martedì 4 febbraio 2014

Come far pagare le tasse

The Sucker Tax, by James Schneider http://feedly.com/e/N2tk8hEG

Mengele trova la cura per il cancro

Obituary Hypothetical: What If Mengele Cured Cancer?, by Bryan Caplan http://feedly.com/e/YdbxFnsP

lunedì 3 febbraio 2014

Charter

Charter High Schools Increase Earnings and Educational Achievement http://feedly.com/e/bEANW5gk

Mobilità

Income Mobility http://feedly.com/e/QKlqT5AK

La mia filosofia

Non ho mai studiato la filosofia a scuola, cosicché conosco poco la storia e gli eroi di questa disciplina. In un caso come il mio l’ approccio più semplice consiste nell’ affidarsi alla narrativa anglosassone (o “analitica”) che insiste su specifici problemi di facile descrizione, e di accantonare la narrativa continentale più concentrata sui singoli autori (e quindi sulla storia e sugli eroi). In termini provocatori: Platone con i suoi codicilli interessa agli “analitici” quanto Democrito puo’ interessare ai fisici contemporanei, praticamente una lettura da spiaggia, al limite. E questo, come è facile capire, risulta rassicurante per un ragiunat.

Fatta questa premessa si capirà perché l’ esposizione che segue consiste in un semplice elenco dei problemi sul tappeto seguito dalla soluzione che prediligo.

Ci tengo solo a precisare che non si tratta della “mia” soluzione ma della soluzione che ho comprato girando per le bancarelle dei migliori filosofi contemporanei in circolazione. I principi guida di questo shopping sono presto detti: semplicità e buon senso. In genere ci sono sempre soluzioni verso cui il buon senso è attratto; ebbene, le abbandono solo di fronte a critiche devastanti. Naturalmente mi riservo di cambiare idea in qualsiasi momento.

Ancora una cosa prima di partire: per questioni di economia molti dei “problemi” e delle “formule” a cui faccio riferimento non sono specificati a dovere ma chi è interessato basta che visiti in rete Wikipedia per avere una delucidazione sommaria oppure la SEP (Stanford Encyclopedia of Philosophy) per avere una panoramica più completa.

 

***

 

Esiste la conoscenza a priori? Direi di sì. Si possono fare molti esempi, mi limito ad uno: la logica. Noi conosciamo le leggi fondamentali della logica senza sentire l’ esigenza di una conferma empirica. Se dico che Giovanni è più alto di Paolo che è più alto di Nicola, so (a priori) che Giovanni è più alto di Nicola e per saperlo non mi occorre verificarlo empiricamente metro alla mano. Ebbene, di fronte a tanta evidenza del fatto che la conoscenza a priori è possibile, il compito di provare il contrario è piuttosto gravoso, e non mi risulta sia mai stato adempiuto in modo convincente.

Astrazioni: platonismo o nominalismo? Esistono gli universali? Esempio: sappiamo che esistono i gatti bianchi, che esistono i cavalli bianchi... ma esiste la "bianchezza"? Ha senso parlarne come di qualcosa in sé? I nominalisti negano tale esistenza, i realisti immanenti la ammettono ma non “in sè” (essenza) bensì legata indissolubilmente ai “particolari”. I platonisti invece sostengono che gli universali esistono e sono autonomi. La posizione nominalista mi sembra assurda mentre quella “immanentista” più vicina al senso comune. Il platonismo è una posizione spesso non necessaria. Perché spingersi dunque a tanto? Il realismo degli universali, però, è accettabile, innanzitutto perché un certo platonismo (temperato) facilita la grammatica delle dimostrazioni. Faccio un esempio: 1) il giallo è un colore, 2) l' affermazione precedente è vera, quindi 3) il giallo esiste. Semplice no? Ma è facile dimostrare anche la falsità del nominalismo (l' idea per cui “giallo” è solo una comoda parola di cui ci serviamo per indicare certi fenomeni): 1) il giallo è un colore e i limoni lo posseggono 2) non esistono parole che sono colori e che sono possedute dai limoni, quindi 3) giallo non è solo una parola. Facile no? Perché allora cercarsi rogne? Direi che oggi il nominalista rinuncia a queste comodità servite sul vassoio d’ argento solo perché ha dei secondi fini, per esempio è un empirista radicale e certe forme di platonismo gli romperebbero le uova nel paniere. La filosofia moderna, con Putnam e Kripke, recupera un certo essenzialismo che sembrava morto e sepolto. Bene.

La metafisica ha ancora un senso? L’ opzione per il realismo immanentista non implica comunque rinuncia alla trascendenza. Un realista immanentista, per esempio, puo’ essere anche un dualista sostanzialista (vedi sotto), ovvero credere che l’ identità delle persone risieda nell’ anima, cioè in un’ entità trascendentale, ovvero in una sostanza soprannaturale  concepibile separatamente dal corpo fisico.

