EPISTEMOLOGIA O ONTOLOGIA?
Broncobilly
venerdì 24 aprile 2026
interpretazione bayesiana della meccanica quantistica
sette
SETTE
giovedì 23 aprile 2026
FONDAMENTO DEFINITIVO
lunedì 20 aprile 2026
I 10 passi
CATECHISMO-FAI-DA-TE
Faccio una lista dei passi che deve affrontare una teologia cristiana, dopodichè dedicherò a ciascuno di essi le mie riflessioni compresse per estrarne un catechismo fai-da-te. Saranno le pillole di capitoli tutti da scrivere. L'intento è quello di rendere la dottrina cristiana più ragionevole e intuitiva, libero come sono dalle pastoie del retaggio storico. La sensazione è che il tomismo classico, carico com'è di metafisica, persuada solo i già persuasi, e talvolta nemmeno quelli. Da lettore onnivoro, mi sono ritrovato ad attingere a contributi eterogenei, cosicché la sintesi che ne è scaturita potrà forse risultare indigesta a qualcuno; nondimeno, la considero sufficientemente originale e non una mera rielaborazione di quanto è già stato altrove esposto in modo esaustivo. Ognuno giudicherà se con l'ortodossia si produce una frattura insanabile o c'è possibilità di convivenza. Gli strumenti di base saranno la razionalità bayesiana e il realismo naif. Chissà, probabilmente non sarà più cristianesimo, ma chi puo' dirlo? L'idea di base è che il cristianesimo non sia più una piattaforma per il vivere civile, cosicché non necessiti di piena ortodossia. Oggi, quando non è abitudine passiva, è più che altro un'impresa intellettuale a cui segue una scelta personale di vita, ovvero qualcosa in cui la libertà di pensiero è da mettere al centro.
INTRO: definizione di Dio.
CORPO:
1. Dio esiste
2. Dio è amore. Trinità.
3. Dio ci condanna. Il peccato originale.
4. Dio è pietoso. L' Incarnato.
5. Dio è misericordioso. Espia per noi.
6. Gesù è un modello. Vita perfetta.
7. Dio ci giudica. Inferno e Paradiso.
INTERVALLO 1: perché il male?
INTERVALLO 2: perché Inferno e Paradiso?
INTERVALLO 3: il Purgatorio.
8. Dio ci parla. Bibbia e Chiesa.
9. Gesù è Dio.
10. Gesù risorge.
CODE: Preghiera, Messa, Eucaristia, dottrina sociale, Scienza & Fede, Animali, Equità dell'inferno, Apocalissi, Anima, Misericordia, Santi, Madonna, Rivelazione.
CONCLUSIONI.
Ringraziamenti.
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INTRO Catechismo fai-da-te: definizione di Dio.
Alcuni mettono in dubbio l’idea di Dio per il semplice fatto che non sia possibile definirlo. Io, invece, ritengo che uno dei punti di forza dell’idea teista risieda proprio nella particolare semplicità della definizione di Dio. Dio, innanzitutto, è una persona; e già qui, diciamo pure, salutiamo il tomismo. È una persona che potremmo definire perfetta, ossia dotata di tutti gli attributi positivi nel loro grado massimo. Se la conoscenza è da considerarsi un bene, Dio è in grado di conoscere tutto ciò che vi è da conoscere. Se l’agire è considerato un bene, Dio può fare tutto ciò che è possibile fare. Se la bontà è una virtù, Dio è buono al massimo grado. In sostanza, la definizione è già conclusa. La sua semplicità è evidente, poiché, se devo definire una qualità finita e delimitata, devo stabilirne i confini e dunque ricorrere a formulazioni ben più complesse. Se invece adopero l’espressione “al massimo grado” oppure faccio ricorso al concetto di infinito, non vi è nulla da formalizzare: tutto è già racchiuso in quella sola parola. Aggiungo che, se la semplicità è un criterio epistemologico che ci induce a preferire una soluzione piuttosto che un’altra quando abbiano pari potere esplicativo, allora l’ipotesi teistica che fa perno sulla persona divina è un’ipotesi particolarmente semplice e, perciò, preferibile. Da quanto detto appare chiaro che il concetto di Dio è recepibile anche da un bambino, poiché può essere assimilato a quello di un supereroe. Dio, infatti, è una persona sommamente buona, che può fare tutto, conoscere tutto e ha come missione il bene. In pratica, un Superman, ma ancora più perfetto. Ultima cosa: Dio è anche libero; ma, se vogliamo attribuire a questa parola un significato comprensibile, dobbiamo concepire Dio come qualcuno che sceglie. Poiché Dio deve essere anche buono, tra una scelta buona e una cattiva sceglierà necessariamente la prima. Questa necessità lo rende meno libero. Affinché sia davvero libero, è necessario che in molti casi esistano scelte equivalenti, ossia opzioni da considerare sullo stesso piano, sotto ogni aspetto. Solo in questi casi Dio manifesta la sua libertà. Per esempio, Dio ha creato l’universo, ma possiamo supporre che avrebbe potuto fare anche qualcos’altro di altrettanto buono. Di conseguenza, possiamo concludere che abbia creato l’universo mediante un atto libero.
