valorizzandone la neurodivergenza come una forma di diversità socialmente arricchente. Un altro parallelo si può tracciare con l’anoressia: possiamo cercare di alleviare la sofferenza della giovane paziente oppure ridefinire i canoni estetici per includere anche l’estrema magrezza.
In questioni simili, come spesso accade, la risposta è relativa: vi sono epoche in cui, per l'opinione pubblica, una posizione appare così ovvia da rendere necessaria la voce contraria; in altri periodi storici accade l’opposto. E i soggetti coinvolti, come giudicano questi due approcci? Non diamo per scontato che prediligano il secondo: molti autistici, ad esempio, percepiscono la “valorizzazione” come una forma di negazione della loro sofferenza e del peso oggettivo della loro condizione.

ZENERGY STUDIES
"Consideriamo il seguente scenario. Un docente di discipline umanistiche fonda un nuovo dipartimento denominato “Zenergy Studies”. La “zenergy” è presentata come un concetto totalmente inedito, radicalmente distinto dal ben noto concetto di energia dei dipartimenti di fisica. Tuttavia, la misurazione della “zenergy” avviene nelle medesime unità dell’energia e, inoltre, il valore specifico di “zenergy” di un oggetto risulta correlato quasi perfettamente alla sua energia. Nei dipartimenti di Zenergy Studies, e nella cultura popolare da essi influenzata, tali imponenti correlazioni vengono liquidate come semplici coincidenze: si sostiene che l’energia abbia scarsa, se non nulla, rilevanza causale sulla “zenergy”. Si può davvero immaginare un concetto simile affermarsi nel discorso pubblico, per non parlare dei dipartimenti di fisica? Eppure questa è precisamente la situazione che incontriamo quando si discute di “genere”."

ah aporia

Ammettiamo che S sia correlato a G. Ammettiamo che S sia rigidamente correlato a G. Ammettiamo che S sia perfettamente correlato a G. Cio' significa che G non esiste in sè, è un mero effetto collaterale di S. Il geneder non esiste (è un effetto collaterale del sesso).

mercoledì 12 novembre 2025

riconoscere una setta

 https://www.facebook.com/riccardo.mariani.585/posts/pfbid02L383YMnYZP6yjCf1jfnk2ooVbDJTznNVr527CiQW6nGHVAW6j6d3BJ2tbWJprmi4l?__cft__[0]=AZWSNNj4soIBTOCtCikyiFijLFZQve_EdvXuUpzhP6zRVz91h_AWb7ckj0rfoYVvmw5hrkL7psYjg2U-BpMx-xALLl1n2EzIq-IgH_LaqfJZ5mKG90RKOWAmr6CJBlnjVf6Q1emvSVzskF9zz2Z3VhIJ-AzVt36FvsaD3Q9bGbZ5w83_HEuzE6pZPT0ruwTnn14&__tn__=%2CO%2CP-R

giovedì 6 novembre 2025

curiosità definitivo

 La “curiosità” non nasce dalla sete di conoscenza, ma da un errore sistematico nella gestione della dopamina: il cervello scambia la novità per un premio, anche quando ti frega, per esempio al Casinò.


history of intelligence

martedì 4 novembre 2025

teologia ludica

 TEOLOGIA LUDICA

Dio ha creato il mondo, ma avrebbe potuto fare qualcos’altro di altrettanto buono. Il mondo è quindi contingente... oppure no? Forse no, poiché il mondo è una “cosa buona” e Dio non ha un bilancio energetico da far quadrare: egli crea tutto, da ciò che è “estremamente buono” a ciò che è “appena buono”. Se vale la pena di creare qualcosa, lui la creerà. Ma se il mondo è buono Dio ha necessariamente creato infiniti mondi: non c’è ragione per cui si sia arrestato al primo. In altri termini, Dio ha creato un mondo infinito nel tempo e nello spazio. Pensare a questo mi dà il capogiro: un mondo infinito nel tempo, ad esempio, dissolve la mia identità, poiché implica un’infinità di Riccardi Mariani, e io non so più bene chi sono. Per fermare questa trottola impazzita c’è una sola idea cui aggrapparsi: tra noi e Dio esiste una relazione simile a quella che esiste tra noi e il personaggio di un videogioco. Noi - oppure i programmatori del videogioco - dominiamo quest’ultimo in tutto e per tutto, eppure sappiamo bene di non essere né onnipotenti, né onniscienti, né perfetti. Un Dio molto molto molto potente ma non onnipotente risolve tutto. A questo punto, non solo tutto torna a “misura d’uomo”, ma possiamo anche attribuire un’interpretazione più credibile (cioè meno metaforica) all’Antico Testamento e sciogliere alcuni enigmi cosmici, come il paradosso di Fermi: dove sono tutti? Semplice — sono sopra di noi e hanno creato la nostra simulazione, che, grazie alla sua stabilità, non ha nulla da invidiare alla realtà.