E’ possibile distinguere tra giudizi analitici e giudizi sintetici? Chiunque è in grado di fornire esempi di giudizi analitici (“il quadrato ha 4 lati”, “il gatto miao è un gatto”, eccetera) così come chiunque è in grado di fornire esempi di giudizi sintetici (il quadrato è blu”, “il gatto miao è feroce” eccetera). E’ forse un caso se possiamo farlo in tanti senza il minimo disaccordo? No, è semplicemente la prova che la distinzione tra giudizi analitici e giudizi sintetici è evidente a tutti e chi la nega deve provare la negazione con altrettanta evidenza. L’ empirismo radicale si trova nella condizione di negarla – e lo ha anche fatto in modo geniale (Quine) – ma questo è un punto debole di quella filosofia, non un punto di forza.

La giustificazione epistemica è di tipo “internalista”? Sì perché la conoscenza si fonda sul senso comune che è una facoltà dell’ uomo, ovvero una facoltà “interiore” attraverso la quale abbiamo un accesso diretto alla realtà esterna grazie all’ intuizione e al tribunale dell’ introspezione. Se parlassi solo della realtà esteriore (esternalismo), come fa il naturalismo, senza specificare nulla sull’ affidabilità di intuizione e/o introspezione, la teoria epistemica sarebbe incompleta e sempre in balia di uno scetticismo “à la” Hume. Questa posizione fondata sul principio di conservazione delle apparenze (“se mi sembra “F”, allora è “F”)  supera poi il cosiddetto Gettier problem, la bestia nera degli “internalisti”, poiché non “prova” ma si limita a trasferire l’ “onere della prova” su chi contesta le apparenze. Un argomento “giuridico” che viene buono anche per questioni filosofiche.

Fenomeni o oggetti? Esiste una distinzione importante tra oggetti e fenomeni. L' oggetto ha una sua fisicità e le sue proprietà possono essere ben rese attraverso descrizioni fisiche. Il fenomeno invece è un evento inestricabilmente legato alla coscienza umana e non puo' quindi essere penetrato a prescindere dalla coscienza stessa. Per esempio, il suono è da molti ritenuto un fenomeno poiché il sordo non puo' comprenderlo appieno, non puo' capire di cosa si parla quando parliamo di suoni, per quanto comprenda perfettamente il resoconto oggettivo che descrive i suoni in termini di vibrazioni frequenziali di un oggetto. Ebbene, chi considera questa interpretazione dei suoni come la più appropriata, e io sono tra costoro, considera i suoni dei fenomeni piuttosto che degli oggetti o delle proprietà di un oggetto.

Atteggiamento verso il mondo esterno? Scarterei sia l’ ipotesi idealista che quella scettica attestandomi su posizioni realiste. Quel che ho detto finora già basterebbe per far capire come questa scelta sia dovuta.

La conoscenza deve essere fondata? Una conoscenza è fondata se dedotta o auto-evidente. Secondo la tradizione empirista una conoscenza è auto-evidente se appartiene alla logica fondamentale o alla matematica fondamentale o ai sensi. Secondo l’ epistemologia riformata e l’ intuizionismo, però, esistono molte altre conoscenze auto-evidenti: la causa, la mente, la realtà del mondo esterno, i principi morali fondamentali… e anche Dio. Insomma, è il senso comune (l’ intuizione) a costituire il fondamento.

Libero arbitrio? Scarto sia il negazionismo che il compatibilismo per dirmi favorevole al libero arbitrio. Almeno un pochino noi siamo liberi di scegliere, me lo sento! E’ una delle questioni spesso affrontate nel blog e quindi mi astengo dal menare ulteriormente il torrone.

Dio? Se non si è capito mi dichiaro teista, da un punto di vista filosofico. Ma anche qui vale quanto detto sopra. Ad ogni modo rinvio al post “La mia fede”.

E quanto al relativismo? Non posso certo dichiararmi tale anche se certe varianti “contestualiste” hanno il loro fascino. Credo comunque che esistono delle verità fisse verso cui noi siamo in cammino, magari non le raggiungeremo mai su questa terra ma possiamo avvicinarle e vale la pena crederci e procedere.

Razionalismo o pragmatismo empirista? Penso che la conoscenza parta dalle nostre intuizioni per poi svilupparsi razionalmente, la verifica delle tesi è possibile solo in alcuni ambiti del sapere, dove del resto è doverosa. Chiamerei tutto cio’ “razionalismo intuizionista”. Ad ogni modo rinvio al post “la mia ragione”.

Esiste una legge di natura? Penso di sì e penso che la scienza sia in cammino per scoprirne alcune. In questo senso rigetto lo scetticismo humeniano e la necessità di ricorrere a “finzioni utili”: c’ è qualcosa di più di semplici correlazioni, ci sono vere e proprie cause. Così come rifiuto la soluzione kantiana per aggirare questo scetticismo, ovvero un idealismo che ancori al soggetto e solo al soggetto la verità delle nostre credenze.