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PASSO 1 Catechismo fai-da-te: Dio esiste.
Forse è il passo più facile, in fondo esistono molti argomenti ragionevoli per pensarlo. Io, anche per tenere aperto un dialogo con i non credenti, preferisco quelli che impiegano poca metafisica. Li classificherei così:
Argomenti della ARMONIE: fine tuning e fratellini ( = armonia psichica, armonia matematica, armonia della conoscenza). Tutta roba che l'esistenza di Dio spiega da dio.
Argomenti delle EVIDENZE: spiegare libertà, coscienza, ma anche morale, bellezza, giustizia... Senza Dio diventano tutti "hard problem", un eufemismo per invocare una impossibilità.
Argomenti ANTROPICI: sia il teismo che SIA (principio antropico razionalista) prevedono un universo il più popolato possibile. Nessuna teoria atea puo' farlo.
Argomento di INSTABILITA': la scienza stessa ci dice quanto siamo inaffidabili nel cercare la verità, e poi, dimentica di questo, ci proclama il vero. Anche un pragmatico come me deve chiedersi quale sia la filosofia migliore per vivere bene, e di solito NON è il pragmatismo.
Argomento della SEMPLICITA': l'ipotesi teista è più semplice da descrivere rispetto a qualsiasi risposta "finitista", poiché quest'ultima deve formalizzare dei confini mentre alla prima basta la semplice categoria dell'infinito. Inoltre, il regresso infinito, una teoria rivale al teismo, "non spiega" perché "spiega troppo". Dio, nel catechismo fai-da-te è una Persona, quindi assimilabile ad un Supereroe, ovvero comprensibile anche a un bambino.
Argomento STRATEGICO: le considerazioni di cui sopra colmano le lacune di una scommessa di Pascal presa allo stato "puro", e rendono quindi adottabile quel paradigma. Ma come far convivere un discorso pragmatista, quale quello della scommessa di Pascal, con un teismo autentico? Ebbene, siamo dotati di una mente modulare, che consente la coesistenza di idee differenti. Sfruttiamola!
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Passo 2 catechismo fai-da-te: Dio è amore.
La ragione mi dice che l'amore è cosa buona, per cui, dalla definizione di Dio, discende il fatto che Dio ama. L'amore più nobile è quello tra pari poiché non indotto dalla natura ma da una libera scelta, il che giustifica la Trinità: il Padre genera il Figlio per amare un suo pari, e da questa unione si effonde lo Spirito che, disceso su di noi, ci spinge ad amare il prossimo nostro pari. Il Dio cristiano sembra rientrare nella categoria.
Un tocco personale: Dio potrebbe averci creato per amore. In altri termini: l'universo potrebbe essere una contingenza, ovvero un'opzione in concorrenza con altre altrettanto buone. Se fosse così, potremmo dire che si è realizzato attraverso un atto libero e gratuito, ovvero di amore inspiegabile. [Dio agisce sempre per massimizzare il bene, ma non è detto che non esistano percorsi equivalenti, a questo punto compie scelte realmente libere e quindi insondabili]
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Passo 3 catechismo fai-da-te: Dio ci condanna con il peccato originale.
Come la scienza pone dei limiti alla nostra natura, anche la religione ci limita attraverso l'idea del peccato originale e la colpa trasmessaci dai Padri. La trasmissione di una colpa risulta poi del tutto naturale alla ragione: se hai un carattere di merda come tuo padre, non sarà una tua "colpa" ma nemmeno sei stato vittima di ingiustizie. Le cose funzionano così. L'analogia tra colpa e debito rende le cose ancora più chiare: quando erediti, erediti anche i debiti del patrimonio paterno. Se c'è una differenza tra il fai-da-te e l'originale, consiste nel fatto che il primo riduce la teoria del peccato a una descrizione avalutativa. Mi piace poi l'idea che la violazione da cui origina il peccato si stata quella di attingere dall'albero della conoscenza. Anche oggi le scienze umane ci dicono che l'abuso di conoscenza, più che l'ignoranza, sia fonte di guai.
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Passo 4 catechismo fai-da-te: Dio è pietoso e si incarna.
Che un Dio d'amore senta il legame con la sua creatura al punto di incarnarsi per stare più vicino a lei, è del tutto comprensibile. Tuttavia, non mancano i problemi: perché non si è incarnato prima? Forse non era pietoso con i primitivi o con l'antichità? Alla ragione ripugna un diverso trattamento degli uomini. Un rimedio potrebbe essere quello che si adotta a scuola: chi ha avuto un compito difficile sarà giudicato con più indulgenza, chi ha avuto un compito più facile sarà giudicato con più severità. L'incarnazione, nel mio catechismo, non rappresenta un atto d' amore ma un cambio equivalente di strategie di salvezza.
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Passo 5 catechismo fai-da-te: Dio è misericordioso. Espia per noi.
