sabato 5 gennaio 2013

I benefici dell’ ingiustizia

Nel corso delle feste natalizie ho letto un libro mica male: Una donna di cuore, di Alice Munro.

Qui riserverò la mia attenzione solo al primo racconto della silloge nella speranza di dare un’ idea approssimativa di questa autrice contemporanea in odore di Nobel da parecchi anni.

Una letterata affida il suo messaggio allo stile ed è difficile rendere uno stile a parole, la cosa migliore, in casi del genere, consiste nell’ accumulare citazioni dirette e indirette, ed è proprio quello che farò.

C’ è stata un’ epoca in cui “senso del dovere” e “lealtà alla parola data” erano vissuti alla stregua di gabbie claustrofobiche da cui evadere alla ricerca di esprimere una più autentica “spinta vitale”. Oggi, in tempi di corruzione e volgarità diffusa, la cosa puo’ apparire singolare ma chi viene da una cultura puritana sa bene di cosa parlo. Noi cattolici, per capire meglio, possiamo ricorrere alla buona letteratura, a cominciare da questa prova della Munro.

***

Ma partiamo pure con la storia. Nella prima parte alcuni ragazzini scoprono il cadavere del Sig. Willens in una palude.

La loro è un’ escursione in stile “stand by me” con uno scopo ben preciso:

… poter raccontare di aver nuotato nello Jutland prima ancora che si sciogliesse tutta la neve per terra…

Un nevaio “basso e testardo” rende meno proibitiva l’ impresa.

Ho detto “nuotare”? Diciamo meglio “agitare scompostamente gambe e braccia per fuggire poi frettolosamente a riva”. Tanto l’ importante è:

… il sollievo di sapere vera la propria fanfaronata…

Se nel racconto c’ è un leitmotiv, questi è “la schiavitù che impone il dovere della sincerità”.

Inutile precisare che l’ ambiente non è cattolico ma puritano. Enid, l’ eroina della Munro, sembra  uscita da un racconto di Flannery al solo scopo di fiondarsi in un film di Van Triers.

Il gran finale sarà costruito intorno alle capacità catartiche della bugia, o meglio, della reticenza:

… quanti benefici poterono sbocciare dal suo silenzio… era in quel modo che si rendeva abitabile il mondo…

Ma torniamo ai ragazzi, sulla via del ritorno, forse galvanizzati dal segreto che custodiscono, fanno mille progetti sul futuro sognando a occhi aperti:

… nessuno sembrò accennare agli impegni scolastici…

Durante queste gite i nomi propri dei protagonisti sembrano banditi:

… per attirare l’ attenzione reciproca si limitavano a dire “ehi”…

L’ infanzia “campagnola” mi facilita nel capire le risonanze di questo passaggio. Da un lato provo il piacere di cogliere una sfumatura, dall’ altro l’ inquietudine di chi constata che se le allusioni sono tanto sottili, per una che ne intercetti, dieci te ne sfuggono.

Veniamo alla lezione numero uno di una qualsiasi scuola di scrittura creativa: la condizione psicologica dei personaggi deve essere resa solo mediante la descrizione di comportamenti. L’ esempio in corpore vivi qui si sostanzia nei bimbi che tornano in paese latori della ferale notizia:

… sulla via del ritorno camminarono in fretta. Di quando in quando accennavano a un trotto, senza mai rompere in una corsa vera e propria… oppressi dal peso della meta e dal dovere da compiere…

Il paese: bisogna figurarsi i paesi di una volta, quelli in cui la gente si saluta e saluta anche i bambini, forse per rispetto ai genitori:

… replicando i ragazzi non si degnavano mai di alzare lo sguardo oltre la borsetta delle signore e il pomo d’ Adamo degli uomini…

In famiglia. A pranzo. I due criteri da osservare prima di servire in tavola un paio di uova:

… nere di pepe e rugginose sugli smerli…

Abbozzo del tradizionale papà alticcio sempre a caccia di un pretesto per pestare. Mi ha colpito la fenomenologia della sberla: prima ti dice “fai il furbo eh? Meglio se fai attenzione…”:

… dopodiché, se gli restituivi lo sguardo o magari se non glielo restituivi, se posavi la forchetta o magari se proseguivi a mangiare… era facile che lui intonasse il breve ringhio che precede lo scatto del corpo…

Dopo le botte furiose ando-cojo-cojo (mamma compresa) e la casa a soqquadro, qualcuno suona sempre il campanello (di solito un amico del bar). Lui apre inventandosi un’ ilare fesseria che giustifichi sommariamente lo strepito appena cessato:

… non gli importava essere creduto. Diceva così per trasformare in burla tutto quanto accadeva in famiglia…

Poi se ne andava al bar, ma anche quando non era più in casa permaneva sempre il ricordo e la minaccia della sua presenza pazzoide.

Intanto, in quelle stesse case, le mamme dai ricci “lucidi come lumache” andavano perdendo le forze giorno dopo giorno limitandosi a dire: “mi preparo una borsa d’ acqua calda e me ne torno a letto”:

… lo ripeteva praticamente sempre, ma lo annunciava ogni volta come fosse un’ idea improvvisa…

E i bimbi cominciano a scoprire la vita annusando… la mamma…

… quell’ odore invitante e nauseabondo della sua biancheria intima…

Altrove, presso focolari più civili, i genitori mostrano invece “una severità esperta” e soprattutto non modificano il proprio atteggiamento una volta entrati in casa. Oltre a cio’, le mamme non giudicano i comportamenti dei figli solo in base agli effetti sui padri. Ma queste sono case in cui non si allestiscono nemmeno brande in sala da pranzo.

Una parola va spesa per la collocazione temporale della storia. La Munro ama i passati non troppo remoti, l’ ideale per far risuonare la nota melanconica che ha nelle corde. Qui, per esempio, siamo nell’ epoca in cui…

… i Sabati erano ancora un avvenimento…

 

I ragazzi si decidono a denunciare il loro macabro ritrovamento ma l’ operazione sfuma. E’ Bud, il più ciarliero, a mandare all’ aria tutto quanto. Quando lo sceriffo ancora sonnecchiante si alza in piedi dietro la scrivania, gli viene naturale rettificare l’ esordio preparato sostituendolo con queste parole:

… ha la bottega aperta…

Per poi scappare trattenendo una risata convulsa.

Mi è piaciuto molto anche il passaggio in cui i ragazzi interrompono discretamente il classico “sonnellino sul lavoro” dello sceriffo:

… la sua espressione impiegò un attimo per mettere a fuoco il luogo, l’ ora e le persone. Poi estrasse di tasca un vecchio orologio, come se contasse sul fatto che i ragazzini vogliono sempre sapere che ora è…

***

Nella seconda parte del racconto la badante Enid assiste la Sig.ra Queen (27 anni) fino alla fine dei suoi giorni.

puritan-woman

Mi sembra giusto dire fin da subito che Willens fu ucciso da Rupert, il marito della Sig.ra Queen, dopo essere stato sorpreso a fare lo sporcaccione con la moglie. Enid lo apprenderà dalla signora stessa che ricorda molto bene quel giorno:

… l’ odore dei vestiti zuppi di sangue bruciati nel camino dette alla signora un voltastomaco tale da indurla a credere che il suo star male iniziò da lì…

Ma andiamo con ordine: la Sig.ra Queen è una malata impegnativa:

… anche nel corso della conversazione più banale si mostrava enormemente esigente e tesa…

Per quanto nessuno dei due fece mai accenno a questo fatto, Enid ricordava bene Rupert, il marito della malata era stato suo compagno di scuola:

… quello era esattamente il sorriso che sfoderava Rupert al tempo del liceo, per difendersi da possibili prese in giro…

Enid e le sue amiche lo punzecchiavano continuamente; era per loro piacevole…

… guardargli il collo farsi rosso…

Perché allora volevano vederlo umiliato?

… solo perché avevano il potere di farlo…

Lui era al banco proprio di dietro e quando capitava che le appoggiasse un dito sulla spalla per richiamare la sua attenzione e chiedere un suggerimento…

… lei si sentiva… perdonata…

Ora l’ abbronzatura del contadino aveva preso il posto dei rossori.