I fatti e i valori sono sempre separati? E’ possibile passare dall’ “essere” al “dover essere” (is/ought problem)? A me sembra decisamente difficile, i tentativi fatti per superare la cosiddetta fallacia naturalistica sono deboli. C’ è chi osserva: “il comunismo conduce regolarmente a schiavitù e miseria, quindi il comunismo è male”. Ma in un sillogismo del genere manca una premessa: “schiavitù e miseria sono male”. In altri termini, non puo’ esistere una conclusione valoriale se manca una premessa valoriale. Il problema is/ought è agevolmente superato dall’ etica intuizionista (vedi il post “la mia etica”).

L’ origine delle credenze: internalismo o esternalismo? Un individualista non puo’ che essere “internalista”: le credenze originano nell' individuo (che ne è dunque responsabile) prima ancora che dall’ ambiente. Del resto un dualista sostiene agevolmente questa posizione, che imbarazza invece il fisicalista monista. E’ infatti facile immaginare che due gemelli fisicamente uguali abbiano credenze diverse se posti in ambienti anche solo leggermente diversi. L’ olismo dei contenuti mentali (come del resto l’ olismo dei significati) sembra il destino dei fisicalisti.

L’ unica logica valida è quella classica? Non direi, l’ esempio delle scienze parla chiaro: l’ interpretazione standard della fisica delle particelle, per esempio, non sarebbe possibile se avessimo a disposizione solo la logica standard. Così come senza la logica delle relazioni sarebbe difficile dar conto del divenire e senza la logica modale (che interpreta l’ “esistenza reale” come un predicato) dar conto dell’ esistenza di Dio e di mille altri fenomeni che tutti noi crediamo reali. Tuttavia è pur vero che buona parte della logica classica contenga verità a priori. Diciamo allora che esiste un “cuore” logico invariabile e che non ricomprende tutta la logica classica.

Teoria del significato. La teoria descrittiva di Frege (teoria internalista) resta un caposaldo poiché distinguendo tra senso e riferimento consente poi di distinguere tra giudizi analitici e giudizi sintetici. Gli “esternalisti” seguendo Putnam e Kripke hanno elaborato teorie del significato differenti (“teoria del battesimo”) ma gli inconvenienti che segnalano possono essere aggirati con qualche ritocco.

E sul naturalismo? Da teista posso solo dire che…

E sul problema mente/corpo? Mi ritengo un dualista: il “mentale” è chiaramente qualcosa di diverso dal “materiale” e i tentativi di ricondurre il mentale al fisico mi sembrano fallimentari. Il mentale (anima) è essenziale per risolvere il problema dell’ identità: il caso del “brain split” ci dice che in condizioni di continuità fisica si realizza una discontinuità identitaria (chi sono se il mio cervello viene diviso e trapiantato su due persone differenti?) e il caso del “teletrasporto del colpevole” ci dice che in caso di discontinuità fisica puo’ realizzarsi una continuità identitaria (“se l’ omicida si teletrasporta con distruzione, continua a vivere nella copia teletrasportata che puo’ dunque essere legittimamente arrestata”). Tutto cio’ ci dice che sia l’ approccio fisicalista che quello psicologista falliscono quindi ci deve essere qualcosa d’ altro che mi consente di dire “chi sono io”. Non mi basta nemmeno il cosiddetto “dualismo delle proprietà”, la mente non è una proprietà del cervello, tanto è vero che puo’ trasferirsi da un corpo all’ altro (vedi teletrasporto) quando non ha senso pensare che che le proprietà del corpo A possano trasferirsi nel corpo B (A e B possono avere la stessa altezza ma non si riesce a concepire come l’ altezza di A possa trasferirsi in B). Non so se esistano menti senza corpo, so però che la mente è concepibile anche senza corpo (dualismo sostanzialista), ovvero so che potrebbero anche esistere menti senza corpo: se mi sveglio privo dei cinque sensi non so se ho ancora un corpo. In altri termini, è possibile che non l’ abbia e devo lasciare aperta questa ipotesi in mancanza di confutazione. Da ultimo, penso che ci sia un’ influenza reciproca tra mente e corpo (dualismo cartesiano), in caso contrario l’ idea di libero arbitrio sarebbe improbabile. In questo modo non resta che la posizione del “dualista-sostanzialista-cartesiano”. Ammetto che non è molto di moda. Poco male visto che questa posizione è anche la più naturale per trattare le questioni legate alla Resurrezione. Per una difesa aggiornata del dualismo sostanzialista vedi Richard Swinburne.

Giudizi morali. Penso che esista anche una componente razionale per esprimerli. Ma sul punto rinvio al post “La mia etica” in cui parlo del cosiddetto “intuizionismo etico”. Il desiderio non è l’ unica fonte della moralità. Noi possiamo “predicare bene e razzolare male”, ovvero distinguere il bene dal male con la mente ma poi avere impulsi di segno contrario.