Per la ragione, è davvero strano che una colpa possa essere scontata da un altro. Questo è plausibile nel diritto civile, dove un risarcimento puo' essere pagato da un terzo verso cui poi saremo indebitati. Ma il peccato macchia di una colpa che assomiglia di più a quelle trattate nel diritto penale: non puo' essere lavata condannando un terzo innocente, per quanto costui si offra volontario. Conseguenze: Gesù è tra noi per esemplificare la vita perfetta, non per morire espiando in nostra vece. Questo fa parte del cambiamento tra strategie equivalenti di cui al post precedente. Il servizio alla nostra salvezza resta ma la divergenza con l'ortodossia è grande. La morte per le proprie idee e il proprio Dio è solo un'indicazione di vita perfetta. Sono le circostanze di vita che rendono necessaria la morte di Gesù, non la necessità di espiare per noi.
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Passo 6 catechismo fai-da-te. Gesù è un modello. Vita perfetta.
Vedi passo 5.
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Passo 7. Dio ci giudica. Inferno e Paradiso.
La ragione ha un concetto di giustizia per cui "ognuno deve avere il suo". Per questo la vita si chiude con un giudizio infallibile, in caso contrario entreremmo in un loop infinito e insensato. La fine è un fine, conferisce senso e delinea un obbiettivo. La vita, quindi, è solo una prova in vista di questo giudizio. Qualcosa che si rende necessario poiché nell'uomo si è incarnato uno scambio: libertà radicale vs sicurezza. La nostra libertà radicale è un bene che compensa la garanzia del bene. La libertà radicale: 1) ci mette a rischio di sbagliare e 2) ci rende almeno in parte misteriosi persino all'onniscienza divina. Quest'ultimo fatto rende necessario sottoporre l'uomo ad un banco di prova, ovvero la vita vissuta, che istruirà Dio per un giudizio infallibile. La nostra vita non è più qualcosa che l’onniscienza divina rende superflua ma una prova necessaria.
INTERVALLO 1: il male naturale. Inutile aggiungere che questo schema giustifica il male naturale poiché nella prova sarà necessario valutare i comportamenti dell'uomo di fronte al Male.
INTERVALLO 2 Inferno e Paradiso. La Fine dei Tempi è qualcosa che non riesco a concepire, per cui vedo tutta la vicenda della salvezza all'interno di una dimensione temporale. Dio si limiterà a cristallizzare tutto, solo la fisica non puo' concepire il tempo senza dinamica ma la ragione sì. Può esistere un tempo in cui si manifesta l'immobilità dell'essenziale. Al termine della prova, i salvati saranno cristallizzati in una condizione spirituale paradisiaca e i dannati in una condizione spirituale infernale, ma questa sistemazione sarà graduale, per cui la condizione paradisiaca più bassa sarà simile alla condizione infernale più alta. Forse, ognuno di noi avrà la sua condizione eterna (non fuori dal tempo).
INTERVALLO 3: Purgatorio. Nel mio catechismo fai-da-te ha un posto: la nostra condizione di persone radicalmente libere ci rende sommamente misteriose, e un residuo del nostro mistero resta anche alla fine della prova. Puo' essere dissipato solo dalle preghiere dei viventi che, se sinceramente sentite, possono illuminare Dio sul destino di un'anima e mutare la sua sorte.
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Passo 8. Catechismo fai-da-te: Dio ci parla. Bibbia e Chiesa.
La Sacra Scrittura, se letta come un libro normale, è palesemente errata in più punti. Non solo, è anche contraddittoria. Cosicché richiede sempre nuove interpretazioni e matafore creative per adattarla ai tempi. Ma come possiamo considerare un simile libro sbilenco, per quanto poetico, come Sacro? E' necessario abbracciare l'assunto per cui il Libro non sia come gli altri. Va visto piuttosto come l'anello causale di partenza di una catena di eventi che ha diffuso sulla terra il messaggio cristiano. Alla domanda "cosa intendi come Bibbia?" non basta rispondere riferendosi a cio' che è scritto nella Bibbia, bisogna indicare qualcosa che si lega causalmente all'oggi e alla realtà cristiana dell'oggi. Una volta identificata in questo modo sarà possibile interpretare il messaggio secondo ragione. Allungando il brodo delle metafore è praticamente possibile dire tutto ovvero riempire qualsiasi contenitore, un po' come con la Costituzione. Alla fine possiamo considerare questa continua ermeneutica come una forma di liturgia più che come uno sforzo per il reperimento del significato, già a disposizione nella dottrina. Lo stesso percorso va fatto quando vogliamo rispondere alla domanda "qual è la vera Chiesa?". E' quella associazione di uomini che lega causalmente con continuità la compagnia di amici intorno a Gesù alla realtà contemporanea. Di solito, un'associazione ha una compagine sociale (istituzioni) e un oggetto sociale, l'analisi storica si concentrerà su questi due elementi.
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Passo 9 e passo 10. Catechismo fai-da-te. Gesù risorge, Gesù è Dio.