giovedì 30 ottobre 2025

licenza morale

 https://www.nationalaffairs.com/blog/detail/findings-a-daily-roundup/shocking


si fa del bene per essere poi disonesti.

Talento: definitivo

 Talvolta ci chiediamo: pesa più il talento o la perseveranza. Questo ci fa mancare il fatto principale, ovvero che la perseveranza pesa poco per chi ha talento. Chi ha talento nel fare X, lo fa di continuo e con gioia, in un circolo virtuoso che realizza grandi risultati.

Uno psicologo con un nome complicati diceva che la felicità è fare cose difficili senza sforzo. Ha dato anche un nome alla cosa: "flusso". Il talentuoso realizza il flusso e non vorrebbe mai uscirne. Il non talntuoso ripete la pratica ma, per quanto sia perseverante, alla fine deve cedere alla fatica.


 Mihály Csíkszentmihályi,


https://www.facebook.com/riccardo.mariani.585/posts/pfbid02ZUf3c1D7zFhcYdtEUrBMCZEXQbfPzcwA7QZsk5G1nPy9r7H8rEmafK3PVfABEFZtl?__cft__[0]=AZVi6E3eh9MrcPVnRO9FYOr1NxFL2_vbzQOky3zn3zUi8dlCdMVE35jPOYJbwCYweWJkmj3OTuECk_MwVtF3fb2nk-fj5EpxG0rYrFVBS-AYjm38d82KQ5glXak1sO-TtPdglV8gJByNz2LjUYKRqpK-O3oA1TfXeYQqC6eVspT_G8Y95kOSjPqi6_gbh2ZefDs&__tn__=%2CO%2CP-R

giovedì 23 ottobre 2025

internalismo/esternalismo Esperimenti Mentali definitivo

1) Internalismo epistemico: Qual è la base della conoscenza? L'individuo (internalismo) o il modello (esternalismo)? [RANA BOLLITA]


2) Internalismo semantico: per battere il nichilismo occorre fondare i significati nel mondo [CERVELLI IN UNA VASCA - TERRA GEMELLA]?

3) Internalismo motivazionale: credenza e motivazione sono collegate?

Io dovrei essere un iternalista:

1) Rana bollita: l'individuo è minato dall'autoinganno, quindi ESTERNALISMO.

2) Il nichilismo non costituisce un problema, quindi basta la struttura interna del linguaggio per fissare i significati. Quindi INTERNALISMO.

3) da disposizionalista humeniano mantengo il collegamento tra credenze e motivazioni. Quindi INTERNALISMO

CONCLUSIONE: il pragmatismo consente comunque di cambiare posizione a seconda delle circostanze.

aaaaaaaaaaaaaaaaa quarantena

Per me è sempre stato difficile capire se sono un INTERNALISTA, anche perché il termine è impiegato in molti ambiti. Internalismo EPISTEMICO: il fondamento di ciò che sai risiede dentro di te? Verrebbe da rispondere di sì, ma poi pensi alla RANA BOLLITA: a ogni piccolo rialzo della temperatura, la rana immersa nell’acqua non prova dolore, finché si ritrova lessata e servita in tavola. Forse avrebbe fatto meglio ad affidarsi a modelli di conoscenza esterni rispetto alla propria interiorità: avrebbe scoperto di soffrire senza accorgersi di soffrire, e si sarebbe salvata. Internalismo SEMANTICO: sei un CERVELLO IN UNA VASCA? Tutti vogliono rispondere di "no" per evitare il nichilismo, ma per farlo al meglio c'è chi sostiene che occorre far dipendere il significato delle parole da elementi esterni (si veda l’esperimento mentale delle TERRE GEMELLE). Da pragmatista, non considero il nichilismo un problema, cosicché dell'esternalismo semantico, visto che non ha conseguenze pratiche, non so che farmene. Internalismo della MOTIVAZIONE morale: La FEDE è un preludio alle OPERE? Se credi in qualcosa, sei anche motivato a uniformare il tuo comportamento? Rispondere affermativamente fa di te un internalista. Ora, se la credenza è una “deformazione” del soggetto (disposizionalismo), è evidente che la reazione all’ambiente risulta già orientata, salvo poi l’intervento dei freni imposti dalla coscienziosità. Il disposizionalismo mi convince abbastanza: l’ho provvisoriamente adottato. Ecco quindi il mio responso per “rana bollita”, “cervello in una vasca” e “fede/opere”: esternalismo; internalismo; internalismo.