Problema di Newcomb? Faccio un’ eccezione e prima della risposta fornisco un breve riassunto del dilemma: un tipo dalle previsioni infallibile ci convoca dicendoci “potrei aver nascosto 5000 euro sotto una di queste due scatole, per appropriartene puoi scegliere di scoperchiarne una o entrambe ma ti avviso che nel sistemare  “il bottino” ho tenuto conto della scelta che farai e ho voluto castigarti lasciandoti a secco se opterai per la seconda”. Che fai? Personalmente scoperchio entrambe le scatole perché non penso che il futuro possa determinare il passato: è proprio questo che implicherebbe l’ alternativa! La teoria delle scelte razionali è cogente – e imporrebbe di scoperchiare una sola scatola - ma l’ unidirezionalità del tempo lo è ancora di più, a mio avviso.

Etica: deontologia, virtù o utilitarismo? L’ utilitarismo lo scarterei perché propone troppi controesempi confutanti, argomento di coscienza incluso (ovvero: nemmeno l’ utilitarista più rigoroso seguirebbe mai i precetti della sua dottrina, nemmeno i più elementari, per esempio donare tutto ai poveri africani). Scegliere la virtù è un buon antidoto contro il moralismo: la virtù non si puo’ esportare visto che è congenita o comunque radicata nel soggetto che la riceve nell’ educazione sin da bambino. La deontologia invece tollera un “riformismo” qui ed ora che finisce sempre nella tentazione di “riformare” l’ altro ricostruendolo come “uomo nuovo” e ubbidiente. Questo sarebbe già un argomento sufficiente. Inoltre, sebbene per un’ etica laica laica l’ approccio deontologico sembra promettente, per un credente i principi supererogatori diventano obbligatori, di conseguenza la virtù e la possibilità di migliorarsi sempre diventa essenziale. Concludo osservando che, se è vero come è vero che la laicità è possibile anche senza ripiegare sulla deontologia, allora non c’ è ragione di rinunciare ai molti pregi del “virtuosismo”, ovvero dell’ etica in forma di comando divino (per i credenti) e di ordine spontaneo (per tutti). Anche qui rinvio al post “la mia etica”.

Il bello è soggettivo? Francamente penso di no, anche se il punto non è poi così evidente. Qui come non mai è dall’ interazione proficua dei pareri soggettivi che emerge un’ idea di bello oggettivo (dovrei dire “che grazie alla discussione si procede verso la scoperta del bello oggettivo”), e tutto cio’ crea un’ illusione di soggettività.

Come prendiamo contatto con il mondo esterno? Affidarsi ai sensi apre le porte allo scetticismo di Hume, poiché sappiamo che i sensi tradiscono producendo illusioni e allucinazioni. Del resto affidarsi alle semplici “rappresentazione mentale” è qualcosa che apre le porte al soggettivismo e all’ idealismo. Tra questa Scilla e Cariddi la teoria migliore è il cosiddetto “realismo diretto” nella sua variante “intenzionalista” che vede la percezione come una presa di coscienza diretta degli oggetti attraverso le rappresentazioni mentali.

Chi sono? Il problema dell’ identità. Le sperimentazioni con la macchina del teletrasporto confutano in modo credibile sia la soluzione fisicalista che quella psicologista. Non resta che pensare all’ identità personale come a una forma di trascendenza. L’ esperimento mentale del “brain split” è molto utile in questo senso. Per ulteriori considerazioni vedi il punto del dualismo.

Politica? Rinvio al post “La mia politica”.

Sul problema del teletrasporto? Riassumo: una macchina teletrasportatrice funziona così: noi entriamo nella cabina A, veniamo disintegrati e ricomposti con materia simile (ma non la stessa) nella cabina B situata a migliaia di km di distanza (o nella stanza accanto). Possiamo dire che siamo morti o morti e rinati? La mia risposta è “no”. Ci siamo semplicemente spostati. Il fenomeno ha un solo significato: le teorie psicologiche dell’ identità sopravanzano quelle fisicaliste. E se la prima cabina non distrugge il “teletrasportato”? Evidentemente neanche la psicologia è un mezzo sufficiente per stabilire l’ identità. Conclusione: ci vuole qualcos’altro per “spiegare” le nostre scelte. Magari un concetto trascendente come quello di “anima”.

Teoria del tempo? Non vedo la necessità di abbracciare una B-theory contraria al senso comune (né tantomeno la C-theory). Certo, la relatività speciale pone problemi non da poco che comunque possono essere superati. Inutile dire di più su un punto tanto complesso, rinvio in merito alla trattazione del filosofo Howard Stein, per me convincente.

Problema del trolley? Rinvio al post “La mia etica”.

Teoria della verità? Da realista propendo per la “verità come corrispondenza” rinunciando a relativismo e coerentismo: esiste un mondo esterno e sono vere le credenze che stabiliscono una corretta corrispondenza con questo mondo. “La neve è bianca” è una credenza vera se la neve è bianca.