La resurrezione di Gesù costituisce il sigillo che attesta la sua divinità, così come, del resto, i numerosi miracoli da lui compiuti durante la vita terrena. La possibilità di tali eventi non va esaminata isolatamente, ma deve essere affrontata risalendo al primo passo: una volta ammessa l’esistenza di Dio, la probabilità dei miracoli ne consegue naturalmente. Piuttosto, si impone l’interrogativo sul motivo per cui un Dio onnisciente dovrebbe intervenire a correggere la realtà; tuttavia, si è già osservato come il dono di una libertà radicale riduca, per così dire, l’onniscienza divina, rendendo necessari interventi correttivi. Il miracolo assolve dunque una duplice funzione: da un lato, attestare una presenza divina; dall’altro, operare una correzione resa necessaria dal conferimento della libertà radicale.
CODA 1: La preghiera.
Nel momento in cui si affronta il tema dei miracoli, appare opportuno soffermarsi anche sulla preghiera, poiché vi si manifesta il medesimo principio. La riduzione dell’onniscienza divina conferisce alla preghiera un rilievo particolare: è infatti nella preghiera che l’animo umano si disvela con maggiore limpidezza a Dio, il quale può così adottare eventuali provvedimenti per orientare e correggere il corso degli eventi. Un Dio che si corregge è un Dio che può sbagliarsi e, in quanto tale, autenticamente libero.
CODA 2: la Messa.
Nel mio catechismo fai-da-te, la Messa e il rito in generale assume una rilevanza leggermente diminuita rispetto a quella della tradizione. Questo perché la funzione collaterale dei riti è quella di offrire coordinamento sociale, ovvero una funzione oggi sostituita da altre istituzioni. Ciò detto, resta la funzione principale, ovvero quella di aprire il proprio animo a Dio in modo che la divinità ci legga nel modo più trasparente. Ma questa funzione non richiede necessariamente il rito e quindi può essere svolta anche attraverso l'esame di coscienza o altri sacramenti come la confessione.
CODA 3: Scienza e Fede.
Scienza e fede possono essere riconciliate a condizione che ciascun paradigma accetti di compiere alcune concessioni. La scienza, in particolare, dovrebbe adottare un quadro di razionalità di tipo bayesiano. Del resto, è proprio questo l’approccio che ho cercato di seguire qui. La fede, d’altro canto, è chiamata ad accogliere una prospettiva probabilistica: credo e spero in Dio perché considero l’ipotesi della sua esistenza la più plausibile tra quelle a mia disposizione. La possibilità di errore sarà sempre l'angelo con cui lotteremo.
CODA 4: L' Eucaristia.
La presenza del corpo e del sangue di Cristo nell’eucaristia richiede un miracolo di non lieve entità, ma ciò non costituisce un’obiezione dirimente. Tale presenza attesta, piuttosto, un tratto peculiare della religione cristiana: la prossimità corporea del Dio incarnato alla comunità dei fedeli. Questo aspetto mi è congeniale e lo accolgo, poiché la dimensione corporea quale elemento costitutivo dell’identità rappresenta un criterio rilevante nella raccolta degli indizi a favore dell’esistenza divina. Nel primo passo non vi è stato modo di soffermarsi adeguatamente su tale fattore, ma sarà possibile farlo in sede di commento.
CODA 5: dottrina sociale.
Così come Dio ha donato all’uomo una libertà radicale, allo stesso modo i governi dovrebbero riconoscerla ai governati, anche perché il bene si realizza unicamente attraverso un atto libero. Un bene imposto dall’esterno è privo di valore, quindi inutile. Anzi, dannoso perché illude gli uomini e spiazza i volenterosi. Quel tale diceva: "non ti perdonerò mai perché mi hai imposto di fare ciò che avrei fatto spontaneamente".
CODA 6 animali.
Gli animali costituiscono un enigma, poiché sono presenze che condividono con l’uomo alcuni tratti, come una coscienza, sebbene attenuata, e quindi anche una capacità di soffrire, con tutte le conseguenze in termini di doveri che ne derivano nei loro confronti. Per altro verso, tuttavia, essi restano profondamente distanti dall’uomo. Non riesco, per esempio, a concepire che possano avere doveri in questo senso: così deresponsabilizzati, non possono essere oggetto di salvezza, né di un piano salvifico proporzionato alla loro coscienza diminuita. La loro esistenza non può essere pensata come una prova in vista di un giudizio. Non resta allora che attribuire loro la funzione di arricchire il materiale a disposizione di Dio per mettere alla prova l’uomo. L’uomo dovrà confrontarsi con i suoi simili, con la natura inanimata e anche con una natura peculiare, dotata di coscienza attenuata, quale è quella degli animali.
CODA 7 equità dell'inferno.
C'è chi l'ha revocata in dubbio ritenendo tale pena incostituzionale. Nel mio paradigma Dio si limita a far trascorrere il tempo in una sorta di immobilità (cristallizzazione della condizione spirituale). Un atto neutro che dà senso alla storia facendola uscire da un ciclo perenne, di per sè non incide sulla crudeltà della pena, la quale non ha "durata" in senso fisico.