Alle amiche di scuola è infine riservato il ricordo di un ricordo:

… successivamente ne aveva aiutate alcune a partorire in casa per ritrovarle piegate nella loro sicumera…

I rapporti con la malata. Enid, tanto per allentare la tensione, racconta alla Sig.ra come lei e sua madre se la cavassero benissimo anche senza uomini in casa…

… intendeva buttarla sullo scherzo ma non funzionò…

I malati vanno sempre presi un po’ in giro:

… crede forse che non abbia mai visto un sedere prima d’ ora?…

I malati hanno il vizietto di ripetere a voce alta quel che pensano che gli altri pensino:

… ma quando la farà finita questa qui?… quando potremo finalmente buttarla via come un gattino morto?…

Sapeste quanta energia preziosa sprecano i malati per inveire contro i sani! L’ acrimonia trasfigura la loro fisionomia e ce ne vuole prima che si sistemino sui binari della loro agonia.

… tornavano a galla antiche faide, vecchie rampogne e persino un castigo ingiusto subito settant’ anni prima…

Le tette della malata:

… piccole sacche vuote con due acini d’ uva passa come capezzoli…

***

Qui cade un inciso fondamentale dove si narra di come Enid dovette rinunciare al sogno della sua vita: diventare infermiera professionale. Mentre il padre moriva all’ ospedale di Walley, le disse con tono calmo e razionale (era un agente immobiliare): “non mi piace che tu possa lavorare in un posto come questo”.

… si era messo in testa che il mestiere di infermiera rendesse la donna volgare… la dimestichezza con la nudità maschile modificava una ragazza così come modificava la considerazione che avrebbero avuto gli uomini di lei…

Il Padre chiede dunque a Enid, già avviata in modo  promettente a quegli studi, di rinunciare.

Il carattere della madre di Enid è vividamente descritto riportando la sua reazione alla richiesta, non occorre altro:

… Eh dài. Tu promettiglielo. Che differenza vuoi che faccia?…

Enid la ritenne una frase sconvolgente ma non fece commenti, era coerente con il modo che aveva sua madre di vedere un sacco di cose.

Rinunciò agli studi dedicandosi unicamente ai moribondi (quello non poteva essere considerato un lavoro da infermiera):

… e così, senza intoppi di sorta, ancora giovane, scivolava dentro quel ruolo essenziale, socialmente cruciale, ma anche solitario…

E adesso, eccola lì la nostra Enid:

… impegnata a consumare la vita fingendo che non fosse così…

***

Il marito della malata, ovvero l’ assassino, è un contadino, uno che a furia di lavorare non riesce più a levarsi di dosso il sudore invecchiato:

… uno con cui ha senso scambiarsi solo frasi frettolose e esclusivamente di ordine pratico…

Per convivere con tipi del genere è necessaria la conoscenza di certi codici, fortunatamente Enid li domina:

… e lei gli chiedeva se avesse voglia di una tazza di tè… naturalmente lui rispondeva che non era il caso, e lei glielo preparava lo stesso intuendo che quella risposta poteva benissimo coincidere con un sì espresso secondo le buone maniere di campagna…

Guardandolo ora era davvero impossibile immaginarselo sottolineare con la penna rossa “l’ editto di Nantes” mettendoci accanto la nota N.B.

I sogni della protagonista in quel periodo – lei li chiamava “lerciume mentale” - sono squisitamente puritani:

… atti sessuali o tentativi di atti sessuali (talvolta impediti da intrusi o improvvisi cambi di scena) con partner assolutamente proibiti o impensabili. Grassi neonati, o pazienti fasciati da bende, o sua madre…

Si risvegliava restando nel letto come una carcassa vuota. Finché la vera Enid, con tutta la sua vergogna e la sua incredulità, tornava a scorrerle nelle vene…

Per la Sig.ra Queen si avvicina la fine; breve visita (indotta) del rude consorte alla malata:

… Enid pensò di eclissarsi sulla veranda ma faceva troppo fresco, temeva di sentire involontariamente discorsi intimi, magari l’ accenno di una lite…

Due giorni prima della morte, Enid è padrona della situazione:

… una meno esperta di lei l’ avrebbe creduta morta…

Il giorno pima:

… l’ energia tornò a fluire nel corpo della malata in quel modo innaturale e ingannevole… la signora volle sedersi appoggiandosi ai cuscini…

Il giorno della morte.