Il concetto di zombi è concepibile? Ricordo il dilemma: possono essere concepite creature in tutto uguali a noi ma prive di coscienza? La mia risposta: penso di sì perché penso che la coscienza sia in effetti qualcosa di cui la scienza contemporanea non riesce a dar conto in modo soddisfacente, priva com’ è del linguaggio adatto per farlo (su questo punto vedi il recente libro di Thomas Nagel). Non è un caso se per molti scienziati l’ uomo è ormai un “robottone” che procede per scosse elettriche, e tra i vari robottoni che popolano la natura nemmeno il più interessante. Per costoro gli zombi non sono di certo concepibili visto che coincidono in tutto e per tutto con noi, ma io non riesco a seguirli su quella via. Una via che contempla la “scienza naturale” come unico sapere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 31 gennaio 2014

When Cancer Risk Information is Useless

CONVERSABLE ECONOMIST: When Cancer Risk Information is Useless:



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More Benefits of Gossip

Freakonomics » More Benefits of Gossip:



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What happens when we correct for publication bias?

What happens when we correct for publication bias?:



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Basta con il suffragio universale

Ok, ma come limitarlo?

Con un esame. Solo chi lo supera avrà accesso al voto.

Cosa chiedere?

Cose tipo: "quanto spende l' Italia per studente? E la Francia? E la Germania? E gli USA?", oppure "quanto destina l' Italia per i sussidi alle energie pulite? E la Francia? E gli USA? e l' Italia di 10 anni fa?". Eccetera. Numeri, trend... dati oggettivi, solo dati oggettivi.

Far decidere all' ignorante totale è troppo rischioso.

Contro la carbon tax (in nome della public choice)

Ideas: Me vs Mankiw on Global Warming:



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giovedì 30 gennaio 2014

L' inconcepibile giustizia di Rawls

Secondo Rawls la società è giusta solo se la decidiamo insieme. Ok, ma come?

Votando?

No, Rawls non è un giacobino. E poi in quel periodo Arrow dimostrava che la scelta democratica è incoerente come metodo di scelta collettiva.. Dobbiamo piuttosto fare appello alla nostra ragione.

In che modo?

Un individuo razionale posto dietro un velo d' ignoranza saprà distinguere tra - x esempio -20 società quella più giusta.

Ammettiamo che ogni società abbia 100 membri. Ogni società avrà un membro che sta peggio di tutti, chiamiamolo Giovannino. Esisteranno G1 G2... G100.

L' uomo razionale sceglie come giusta la società con il Giovannino che a confronto con gli altri Giovannini sta meglio.

E se esistono più Giovannini che sono in queste condizioni? Allora - tra loro - sceglierà quello che appartiene alla società in cui gli individui sono più liberi.

Ok, ma cosa significa decidere dietro un velo d' ignoranza? Semplice, significa che scelgo sapendo che per ogni società realizzata ho una prob. di 1/100 di incarnarmi in Giovannino. Insomma, chi sarò nella vita reale lo decideranno i dadi (ovvero la lotteria dei talenti). E' in qs condizioni che sceglie il decisore rawlsiano.

Qui sta il punto debole della teoria: il velo d' ignoranza per me è inconcepibile e l' esperimento mentale di Rawls impraticabile. Come posso immaginarmi allo stesso tempo  cosciente, razionale e completamente determinato dai dadi? La teoria ha un problema metafisico.

Tutti noi pensiamo che la medaglia d' oro spetti al primo arrivato. Perchè? Perchè non concepiamo che tutto dipenda dalla lotteria dei talenti. Se fosse così la medaglia d' oro andrebbe condivisa tra tutti perché tutti ne meritano un pezzettino.

Perché la teoria di Rawls funzioni noi dobbiamo riuscire a concepirci come completamente determinati dai dadi. Io devo concepirmi senza alcuna possibilità di influire sulle mie prob. d' incarnazione. 1\100 sono e 1\100 resteranno.

Per chi crede nel libero arbitrio, per chi pensa che la libertà sia costitutiva dell' individuo, cio' è impossibile.

Rawls approdare necessariamente - non dico al determinismo - a forme di "compatibilismo": io posso fare cio' che desidero ma cio' che desidero mi è imposto comunque dall' esterno. Chi non è disposto a seguirlo su questo terreno, ovvero i difensori del libero arbitrio, non puo' nemmeno seguirlo nel suo geniale esperimento mentale: il decisore che ci chiede di immaginare non è astratto, è metafisicamente inconcepibile.

L' alternativa migliore a Rawls consiste nel seguire il senso comune. Il senso comune ci conduce al libero arbitrio e il libero arbitrio al merito e al giusto compenso (ognuno riceva per quello che dà). E' chiaro a tutti che qui siamo su una via completamente diversa.

Si potrebbe obiettare che l' esperimento mentale è solo un espediente retorico per descrivere la società giusta.

Non penso, in quel caso si tratterebbe di un' indicazione apodittica. Con l' esperimento si vuole anche presentare una giustificazione razionale. La società giusta è giusta perché prescelta da decisori razionali.