CODA 8 Apocalssi.
Ho sostenuto che per dare senso alla storia occorre un termine (escatologia), altrimenti saremmo imprigionati in un ciclo infinito e insensato. Qui aggiungo che la fine dei Tempi è più vicina di quanto ci aspetteremmo. Mentre il doomsday argument è invalido, l'argomento del Grande Filtro abbinato al paradosso di Fermi è più che valido, e ci dice che dobbiamo ancora affrontare quel collo di bottiglia che le civiltà non riescono a superare.
CODA 9 La Misericordia.
Non c’è spazio, in questo schema che privilegia la giustizia, per una misericordia vera e propria. Tuttavia, laddove vi è amore, può trovare spazio anche una specie di misericordia. E l’amore lo abbiamo riscontrato nel fatto che Dio abbia creato il mondo, invece di volgersi a un’alternativa equivalente. Oppure nel fatto che si è incarnato. Ma qualcosa di analogo alla misericordia traspare anche nella risposta alle nostre preghiere, attraverso l'ascolto delle quali Dio colma la propria ignoranza, dovuta alla libertà radicale che ha donato alla sua creatura.
CODA 9 Anima.
Non esiste una teoria dell'identità soddisfacente, questo esalta l'ipotesi dell'anima. Esperimenti mentali come il teletrasporto e la divisione dei cervelli rinforzano questa conclusione. O accettiamo il fatto che possiamo fare a meno di un'identità personale o, conservando il senso comune, la assumiamo adottando il concetto di anima.
CODA 10 I Santi.
I Santi, con la Madonna in prima fila, sono intermediari tra Dio e l’uomo; quest’ultimo è una creatura dotata di una libertà radicale che lo rende parzialmente impermeabile persino all’onniscienza divina. Tuttavia, l’uomo può aprire il proprio cuore a Dio, così da abbattere questo muro di mistero: un’operazione che, per taluni, riesce più agevole attraverso i Santi. Se mi rivelo con la dovuta intensità a San Gennaro, posso confidare che tale preziosa confidenza giunga alla mente divina e sia presa in considerazione nella valutazione delle mie richieste o nel giudizio finale.
CODA 11. Rivelazione
Poiché il mio catechismo attribuisce grande rilievo alla ragione umana, è piuttosto scontato che la Rivelazione pura vi assuma un peso modesto. Di norma, nella fase rivelatoria, Dio stabilisce precetti che la ragione, da sola, non giunge a formulare, se non come indicazioni utili al coordinamento della comunità cristiana. E qui ritorna la consueta osservazione: oggi tale funzione è svolta da altre istituzioni, sicché ha poco senso investire molto su questo aspetto. Una conseguenza è il privilegiare l’etica protestante rispetto a quella cattolica: pochi precetti e severità di giudizio, contro molti precetti con un’assoluzione pressoché garantita. Quei “pochi precetti” non potranno che essere conformi alla ragione.
Ma vi è un altro ruolo che la Rivelazione può svolgere, e lo si ricava dal modo in cui ho scelto di procedere nei vari Passi: mi chiedo dapprima come la mia ragione immagini che Dio si manifesti, e valuto poi come egli si sia manifestato ai cristiani. Se le mie aspettative razionali risultano almeno in parte soddisfatte, tale coincidenza può essere spiegata con la conclusione che il Dio cristiano sia autentico. Ho dunque bisogno di due cose: ragione e Rivelazione. Do quindi per scontato che la dottrina del Credo abbia una componente robusta legata alla Rivelazione, così da potere svolgere il mio ragionamento da investigatore bayesiano
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CONCLUSIONI.
Sono consapevole che il “Catechismo fai-da-te” non possa configurarsi come un catechismo ortodosso della religione cristiana. Sussistono, inevitabilmente, alcune frizioni suscettibili di turbare il credente più rigoroso, a cominciare dalla missione divina di Gesù, che, in questa prospettiva, non consiste nell’espiazione dei peccati, bensì nell’indicare un modello di vita perfetta. Tale variazione, che reputo maggiormente conforme a criteri di ragionevolezza, si inscrive tuttavia nel concetto di strategie equivalenti per la salvezza, nozione che si rende necessaria per salvaguardare un principio fondamentale di giustizia, evitando di accordare un privilegio a chi sia più direttamente esposto alla figura e all’insegnamento di Gesù.
Non meno problematico potrebbe risultare, per alcuni, il concetto di libertà radicale, che incide, almeno in parte, sull’idea tradizionale di onniscienza divina. Tuttavia, così come si può intendere l’onnipotenza come l’insieme di tutto ciò che è possibile fare, analogamente si può concepire l’onniscienza come l’insieme di tutto ciò che è conoscibile; e tra ciò che non può essere pienamente conosciuto si può includere il comportamento di una creatura autenticamente libera. D’altronde, la nozione di libertà radicale si armonizza razionalmente con l’atto della preghiera, con il giudizio finale, con il problema del male naturale, nonché con l’idea di una vita che, a questo punto, si rivela assolutamente necessaria.