Per capire se siete internalisti o esternalisti, vi propongo un test psicologico inventato da me adesso: state viaggiando in auto seguendo il vostro GPS su strade che non conoscete bene. Ad un certo punto le indicazioni vi indirizzano su percorsi che per voi hanno poco senso. Proseguendo, le vostre sensazioni negative aumentano, ora vi pare veramente tutto assurdo. Che tipi siete? Smettete di seguire il GPS oppure continuate ad avere fiducia? O meglio, a che punto smettete di prendere ordini da quel robottino impazzito? Se smettete relativamente presto siete predisposto all'internalismo, se smettete tardi (o mai) siete un potenziale esternalista.



segue BOZZA di questo post




Internalismo esternalismo

1) Epistemico: paradosso della rana bollita. O paradosso di Quine: privilegi il sentimento o il modello? Domanda: se dico di non soffrire posso sbagliarmi? Da pragmatista valuto le conseguenze, ovvero privilegio il modello (esternalismo).

2) Semantico. VAT. Putnam ritiene che il nichilismo i combatta solo introducendo esternalismo. Il pragmatista non concorda. 

3) Motivazione morale. Per l'internalista Credere =》Motivare. Da disposizionalista simpatizzo per l'internalismo.

Tesi generale (Rorty): Il pragmatista non introduce nessun concetto metafisico, tra cui c'è quello di realtà. Cosicché perde di senso anche anche la distinzione internalismo/esternalismo. 





CONFINI definitivo

 Riccardo Mariani

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Condiviso con Amici, tranne: Eleonora Parnigoni, Milena Parnigoni, Benedetta Marni, Caterina Marni
SINTESI: o responsabilità - proprietà - regole specifiche.

punto debole PROPRIETA': costi di transazione (soggetti coinvolti dispersi).

punto debole RESPONSABILITA': costi di tribunale (individuazione del danneggiante e/o quantificazione del danno).

punto debole REGOLE SPECIFICHE: informazione (tutti i problemi di public choice).

SOLUZIONE: scegliere caso per caso scartando l'istituto con i punti deboli più enfatizzati.