***
Landsburg pone due critiche ficcanti a Rawls:
  • perché nel suo contratto non tiene conto delle istituzioni: con istituzioni imperfette il contenuto del contratto cambierebbe;
  • perché nel suo contratto non tiene conto di altre diseguaglianze: così come giustifica il furto (per ridistribuire la ricchezza da chi la produce a chi non la produce) potrebbe giustificare lo stupro (per ridistribuire il godimento dai fortunati che ne hanno in abbondanza ai brutti che non se lo possono permettere). Ma una cosa del genere ci ripugna. Perché? Evidentemente sentiamo lesa la ns dignità, ovvero: sentiamo che il nostro talento è nostro e solo nostro, così come il nostro fascino e la nostra bellezza.


La bellezza paga

Freakonomics » Reasons to Not Be Ugly: A New Freakonomics Radio Podcast:



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L' eresia di Tommaso

Anima definita come forma del corpo.

E' chiaro che in questo caso l' anima perisce con il corpo (violato il dogma dell' immortalità dell' anima).

Tommaso esce dall' imbarazzo in modo cervellotico.

Molto meglio definire diversamente l' anima adottando il dualismo sostanzialista (vedi Swinburne: the evolution of the soul).

http://www.youtube.com/watch?v=JoB9X2-V1ss

mercoledì 29 gennaio 2014

martedì 28 gennaio 2014

Metacharities

New website contents | Meteuphoric: "Rob and Federico of GWWC have made a nice summary of metacharities, which might be useful to those of you interested in cause prioritization as a cause. For future reference, I’ve put in my online collection of useful things (just for useful things which need help with their web presence)."



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Orifini del liberalismo: Inventing the Individual

‘Inventing the Individual’, by Larry Siedentop - FT.com: "Medieval Catholic theology, philosophy and law are not the most obvious places to look for the roots of western liberalism, which, according to Larry Siedentop, can be found in the idea of “moral equality” among individual human beings. It is this concept, he believes, that marks out the Christian west from the rest of the world, and that provided the seed bed from which sprouted a liberal ideology that has proclaimed itself to be staunchly secular, forgetting its Catholic origins."

“In its basic assumptions,” he asserts, “liberal thought is the offspring of Christianity”, for “liberalism rests on the moral assumptions provided by Christianity”.



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Dogs Are Not People

Dogs Are Not People | Boston Review: "Treating dogs like children encourages us to disregard what is unique about them."



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Pritchett on Private vs. Government Schools

Pritchett on Private vs. Government Schools, Bryan Caplan | EconLog | Library of Economics and Liberty: "My main objection: I strongly suspect that private schools have a big cost advantage over public schools even when they don't have much of a learning advantage.  This effect is easy to miss in the First World because there is relatively little demand for cheap adequate private education when there's free adequate government education.  But religious schools strongly suggest that private education for the masses can be provided at WalMart prices.  And if parents were paying their own money, WalMart pricing would probably dominate."



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Lode al passivo

Abstract:

Political actors, including voters, activists, and leaders, are often ignorant of basic facts relevant to policy

choices. Even experts have little understanding of the working of society and little ability to predict future

outcomes. Only the most simple and uncontroversial political claims can be counted on. This is partly because

political knowledge is very difficult to attain, and partly because individuals are not sufficiently motivated to

attain it. As a result, the best advice for political actors is very often to simply stop trying to solve social

problems, since interventions not based on precise understanding are likely to do more harm than good.



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lunedì 27 gennaio 2014

Perchè votiamo?

Why Do We Vote? So We Can Tell People We Voted http://feedly.com/e/6AJsMwVZ

Matrimoni e diseguaglianza

Assortative mating and income inequality http://feedly.com/e/YLdlS0ny

http://pareto.uab.es/nguner/ggksPandP-December2013.pdf

Esperienza e scelta

Giussani è categorico: puoi scegliere solo se fai esperienza in profondità.

Sembrerebbe una riformulazione del principio liberale "conoscere per deliberare".

Eppure vedo rischi, grossi rischi. In genere chi fa esperienza di X investe su X molto del suo capitale umano e questo lo induce a dare un giudizio positivo di X perdendo parte della sua lucidità.

Chiedete a chi ha figli se si pente della sua scelta? La risposta sarà certamente "no". Ma è una risposta credibile? Persino chi legge un libro voluminoso e impegnativo difficilmente ammetterà che è brutto.

La gente sovrastima i rischi

http://opim.wharton.upenn.edu/risk/downloads/archive/arch150.pdf



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Pil ed economie aperte

http://www.youtube.com/watch?v=Woz3JtRClgw

Pallante: "la gente in coda consuma carburante e fa crescere il PIL"

Evidentemente va a produrre beni che valgono molto più della coda che debbono sorbirsi.

Fini e Pallante: "Il capitalismo idolatra il PIL".