Autori a cui mi sono ispirato: Richard Swinbourn (ortodosso), Michael Huemer (ateo), Peter van Inwagen (cristiano), Alvin Plantinga (cristiano), David Chalmers (ateo), Colin McGuinn (ateo), Nick Bostrom (ateo), Saul Kripke (ebreo), Eugene Wigner (?), Jerry Fodor (ateo) Dustin Crummett (cristiano), Matthew Adelstein (ateo in transizione), John Leslie (platonico), Pascal Boyer (ateo), Robin Hanson (ateo), Katja Grace (atea), Derek Parfit (ateo), Michael Suk-Young Chwe (rito), David Sloan Wilson (ateo), Edward Feser (criswtiano), Bryan Caplan (ateo), Paul Seabright (ateo), eccetera.
P.s. Mi interesserebbe il parere, senz’altro critico, di Montagner Alessio, benché esiti a infliggergli la seccatura di dover leggere questa spatafiata. Ad ogni modo, aggiungo che il paragrafo sugli animali è sommamente insoddisfacente e da completare, devo prima riflettervi. Tra le lacune che mi vengono in mente, vi è quella che riguarda le figure angeliche, i Santi e la Madonna, benché conti di aggiungerle a breve, poiché al riguardo ho idee piuttosto precise [aggiunta in coda 10]. Poi c'è anche il ruolo della Rivelazione [aggiunta in coda 12]. Resto nondimeno ben disposto ad accogliere eventuali suggerimenti. E ciò vale per tutti i miei amici maggiormente interessati al tema religioso.
Luca Gb
Mattia Pascale
Stefano Zucconi
Massimo Scaglione
Massimiliano Wieder Paniz Peroni
Michele De Russi
Michele Silvi
Alessio Pizzutti
Davide Curioni
J Alfred Prufrock
Marco Maria Trasatti
Andrea Facci
Hic
Andrea Pennini
Nicola Claudio Salvatore
Nicola Mariani
Sara Milano
venerdì 17 aprile 2026
coscienza definitivo
UNA TEORIA DELLA COSCIENZA
È la mia preferita. Non saprei neppure a quali autori ricondurla; di solito non elaboro molte idee personali: ne avrò concepite tre o quattro in tutta la mia vita. Nei commenti chiederò a Readwise di compulsare la mia biblioteca per individuare gli autori che, quantomeno, hanno fatto da ispiratori a questo scritto. La molla principale è l’inadeguatezza dell’esistente. Le teorie correnti hanno conseguenze paradossali e finiscono per considerare coscienti entità alle quali nessuna persona ragionevole attribuirebbe coscienza (Italia o qualunque organismo dotato di una certa complessità). Tralascio però la pars destruens — la più agevole — e, per il momento, espongo solo un abbozzo della teoria così come mi si presenta alle 10.30 di oggi, priva di qualsiasi genealogia intellettuale. Parto dall’osservazione che, attraverso menzogne e falsità, otteniamo la maggior parte delle risorse più preziose per il nostro benessere. Poiché dobbiamo anche difenderci, abbiamo sviluppato meccanismi di rilevazione della menzogna estremamente raffinati. Difesa e offesa si sono coevolute nei millenni, raggiungendo livelli di complessità letteralmente impensabili. Per fare un esempio: che Stasi sia colpevole e che Sempio sia innocente lo desumo soprattutto dall’espressione del volto e da pochi secondi del loro eloquio. Parlare di menzogna è dunque un modo assai rozzo per riferirsi a ciò che, in realtà, consiste in ipocrisie e reticenze sottilissime, capaci di eludere anche i radar più sofisticati. L’espediente che ci consente un salto di qualità consiste nel credere alla nostra stessa menzogna, o meglio nell’essere ipocriti sempre in buona fede. Le bugie con le gambe corte sono soltanto quelle del bugiardo consapevole di esserlo. Consideriamo alcuni esempi: quando, a reti unificate, il Presidente della Repubblica pronuncia il suo ponderato discorso di fine anno, o quando il Papa si affaccia alla finestra del Palazzo Apostolico per istruirci moralmente con la sapienza millenaria che incarna, noi ostentiamo il massimo interesse e rispetto. Dico “ostentiamo”, poiché, se le medesime parole costituissero il contenuto vago e generico di un post su Facebook nella bacheca di un anonimo, non dedicheremmo neppure un istante alla loro lettura, tanto sarebbero scontate. Questa ipocrisia, tuttavia, svolge una funzione ben precisa, sulla quale qui non mi soffermo: mi serve soltanto per chiarire che essa puo' essere utile e rappresenta comunque l’epicentro di tutti i nostri comportamenti, al punto che definirei l'essere umano come Homo Hipocritus. Se sono un femminicida, la mia falsa coscienza mi aiuta ad attenuare la mia posizione davanti a un giudice («…mi umiliava, mi mortificava, ma soprattutto mi aveva tradito, e il tradimento