Una “badante terminale” sa sempre qualche giorno prima quale sarà il giorno della morte, ovvero:

… il giorno in cui verrà offerta dell’ acqua che non sarà più considerata…

Enid fece dormire le due bambine della moribonda di sotto:

… si ricorderanno per sempre di aver dormito quaggiù…

Ci si ricorda sempre di quando da piccoli si è dormito in un posto diverso dal solito. Per Enid era importante fare di quel giorno un giorno speciale.

Tra le immagini allucinate dell’ agonia anche quella del corpo di Willens appena reduce dal pestaggio ricevuto:

… niente tagli né lividi… forse era ancora presto… la roba che gli colava dalla bocca non era nemmeno sangue… era rosa…

Il giorno dopo la morte.

Enid annuncia che se ne andrà nel pomeriggio:

… ora che i parenti, sollevati dall’ imminente partenza di chi stava così saldamente al timone della casa, si sentivano con le mani libere, cominciarono a fioccare i complimenti…

***

Nel finale, Enid, ormai tornata a casa sua deve decidere se mettere Rupert di fronte alla sua colpa. Una decisione travagliata:

… girarsi nel letto e muovere il corpo le scombussolava tutte le informazioni che aveva nella testa… per cui cercava di farlo il meno possibile...

Enid sa benissimo che chi sbaglia deve essere punito ma soprattutto sa a memoria il perché:

… per quanto si sta male altrimenti dentro di sè… se fai una bruttissima cosa e non vieni punito stai peggio, molto peggio che se vieni punito…

Enid si prepara per tornare alla casa del vedovo:

… si puntò i capelli con una treccia e si mise la cipria… le parevano cose tanto superflue, quanto irrinunciabili…

La conversazione di Rupert è, come al solito, afasica:

… a bloccarlo, quella volta, era lo stupore più che l’ ostilità…

Il finale della storia è ambiguo ma prevale la sensazione che per la prima volta in vita sua Enid non abbia “dato corso alla Giustizia”. Il passaggio chiave da cui si evince tutto cio’ l’ ho già citato ma vale la pena di ripeterlo:

… quanti benefici potevano sbocciare dal suo silenzio… era in quel modo che si rendeva abitabile il mondo…

L’ ultima immagine che ci viene data di Enid:

… era scoppiata a piangere. Non per dolore, ma per l’ ondata di sollievo che nemmeno sapeva di aver cercato.

***

Il libro si chiude ma tante domande restano aperte. Qualche esempio.

Enid ha rinunciato definitivamente ad agire contro Rupert?

Penso proprio di sì, anche se il racconto si chiude con i due che ancora discutono.

Enid “rinuncia” a fare giustizia per un senso di colpa che risaliva ai tempi del Liceo? Oppure il suo inatteso “lassismo etico” è una scelta a tutela delle figlie di Rupert?

Penso proprio di no. Enid vuole rompere l’ ossessione per la “schiena dritta” e la “rettitudine inflessibile” che le viene dalla sua cultura puritana: cio’ che ha rovinato la sua esistenza non deve fare ulteriori danni.

Potrei proseguire, ma ce n’ è già a sufficienza per una seconda lettura in cerca di conferme e/o rettifiche sulle ipotesi formulate.

***

Per chiudere due parole sull’ autrice, che poi sono due parole sull’ eterna questione delle genealogie.

C’ è un lato “mostruoso” nelle eroine della Munro, per questo mi è venuto da evocare le stramberie di Flannery e le ossessioni di Lars. Ma sarebbe una genealogia sbagliata poiché dimentica una figura di riferimento come Henry James. L’ omaggio al romanziere americano si sostanzia innanzitutto nella qualità enigmatica dei racconti: li leggi con la sensazione che presto o tardi qualcuno ti metta al corrente di notizie sconcertanti (e per un lettore è una sensazione piacevole). Poi c’ è la nota melanconica della voce narrante che sembra dire a ogni rigo: il tempo che passa lascia di te sempre qualcosa in meno e mai qualcosa in più.