Sicuri? Poniamo che s' immetta sul mercato capitalista un prodotto come la "droga perfetta" (niente dipendenze, grandi soddisfazioni e costi bassi). Ecco che si andrebbe verso una società opulenta, capitalista e con PIL collassato. Evidentemente le tre cose sono compatibili. Il PIL, nel mondo capitalistico, ha senso solo per confrontare economie aperte.

venerdì 24 gennaio 2014

Consumption taxation is not that regressive

Economic Logic: Consumption taxation is not that regressive: "The alternative is taxing consumption, which you indeed want to discourage in favor of investment, but a consumption tax is deemed regressive and unfair: it hurts proportionally more the poor than the rich.

Nico Pestel and Eric Sommer claim that this perception may only hold in the short-term. Indeed, they find the standard result that a revenue-neutral switching from labor income tax to value-added tax is regressive in the short run. This seems to reverse itself in the longer run, though, thanks to a shift in the labor supply. Using a model estimated on German data, they highlight that the ones responding the most to the reduction in the wage taxation are indeed the poorest, and their response overcomes the progressivity of the income tax. The key here is also reducing payroll taxes which seem to be very discouraging for low income workers"



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The Alternate Maximum Tax

John Cochrane Views the World, David Henderson | EconLog | Library of Economics and Liberty: "The Alternate Maximum Tax"



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giovedì 23 gennaio 2014

La teoria del miracolo sistematico

Chiunque dia credito al sapere scientifico dovrebbe soffermarsi sullo sconcerto che desta la teoria della meccanica quantistica. Sto parlando di una teoria ortodossa, non di congetture campate in aria.

Ci sono almeno due elementi che la rendono contro-intuitiva. Il primo è il più noto e passa sotto il nome di "indeterminazione dei fenomeni". Se accogliamo la MQ come vera, allora dobbiamo essere disposti a mutare la logica di tutti i giorni: un oggetto deve poter essere "bianco o nero" senza essere né bianco né nero. Siamo pronti a farlo? Sia chiaro: gli attributi specifici in questione nella MQ non riguardano il colore ma l' analogia che ci ha consentito di individuare il principio logico a cui rinunciare resta valida.

A pensarci bene questo primo aspetto non è nemmeno il più sbalorditivo, in fondo cosa ci impedisce di rinunciare a un semplice principio logico? Si puo' fare, e l' interpretazione standard della MQ (interpretazione di Copenhagen) lo fa in scioltezza.

Ma c' è poi un secondo aspetto che deriva in qualche modo dal primo ma che è meglio trattare autonomamente: l' interazione a distanza tra i corpi.

Vediamolo con un' analogia macroscopica in cui si perde molto ma non la sostanza: se spingo Giovanni, Giovanni cade. E fin qui nulla di strano. Il fatto è che cade anche Giacomo, che si trova in un' altra città. Non si tratta di un caso: ogni volta che spingo Giovanni cade anche Giacomo. Le mie spinte (a Giovanni) e le cadute di Giacomo sono perfettamente correlate.

Si dirà: ci sarà un qualche contatto diretto o indiretto tra te e Giovanni (voce, vista...). Per forza! No, non esiste alcun contatto diretto o indiretto tra me e Giovanni, la cosa è acclarata.

Sembra proprio che io abbia dei poteri paranormali.

La scienza ha demistificato molte attività paranormali dimostrando come l' azione a distanza della mente sia impossibile senza un qualche contatto fisico tra i corpi. Eppure la scienza stessa, nella MQ, ha altresì verificato che taluni corpi interagiscono tra loro con una correlazione perfetta a distanza e senza alcun contatto fisico. In questo dominio non si tratta di "poteri della mente" visto che le entità coinvolte non siamo io, Giovanni e Giacomo ma dei fotoni; cio' nonostante la sostanza delle cose resta stupefacente: l' interazione a distanza esiste in natura.

La scienza stessa non dà alcuna spiegazione a questi fenomeni, si limita a prenderne atto e a maneggiarli statisticamente poiché le correlazioni di cui sopra sono perfette solo in certe condizioni ma persistono (senza sparire) anche al variare delle condizioni ambientali.

A cosa deve ricorrere chi invece è in cerca della miglior "spiegazione" disponibile sul mercato?

Si potrebbe dire che siamo di fronte a un miracolo.

Se con i poteri del mio corpo muovessi dei corpi presenti in altre città, per tutti si tratterebbe di un miracolo. Perché allora non comportarsi alla stessa maniera anche nei casi messi in luce dalla MQ? In fondo anche lì si tratta di corpi che muovono a distanza altri corpi.

Qualcuno dice che non possono esistere "miracoli sistematici", in caso contrario non saremmo in presenza di miracoli ma di semplici leggi di natura.