è per gli uomini ciò che per le donne è uno stupro»); se sono un professore nella scuola statale e l’assenza di un vero responsabile (proprietario) mi consente di occuparmi prevalentemente dei fatti miei, cercherò di giustificare questa condizione di comodo («la scuola è necessaria e non può che essere pubblica»). E così via. Per quanto l’ipocrisia sia centrale, la verità non può essere del tutto espunta, altrimenti saremmo tutti schizofrenici. Tuttavia, per quanto detto prima, verità e menzogna coesistono con difficoltà in cervelli unidimensionali: quando convivono, consumano ingenti risorse cognitive e rischiano di mandarci facilmente in tilt. Pensare X e dire Y è estremamente dispendioso, alla fine diremo X di sfuggita. Per mentire meglio dobbiamo relegare la verità in una dimensione inconscia; quando questo “parcheggio” fallisce, la verità riemerge e commettiamo delle gaffe. Ciò che qui interessa è che, per minimizzare i costi cognitivi, abbiamo bisogno di due dimensioni. È la lenta costruzione di questa duplicità a generare una coscienza distinta dall'incoscienza. Solo i meccanismi possono operare su una dimensione unica. L'Homo Hipocritus deve operare costantemente su due piani, collocando la verità nella dimensione inconscia e la bugia più o meno bianca in quella conscia. Insomma, dobbiamo dimenticare che si tratti di ipocrisia: per questo è necessario che non vi sia alcun contatto tra le due dimensioni. Solo così l’autoinganno può produrre al meglio quell’inganno altrui che migliora la nostra posizione e talvolta persino la posizione dell'intera comunità.mercoledì 15 aprile 2026
internalismo esternalismo
Nei miei vagabondaggi estemporanei nel mondo della filosofia analitica, mi sembra di cogliere una distinzione fondamentale tra internalisti ed esternalisti. L’internalista è un ingenuo che crede alle evidenze. Di fronte a un’evidenza lapalissiana, per esempio, giustifica la propria credenza mediante l’introspezione. L’esternalista, invece, anche quando l’evidenza si impone, la giustifica attraverso un calcolo che non comprende, ma che in passato si è dimostrato efficiente. Prendiamo un altro ambito, quello relativo al significato delle parole, in particolare dei nomi propri. Anche qui si contrappongono le dua bande. Riprendo il celebre esempio della Terra Gemella, ossia due pianeti identici. In entrambi si riscontra la presenza di acqua ed entrambe le popolazioni la chiamano “acqua”. La domanda è: che cosa significa per costoro dire “acqua”? Per l’internalista il significato è evidente e può anche essere formalizzato mediante le tavole di verità. Fondamentalmente, il significato di “acqua” è dato dalla descrizione dell’acqua stessa. Di conseguenza, la parola ha il medesimo significato su entrambe le Terre gemelle. Poi si scopre che, nel primo pianeta, l’acqua è H2O, mentre nel secondo è H3O. Vale a dire, si scopre che il significato della parola “acqua” è diverso tra le due popolazioni. Ne consegue che è ragionevole sostenere che un significato equivalga alla descrizione di ciò a cui ci si riferisce, più una quota, al momento misteriosa, che è esterna alla nostra mente e concerne l’oggetto stesso. Questa è la posizione esternalista, che, dunque, può essere ridotta così: internalismo + mistero. Se il mistero lo si dà per assodato in tutte le vicende della conoscenza umana, si può restare internalisti senza molti inconvenienti, non c'è bisogno di esternalismo. E per quanto riguarda la giustificazione delle credenze con cui ho esordito? Si noti che ho parlato di “un calcolo che non comprendiamo”. Ebbene, la non comprensione è sempre legata a un mistero; dunque, anche qui: esternalismo = internalismo + mistero.
lunedì 13 aprile 2026
SIA vs SSA
SIA vs SSA
LA FUNZIONE DELLA PREGHIERA
LA FUNZIONE DELLA PREGHIERA
venerdì 3 aprile 2026
iq razze
Sempre caldo il tema razze/IQ. Cosa occorre per accertare un legame tra intelligenza innata e gruppi umani (o razze)?
martedì 31 marzo 2026
altre stronzate
Ora un po' di saggezza esperienziale. Il titolo potrebbe essere: la ruota del criceto dell'essere vivi.
sabato 21 marzo 2026
INTERNALISMO O ESTERNALISMO?
INTERNALISMO O ESTERNALISMO? [razionalismo - pragmaismo]
giovedì 5 marzo 2026
Cervello e coscienza.
Cervello e coscienza.
GLI ANIMALI POSSIEDONO UNA COSCIENZA?
lunedì 2 marzo 2026
GUERRA IRAN
Ed ecco finalmente il mio editoriale sulla guerra.