aaaaaa

Trigger warning: post ostico (non l'ho capito bene nemmeno io), sgradevole (finisce comunque bene) ma importante, perché si applica praticamente ad ogni cosa che accade nella vostra vita.
IL DILEMMA DI LANDSBURG RISOLTO: LA TUA LIBERTÀ DI DARE PUGNI FINISCE DOVE INIZIA IL MIO NASO
Belle parole, ma senza contenuto, il problema resta. In genere lo affrontiamo con due istituti:
PROPRIETÀ: della mia proprietà faccio ciò che desidero, salvo non invadere quella altrui. Se per me l’invasione ha valore, allora acquisto la proprietà in oggetto.
RESPONSABILITÀ: faccio ciò che voglio, salvo risarcire i danni arrecati agli altri.
La prima soluzione è notevole poiché si autoapplica e non richiede intervento pubblico, se non per fissare e applicare sanzioni che devono fare da deterrenza. La seconda necessita di intervento pubblico, ma solo a posteriori, per individuare il danneggiante e imporre un risarcimento. Ma come scegliere tra 1 e 2? Ciascuna presenta punti deboli.
Inconveniente di 1: costi di transazione. Esempio: quando le proprietà altrui sono disperse, è difficile (costoso) contrattare con tutti.
Inconveniente di 2: costi applicativi. Occorre individuare il responsabile e quantificare il danno. Esempio: i danni psicologici sono una conoscenza privata su cui si puo' bluffare.
A seconda della fattispecie, funzionerà meglio l’uno o l’altro.
Esempio della superiorità di 1: quando parla Gad Lerner devo portare la mia croce, ossia sono costretto a sopportare un costo psicologico altissimo. Se applicassi il criterio 2, dovrebbe risarcirmi ogni volta che apre bocca poiché così facendo mi danneggia; tuttavia, nessuno è in grado di quantificare tale costo. Meglio allora applicare il criterio 1: posso leggittimamente impedire a Gad di entrare in casa mia e infliggermi le sue disturbanti opinioni.
Esempio della superiorità di 2: quando viaggio in auto, impongo rischi agli altri. Se applicassi il criterio 1, dovrei contrattare con tutti prima di salire a bordo, il che è impossibile. Meglio il criterio 2, in base al quale risarcirò solo coloro che avrò effettivamente danneggiato.
Esistono però casi in cui né 1 né 2 funzionano efficacemente. Esempio: il contagio da COVID. È difficile applicare il criterio 2 come per gli incidenti stradali, poiché risalire al responsabile del contagio è complesso. Supponiamo però che un contagiato possa individuare con certezza il contagiante: in tal caso il criterio 2 funzionerebbe bene, e la regolamentazione pubblica che ha destato tante polemiche sarebbe superflua. Oppure, supponiamo che esistano solo spazi privati: allora il criterio 1, fondato su contratti, funzionerebbe bene senza alcuna regolamentazione pubblica. Ma, dato che esistono anche spazi pubblici e identificare l’untore è troppo oneroso, si ricorre a politiche pubbliche preventive, che, pur inefficienti, vengono ritenute, forse a torto, la soluzione meno peggiore.
ORA TORNIAMO AL DILEMMA DI LANDSBURG POSTATO IL 23/10. Lo riprendo a beneficio di tutti:
PROBLEMA 1
Riccardo detesta l’idea che qualcuno, da qualche parte, possa guardare materiale pornografico. Sia chiaro, non pensa che la pornografia induca comportamenti scorretti; è semplicemente l’idea stessa delle abitudini altrui a procurargli un profondo disagio psichico. Le preferenze di Riccardo dovrebbero essere considerate nella formulazione delle regole su questo tema? In altre parole, il danno psichico subito da Riccardo costituisce un argomento a favore dello scoraggiamento della pornografia mediante, ad esempio, tassazione o regolamentazione?
PROBLEMA 2
Supponiamo che tu, o io, o qualcuno a cui vogliamo bene, venga stuprato mentre è incosciente, in un modo che non provochi alcun danno fisico diretto: nessuna lesione, nessuna gravidanza, nessuna trasmissione di malattie. Nonostante l’assenza di danni fisici, siamo scioccati, sconvolti e profondamente turbati al solo pensiero di essere stati trattati in quel modo, e ne soffriamo intensamente. La legge dovrebbe scoraggiare tali atti di stupro? Dovrebbero essere illegali?
DOMANDA: se le risposte ai due problemi non coincidono, qual è la differenza fondamentale tra essi?
Difficile trovare differenze (e infatti nessuno le ha trovate). Ora però abbiamo qualche arma in più per farlo.
In entrambi i casi il danno è difficilmente quantificabile, dunque l’istituto della responsabilità - quello a cui tutti pensano d'istinto quando c'è un danno - funziona male: meglio allora affidarsi a quello della proprietà. Applicandolo al secondo problema, la soluzione convenzionale è anche la più efficiente: la donna è proprietaria del proprio corpo, e chi vuole farci l’amore deve chiederne il consenso, magari anche pagando. Se dice di no, significa che il suo costo psicologico è superiore a quanto si è disposti a offrire; l’uso di droghe del sonno, quindi, risulta inefficiente dal punto di vista economico, quindi da condannare. Anche nel primo problema si giunge alla stessa conclusione: poiché i giornaletti pornografici sono miei, ne faccio ciò che voglio, anche se il mio comportamento ti arreca un danno psicologico che, sulla base della regola della responsabilità, dovrei risarcirti. Poiché qui, come abbiamo visto, si applica meglio la regola della PROPRIETA', Sarai tu, eventualmente, a offrirmi qualcosa in cambio affinché io mi astenga.
POSTILLA FINALE: vi siete accorti che nel risolvere il problema con buon senso l’efficienza economica del diritto è tutto e la moralità nulla?