Non sono molto convinto di questa risposta. Penso per esempio a Medjugorie o al Sangue di San Gennaro. Non so se in quei casi siamo di fronte a miracoli o meno, so comunque che in caso affermativo saremmo di fronte a "miracoli sistematici": le apparizioni di M. sono fissate in anticipo e con grande scrupolo. I veggenti, se un impegno si prolunga, chiedono il permesso di assentarsi perché all' ora X hanno appuntamento con la Madonna. Più sistematici di così! Anche il sangue di San Gennaro si coagula annualmente con regolarità estrema.

Questa sistematicità permetterebbe dei controlli che però, per questione di delicatezza, non vengono promossi. Quel che voglio dire è che molti mettono in dubbio l' essenza miracolosa di questi eventi ma non la mettono in dubbio in ragione della loro sistematicità. Piuttosto pensano che esistano cause naturali in grado di spiegarli. La sistematicità consentirebbe dei controlli che non vengono fatti. Il caso sconcertante è che questi controlli però sono stati fatti e vengono continuamente fatti con esito negativo nel caso della meccanica quantistica: non esistono cause naturali che spieghino in alcun modo il comportamento dell' interazione a distanza.

Cambiamo ora dimensione e pensiamo alle ragioni teologiche del miracolo: con il miracolo Dio si firma, ci dice che c' è. E all' obiezione sul perché non si firmi con più chiarezza e più di frequente si risponde che farlo attraverso i miracoli (ovvero attraverso una sospensione delle leggi naturali) implicherebbe un danno per la nostra conoscenza della natura, altra attività umana nobile e da tutelare.

Ebbene, il "miracolo sistematico" ha il pregio di non incorre in questo inconveniente. Nella MQ Dio potrebbe firmarsi (i filosofi dicono che c' è un fantasma negli ingranaggi) e nello stesso tempo non danneggiare la nostra capacità conoscitiva.

Si potrebbe ancora sostenere che le interazioni a distanza si rilevano solo nel mondo delle microparticelle e in quel mondo sono da considerare "legge". In questo caso si delimita un dominio e si dice che una "legge" vale solo in quel dominio.

Anche qui non sono del tutto convinto: in fondo i miracoli di Medjugorie non cesserebbero di essere tali per il solo fatto che si realizzano solo nella circoscrizione di Medjugorie! Lo stesso dicasi per il Sangue di San Gennaro, fenomeno che ha come dominio esclusivo una certa Basilica di cui ora non ricordo il nome.

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In chiusura vorrei solo aggiungere che esistono ipotesi alternative che spiegano la faccenda senza ricorrere al concetto di "miracolo sistematico": si puo' ipotizzare, per esempio, che esistano corpuscoli più veloci della luce (sarebbero loro il tramite dell' interazione). Ma allora la teoria della relatività ci direbbe che si puo' viaggiare nel passato con le note incongruenze logiche che cio' comporta. Ad ogni modo la presenza di questi corpuscoli non è mai stati rilevata.

Oppure si potrebbe dire che la teoria della relatività è sbagliata. Mica facile avere un simile coraggio. Si potrebbe allora dire ad essere sbagliata è la QM stessa. Anche qui ci vuole un bel fegato.

I più temerari ricorrono a congetture bizzarre come quelle dei "molti mondi" o dei "mondi paralleli"; detto fuori dai denti: bizzarria per bizzarria mi tengo stretti i "miracoli sistematici". La trovo una spiegazione più intuitiva: la vecchina del paese comprende molto bene il concetto di "miracolo" ma non afferra altrettanto bene la presenza di infiniti mondi paralleli. Non solo lei, anch' io! Ora, per chi crede che le ipotesi semplici abbiano più chance di quelle cervellotiche la scelta è obbligata :-).

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Non sono un fisico ma capisco da me che la ricostruzione effettuata è alquanto lacunosa, per usare un eufemismo. Anzi, è sbagliata in più punti. Quel che mi interessa però è che non sia sbagliata nella sostanza, ovvero in cio' che conta in relazione alle conclusioni che intendevo trarre. Anche se sono fiducioso, non posso escludere che abbia commesso errori fatali nel riportare i fatti, in caso contrario sarei grato per le correzioni, ma solo di quelle in grado di incidere in modo sostanziale sulle conclusioni.

Il dovere del voto

Alla constatazione per cui il voto nelle moderne democrazie rappresenterebbe un comportamento irrazionale, si risponde che "votare è un dovere" e prescinde dai calcoli di convenienza.

Jason Brennan precisa: "informarsi e votare è un dovere". Per il cittadino non informato è un dovere astenersi. Il fatto che molti cittadini non adempiano a questo dovere costituisce la spiegazione più plausibile delle politiche sbagliate che si implementano nelle democrazie moderne.

Che il votante medio sia disinformato è facile prevederlo: dovrebbe "informarsi" su una miriade di problematiche. Ma è anche sperimentalmente verificato: inutile chiedergli cosa pensi della guerra alla Siria, di solito nemmeno sa dove si trovi la Siria. Inutile chiedergli se la spesa per l' istruzione vada aumentata, di solito risponde di sì senza minimamente sapere quanto già si spende per l' Istruzione. Eccetera all' infinito.