Non ho nulla da dire al riguardo, perché la complessità degli eventi è eccessiva e la mia testa gira a vuoto. Al massimo, nei prossimi giorni, ascolterò i miei “intellettuali di riferimento” e leggerò gli autori a cui rimandano. Magari qualcuno mi convincerà, spostandomi su posizioni più definite: non posso escluderlo. Nel vuoto creato da questo intervallo non posso che attenermi ai miei principi cardine in materia di “guerra”, che derivano fondamentalmente da due considerazioni consolidate: 1. Come quasi ogni impresa umana, la guerra implica costi certi oggi a fronte di benefici incerti domani. Solo che, nella guerra, i costi certi sono enormi: si misurano in vite umane. Di conseguenza, i benefici dovrebbero essere smisurati. È una scommessa spericolata e, in generale, inconciliabile con la nostra avversione al rischio. 2. La guerra è condotta dai governi, dunque da soggetti i cui interessi divergono dal buon esito della stessa (l’orizzonte temporale, almeno in democrazia, è spesso di pochi mesi: giusto fino alle prossime elezioni). Sono anche soggetti razionalmente ignoranti, o meglio poco inclini a sviluppare competenze reali: si limitano a pescare nel variegato mercato delle idee quelle più confacenti al proprio miope interesse. Queste due considerazioni alimentano il mio bias pacifista. Tuttavia, non nego di essere interessato alle nuove strategie adottate contro Venezuela e Iran: scegliere due Stati canaglia — “che peggio di così non si può” —, selezionarli molto più deboli di noi e decapitarne i vertici, per poi attendere gli esiti dei processi naturali che ne conseguono. Può andare anche male: può darsi che si insedi un nuovo dittatore e che ci tocchi ricominciare da capo. Eppure i costi sostenuti restano relativamente bassi; in tal senso, fallimenti in stile Vietnam, Iraq e Afghanistan dovrebbero essere scongiurati. C’è poi il fatto che la guerra sia condotta dagli USA: un “poliziotto” dedito a un colonialismo “buono” che in passato ha svolto un lavoro discreto, garantendoci settant’anni di pace e rendendo persino gradevole il colonialismo leggero nei loro confronti, al punto da reagire piccati quando sembra che ci mollino al nostro destino. Conta anche che la guida statunitense sia oggi nelle mani di persone poco ambiziose, con ideologie più nazionaliste che imperialiste, dunque estremamente sensibili ai costi. Tutto ciò contribuisce ad attenuare, seppur di poco, il mio bias pacifista. Ah, dimenticavo: queste brevi considerazioni dipendono da un assunto chiave — noi siamo i buoni, loro sono le canaglie. Assunto piuttosto debole, mi rendo conto, ma supportato dal fatto che nessuno di noi vorrebbe essere loro, mentre non pochi di loro vorrebbero essere noi. In ogni caso, è utile per spazzare via discussioni oziose su “aggredito e aggressore”.SULLA MERITOCRAZIA DEI MERCATI
SULLA MERITOCRAZIA DEI MERCATI
giovedì 26 febbraio 2026
LA SCOMMESSA DI PASCAL definitivo
LA SCOMMESSA DI PASCAL
Regge ancora dannatamente bene, il che significa che bastano poche integrazioni per depotenziare le numerose critiche a cui è soggetta. In genere ci si limita a inventare ad hoc divinità assurde, così da far emergere paradossi; oppure si osserva che Pascal non è comunque in grado di dirci dove piazzare concretamente la scommessa. Ma Pascal non pretendeva tanto. I dissenzienti dovrebbero imboccare una via differente notando che certi ragionamenti non li applichiamo nella vita quotidiana: io, per esempio, esco di casa per guadagnare il mio modesto stipendio anche se rischio la vita a ogni attraversamento di strada (e ne faccio parecchi). In gergo si dice che quando scegliamo “tagliamo le code”, cioè facciamo come se gli eventi estremi (nel bene e nel male) non esistessero. Non è molto razionale, ma funziona meglio; credo anche che un uomo pratico come Pascal lo avrebbe apprezzato. Per un empirista le quantità infinite sono trascurabili, perché se costruisci il tuo pensiero avvalendoti di una variabile del genere non hai mai una verifica concreta disponibile per le tue conclusioni, e la ragione è uno strumento così fragile che va accompagnato sempre da riscontri, ad ogni passo che compie. Personalmente vado oltre e considero gli infiniti sempre inesistenti (così sistemo anche Parmenide, Zenone e Severino, oltre che il Pascal della scommessa). Ma non elimino solo gli infiniti dal ragionamento, mi spingo a “tagliare le code”, ovvero i casi estremi, secondo le buone pratiche statistiche. Pascal resta così un grattacapo solo per i razionalisti; gli empiristi possono procedere indenni.IL MESTIERE DEL BASTIAN CONTRARIO
IL MESTIERE DEL BASTIAN CONTRARIO
mercoledì 25 febbraio 2026
animale e uomo definitivo
INTERVISTATORE: cosa rende l'uomo diverso da tutti gli altri animali?
martedì 24 febbraio 2026
la lotta alle dipendenze
Questa è la lettera che ho mandato al giornale L'Avvenire, sempre in prima linea nella lotta alle dipendenze e, soprattutto alla pubblicità di certi servizi. Faccio un po' di vittimismo raccontando la mia storia e quella delle sigarette che non ho mai fumato o delle scommesse su cui non ho mai puntato.